Il Grande Fratello di Orwell: mera letteratura?

Big-BrotherNegli ultimi decenni, molti scrittori ci hanno offerto una prospettiva dell’incombente avvenire collettivista per come se lo figuravano. All’inizio del secolo, né Edward Bellamy né H. G. Wells sospettavano che le società collettiviste da loro immaginate fossero così a portata di mano. Via via che il collettivismo si diffuse, in seguito alla Prima guerra mondiale, molti attenti osservatori compresero che esistevano grosse differenze tra gli Eden narrati da Bellamy e Wells e l’effettivo infrangersi delle varie “onde del progresso”.

Degne di nota tra queste più fosche rappresentazioni del mondo futuro sono le opere di Aldous Huxley e di Ayn Rand, rispettivamente Il mondo nuovo e Antifona. In nessuno di questi mondi futuri, benché angoscianti, manca un motivo di speranza: il futuro di Huxley, spiritualmente, è decaduto, ma per lo meno le sue masse sono felici; i dittatori descritti da Ayn Rand sono uomini stupidi e imbelli la cui lascivia permette ad un rinascente individualista di sfuggire dal loro cupo mondo collettivista e rifarsi daccapo una vita.

Ma George Orwell, con la sua utopia collettivista, ostruisce tutte le scappatoie. Non c’è speranza alcuna per l’individuo o per l’umanità, e l’effetto sul lettore è devastante. Il mondo futuro di Orwell è dominato da un Partito il cui scopo è il pieno esercizio del Potere, e che raggiunge il suo proposito con diabolica efficienza e perfezione tecnica. Il Partito rappresenta se stesso come la personificazione dei principî del Socing, o Socialismo Inglese. Questi si rivelano essere: obbedienza cieca e assoluta al Partito, ed eguale, incondizionato odio verso ogni individuo o gruppo che il Partito dichiari essere suo nemico. Queste emozioni sono le sole a cui chiunque possa abbandonarsi: ogni altra, come l’amore, è sistematicamente repressa.

Ovviamente, tutte le idee sono proditorie e sovversive; le uniche persone alle quali è concesso di vivere sono quelle che seguono acriticamente la linea del Partito. Chiunque coltivi un barlume di indipendenza di pensiero è immediatamente incoraggiato nella sua eresia dalla Psicopolizia. Quando il dissidente comprende la natura del regime ed arriva ad odiarlo con tutto se stesso, interviene il Ministero dell’Amore, le cui tremende torture cancellano in lui ogni goccia di dignità umana. Infine, l’eretico va incontro alla sua fine convinto della bontà dei suoi persecutori. Muore amando il Partito e il suo fantomatico leader, il Grande Fratello. In questo inferno avveniristico, non è concesso neppure il martirio.

Per realizzare il suo obiettivo di distruggere l’uomo nella mente e nel cuore, il Partito si avvale di vari espedienti: una martellante propaganda che spinge ad amare il Grande Fratello e odiare i suoi nemici; la falsificazione sistematica della verità tramite una continua alterazione dei documenti storici per conformarli alla mutevole linea del Partito, in modo che la storia sia distrutta e che tutte le verità derivino direttamente dal Partito; la scomposizione del linguaggio, che rende impossibile un pensiero indipendente, alla quale il Partito arriva confondendo il significato delle parole ed introducendo un nuovo, rozzo linguaggio; infine la distruzione della logica, garantita da un processo mentale, chiamato bispensiero, caratterizzato dalla capacità di credere ad una cosa ed allo stesso tempo al suo esatto contrario.

Per conservare il potere, il Partito usa un metodo molto significativo: mantiene il Paese costantemente in guerra. Gli altri stati sono governati da Partiti pressoché identici, benché i loro nomi siano differenti. Grazie al bispensiero, ciascun leale membro del Partito crede che il proprio Paese conquisterà infine il mondo intero, ma riconosce che tutte le potenze combattono una guerra che sanno non deve mai divenire troppo “calda”. Perciò, ciascun Partito ha una scusa per affamare e seviziare i sudditi in nome di impellenti necessità militari, mentre il suo leader rimane immune da ogni effettivo rischio legato alla guerra.

“Capisco come“, dice Winston Smith, il disgraziato eretico di 1984, “ma non capisco perché“. Perché il Partito fa tutto questo? Spiega uno dei suoi capi:

Il Partito ricerca il potere esclusivamente per i suoi propri fini. Il bene degli altri non ci interessa affatto; ci interessa soltanto il potere. La differenza tra noi e le oligarchie del passato consiste in questo, che noi sappiamo quel che facciamo. Tutti gli altri erano vili e ipocriti. Non ebbero mai il coraggio di dichiarare apertamente i loro motivi, le loro ragioni. Noi sappiamo benissimo che nessuno s’impadronisce del potere con l’intenzione di abbandonarlo in seguito. Il potere non è un mezzo, è un fine. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere. Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo? Facendolo soffrire. Se non soffre, come si fa ad essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua? Il potere consiste appunto nell’infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento. Nel nostro mondo non vi saranno altri sentimenti che la paura, il furore, il trionfo, e l’automortificazione  – un mondo di paura, di tradimenti e di torture. Se vuoi un simbolo figurato del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano… per sempre.

Il mondo di domani, che immagina Orwell, inquietante e collettivista, è senza dubbio un incubo; ma è soltanto un sogno?

Articolo di Murray N. Rothbard su Mises.org

Traduzione di Paolo Amighetti