Economisti austriaci ‘di ruolo’ vs. Murray Rothbard

2741REALITY CHECK

Nel XX secolo, la Scuola Austriaca di economia  fu dominata dalla figura di Ludwig Von Mises. Quando quest’ultimo morì, nel 1973, i suoi seguaci si divisero in due gruppi principali: i Rothbardiani ed i Lachmanniani, che adottarono filosofie e strategie rivali.

La strategia principale dei Lachmanniani fu quella di conseguire incarichi di ruolo nelle università. Di contro, i Rothbardiani mirarono a persuadere l’opinione pubblica circa la veridicità della libertà economica.

Un professore di ruolo non ha necessità di pubblicare alcunché: gli basta presentarsi in aula per essere pagato. Il numero di classi in cui insegnerà diminuirà e diverrà immune dal licenziamento; questo è il sogno del burocrate che si avvera.

La ricerca del ruolo esautora le persone, trasformandole in intellettuali repressi. Devono accontentare i burocrati che distribuiscono Il Premio: l’obiettivo di ogni dipartimento accademico consiste nel raggiungere la mediocrità; le commissioni esaminatrici si guardano bene dall’assumere personalità che possano metterli in cattiva luce, facendoli apparire, nella migliore delle ipotesi, scadenti. Al tempo stesso, evitano di assumere dei perfetti incompetenti, al fine di evitare inchieste o ispezioni da parte dell’amministrazione universitaria. Il requisito per il ruolo è chiaro: non agitare le acque. Colui che riesce a conformarsi a questo adagio abbastanza a lungo, con buona probabilità diventerà professore di ruolo, benché in questi periodi non lo sia quasi nessuno: i bei vecchi tempi stanno svanendo.

Gli aspiranti alle cattedre sicure sono alla ricerca di una carriera senza rischi – durante la quale riceveranno salari molto al di sopra dell’effettivo valore di mercato, rimanendo immuni alle sue forze. L’incarico a tempo indeterminato è il sogno di ogni burocrate e le persone intelligenti vengono avviluppate in una vita di irrilevanza ben stipendiata. Scrivono documenti brevi ed inutili affinché vengano pubblicati su riviste che nessuno legge, se non in delle note a piè pagina.

Inoltre, questa corsa alla cattedra, crea invidia su larga scala, diretta contro coloro che hanno raggiunto una certa rilevanza al di fuori del bozzolo delle sale universitarie.

L’INFLUENZA DI MURRAY ROTHBARD

All’interno del ristretto gruppo di economisti della Scuola Austriaca in possesso di dottorato, si erge la figura centrale di Rothbard. La Scuola si divide in due fazioni: una basata saldamente sul suo pensiero; l’altra deliberatamente contraria a quasi tutto ciò che egli scrisse, non perdendo occasione per dimostrare che Rothbard non è  uno di loro. Questa divisione ebbe inizio 40 anni fa, radicandosi ed esacerbandosi sin da allora.

Eppure, 50 anni fa era diverso. Nell’estate del 1963, iniziai uno stage estivo presso il think tank libertario William Volker Fund. Aveva da poco cambiato il suo nome in Center for American Studies. Venivo pagato $ 3.800 dollari al mese (rapportati ad oggi) per sedermi e leggere libri, in un tempo in cui non esistevamo imposte sul reddito per le persone ricadenti in quella fascia di reddito. Fu il miglior lavoro che abbia mai avuto.

Quell’estate lessi tutti e tre i libri di Rothbard, che erano stati pubblicati da meno di un anno. Il primo era la sua tesi di dottorato, The Panic of 1819; il secondo la sua opus magnum, Man, Economy, and State; e, infine, La Grande Depressione, che si concentrava sulla gestione di Herbert Hoover piuttosto che su quella di Franklin Roosevelt. Probabilmente fui il primo, in quella che può essere definita la terza ondata di Misesiani, a leggere tutti e tre i libri di Rothbard.

Il primo gruppo di seguaci di Mises era formato da coloro che negli anni ’20 vennero convertiti dal socialismo. Tra questi si annoveravano F.A. Hayek, Wilhelm Roepke e Lionel Robbins. La seconda ondata – ma forse sarebbe più corretto definirla “increspatura” – fu la generazione di Rothbard, che ebbe inizio nei primi anni ’50 e includeva Hans Sennholz e Israel Kirzner; da ultimo, la terza era la mia generazione. Ci riunimmo tutti in un meeting tenutosi a South Royalton, Vermont, nel 1974.

LACHMANN vs. ROTHBARD

Nel corso del meeting, la divisione divenne visibile e si appalesò tra Rothbard, che partecipava alla riunione, ed un membro della prima generazione, Ludwig Lachmann, un professore d’economia un po’ indistinto proveniente dal Sud Africa. Questi aveva pubblicato un paio di articoli negli anni ’30 e ’40, ma non aveva mai scritto un libro di rilevanza significativa; era convinto di un quasi totale caos quale base della teoria economica. Non sto esagerando, la definì “percezione caleidoscopica”. Il suo esempio di imprenditorialità economica si basava, appunto, su un caleidoscopio: i bambini, ponendo l’occhio ad un’estremità e ruotandone la base potevano osservare modelli in continua evoluzione, benché senza senso. Credeva davvero che questa fosse la base dell’imprenditorialità; era persino il peggior oratore che avessi mai sentito e, credetemi, ne ho ascoltati molti.

Rothbard riteneva che la teoria economica dovesse basarsi su una serie di assiomi e corollari: l’approccio originale di Mises, dal quale non volle discostarsi. Credeva nella razionalità economica come base della comprensione del mondo dell’agire reale; applicò, poi, la teoria dell’azione umana di Mises all’economia ed alla politica. Sosteneva, altresì, che non si potessero usare i fatti economici per confutare la teoria, benché fosse convinto che si potessero utilizzare per illustrarla. Siffatto metodo lo rese unico nel campo dei seguaci di Mises, poiché applicò implacabilmente le categorie dell’azione umana di Mises alla politica, al mondo accademico, alla politica estera, alle guerre e alle cospirazioni volte ad ottenere il controllo del potere politico. Pertanto, credeva nelle cospirazioni.

Per il mondo accademico moderno, una teoria complottista produce più o meno lo stesso effetto dispiegato da un crocefisso su Dracula di Bela Lugosi.

Grazie a questa applicazione della teoria di Mises a tutte le aree della politica moderna, Rothbard si guadagnò il rispetto di persone intelligenti al di fuori del mondo accademico, le quali sapevano guardare oltre le illusioni di grandezza e indipendenza che tendono ad ammantare coloro che, invece, lo compongono. Al contrario, quei seguaci Lachmanniani di Mises, all’interno della comunità dei cattedratici, tronfi di importanza mutuata dai loro coetanei di quello stesso mondo, consideravano Rothbard una pecora nera. Se Rothbard aveva ragione, allora quasi tutto quello che stavano facendo era irrilevante o peggio.

Rothbard si ritrovò anche in facoltà di scuole finanziate pubblicamente, senza mai ricavarne, tuttavia, alcun supporto ideologico: non ottenne mai sufficientemente credito all’interno della comunità accademica. Il suo libro, The Panic of 1819, ricevette recensioni favorevoli; si trattava di una tesi di dottorato: fu la prima ed ultima volta che accadde. Nel 1963, i critici non sapevano chi fosse, né tantomeno cosa rappresentasse. La pubblicazione de La Grande Depressione segnò la fine della sua carriera accademica.

Rothbard era un aperto sostenitore delle cospirazioni storiche: credeva che i ricchi ed i potenti si riunissero in segreto per progettare i modi di catturare il potere politico, al fine di perseguire i loro scopi ed usarlo, proprio perché incapaci di competere efficacemente nel mercato libero. Questi avevano bisogno dell’appoggio dello Stato, affinché interferisse con la libera concorrenza di mercato,  proteggendo le loro posizioni.

Egli manifestava, peraltro, ostilità verso ogni forma di riserva frazionaria, convinto che si trattasse di una forma di furto. Introducendo questo elemento morale nella discussione sulle banche centrali, e sul sistema bancario a riserva frazionaria, Rothbard fece inorridire gli accademici. Trovavano inconcepibile che qualcuno potesse sollevare una questione morale concernente il funzionamento di un’istituzione tecnocratica, apparentemente neutrale, come la banca centrale. A parer loro, la tesi secondo cui la Federal Reserve era il prodotto di una cospirazione politica elitaria, il cui obiettivo era quello di derubare la popolazione, equivaleva ad incolpare di questa cospirazione dei banchieri internazionali ebrei. Non avrebbero sopportato una cosa del genere.

Nella misura in cui Rothbard venne considerato un portavoce della Scuola Austriaca, alcuni economisti di questa  (che erano a libro paga dell’establishment accademico americano) vollero disperatamente separarsene, considerandolo un corpo estraneo. Qualora si fosse insinuato il sospetto, all’interno della comunità accademica, circa l’appartenenza di Rothbard alla Scuola Austriaca, detti economisti avrebbero perso quel “prestigio” faticosamente raggiunto, vedendo le loro pubblicazioni estromesse dalle riviste scientifiche di terza fascia.

Nessuno di loro ha mai ricoperto un posto universitario di prim’ordine, Ivy League o istituti analoghi. Per entrare in una di queste scuole, è necessario rinunciare privatamente a sostenere le idee di Mises; questo rappresentava un requisito non ufficiale nei dipartimenti di economia alla fine degli anni ’40 e ’50. Le due figure principali che riuscirono ad ottenere posizioni di alto livello, Fritz Machlup e Gottfried Haberler, avevano abbandonato il loro sostegno iniziale alla Scuola Austriaca: tale era il qui pro quo e questi lo accettarono di buon grado. Nel Regno Unito, Lionel Robbins entrò nella London School Economics negli anni ’30, così come Hayek, ma dopo la rivoluzione di Keynes dovette rinunciare pubblicamente al suo libro, The Great Depression, che era stato scritto seguendo esplicitamente i principi economici Austriaci. Hayek non fu ammesso al dipartimento di economia a Chicago, in quanto non soddisfaceva i suoi standard accademici, sempre più neutri e rigorosi; insegnò gratuitamente al Committee on Social Thought, sostenuto economicamente dal Volker Fund.

Il gioco accademico che si svolge(va) ai “piani alti” consiste(va) in questo ed i Lachmanniani ne erano (e sono) consapevoli: andare alla ricerca di incarichi in istituti di livello inferiore; qui lo stipendio è ragionevole,  quindi si adeguano. Occasionalmente arrivano a citare Mises nelle loro note a piè pagina, benché raramente invochino i suoi scritti originali al fine di suffragare le loro tesi: chiaramente, non lo menzionano in qualità di autore influente, preferendo i nuovi approcci – ritenuti metodologicamente più accettabili o, almeno, esteticamente tollerabili per i redattori di riviste accademiche keynesiane di terza fascia; ignorano Rothbard o lo rigettano – figurarsi se citano i suoi scritti.

Questi docenti sono accomunati da un particolare: quasi nessuno ha mai sentito parlare di loro. All’interno del mondo accademico keynesiano sono poco conosciuti, mentre in quello più incline all’economia di libero mercato, dominato dagli economisti della Scuola di Chicago, possono, al più, ricevere qualche carezza amorevole e venire invitati a far parte di un comitato in una conferenza accademica; può accadere siano autorizzati a dire qualche parola in risposta all’oratore principale in una delle sessioni meno significative. Tuttavia, rimangono per lo più invisibili ai loro colleghi.

Siffatto contesto, ovviamente, li infastidisce. Ma ciò che non riescono maggiormente a tollerare è constatare che il Mises Institute e LewRockwell.com siano rothbardiani, ricoprendo, peraltro, posizioni elevate nelle classifiche dei siti più visitati. La Scuola Austriaca è nota al grande pubblico solo attraverso i siti influenzati da Rothbard.

I professori di ruolo della Scuola Austriaca, in scuole di terzo grado, non solo sono ininfluenti all’interno della gilda accademica, ma sono, perdipiù, sconosciuti al di fuori del mondo universitario; ritengono che Lachmann fosse un vero misesiano, sebbene in pochissimi ne abbiano sentito parlare. Se non fosse per alcuni libri non caleidoscopici di Lachmann, disponibili gratuitamente nella sezione “Literature” del Mises Institute, nessuno lo avrebbe mai conosciuto, esternamente alla comunità accademica. Questi professori hanno lavorato nell’ombra – nella misura in cui i docenti universitari lavorano – per tutta la loro vita accademica, potendo portare in dote ben poco. A Rothbard va riconosciuto il grande merito di aver tramandato i pensieri di Mises alla terza generazione, e da questa a quelle che seguiranno.

MISES SU ROTHBARD 

Mises non gradiva, per non dire disprezzava, l’impegno nel mondo accademico, avendovi partecipato per circa un quarto di secolo. Lavorava, per così dire, in un’università di terza classe come visiting professor; in poche parole, non veniva retribuito ed il suo lavoro veniva ripagato dalle donazioni Volker Fund e da altri benefattori individuali. Inoltre, veniva considerato un esaltato dai colleghi di dipartimento; nessuno, sia tra il grande pubblico sia nel mondo accademico, si ricorda dei loro nomi; a quanto pare, non hanno lasciato nessuno traccia. Lui invece sì.

Nel 1962, Mises consigliò Man, Economy and State; allo stesso tempo, riteneva l’esercizio accademico canonico un gioco intellettualoide futile.

La maggior parte dei Lachmanniani è troppo giovane per aver letto la New Individualist Review, pubblicazione studentesca dell’Università di Chicago dal 1961 al 1968. La comprai fin dalla sua prima pubblicazione e il Liberty Fund finanziò un’edizione rilegata di tutte le uscite. I suoi articoli sono online.

Nel numero dell’autunno 1962, Mises vi scrisse una recensione del libro Man, Economy and State, che sarebbe stato pubblicato nei mesi successivi:

Gli scritti economici degli ultimi decenni costituiscono un triste resoconto, un continuo deterioramento e degrado scientifico. Anche tra gli autori con una bibliografia più longeva, un confronto tra le loro recenti pubblicazioni ed i primi scritti indica un declino, giunto per di più alla sua fase terminale. I pochi, pochissimi, buoni contributi che sono venuti fuori nella nostra epoca sono stati etichettati come ‘antiquati’ e ‘reazionari’ dagli economisti del governo, boicottati dalle università, dalle riviste accademiche e dai giornali; nonché ignorati dal grande pubblico. Speriamo che il destino del libro di Murray N. Rothbard, Man, Economy and State (Princeton: D. Van Nostrand, 1962), sarà diverso”.

Per tutti gli anti-Rothbardiani questa fu una pillola amara da buttar giù. Di fatto, questo incipit non era niente al confronto del seguito:

In ogni capitolo del suo trattato, il Dr. Rothbard, prendendo il meglio dagli insegnamenti dei suoi predecessori ed aggiungendovi osservazioni molto interessanti, non solo sviluppa una teoria corretta; non si lascia neanche sfuggire il confronto con gli obiettori delle suddette dottrine. Egli espone le fallacie e le contraddizioni dell’interpretazione popolare degli affari economici. . . “.

Successivamente, Mises commise un errore imperdonabile: considerare gli economisti accademici alla stregua di una banda di ciarlatani – che come tali andrebbero ignorati. “Il principale problema politico del nostro tempo è che la maggior parte dei nostri contemporanei, masse di semi-barbari guidate da sedicenti intellettuali, ignora del tutto quello che la scienza economica ha scoperto e descritto“. Allora quale sarebbe la strategia migliore? Compiere ciò che essi rifiutano in maniera sprezzante: descrivere tali idee a tutti.

Se vogliamo evitare la distruzione della civiltà occidentale e la ricaduta nella miseria primitiva, dobbiamo cambiare la mentalità dei nostri concittadini. Dobbiamo far capire loro: quello che avete lo dovete alla tanto denigrata “libertà economica,” al sistema della libera impresa ed al capitalismo. Gli intellettuali, e coloro che si definiscono ‘istruiti’, devono utilizzare le loro facoltà cognitive ed il ragionamento per confutare le varie concezioni erronee riguardo i problemi sociali, politici ed economici, al fine di diffondere una corretta comprensione del funzionamento dell’economia di mercato. Devono iniziare a familiarizzare con tutte le problematiche inerenti, affinché possano insegnarle anche a coloro che ancora sono accecati dall’ignoranza e dalle emozioni. Devono imparare ad acquisire la capacità di illuminare le menti ancora fuorviate.

I nostri più stimabili contemporanei commettono un drammatico errore nel credere  che l’economia possa essere lasciata in mano a degli specialisti, così come i diversi settori della tecnologia possono essere tranquillamente lasciati nelle mani di coloro che hanno fatto di tale materia la loro vocazione. Le questioni relative all’organizzazione economica della società sono affari che riguardano ogni cittadino. Padroneggiarle al meglio delle proprie possibilità è un dovere di tutti.

Ecco, un libro come Man, Economy and State offre ad ogni uomo intelligente la possibilità di ottenere informazioni affidabili riguardo le grandi controversie e ed i conflitti della nostra epoca. Non è certo di facile lettura ed in molti punti richiede la massima concentrazione possibile; ma non ci sono scorciatoie per la saggezza” [1].

Mises raccomandò caldamente ai suoi discepoli di evitare la strategia Lachmann: considerare importante il mondo accademico nella lotta per la libertà. Rothbard fece suo questo consiglio e, dopo il ’62, smise di pubblicare sulle riviste accademiche. Invece scrisse newsletter e libri alla portata dei più. Grazie al Web, questa strategia si è dimostrata estremamente valida.

In netto contrasto, si noti come i discepoli di Lachmann siano sconosciuti ai navigatori del Web imbattutisi nel Mises.org e LewRockwell.com. Il Mises Institute vanta un numero di contatti maggiore di almeno sei volte rispetto al sito web American Economic Review, uno dei magazine accademici più prestigiosi nel campo. Questi professori possono pretendere di esercitare la loro influenza solo all’interno dei padiglioni universitari. Inoltre, gli economisti che frequentano quei luoghi, oggi, sono molto più fedeli al settore bancario centrale e ai deficit federali di quanto non lo fossero nel 1962. In breve, i Lachmanniani non hanno alcuna influenza e non ne hanno mai avuta.

L’influenza di Rothbard sta aumentando; persino all’interno di alcune frange accademiche, il suo ascendente sta crescendo molto più rapidamente della reputazione dei Lachmanniani. Ha scritto in modo chiaro e persuasivo; ha scritto in inglese; e lo ha fatto su  un’ampia gamma di argomenti che rivestono un’importanza fondamentale. Non ha scritto per coloro che avrebbero potuto garantirgli un posto di ruolo, bensì  per quel pubblico suggerito da Mises: gli elettori intelligenti.

Nel frattempo, i Lachmanniani siedono silenziosamente, guardando fisso nei loro caleidoscopi e ruotandoli nella speranza di uscirsene con una sola idea importante che possa riformare il mondo accademico. Fin qui, niente.

Ma la paga è buona.

CONCLUSIONE

La battaglia per liberare le menti degli uomini, in nome della verità e del buon senso, non sarà vinta nelle aule universitarie. I giovani professori, in cerca del posto fisso, alzeranno il loro dito nel vento accademico e solo dopo decideranno da che parte andare.

Non sarà nella direzione percorsa da Ludwig Lachmann, il poco conosciuto filosofo del percorso caleidoscpico senza meta e della percezione creativa casuale.

La battaglia sarà vinta o persa, ma fuori dai campus.

Articolo di Gary North su GaryNorth.com

Traduzione di Francesco Simoncelli

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[1] Link alla recensione di Ludwig Von Mises (originale in inglese).