Bitcoin: Moneta del futuro o cara vecchia bolla?

I Bitcoin sono mengerbitdiventati estremamente popolari ultimamente; si smobilizzano attraverso una tecnologia peer-to-peer,  completamente decentralizzata, senza brevetti ed open-source. Al momento, vi sono quasi 11 milioni di unità di bitcoin esistenti e la massima quantità di bitcoin che verrà mai creata, secondo le logiche strutturali, conterà 21 milioni di unità.

Il problema

Nonostante i bitcoin siano stati strutturati in modo tale da non potere essere soggetti ad iperinflazione (in teoria), indubbiamente essi possono subire tale dinamica nella sostanza. Sul mercato, è già possibile trovare numerose imitazioni, come i litecoin, i namecoin e i freicoin. Questo è un punto di particolare rilevanza, perché i bitcoin rappresentano una sorta di “stella marina”, ossia sono pienamente decentralizzati. Come sostenuto da Ori Brafman e da Rod Beckstrom,

“Una stella marina non ha una testa. Il suo corpo non cambia. Infatti, la maggior parte dei suoi organi vengono replicati attraverso ciascuna delle sue “braccia”. Se si tagliasse una stella marina a metà, si rimarrebbe sorpresi: l’anima non muore e, in poco tempo, dovrai vedertela con due stelle marine”.

Quando il sistema di condivisione dei file musicali Napster fallì, Niklas Zennstrom (il creatore di Skype), entrò in quel mercato creando Kaaza, un sistema privo di server centrale che poteva essere spento.

Questi programmi peer-to-peer divennero progressivamente più numerosi, includendo Kazaa Lite, eDonkey, eMule, BitTorrent, etc. Sebbene questa notizia possa sembrare buona per coloro che scaricano e condividono contenuti gratuitamente, non lo è di certo per chi ha  l’impressione che i bitcoin rappresentino una strategia di hedging contro l’inflazione. Chi paragona i bitcoin a una lingua, dimentica il fatto che la maggior parte delle persone  non ha alcun incentivo a creare una lingua dal nulla. D’altro canto, parte della storia dell’umanità è rappresentata da persone alla ricerca della pietra filosofale per produrre magicamente oro. Non vi è alcun dubbio che il bitcoin sia basato  un meccanismo simile alla corsa all’oro, già esteso ai litcoin e che, sicuramente, si espanderà anche alle altre imitazioni.

La moneta

Il progetto bitcoin coincide con la posizione della scuola Austriaca sulla moneta? L’unico modo per scoprirlo è leggere ciò che gli Austriaci avevano da dire in materia.

Cominciamo con Carl Menger: In “Principi di economia”, egli indicò una tendenza intrinseca della moneta: essa, intesa come uno strumento di scambio, ha sempre avuto la tendenza l’attitudine a essere la più vendibile (liquida o “commerciabile”) commodity del tempo.

Cos’è la vendibilità? Non è semplicemente “valore”. Potremmo avere un Picasso in casa, tale da fruttare una discreta somma a un’ asta da Sotheby’s durante un boom; ma un Picasso, come un romanzo di Shiller, uno scritto in Sanscrito o una bottiglia invecchiata di vino rosso, non potrà mai essere il bene più vendibile. Come descritto da Menger, la vendibilità è

“la facilità con la quale possiamo disfarci di un bene sul mercato, in tempi convenienti, al prezzo d’acquisto corrente o, più o meno, per una cifra intorno a quel prezzo. (…) Si mettano a confronto le persone a cui possiamo vendere pane e carne rispetto al numero di coloro a cui riusciamo a vendere gli strumenti astronomici”.

Menger continuò il suo ragionamento, sottolineando come, nell’antichità, il bestiame fosse il bene più vendibile. Ciò risulta essere perfettamente comprensibile in un mondo in cui la realtà, per la maggioranza delle persone, è rappresentata dalla mera sussistenza  e in cui la struttura produttiva è praticamente inesistente. Man mano che la società si sviluppa e progredisce, il bestiame diventa sempre meno “vendibile” sul mercato.

Secondo Menger:

“le persone che erano state convinte ad adottare uno <standard bronzeo>, come risultato delle circostanze materiali da cui derivava lo sviluppo dell’economia, passarono da metalli meno prezioni a metalli preziosi, dal bronzo e ferro all’argento e all’oro (con lo sviluppo della civiltà), soprattutto con l’espansione geografica del commercio”.

L’oro risultò vincitore per varie ragioni: si trattava di materiale durevole, amalgamabile, malleabile, divisibile, omogeneo e raro. Però, la vera  ragione  della sua vittoria, fu rappresentata dalla caratteristica di essere la più vendibile delle commodities.

Come spiega ancora Menger:

“Le pepite d’oro estratte dalle sabbie del fiume Aranyo da una zingaro della Transilvania sono vendibili esattamente come quelle del proprietario di una miniera d’oro, dando per scontato che lo zingaro sappia dove trovare il mercato per il suo bene. Le pepite d’oro possono passare di mano in mano senza subire alcuna diminuzione della loro vendibilità; ma beni quali articoli da vestiario o cibi preparati risulterebbero essere sospetti, quasi invendibili o, comunque, fortemente deprezzati, nelle mani di uno zingaro, anche se questi non li avesse usati e anche se questi, sin dall’inizio, li avesse acquistati esclusivamente con l’intenzione di venderli attraverso uno scambio”.

Questo ci porta a formulare un’altra critica verso i bitcoin: non potranno mai costituire il più vendibile dei beni. La ragione è estremamente semplice. Fino a quando la maggioranza dei 7 miliardi di persone che abitano questio pianeta non avrà uno smartphone o accesso costante a Internet, una moneta digitale non potrà rappresentare un sentiero percorribile.

D’altra parte, l’oro è facilmente riconoscibile, a differenza dell’argento che può essere confuso con altri metalli come il nickel. Inoltre, si scioglie a temperature relativamente basse ed è un metallo relativamente “morbido”, una caratteristica che lo rende più amalgamabile e che spiega, in parte, perché, storicamente, è stato preferito ad altri metalli, tra cui il platino. Se avessimo dubbi sul ruolo dell’oro nel nostro attuale sistema monetario, basterebbe scendere per strada, in qualunque area metropolitana, per vedere un cartello con la scritta “Compro oro”. Inoltre, le banche centrali mantengono grossi quantitativi d’oro: non bestiame, grano, semi di soia, bronzo, argento o bitcoins.

Menger aggiunge:

“Sono pronto ad ammettere: in presenza di condizioni di scambio estremamente sviluppate, la moneta è considerata, da diversi attori economici, come un mero simbolo. Ma è praticamente certo che questa illusione finirà se la relazione delle monete a determinate quantità di materie prime industriali fosse perduta”.

Ammesso che i primi ad adottare i bitcoin abbiano lui conferito un valore “immaginario”, giova ripetere la criticità circa la “maggiore vendibilità”. L’oro è, ed è stato visto in passato, come oggetto di bellezza sin dagli albori della civiltà. Di conseguenza, la tesi secondo la quale i bitcoin concordano con il teorema di regressione poiché le persone li utilizzano come utilizzerebbero un Picasso, equivale a dire: il denaro cartaceo ha valore solo perché John Law e Ben Bernanke adorano giocare a Monopoli. Su questa falsariga, potremmo anche dire che l’alchimia funziona, poiché tempo ed energie umane sono state utilizzate nella ricerca della pietra filosofale.  Ad alcune persone potrebbe piacere lavorare solo per il gusto di farlo; sfortunatamente però, questa non è una giustificazione sufficiente per giustificare la schiavitù o la teoria del valore – lavoro.

Anonimato

Mentre spariscono le voci sull’imminente iperinflazione, la nuova ragione per avere e mantenere bitcoin sarebbe costituita dall’anonimato delle sue transazioni e, quindi, dalla libertà che queste garantirebbero. Vuoi scommettere online o comprare qualcosa di illegale? I bitcoin fanno per te: si tratta di un modo per aggirare le autorità e promuovere il libero scambio. Sfortunatamente, per molti disinformati, la realtà è ben diversa.  Ce lo potremmo far dire da Jeff Garzik, lo sviluppatore originario dei bitcoin (guardate dal minuto 3:20).

La cosa buffa, in tutto ciò, è questa: chiunque abbia compiuto attività illegali avvalendosi di bitcoin è stato spinto, presumibilmente, dalla possibilità di “anonimato” offerta; ora, sono invece disponibili registrazioni permanenti di ogni singola transazione contenuta rel registro pubblico. Coloro che ritengono di essere intelligenti perché utilizzano strumenti quali Tor sono, semplicemente, sciocchi come coloro i quali credono che le carte prepagate o gli smartphones garantiscano l’anonimato. Immaginate se i bitcoin fossero esisti 50 anni fa: Chances are, none of the last three presidents (including Barack Obama) would have run for office.

Bolla?

I bitcoin stanno o meno prendendo la forma di una bolla? La risposta è “Sì”. Le persone comprano perché i prezzi salgono, i prezzi salgono perché le persone comprano: è un circolo vizioso. I miopi stanno cercando di estrapolare il trend dei prezzi degli scorsi quattro mesi, che loro reputano “normale” e, nel far questo, lo spingono ancor più verso l’alto, attraendo nuovi gonzi. Il punto di flessione arriverà quando questo continuum di pensieri sciocchi verrà infranto. Una cosa è certa: il numero di idioti disposti a saltare su un treno in corsa e in accelerazione si sta assottigliando e anche le loro finanze. Quando la curva dei prezzi di un qualunque asset  assume la forma di una parabola, questo è sintomatico di un problema tecnico nel grafico. E’ come andare a velocità massima nel mezzo di una maratona: la cosa andrà bene per alcuni minuti ma, ad un certo punto, il collasso sarà inevitabile e  le possibilità di finire la gara saranno grandemente ridotte, così come le possibilità di far comunque bene.

Il grafico dell’oro divenne parabolico intorno alla seconda metà del 2011, quando raggiunse i $1.900 l’oncia, un evento che causò dei danni tecnici ai grafici, da cui l’oro sta iniziando a riprendersi solo adesso. Come Icaro, che volando troppo in alto bruciò le proprie ali, le deviazioni di una parabola si correggono verso il basso e, se prolungate, provocano un crollo. Ironicamente, la cosa migliore che può accadere per un oppositore dei bitcoin, è rappresentata da una loro impennata verso i $ 300 in una settimana.

Non vi è nulla di anti-austriaco nel riconoscere che esistono, nel mercato, luoghi dove molti “giocatori” informati, irrazionali o malinformati scelgono. Nel 1998, per esempio, durante la bolla dotcom,  un’azienda che offriva servizi di costruzione e manutenzione chiamata “Temco Services”  triplicò il proprio valore in pochi minuti . La ragione sta nel fatto che, nel 1998, qualunque profano era coinvolto nelle dinamiche del mercato: di conseguenza, il livello di competenza diminuì significativamente.  Il simbolo di quotazione per Temco era TMCO, ricordava quello di Ticketmaster Online (TMCS). Il primo giorno di quotazione di Ticketmaster Online (TMCS) coincise con il giorno in cui Temco Services (TMCO) triplicò il proprio valore; i prezzi crescenti degli asset creano euforia e l’euforia diminuisce significativamente il quoziente intellettivo dei partecipanti a un’asta di mercato.

Un altro motivo per il quale bitcoin risulta essere così suscettibile ai comportamenti tipici delle bolle è rappresentato dalla percezione che si ha di esso come “novità”. L’idea di una “nuova era” attira sempre grande attenzione: il tulipano venne introdotto in Europa attraverso la Turchia nella metà del sedicesimo secolo (infatti, la parola “tulipano” deriva dal Turco tulipano, che significa turbante): esso era visto come qualcosa di nuovo ad Amsterdam, in un paese che all’epoca possedeva grande abbondanza di riserve di oro e argento provenienti dal Nuovo Mondo. Allo stesso modo, la bolla del Mississippi, perpetrata da John Law, prometteva grandi ricchezze da ottenere dal Nuovo Mondo; le manie delle ferrovie, della radio, di Internet, di qualunque cosa, promettevano qualcosa di nuovo o di percepito come tale.

Non vi è alcun dubbio che il bitcoin sia una risposta spontanea all’instabilità monetaria che ci circonda. Le persone, da un lato dello stagno, sono preoccupate dal glorificato aggancio valutario chiamato Euro e, dall’altra parte, dal numero di danni che Bernanke pare disposto a infliggere alle riserve valutarie mondiali. A ogni modo, cerchiamo di non innamorarci di soluzioni innovative prive di Stato, dimenticando la scuola d’economia Austriaca; ciò porterebbe il carro del liberismo a schiantarsi.

Articolo di Patrik Korda su Mises.org

Traduzione di Bruno Maria Criscuolo