Hayek: il ruolo della conoscenza nell’economia | III parte

Il nucleo teoricoFriedrich-August-von-Hayek di Hayek è ormai ben delineato, e di lì a un anno gli permetterà di pubblicare un saggio in cui, partendo dalle considerazioni fin qui sviluppate, è lo stesso modello di concorrenza perfetta, in tutte le sue ipotesi e le sue “necessità logiche”, ad essere implacabilmente sezionato e criticato.

Il lavoro di cui parliamo è “Il significato della concorrenza”, del 1946, in apertura del quale Hayek punta il dito contro la pratica, che si era venuta diffondendo tra gli economisti, di giudicare i risultati prodotti dalla concorrenza nel mondo reale con i risultati prodotti dalla costruzione genuinamente teorica della concorrenza perfetta.

Il grave difetto della teoria della concorrenza perfetta, ci viene spiegato, è che essa descrive uno stato di cose che si verrebbe a creare quando fossero rispettate certe ipotesi, e che tuttavia ha ben poco da spartire con la concorrenza reale. Il paradosso, così come formulato da Hayek, è che in presenza di “concorrenza perfetta” la concorrenza reale diverrebbe inutile. Scrive il Nostro:

“La teoria moderna della concorrenza si occupa in maniera quasi esclusiva di uno stato, detto di <equilibrio concorrenziale>, in cui si suppone che i dati dei diversi individui si siano già tutti pienamente aggiustati gli uni agli altri, mentre il problema che richiede una spiegazione è quello relativo alla natura del processo attraverso il quale si realizza questo aggiustamento reciproco dei dati” (Hayek, 1946/1948, 1).

La concorrenza è per sua natura un processo dinamico le cui caratteristiche essenziali vengono eliminate dalle ipotesi sottese all’analisi statica.

Vediamo quali sono le condizioni necessarie richieste dalla teoria dell’equilibrio concorrenziale per avere concorrenza perfetta:

  1. che una merce omogenea venga offerta e domandata da un grande numero di venditori e compratori relativamente piccoli, ossia che siano price-taker;
  2. che vi sia libertà di entrata nel mercato e che non siano presenti altri vincoli al movimento dei prezzi e delle risorse;
  3. che tutti coloro che operano nel mercato abbiano una conoscenza completa dei fattori rilevanti.

La terza condizione appare critica e oscura. Ovviamente non la si può interpretare nel senso banale e scorretto secondo cui ogni persona che opera nel mercato possiede una conoscenza perfetta di tutto ciò che accade, poiché sarebbe palesemente irrealistica.

Questa condizione, invece, richiede che i produttori e i venditori di un particolare tipo di bene conoscano qual è il più basso costo al quale si può produrre il bene stesso: ma questo è esattamente il risultato del processo concorrenziale, il quale consente di scoprire fatti prima ignoti, e non può mai rappresentare il punto di partenza di un processo concorrenziale. I dati dipendono dal processo e nascono da questo: non esistono indipendentemente dal processo.

Questa terza ipotesi mette in conto anche l’altra faccia della medaglia: che i produttori siano informati circa i desideri e le richieste dei consumatori, inclusi i tipi di beni e servizi che essi domandano e i prezzi che sono disposti a pagare. Tuttavia questi non possono in alcun modo essere considerati fatti noti, poiché proprio questi sono i fatti che la concorrenza si incarica di scoprire.

Analogo discorso vale per quanto riguarda le conoscenze degli stessi consumatori circa i prodotti desiderati e i relativi prezzi: anche questo è un tipo di conoscenza che non è data a priori ma che emerge solo grazie al dispiegarsi del processo concorrenziale.

Attività autenticamente concorrenziali quali la pubblicità e la competizione tra commercianti per guadagnarsi la fiducia della clientela sono bandite dalla teoria della concorrenza perfetta, secondo la quale l’unica azione concorrenziale è quella di produrre al minimo costo. Ma le relazioni personali con il negoziante o il fatto di affidarsi ad un marchio conosciuto sono scorciatoie informative che ci permettono di economizzare i costi legati alla ricerca dei prodotti.

La stessa differenziazione del prodotto è un risultato della concorrenza reale fortemente auspicabile, in quanto i bisogni individuali sono altamente differenziati; al contrario, da parte della concorrenza perfetta, è vista come tentativo di crearsi un monopolio, giacché andrebbe a soddisfare le condizioni affinché la curva di domanda non risulti più essere orizzontale.

Le ragioni per cui la concorrenza in questo campo è definita imperfetta non hanno nulla a che vedere con il carattere concorrenziale delle attività di chi vi opera; esse risiedono solo nella natura delle merci o dei servizi stessi” (Hayek, 1946/1948, 2).

Va notato, a questo proposito, che due prodotti sono sempre e necessariamente diversi in quanto, anche se fisicamente uguali, sono prodotti in luoghi diversi e quindi si renderanno disponibili per il consumatore in periodi e a costi diversi: il ruolo della concorrenza è esattamente quello di risolvere i problemi derivanti da queste situazioni. Il mercato è un processo di tentativi ed errori attraverso i quali i singoli agenti apprendono gradualmente le circostanze rilevanti. Oltre ad apprenderle, gli agenti stessi creano queste condizioni: ad esempio quando compiono investimenti sbagliati che verranno poi convertiti in capitale complementare per piani di investimento diversi.

Il termine di confronto, rispetto al quale si dovrebbero giudicare i risultati della concorrenza, non può essere una situazione che differisce dai fatti oggettivi e che non si può ottenere con alcun mezzo noto; dovrebbe, piuttosto, essere la situazione che esisterebbe se si impedisse alla concorrenza di funzionare. La verifica dovrebbe basarsi non sulla capacità di avvicinarsi ad un ideale irraggiungibile e privo di senso, ma piuttosto sulla capacità di realizzare dei miglioramenti rispetto alle condizioni che esisterebbero se non ci fosse concorrenza” (Hayek, 1946/1948, 3).

Pensiamo a cosa succede in una situazione in cui siano solo individui in possesso di autorizzazione a poter produrre determinati beni: questi beni non saranno prodotti da chi, in condizioni di concorrenza reale, li produrrebbe al costo più basso. Ci sarebbe ben poca relazione tra i prezzi effettivi e il costo minimo a cui qualcuno sarebbe in grado di produrre.

Il problema è quello di scoprire quali beni siano in grado di soddisfare i bisogni dei consumatori nella maniera più economica possibile. Se qualcuno può produrre un bene esistente sul mercato al 50% in meno rispetto al costo di produzione, si può già parlare di un notevole guadagno se il prezzo sarà ridotto del 25%: e ciò sarà reso possibile solo dalla concorrenza, in quanto in assenza di concorrenza non si verrebbe a scoprire se qualcuno possa produrre o meno a costi di produzione inferiori del 50%.

A ciò si aggiunge un ulteriore iato tra teoria e realtà, giacché mentre la teoria della concorrenza perfetta stabilisce quale dovrebbe essere il comportamento dell’impresa nel lungo periodo, in realtà il problema economico che si pone continuamente è quello di vedere come l’impresa possa utilizzare nella maniera migliore possibile impianti frutto di investimenti pregressi e capacità acquisite dei propri dipendenti. Il problema sta nell’adattamento continuo a condizioni sempre mutevoli, nel tentativo di sfruttare al meglio risorse esistenti prodotte da “accidenti storici”.

Per dare forza al proprio argomentare, Hayek si rifà all’esempio usato (anche oggigiorno) per illustrare le caratteristiche di un mercato perfettamente concorrenziale, quello del grano. Questo è un mercato altamente organizzato di una merce completamente standardizzata e prodotta da molti agenti. Ma questo, ci dice il Nostro, è anche il campo in cui c’è meno bisogno delle attività concorrenziali, in quanto c’è ben poco da scoprire. I modi migliori di produrre la merce, le sue caratteristiche e i suoi possibili usi sono più o meno noti a tutti i membri del mercato. La concorrenza è fondamentale quando intervengono cambiamenti, e per le caratteristiche peculiari di questo mercato l’adattamento concorrenziale ai cambiamenti sarà velocissimo.

La concorrenza è tanto più rilevante quanto più “imperfette” sono le condizioni oggettive del mercato in cui essa opera: quando c’è grande varietà di quasi-sostituti, quando ancora si devono scoprire tutti gli usi alternativi del bene, quando ci sono metodi di produzione o risorse più efficienti da utilizzare per produrla.

Le condizioni oggettive richieste dalla teoria della concorrenza perfetta non devono pertanto segnare il discrimine tra situazioni in cui la concorrenza è desiderabile e situazioni in cui non lo è. Sono invece condizioni che, se presenti, produrranno un certo risultato in seguito all’operare della concorrenza: che è poi il risultato previsto dalla stessa teoria. Tuttavia la necessità della concorrenza non è minore: è anzi forse maggiore nelle situazioni in cui essa non può che essere “imperfetta”.

Ciò che è davvero fondamentale ai fini del reale operare del meccanismo concorrenziale è l’assenza di vincoli governativi, quali ad esempio quelli che subordinano alla concessione di licenze, o simili, la possibilità di produrre determinati beni.

Il punto è che la distanza tra una situazione di concorrenza e una non di concorrenza è enormemente maggiore rispetto a quella che separa la concorrenza perfetta dalla concorrenza imperfetta. Per tirare le somme, ci affidiamo una volta di più alle parole di Hayek:

Molto più serio del fatto che i prezzi possano non corrispondere ai costi marginali è il fatto che, con un monopolio ben protetto, è assai probabile che i costi siano molto più alti del necessario. D’altro canto, un monopolio basato su una maggiore efficienza fa relativamente pochi danni, fino a quando vi sia la sicurezza che esso sparirà non appena qualcun altro diventi più efficiente nel soddisfare le esigenze dei consumatori” (Hayek, 1946/1948, 5).

In conclusione, vale ricordare il lavoro, dal titolo “La concorrenza come procedura di scoperta del nuovo”, che Hayek pubblica nel 1968 quasi a compendio dei risultati della propria ricerca sul ruolo della  conoscenza nel mercato e sulla concorrenza quale procedimento di scoperta.

Hayek riprende qui la sua critica nei confronti del modo in cui la teoria economica ha affrontato il tema della concorrenza, e in apertura di saggio scrive:

Se qualcuno realmente sapesse tutto ciò che la teoria economica chiama “dati”, la concorrenza sarebbe in effetti un metodo molto inefficiente per assicurare l’aggiustamento rispetto a questi fatti” (Hayek F., 1968, I).

Ciò che Hayek intende è che la concorrenza è giustificabile proprio in  quanto noi non conosciamo mai in anticipo le variabili che determinano le azioni di quanti operano nel sistema concorrenziale. La prima conseguenza è che la concorrenza ha valore solo perché, e in quanto, i suoi risultati sono imprevedibili, e nel complesso diversi da quelli che qualcuno si è proposto, o avrebbe potuto proporsi, di raggiungere in maniera deliberata.

Un interessante risvolto metodologico di questa asserzione: i casi in cui l’impiego della concorrenza si rivela interessante sono anche quelli in cui noi non conosciamo in anticipo i fatti che la concorrenza dovrebbe scoprire; pertanto non sappiamo mai quanto questa sia stata efficace nello scoprire fatti che potevano essere scoperti.

La concorrenza condivide questo suo carattere sperimentale (ossia il non poter prevedere cosa andrà a scoprire) con il metodo scientifico, mentre ne differisce in quanto essa mira a scoprire fatti particolari rilevanti per obiettivi temporanei, laddove la scienza mira a scoprire regolarità generali.

La teoria economica parte da un’offerta “data” di beni scarsi, ma in realtà è proprio la concorrenza che deve scoprire quali beni siano scarsi, o quali cose siano beni e quanto essi siano scarsi.

Ciò che fa il sistema dei prezzi è comunicare agli individui cosa è diventato più o meno richiesto: gli dice cosa fare, non tanto il modo in cui farlo.

Ricorriamo ancora, per l’ultima volta, alle parole dello stesso Hayek:

I prezzi dirigono l’attenzione degli individui verso quello che vale la pena di scoprire su ciò che il mercato offre per quanto riguarda i varî beni e servizi.

[…]

Il mercato garantisce che qualunque cos venga prodotta sia di fatto prodotta da persone che lo possono fare più a buon mercato di chiunque non produce quella cosa, ed inoltre garantisce che qualunque prodotto venga venduto ad un prezzo più basso di quello a cui chiunque di fatto non lo produce potrebbe offrirlo.

[…]

L’unico punto sulla, o ragionevolmente vicino alla, frontiera delle possibilità di produzione che sappiamo come raggiungere è quello cui arriviamo se lasciamo che sia il mercato a determinarlo” (Hayek F., 1968, IV).

Massimo Bassetti

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

Hayek, F. von, 1946, The Meaning of Competition,  paper delivered at Princeton University.

Hayek, F. von, 1968,Competition as a Discovery Procedure