Ripensare la Secessione | V parte

 La secessione come strumento per contenere gli eccessi del governo

robert-mcgee2Modifiche equilibrate di bilancio, veti incrociati e limiti di durata possono essere utilizzati come strumenti per contenere gli eccessi dell’interferenza politica. Similmente, può servire da monito la minaccia di secessione. Quando i politici sono consapevoli del rischio di perdere una parte dell’elettorato, sono meno propensi a trascurare i loro bisogni. Ancor più importante, i cittadini avranno una scelta: non dovranno più muoversi qualora non siano soddisfatti dal governo locale, provinciale o nazionale. Essi potranno, grazie a una secessione come quella del West Virginia durante la Guerra Civile, cambiare la propria appartenenza politica[1]. Un criterio per proteggere questo diritto è una modifica costituzionale: l’emendamento dovrebbe essere debitamente formulato, quindi procedure di secessione chiare e unilaterali – la parte di popolazione che intende separarsi non deve chiedere alcuna autorizzazione per esercitare il suo diritto. Kendall e Louw hanno proposto una soluzione per il Sudafrica del post-apartheid; se una sottounità politica decide di secedere e formare il proprio Stato (o cantone), può farlo senza il nulla osta dello Stato che intende lasciare. Tuttavia, se questa decidesse di confluire in un altro Stato, entrambi i gruppi coinvolti dovrebbero approvarlo.

Qual è l’unità politica più piccola che può secedere? Teoricamente, come discusso in precedenza, questa coincide con l’individuo. Qualsiasi altra risposta implica una ingiustizia per chi è costretto ad appartenere ad una affiliazione politica di cui vorrebbe poter fare a meno. Le probabilità che possa passare una revisione costituzionale volta a consentire la secessione individuale sono, naturalmente, molto scarse. Kendall e Louw hanno trovato una soluzione parziale a questo problema, consentendo ad “ogni proprietario o gruppo di proprietari terrieri posti su un confine” di secedere per unirsi all’entità amministrativa dirimpettaia[2]. Per di più, permettere agli individui di separarsi allo scopo di unirsi ad un’altra città, contea o Stato potrebbe portare a dei risultati interessanti: se alcune imprese al confine di New York City lamentassero una eccessiva tassazione, avrebbero l’opportunità di secedere e diventare parte del New Jersey, dove il carico fiscale è meno opprimente. In tal modo, le loro proprietà diverrebbero il confine del New Jersey; una volta entrati a far parte di questo Stato, le proprietà dei vicini rappresenterebbero il confine del New Jersey, pertanto i vicini disporrebbero della stessa opzione: la secessione. Tutti i teatri di Broadway potrebbero diventare parte del New Jersey in un breve lasso di tempo, posto che sono tutti ubicati sul versante occidentale di New York, a pochi isolati dal fiume Hudson. I proprietari dei teatri trarrebbero vantaggio dalla secessione, poiché le imposte su reddito e patrimonio risulterebbero di gran lunga inferiori. Verosimilmente, il valore di mercato delle loro proprietà aumenterebbe, giacché queste sono localizzate in un’area a bassa pressione fiscale, quindi maggiormente desiderabili rispetto a quelle in cui le pretese fiscali risultano più esose, a parità di altri fattori. Ma i residenti di New York ne beneficerebbero, atteso che i teatri venderebbero biglietti a prezzi più contenuti grazie alle minori tasse da addebitare ai clienti.

CONCLUSIONI

La teoria della secessione è tornata in auge negli ultimi periodi con la separazione delle ex repubbliche sovietiche e la susseguente disgregazione dell’URSS. Tuttavia, pur fungendo da valvola di sfogo per alleggerirsi dalla pressione politica, questa non rappresenta una soluzione perfetta da poter essere applicata indistintamente a tutti quei casi in cui un gruppo, insoddisfatto dell’attuale assetto di governo, non può mutarne la forma attraverso le urne. Uno dei maggiori problemi consiste nelle garanzie di protezione dei diritti delle minoranze disperse che si lasciano dietro allorquando un gruppo concentrato di compatrioti secede. Naturalmente, in uno Stato liberale, i diritti di tutti vengono tutelati in egual misura, indipendentemente dall’essere minoranza o maggioranza. Ma non tutti gli Stati sono liberali.

Il modello di Kendall e Louw permette di trasportare la secessioni a livelli molto bassi, sebbene questo possa applicarsi solo ai soggetti che vivono su un confine, senza tenere in considerazione il problema dei gruppi dispersi. Questi soggetti hanno due possibilità: restare sotto l’attuale regime o votare coi piedi – qualora ciò sia possibile.  Permettendo la secessioni agli individui residenti al confine, tuttavia, la soluzione di Kendall e Louw agisce, perlomeno, come freno al governo in carica, il quale non può tenersi ad eccessiva distanza dai desideri e dalle esigenze dei suoi cittadini, essendovi sempre una minaccia reale e possibile di vedere il proprio territorio restringersi. Siffatta soluzione può essere utilizzata con qualsiasi regime, specie se con una popolazione eterogenea: la Jugoslavia è uno dei migliori esempi, in quanto nella sua popolazione si riscontrano molte di quelle divisioni politiche che contraddistinguono la Svizzera. In una soluzione-tipo di Kendall e Louw, Slovenia, Croazia, Bosnia-Herzegovina, Serbia, Macedonia, Voyvodina, Kosovo e Montenegro potrebbero tutte dar luogo a cantoni separati. Ciascun cittadino residente su un confine (o, parimenti, un insediamento industriale – commerciale) potrebbe, pertanto, decidere di unirsi ad una regione limitrofa. Ciò rappresenterebbe il primo passo di un lungo cammino verso la soluzione all’annoso problema dei territori contesi tra Serbia e Croazia, allorché le truppe federali serbe furono inviate in territorio croato. L’idea assume contorni più ampi includendo la possibilità che le persone al confine di un paese straniero (la ex Jugoslavia confina con Italia, Austria, Ungheria, Romania, Grecia e Albania) possano scegliere di separarsi dalla propria regione allo scopo di unirsi al Paese straniero antistante.

La Jugoslavia è contraddistinta da svariate minoranze concentrate, le quali non avrebbero molto da guadagnare dalla “opzione del confine” di Kendall e Louw, giacché rappresentano delle enclavi all’interno di una qualsiasi delle repubbliche jugoslave. Perché mai non dovrebbero essere messe nelle condizioni di formare una propria – ulteriore – repubblica jugoslava, ovvero una nazione straniera confinante con la Jugoslavia? È proprio una differenza sostanziale quella di non trovarsi sul confine? Se le Hawaii e l’Alaska possono aderire agli Stati Uniti, pur essendone separati, fisicamente, molte centinaia o addirittura migliaia di chilometri, perché le enclave albanesi o bulgare non possono diventare parte, rispettivamente, dell’Albania o della Bulgaria? Finché abbiamo libera circolazione di persone e merci, il fatto che le diverse parti dell’Albania possano essere separate da una manciata di chilometri di territorio jugoslavo non dovrebbe rappresentare un problema per nessuno. Ciò è indubbiamente meglio dell’essere separate per centinaia di chilometri da territori indiani, come si è verificato per le due regioni del Pakistan che, per questo motivo, si separarono dall’India. Diversi problemi legati alla secessione permangono, peraltro alcuni di questi non facilmente solvibili. Se lo Stato che desideriamo abbandonare non ci permette di lasciarlo, i risvolti possono essere disastrosi. Il diritto di secessione può essere garantito dalla costituzione, ma ciò non implica necessariamente il suo rispetto sostanziale. Vi è anche l’aspetto della secessione individuale.

A meno che non vi siano frontiere libere e aperte tra le nazioni sovrane, il commercio e le barriere tariffarie che potrebbero erigere tali piccoli Stati avrebbero un effetto negativo sulla qualità della vita. Inoltre, con un’unità amministrativa consistente di individui singoli o di famiglie, non appare pensabile distribuire il costo dei problemi sociali tra gli altri contribuenti. Ciascun soggetto che decidesse di secedere dovrebbe essere pienamente in grado di auto-sostentarsi, posto che non ve ne sarebbe un altro disponibile a pagare per i servizi che si desiderano.

Saggio di Robert W. McGee su Mises.org

Traduzione di Antonio Francesco Gravina

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Note

[1] Per essere precisi, i cittadini del West Virginia si separarono dalla Virginia non già perché ne fossero sfruttati, bensì perché quest’ultima aveva offerto sostegno all’Unione anziché alla Confederazione.

[2] Kendall e Louw, After Apartheid, p. 216.