Monopoli

Un monopolio è etimologicamente l’unica entità venditrice di un dato prodotto o dati prodotti.
Sebbene possano esistere molteplici imprese, nominalmente diverse, venditrici di uno specifico bene, rendendo, da un punto di vista squisitamente etimologico, la nozione di monopolio inappropriata, tuttavia, anche esistendo molteplici attori, questi attori, tendendo all’acquisizione di quote di mercato in conseguenza di legislazioni a loro favorevoli e quindi espandendo progressivamente la loro azione di presenza nel mercato, possono essere chiamati senza reticenze monopoli.
Altre denominazioni che esprimono lo stesso significato veicolato dalla parola monopolio sono: agglomerazione, conglomerato, trust, cartello.


L’azione antitrust o monopoli-di-statoantimonopolistica di un governo è tesa a frantumare, attraverso la designazione di un apposito ufficio governativo, business agglomerati nonché ad amministrare i prezzi dei loro prodotti.

Di primo acchito,  caro elettore, per le tue orecchie questa funzione risuona come decisamente encomiabile. Hai la percezione che debba essere prescritta una punizione esemplare a coloro che hanno voluto unirsi per giganteggiare tra le oneste piccolezze del mondo. Non puoi assolutamente tollerare l’arroganza di uomini d’affari che decidono di coalizzarsi per imporre il loro immenso potere sui consumatori, su di te.

Il comportamento di questi imprenditori è tanto spregiudicato e reprensibile da obbligare i premurosi funzionari, deputati all’implementazione e al miglioramento della legislazione antimonopolistica, a prendere le redini gestionali, impartendo una sana dose di interventismo statale.

I prezzi sono troppo importanti, pensi, per non essere controllati dall’autorità. In effetti, non pensi nemmeno che i prezzi possano formarsi unicamente in base alle dinamiche di domanda e offerta. E se i prezzi non sono sufficientemente alti per garantire il profitto delle aziende e la continuazione dell’occupazione di masse di lavoratori, allora emerge l’urgenza di una politica protezionistica che li alzi. soprattutto quando questo fa seguito all’incremento delle retribuzioni dei lavoratori che era stato a sua volta generato da una politica inflazionistica (dilatazione della massa monetaria) la quale aveva già determinato l’incremento generalizzato dei prezzi.

Un momento! Cerchiamo di sbrogliare la matassa, individuando tutti i passaggi.

Il governo di Plulibet Land promuove e instaura una politica inflazionistica, cioè una politica finalizzata all’espansione dell’offerta di moneta nell’economia. Questa politica, attuata sistematicamente attraverso la creazione legalizzata di denaro dal nulla e la scrittura di depositi bancari che appartengono simultaneamente a più depositanti, è connessa causalmente con un plausibile successivo aumento dei prezzi, in quanto a più moneta in circolazione nel sistema seguirà una quantità di beni e servizi che realisticamente non varierà con la stessa sistematicità dell’intensità inflazionistica. Questo significa che a ogni unità di bene corrisponderà un importo monetario in progressiva crescita perché l’espansione monetaria è sistemica.

Dunque, la politica inflazionistica non sembra essere disconnessa dal rialzo del livello generale dei prezzi.

Nel contesto di un sistemico incremento dei prezzi così determinato, che cosa fanno i progressisti di Plulibet Land, cioè coloro che hanno a cuore il benessere del lavoratore?

Essi concertano con l’obiettivo di aumentare la retribuzione del lavoratore in modo che la sua prerogativa al consumo, il suo potere d’acquisto, venga salvaguardato. Ma questo modus operandi causa una riduzione del profitto aziendale, cioè del differenziale tra il prezzo dei beni prodotti e i costi sostenuti dall’azienda stessa per produrli. L’aumento delle retribuzioni, essendo le retribuzioni parte dei costi sostenuti dalle aziende per continuare il loro business, accresce i costi. Ma due fattori potrebbero dover portare all’abbassamento dei prezzi: la necessità di vendere tutta l’offerta e la presenza dei competitori esteri. Si ridurrebbe pertanto la differenza tra i prezzi dei beni prodotti dalle imprese nazionali e i costi di produzione sostenuti dalle imprese stesse per continuare a produrre quei beni. Il decremento del margine di profitto metterebbe quindi a repentaglio la capacità concorrenziale di queste aziende.

Che cosa fare per contrastare questo indesiderabile assottigliamento? Che cosa ideare per impedire che l’abbassamento del prezzo dei beni, determinato dai prezzi della concorrenza estera, porti alla sovrapposizione del prezzo dei beni con i costi necessari per produrli? Se i progressisti di Plulibet Land, solidali con il lavoratore, non elaborano una strategia salvatrice, le aziende nazionali saranno cancellate dalla competizione estera che offre prezzi inferiori, e molti lavoratori perderanno il loro lavoro, perdendo di fatto il potere d’acquisto.

I progressisti decidono quindi di mettere in atto un piano protezionistico. Decidono cioè di applicare una tassa sulle importazioni di quei beni coinvolti nella perdita del potere d’acquisto di una massa di lavoratori. Una massa di lavoratori che, incapace di stipulare contratti senza l’assistenza deresponsabilizzante di un’organizzazione sindacale, rischia di non avere un lavoro e di ridurre il proprio “diritto” al consumo di beni. Lavoratori, che non hanno mai letto un contratto con cognizione, che non hanno mai considerato la possibilità che potessero essere loro i creatori del contratto che li riguarda. Lavoratori che pur di non essere chiamati alla necessità della negoziazione, chiamano la nomenklatura di una corporazione, l’organizzazione sindacale, i progressisti, a negoziare al loro posto.

Ma i negoziatori progressisti non si fermano alla formalizzazione del contratto. No! I negoziatori progressisti devono, ovviamente, ideare anche la continuità del rapporto tra loro e i lavoratori che li hanno chiamati a rappresentanza.

Continuare il rapporto significa non perderlo. E quindi lo schema protezionistico è una soluzione attraente. Per preservare la capacità concorrenziale delle aziende nazionali, i progressisti optano per l’applicazione di dazi sulle merci in importazione, determinando così l’aumento dei loro prezzi. Il prezzo interno dei prodotti cresce: al prezzo di mercato internazionale deve necessariamente aggiungersi l’entità della tassa protezionistica. L’esistenza delle aziende nazionali che non avrebbero potuto competere con i prezzi delle aziende importatrici è salva.

Immaginiamo ora che il piano di protezione venga attuato diffusamente nel sistema economico. Quei lavoratori che hanno avuto il privilegio di un aumento retributivo compenseranno l’incremento dei prezzi con l’aumento salariale che mediante legislazione hanno ottenuto.

Immaginiamo però tutti quei lavoratori che non godono di aumenti salariali. Essi non solo non compenseranno l’incremento dei prezzi con l’aumento salariale, ma vedranno il loro potere d’acquisto decurtato, potendo comprare meno con lo stesso importo.

Dobbiamo rendere onore ai progressisti, perché loro, soltanto loro sanno come fare il bene del popolo. Soltanto loro amano il popolo. Loro sono così religiosamente legati al destino del lavoratore che non perdono nessun rito di intensificazione del loro potere. Essi ritualizzano e rendono quindi il loro operato indiscutibilmente adatto a qualunque circostanza.

Andiamo ulteriormente in profondità e vediamo come si formano le agglomerazioni, che altro non sono se non macroattori tendenti alla realizzazione di un disegno monopolistico.


Immaginiamo che i progressisti di Plulibet Land deliberino l’imposizione di una tariffa sulle importazioni di capi d’abbigliamento e immaginiamo che l’industria interna produttrice di capi d’abbigliamento limiti la produzione al territorio nazionale, cioè a Plulibet Land. I capi di vestiario provenienti dall’estero sono tassati e questo determina un aumento del prezzo dal prezzo internazionale di mercato al prezzo internazionale di mercato più la tassa protezionistica. Le aziende di Plulibet Land produttrici di capi di vestiario possono pertanto aumentare il prezzo dei loro prodotti, ottenendo così la continuazione della loro esistenza e salvando una massa di lavoratori dalla disoccupazione, o meglio dalla necessità di trovare un nuovo impiego, cioè dalla responsabilità di impegnarsi per offrire la propria prestazione ad altri datori di lavoro che la richiedano.

La salvezza è garantita per i lavoratori e le aziende politicizzate per cui lavorano, ma solo fino ai successivi sviluppi, che, vista la natura formidabilmente inflattiva del sistema monetario fiat con banca centrale, non tarderanno a tornare, esigendo l’attuazione di piani nuovamente consistenti nell’aumento delle retribuzioni e dei dazi protezionistici.

Invece di nuovi aumenti salariali e l’esacerbazione delle tariffe i progressisti potrebbero anche optare per l’emissione di titoli obbligazionari. La classe dirigente dei settori industriali sofferenti e i funzionari progressisti potrebbero infatti decidere di emettere titoli obbligazionari aziendali che lo stato acquisterebbe finanziando così, attraverso il prelievo fiscale o nuova inflazione monetaria (creazione di denaro dal nulla), il salvataggio di aziende troppo importanti per fallire.

Ma ancora non siamo arrivati al perché della formazione dei cosiddetti trust che l’istituzione antitrust ha la funzione di osteggiare.

Vediamo che cosa succede nel caso i settori industriali in difficoltà, cioè quei settori che se esaudissero il loro desiderio di aumentare i prezzi sarebbero annientati dalla concorrenza, producano non solo per Plulibet Land, ma anche per l’estero. I progressisti applicano la tassa sulle importazioni delle aziende estere concorrenti delle imprese nazionali. Tuttavia, la protezione si rivela inefficace. Vediamo perché.

Le aziende nazionali che hanno eccedenze destinate all’esportazione, non cessano di vivere la problematicità dei costi. Infatti, il business transfrontaliero non può prevedere una maggiorazione dei prezzi, pena l’esautorazione dal mercato per opera dei competitori esteri i cui prezzi sono più attraenti. Non potendo discriminare i prezzi dei beni esportati dai prezzi dei beni destinati al territorio nazionale, non resta che accettare le condizioni del mercato e lasciare che le aziende con insufficienza di profitto a causa della legislazione sul salario minimo falliscano. Questo porta salubrità al sistema, perché gli investitori si vedono obbligati a sottrarre investimenti al settore sterile per destinarli a settori promettenti. Questa ricanalizzazione degli investimenti determina l’allontanamento di masse lavoratrici dal settore sterile dell’abbigliamento ai settori ossigenati dai nuovi investimenti e il possibile inserimento di una parte dei lavoratori allontanati in quelle aziende del settore nel complesso sterile che nel frattempo abbiano eventualmente provveduto a essere più strategicamente dedite all’ottimizzazione dei costi, nonostante il danno provocato dalla legislazione salariale.

In virtù della riconfigurazione degli investimenti, la disoccupazione, causata dalla liquidazione delle aziende inefficienti, durerebbe solo un periodo limitato, se non fosse per il fatto che la legislazione sul salario minimo e le barriere d’ingresso all’impiego innalzate dalle organizzazioni sindacali progressiste, il cui potere è assicurato dai lavoratori, costituiscono in diversi settori veri e propri freni al processo di rioccupazione.

È vero che il salario minimo è presumibilmente più accettato nei settori dove i nuovi investimenti sono indirizzati perché l’investitore avrà verosimilmente deciso di investire là dove la domanda elevata da parte dei consumatori rende tollerabile il salario minimo. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che un investitore è sempre in cerca delle migliori condizioni per i suoi investimenti. Questo costante screening del mercato lo porta a necessitare di più tempo per trovare il settore più soddisfacente in termini di return on investment. Questa impegnativa dedizione potrebbe essere mitigata, nonostante gli oneri, dal fatto che l’investitore decida di utilizzare risorse per influenzare il legislatore. E questo richiederebbe altro tempo. La monitorazione del mercato in cerca del settore più promettente e la corruzione del legislatore aggravano il problema occupazionale.

Importante: coloro che sono stati allontanati dal lavoro e ne cercano un altro, riversandosi nelle aree dello stesso settore che sono rimaste in piedi o in altri settori, aumentano l’offerta di lavoro e ne diminuiscono la domanda, causando così una riduzione, naturalmente distribuita in modo disomogeneo e imprevedibile, dei salar. Questa riduzione non potrà scendere al di sotto del minimo salariale nelle imprese del settore dove la legislazione sul salario minimo ha effetto; ma nei settori dove la legislazione salariale non ha effetto, le retribuzioni potranno scendere liberamente adattandosi alle esigenze della domanda e offerta di lavoro e della domanda e offerta di beni.

Aggiungiamo che ai dazi, causa della liquidazione delle aziende inefficienti, acuisce la disoccupazione perché i consumatori disoccupati non possono pagare i prezzi alti dei beni. Questa incapacità d’acquisto porta al fallimento anche quelle aziende che erano sopravvissute all’imposizione del salario minimo. Ne deriva nuova disoccupazione.

Last but not least, le tasse. In un mondo dove la spesa pubblica è generalmente vista come l’unico modo per rilanciare l’economia e come panacea delle disfunzioni sociali, la nozione di tassa non è criticata se non da un’esigua coraggiosa minoranza. L’espropriazione fiscale porta altri fallimenti e altra disoccupazione.


Sintesi

Situazione in cui le aziende da proteggere limitano la produzione al territorio interno.

La normalità dell’inflazione monetaria porta a un incremento generalizzato e disomogeneo del livello dei prezzi dei beni commercializzati nel sistema. L’incremento dei prezzi rende necessario l’aumento dei salari. Ma l’aumento dei salari riduce il profitto aziendale. I progressisti decidono che per salvaguardare il profitto aziendale, è necessario incrementare i prezzi dei beni. L’incremento dei prezzi dei beni sarebbe però un suicidio, perché i beni importati dalle aziende estere, avendo prezzi più attraenti, cancellerebbero dal mercato le aziende interne. I progressisti deliberano quindi che occorre inibire l’entrata dei beni dall’estero, applicando su di essi una tariffa daziaria che ne elevi il prezzo dal prezzo internazionale di mercato al prezzo internazionale di mercato più la tariffa. Questo rialzo del prezzo dei beni in entrata permette alle aziende nazionali di alzare il prezzo dei loro beni, salvando così il profitto e masse di lavoratori dalla disoccupazione.
Tuttavia, se immaginiamo che la politica protezionistica è implementata diffusamente nel sistema, dobbiamo necessariamente concludere che l’aumento delle retribuzioni compensa l’incremento dei prezzi, ripristinando di fatto la situazione antecedente all’aumento retributivo.
Diversamente dai lavoratori dotati del privilegio legislativo (ius privilegium) del salario minimo, quei lavoratori che non godono di tale privilegio eroderanno concretamente le loro risorse.
Non passerà molto tempo prima che i lavoratori sindacalizzati si accorgano che la tutela del loro potere d’acquisto è una farsa. Si rivolgeranno nuovamente ai progressisti che alzeranno il salario minimo, incrementeranno la tariffa protezionistica o concerteranno con gli imprenditori politicizzati l’emissione di obbligazioni aziendali che lo stato acquisterà attraverso nuova tassazione o creazione di nuovo denaro.

Situazione in cui le aziende da proteggere non limitano la produzione al territorio interno.
Se le aziende producono anche per esportare, l’applicazione di dazi si rivela immediatamente inefficace, perché le esportazioni devono competere con i prezzi esteri. I prezzi offerti dai competitori esteri obbligano le aziende nazionali inefficienti a ridimensionare il loro libro paga. Gli investitori, infatti, escono dai settori divenuti sterili a causa dell’aumento dei costi e investono in altri settori.
In sostanza, che cosa succede?
Le aziende che producono anche per le esportazioni non possono alzare i prezzi nel business transfrontaliero. E dato che non è prevista alcuna discriminazione di prezzo tra i prodotti commercializzati internamente e quelli destinati all’estero, i prezzi non cambiano. Questa invarianza di prezzo porta all’estinzione di tutti quegli impianti sul territorio nazionale che a causa dell’aumento dei costi imposto dalla legislazione salariale erano diventati improduttivi.


La creazione dei monopoli è direttamente collegata con la seconda situazione descritta.

Vediamo come.

Abbiamo visto che la misura protezionistica è totalmente inefficace nel caso di industrie che non producono capi d’abbigliamento solo per il territorio nazionale.

Infatti, l’implementazione di dazi protezionistici vanificherebbe le esportazioni delle aziende che i progressisti volevano salvare. Le esportazioni di tali aziende dovrebbero necessariamente essere caratterizzate da prezzi più elevati rispetto a quelli della concorrenza estera che avendo operato con maggiore efficienza continua a ottenere profitto. E questa situazione, dato che i prezzi non sono discriminati tra estero e territorio interno, condurrebbe alla neutralizzazione delle aziende che i progressisti intendono salvare. Ma l’elaborazione di una particolare strategia politica favorisce la continuazione dell’esistenza di quelle imprese che si dissolverebbero se il mercato operasse senza impedimenti da parte dello spirito progressista del governo.

In che cosa consiste questa strategia politica?

In associazione con gli imprenditori delle aziende da tutelare, i funzionari statali votati all’avanzamento della civiltà e della giustizia sociale deliberano il salvataggio delle aziende produttrici di capi d’abbigliamento mediante un’operazione di fusione tesa alla creazione di essenzialmente due prezzi—uno interno e uno esterno, uno per Plulibet Land e uno per l’estero. Il prezzo interno dei capi d’abbigliamento sale a un livello leggermente inferiore rispetto al prezzo internazionale di mercato più la tariffa di protezione. Questa posizione di prezzo interno consente agli imprenditori politicizzati, cioè quegli imprenditori che intrattengono una relazione privilegiata con la struttura istituzionale preposta alla regolazione economica nazionale, di avere tre vantaggi:

a) debellare i prodotti importati che a causa della legislazione protezionistica devono essere venduti a un prezzo equivalente al prezzo internazionale di mercato più la tariffa daziaria;

b) debellare ed eventualmente assorbire la concorrenza interna non privilegiata che a causa della legislazione salariale ha subito un incremento di costi, diventando quindi inefficiente;

c) vendere all’estero al prezzo internazionale di mercato, preservando la propria capacità concorrenziale fuori dal territorio nazionale.


Abbiamo spiegato come si formano le agglomerazioni aziendali, in costante irrefrenabile tensione verso l’acquisizione di nuove quote di mercato. Questi trust saranno poi combattuti ipocritamente da quelle stesse persone che calcolatamente o stupidamente (inconsciamente) li hanno promossi e agevolati.

Ricordati quindi, caro elettore, che il progressista, a dispetto del nome che si attribuisce, non progredisce e non promuove alcun progresso. Egli continua a ripetere gli stessi errori. E li fa ripetere anche a te. Se è in cattiva fede, vuole decisamente mantenere la tua ignoranza per poter continuare a ripeterli e trarne benefici per sé.


ispirazione

Ludwig von Mises, Omnipotent Government: The Rise of the Total State and Total War, Liberty Fund, Ludwig von Mises Institute, 2010, pp. 69–70. Prima edizione: Yale University Press, 1944.
Per l’edizione italiana, vd. L. von Mises, Lo stato onnipotente, Rusconi, 1995, pp. 102–104.

Stefano Libey Musumeci

Stefano Musumeci 2013

Creative Commons – Attribution-NonCommercial-NoDerivs (CC BY-NC-ND)

Con i suoi contributi, traduzioni o testi originali, Stefano Libey Musumeci vuole rispondere alla necessità di individuare il funzionamento della realtà. L’autore ritiene che l’approccio logico costituisca il modo migliore per comprendere il mondo. L’approccio logico può solidamente svilupparsi soltanto attraverso una visione polimatica, cioè volgendo costantemente lo sguardo verso molteplici ambiti del sapere. Infatti, la dedizione a diversi ambiti scientifici permette di trovare tra differenti dinamiche analogie, che in assenza di interdisciplinarietà non sarebbero mai trovate. Solamente in questa maniera, cioè attraverso una visione polimatica, attraverso l’amore per il sapere nel suo complesso, è possibile enucleare la logica che sottende il mondo.

Per soddisfare l’esigenza di comprendere la realtà, i polimatici Stefano Libey Musumeci (s.libey@re-think-now.com) ed Émilie Ciclet (e.ciclet@re-think-now.com) hanno fondato l’iniziativa RE-THINK NOW, dove legge ed economia incontrano logica, ontologia (teoria dell’esistenza) ed epistemologia (teoria della conoscenza).

Libey cura il weblog filosofico-poetico StefanoLibey.