Fa’ la cosa giusta – II parte

III

In America, al contrarionock, il primo settore del comportamento è molto esteso. Ricordo di aver recentemente esaminato una stima secondo la quale lo sfortunato cittadino americano sta soccombendo sotto un fardello di circa due milioni di leggi; ovviamente, dove ci sono così tante leggi, è difficile concepire un qualsiasi elemento di condotta che non abbia a che fare con una di esse. Perciò l’area in cui il comportamento è controllato dalla legge invade ampiamente quella della libera scelta e quella in cui il comportamento è regolato dall’istinto per la Cosa Giusta, lasciando così di entrambe solo una piccola e preziosa porzione. Ciò che è rimasto, inoltre, viene ulteriormente attenuato dalla pressione di un’opinione pubblica la cui energia e il cui zelo sono direttamente rapportati alla propria mediocrità e ignoranza. L’attacco dei critici nei confronti di quello che essi chiamano la nostra “standardizzazione” è una denuncia contro questa pressione; ed è talmente giusto, e il suo fondamento così ovvio, che non ha bisogno di repliche in questa sede. L’unica cosa che desidero sottolineare è il grave e debilitante deterioramento della responsabilità individuale derivante dall’attuale situazione. A questo proposito, posso affermare che vivere in America è come prestare servizio nell’esercito: il 90% del comportamento è prescritto dalla legge ed il restante 10% dall’esprit du corps, cosicché la possibilità di libera scelta è praticamente abolita. Questo coincide perfettamente con l’indolente disposizione della natura umana di considerare la responsabilità come onerosa, schivandola quando possibile; tutto ciò è veramente estenuante: una civiltà organizzata a partire da questa assenza di responsabilità è inconsistente, moscia.

Ultimamente un vago senso di questa inconsistenza si sta diffondendo tra il nostro popolo; finora si è espressa solamente in una impropria ed euforica ospitalità nei riguardi dei trucchi politici di “Liberal e Progressisti”, candidatisi come rimedio ad un male che invece hanno aggravato. Per ottenere una corretta valutazione dei nostri Liberal e Progressisti, basti notare come essi abbiano l’intenzione di estendere ulteriormente le competenze della prima area della condotta; insomma, ci vorrebbero controllati dalla legge ancor più rigorosamente di quanto già siamo! Perseguono principalmente questo obiettivo,  e si dimostrano più consenzienti verso lo zelo, ignorante ed irrispettoso, per il voto di scambio, persino rispetto ai Tories più tradizionalisti. Per quanto io possa immaginare, il presidente della Corte Suprema Taft (16) o mr. Coolidge (17), o anche mr. Hughes (18), avrebbero senz’altro evitato la violazione del secondo e terzo settore, se ne avessero avuto la possibilità, in confronto ai defunti Roosvelt (Theodore, NdT) e La Follette (19); e sicuramente, di tutti gli uomini che io abbia mai incontrato, i Liberal di mia conoscenza hanno il più isterico orrore della libertà nonchè la più inveterata e pusillanime paura di contemplare l’immagine ideale di un’umanità che vive nella libera e volontaria associazione. Da personaggi come questi quindi, non ci si può aspettare nulla se non un aggravarsi del problema sociale di cui sembrano in grado di focalizzare soltanto i sintomi.

IV

Il punto non è protestare, ad esempio, affinché tutte le leggi di Mr. Roosevelt o del senatore La Follette siano buone leggi; oppure per assicurarsi che l’estensione dell’ambito in cui i comportamenti sono regolati dalla legge avvenga per il nostro bene. Il punto è che QUALSIASI ampliamento, buono o cattivo, riduce il campo di azione della responsabilità individuale, ritardando ed ostacolando l’educazione che può essere fornita esclusivamente grazie al libero esercizio del giudizio morale. Come la disciplina dell’esercito, ancora una volta, qualunque espansione, buona o cattiva, svilisce questa educazione, rendendola una semplice routine basata su un assenso puramente meccanico. Il profondo istinto contro le azioni “fatte per il nostro bene” persino se compiute da un Aristide – l’istinto così miseramente male interpretato dai nostri Liberal e Progressisti – è del tutto fondato. Gli uomini sono consapevoli della necessità di questa esperienza morale come condizione di crescita, e sono anche consci del fatto che qualunque cosa tenda ad allontanarla da essi, anche se per il loro bene, sia profondamente sospetta.

L’argomento di ordine pratico in favore della libertà, allora, è il seguente: la libertà sembra essere l’unica condizione in virtù della quale ogni tipo di solida moralità possa svilupparsi. E’ stato tentato proprio di tutto: cozzando contro ragione ed esperienza, abbiamo provato leggi, costrizioni ed autoritarismi di vario genere, ed il risultato non è nulla di cui andar fieri. Gli americani hanno molte virtù dalla loro, ed io non ho la benché minima intenzione di sminuirle o screditarle; la potenza di un giudizio morale rapido ed indipendente non è però fra queste. Nel suggerire di perseguire la libertà, pertanto, l’anarchico e individualista ha un obiettivo strettamente pratico. Egli mira alla creazione di una razza di esseri responsabili. Esige più spazio per il savoir se gêner, più spazio per la noblesse oblige, un più ampio terreno per le azioni ispirate dalla Cosa Giusta. Se i nostri fautori di un ordine sociale legalista ed autoritario lo imprimessero per bene nelle loro teste una volta per tutte, si risparmierebbero una grande quantità di stupide affermazioni riguardo una mezza verità e a proposito della suppression veri (20), la più misera ed infima forma di dissimulazione. Libertà, per esempio, come essi continuano ad affermare, significa senza dubbio libertà di bere fino alla morte. L’anarchico innanzitutto lo riconosce; ma allo stesso tempo sottolinea che significa anche libertà di dire, come il becchino de “I miserabili”: “Ho studiato, sono laureato; non bevo mai”. Indiscutibilmente significa libertà di procedere senza alcun codice morale; ma vuol dire inoltre libertà di agire razionalmente, elaborare ed aderire ad un proprio codice. L’anarchico preme su questo punto costantemente trascurato: è impossibile separare la libertà di agire nel primo modo dalla corrispettiva libertà di comportarsi seguendo il secondo; e proprio qui entra in gioco l’educazione morale che legalismo e autoritarismo, con la loro negazione della libertà, non potranno mai fornire.

L’anarchico non è interessato ad un punto di vista più ristretto o maggiormente soggettivo del comportamento umano. Crede, ad esempio, che l’uomo debba essere completamente libero di essere sobrio o di essere un ubriacone; non volge lo sguardo esclusivamente verso lo spettacolo degli ubriaconi, ma lo punta su quelli che sono responsabilmente sobri grazie ad uno standard auto-imposto di comportamento, e afferma: il futuro appartiene a questi ultimi, non agli ubriaconi. Egli crede nell’assoluta libertà delle relazioni sessuali; anche quando l’uomo o la donna emancipati diventano facilmente libertini, crogiolandosi a lungo in balia delle crude sensazioni da una squallida Schweinerei (21) ad un altra, non è interessato ai loro panegirici sulla libertà. E’ invece annoiato e irritato, e, talvolta, getta sguardi impazienti verso il fidato fucile, desiderando invano di potersi convincere che un lurido depravato o una squallida prostituta valgano il prezzo di una dozzina di pallettoni. Poi si volge a contemplare quegli uomini e quelle donne coscientemente rispettabili, tali in virtù di una forte, giusta e spontanea consapevolezza della Cosa Giusta da fare; e convinto, afferma che il futuro siano loro.

L’anarchico poi, non crede che una parte considerevole di esseri umani si trasformeranno prontamente in farabutti e opportuniste senza scrupoli, ubriaconi e prostitute, non appena si trovino liberi di farlo; anzi, è convinto del contrario. Sembra essere un concetto ormai assodato, in accordo con chi propugna una società legalista ed autoritaria, il fatto che la stragrande maggioranza dell’umanità inizierebbe subito a rubare, ammazzare e, in generale, a comportarsi spregevolmente se i vincoli del diritto e l’autorità venissero rimossi. L’anarchico, le cui opportunità di osservare il genere umano nel suo stato naturale sono buone quanto quelle dei legalisti, considera questa credenza come priva di fondamento. Vedendo quanta malvagità sia direttamente imputabile alla sola pressione economica, l’anarchico sostiene che questi ultimi non abbiano i mezzi adatti per stimare la naturale bontà umana finché la postulano come funzionale ad uno stato di libertà economica. Essi non possono valutare correttamente il fatto che esista la propensione ad una moralità condivisa, rigorosa e scrupolosa, finché postulano il senso morale come funzionale ad uno stato di libertà sociale e politica fondato sulla libertà economica. Per la verità, considerando le lacune di questo ragionamento e gli incessanti sforzi al fine di distorcerlo ed indebolirlo, l’anarchico osa ancora meravigliarsi che funzioni così bene.

V

Ma non ho alcuna intenzione di perdermi in un compendio di filosofia anarchica. Ho solo pensato che valesse la pena esporre le precedenti riflessioni, solamente per chiarire che vi è un lato pratico di questa filosofia, come pure uno teorico, ed un lato che forse non è del tutto indegno di essere considerato.

L’anarchico non vuole la libertà economica per il vantaggio di spostare un dollaro o due dalla tasca di un uomo a quella di un altro; o la libertà sociale per alimentare l’euforia verso comportamenti detestabili; oppure la libertà politica al solo scopo di legittimare un’impaziente ed imprudente sperimentazione nel sistema decisionale. Il suo desiderio di libertà ha invece un obiettivo concreto: confida nella possibilità che gli uomini diventino realmente così buoni e rispettabili, distinti e nobili d’animo, come potrebbero davvero essere e come in realtà desidererebbero essere. Ragione, esperienza e osservazione guidano l’anarchico alla certezza che, sottoposti a libertà assoluta ed incondizionata, gli uomini possano, e piuttosto rapidamente lo faranno, educare sé stessi a questo fine auspicabile; ma finché saranno totalmente dominati dal legalismo e dall’autoritarismo, non avranno nemmeno la possibilità di provarci.

On Doing The Right Thing – Albert Jay Nock

Traduzione a cura di Patrick Rota

Note del traduttore:

Nota 16: William Howard Taft, politico statunitense, repubblicano; è stato presidente della Corte Suprema dal 1921 al 1930 e presidente degli Stati Uniti dal 1909 al 1913 -fonte: Wikipedia.

Nota 17: Calvin Coolidge, politico statunitense, repubblicano; è stato presidente degli Stati Uniti dal 1923 al 1929 – fonte: Wikipedia.

Nota 18: Charles Evans Hughes, politico statunitense, repubblicano; presidente della Corte Suprema dal 1930 al 1941. Fu sconfitto alle presidenziali del 1916 da Woodrow Wilson – fonte: Wikipedia.

Nota 19: Robert M. La Follette, Sr., uomo politico statunitense, convinto progressista – fonte: Wikipedia.

Nota 20: dal latino: letteralmente “soppressione della verità”, ovvero occultare coscientemente la verità, dissimulare.

Nota 21: dal tedesco: porcheria.