Liberarsi della paura

Alla fine dell’anno, il Mises Institute Italia pubblicherà l’edizione italiana in formato ebook di Banking and the Business Cycle: A Study of the Great Depression in the United States (1937), capolavoro di Chester Arthur Phillips, Thomas Francis McManus e Richard Ward Nelson.

Fino alla pubblicazione, mensilmente, il Mises offrirà, direttamente sulla sua piattaforma, una scelta di capitoli tratti dal libro, in modo che il lettore possa già cominciare ad apprezzarne, anche nella nostra lingua, la bellezza discorsiva.

Qui sotto, la premessa del curatore all’edizione italiana.

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Non ricordo quando è cominciato. E nonostante Banking and the Business Cycle di Phillips|McManus|Nelson sia entrato nella mia vita diversi anni dopo l’inizio, esso è stato in qualche modo parte dell’inizio. Infatti, Murray Newton Rothbard, con cui mi sono addentrato per la prima volta in quella che è chiamata scuola austriaca di economia, lo usa intensamente in The Mystery of Banking.

Avevo reperito una copia digitale dell’edizione Snyder & Richardson di The Mystery of Banking, pubblicata nel 1983. L’avevo stampata e avevo cominciato a leggere con costanza, ogni giorno.
Ricordo che ai tempi mi preoccupavo della validità cronologica del testo rothbardiano. Temevo fosse datato, obsoleto, e quindi non adatto a una vera comprensione del sistema attuale.

Il punto essenziale però è che non è il dispositivo bancario della riserva frazionaria a essere il tema vero di qualunque testo che lo affronti. La psicologia è il tema. E la psicologia sembra variare lentamente, molto lentamente. Oltre ad essere quasi ferma, quando sembra avere integrato elementi diversi da quelli che la avevano caratterizzata fino a quel momento, allora qualcosa sopraggiunge, con spirito irreparabile, per ripristinare lo stato di cose antecedente.
Gli elementi diversi sembrano essere slanci di libertà, mentre il qualcosa che sopraggiunge sembra essere il governo che vuole annichilire la libertà in atto.

Perché parlo di psicologia?
Perché la mente è una. È l’uomo che è libero e servo dell’uomo.

Essendo entrambe le cose, l’uomo è confuso. Ma la razionalità lo aiuta a vedere la doppiezza nell’uomo — libertà e servitù. Pertanto, la razionalità è la sola che può aiutare l’uomo a scegliere.
Che però lo aiuti effettivamente non è la questione essenziale. Il fascino viene dal fatto che la razionalità esiste fatalmente.

Ludwig von Mises diceva che l’azione umana è necessariamente razionale.
Io personalmente oggi spiego a me stesso l’essere necessariamente razionale dell’azione umana con il fatto che la razionalità è ovunque, è necessità. È incontingente. È la tensione ineffabile a distinguere le cose le une dalle altre. È come se l’uomo fosse parte della coscienza della razionalità. La razionalità esiste nel non-spaziotempo e realizza la coscienza di sé creando le cose, creando lo spaziotempo. L’uomo è una di queste cose immerse nello spazio e nel tempo. L’uomo è parte della coscienza della razionalità.
Razionale è una parola connessa con la radice protoindoeuropea *REI, interpretata come “contare, distribuire”.
Nello spazio e nel tempo, che cosa si fa se non contare e distribuire? Cioè, che cosa si fa se non distinguere le cose le une dalle altre?
Pure ammettendo che esista una cosa che non sia spaziotempo, la categoria “non-spaziotempo” è data in ragione del fatto che noi siamo nello spazio e nel tempo. Senza lo spaziotempo, noi non esistiamo. Lo spaziotempo ci fa discernere le cose le une dalle altre.

Avere coscienza vuol dire sapere che la razionalità è davvero quello che esiste.
Non solo contare è razionale.
Anche disperare è razionale.
Avere sentimenti è razionale.
E anche non contare è razionale, perché il non contare è categoria distinta dalla categoria del contare. E — noi sappiamo — razionalità è distinzione.
Niente può discostarsi da questo contare, che diventa raccontare l’esistenza. Quando raccontiamo, che cosa facciamo se non individuare i componenti del racconto da presentare e con cui l’uditorio o i lettori devono familiarizzare?

Rothbard aveva raccontato il funzionamento della macchina bancaria. E per poter offrire questo racconto, aveva dovuto prendere coscienza del meccanismo sottostante e del risultato, l’indebolimento e devastazione del tessuto sociale.

Prima di Rothbard dettagliatamente in The Mystery of Banking nel 1983, C. A. Phillips, T. F. McManus e R. W. Nelson in Banking and the Business Cycle nel 1937 avevano raccontato una storia complessa, intricata, la cui scenografia consiste fondamentalmente di:
– banche che tengono in riserva soltanto una frazione del denaro depositato;
– una banca madre, la banca centrale, che produce base monetaria da addizionare alla base monetaria esistente, permettendo così alle banche di espandere più credito.

Rothbard aveva apprezzato profondamente il libro di Phillips|McManus|Nelson tanto da menzionarlo spesso nella sua produzione scientifica.

Banking and the Business Cycle svela il coinvolgimento strabiliante della centralizzazione bancaria e del sistema a riserva frazionaria nell’inflazione degli anni Venti e nella conseguente depressione degli anni Trenta. Il Grande Boom e la Grande Depressione.
Attraverso capitoli caratterizzati da un’impostazione logica formidabile, gli autori tratteggiano un quadro allarmante dove le cosiddette banche commerciali e la banca delle banche costituiscono la causa evidente di ogni collasso economico.

Quella che gli autori usano è una penna fredda e insensibile solo per chi si astiene dal riconoscere che emozione è anche razionalità, che razionalità ed emozione non sono antitetiche l’una all’altra. Chi parla di logica come di qualcosa di apatico non ha colto il fatto che essere razionali, essere logici, cioè contare, discernere, è qualcosa di cui non si può fare a meno. Noi siamo logici perché noi stessi siamo discreti, individuati, separati dal resto degli individui, cioè dal resto delle cose discrete.
Per quanto una causa sia modificata dalla sua stessa azione, cioè condivisa dal suo stesso agire, cioè dal suo effetto (e la radice protoindoeuropea *REI è interpretata anche come “condivisione”), essa è tuttavia riconosciuta come separata dal resto. Cioè, sebbene il rincorrersi sistematico tra cose sia insopprimibile, portando logicamente all’irraggiungibilità di qualunque cosa conchiusa in se stessa, le cose sono individuate. Cioè, il rincorrersi, il fondersi, è ineffabile tanto quanto l’essere separato. La logica nello spazio e nel tempo è così: benché una causa debbe sempre esistere, innescando una incommensurabilità, un illimitato decisamente improbabile per lo spaziotempo, la logica vede cose definite, ineluttabilmente, esistenti anch’esse, in pienezza.
Il nuovo denaro creato dall’autorità monetaria per decreto governativo e il credito bancario dilatato dalle banche commerciali esistono e determinano una diluizione del potere d’acquisto della moneta. Per quanto la diluizione del potere d’acquisto della moneta possa perdersi nel nuovo denaro addizionato al denaro esistente e nel credito bancario sistematicamente dilatato, questi attori — la nuova base monetaria e il nuovo credito bancario — nella concatenazione causalistica esistono di per sé; altrimenti, senza attori a darne ragione, come potrebbe esistere la concatenazione causalistica? Nello spazio e nel tempo, le cose si trasfigurano in altre. Ma questa trasfigurazione non invalida l’individualità degli attori prima di trasfigurarsi. Se fosse invalidata, nessun ragionamento avrebbe ragione di essere.

È sottile, lo so. Ed è per questa magnifica sottigliezza che le persone tendono a non vedere quello che succede. Le persone tendono a non vedere o a trascurare di vedere, perché la razionalità, la logica, all’origine di tutto consiste nelle cose che si condividono l’un l’altra, perdendosi l’una nell’altra.
Vi invito dunque a vedere le cause come corpi e a immaginare che questi corpi si fondano l’uno nell’altro. Ebbene, la fusione non cancella la realtà dei corpi esistenti separatamente. Quindi, la logica non solo è condivisione. Essa è anche separatezza. Dopo tutto, come si potrebbe condividere, distribuire, contare, se non ci fossero individui, cose discrete?

Ecco, l’uomo sembra dover sempre tendere a recuperare questa visione di separatezza. Nella misura in cui non la recupera, considera se stesso neanche come individualità perché non si vede distinto dal resto. In effetti, è vero che egli condivide se stesso con tutto il resto, fondendosi con esso, ma questa condivisione non inficia la sua esistenza come essere definito, a sé.
Leggi il libro di Phillips|McManus|Nelson. E vedrai un incredibile mondo di connessioni che risveglierà in te il desiderio irresistibile di essere logico, di essere razionale, di abbracciare la logica che naturalmente è in te.
Gli autori sono spettacolari nel separare le parti in gioco.

Vorrei ora invitare l’attenzione a una domanda cruciale.
Perché l’uomo accetta e continua ad accettare di essere sopraffatto da istituzioni distruttive?

Io penso che la risposta sia da individuarsi nel fatto che la maggioranza degli uomini non sa che cosa succede. L’insipienza è data dalla paura di cambiare. L’uomo resiste al cambiamento perché ignora cosa potrà accadere, e poiché resiste al cambiamento ritiene che occorra continuare a non avere conoscenza. E poiché non ha conoscenza, cioè non sa quello che potrà accadere, resiste al cambiamento.
Ignoranza e paura si alimentano in una spirale vertiginosa che porta al deterioramento più o meno graduale del sistema sociale. Più l’uomo ha paura di cambiare, più tende a essere ignorante. Più è ignorante, più ha paura di cambiare, perché vede nel cambiamento qualcosa che richiede conoscenza. Egli lascia che siano i sapienti a gestire le situazioni. Egli non li sceglie: semplicemente dato che ha paura, i sapienti devono esistere. Ed essi esisteranno perché lui lascerà che esistano. Ma le situazioni gestite dai sapienti beneficeranno, presumibilmente in primo luogo e soprattutto, i sapienti stessi che le hanno gestite. Più paura e ignoranza sono diffuse, più il beneficio per i timorosi ignoranti sarà ridotto.

Per concludere, vorrei tornare un attimo a quanto ho detto in precedenza: le banche commerciali e la banca delle banche, la banca centrale, costituiscono la causa evidente di ogni collasso economico. La causa evidente — la scenografia fondamentale, come l’ho chiamata. Infatti, la causa profonda, gli attori principali sono la paura di cambiare e l’ignoranza.

Ma essendo la paura un fatto razionale, logico, dato che — come ho detto — tutto è razionale, l’uomo deve solo accettare di essere un frutto logico. Che cosa è la logica se non il discorso dato da tutto quello che esiste? Il discorso, il racconto.
Per quanto straordinaria sia la capacità compositiva del legislatore bancario, per quanto valga per la macchinazione bancaria ciò che Ovidio ha detto dello scultore Pigmalione, la cui arte, in virtù della sua perfezione, nasconde il fatto stesso di essere arte (Metamorfosi, X, 252: «ars adeo latet arte sua»), facendola apparire un corpo indivisibile, l’uomo che riconosce pienamente di essere un frutto logico, l’uomo senza paura, è in grado di scomporre il corpo nelle sue parti, pur non dimenticando che quelle parti si perdono per necessità l’una nell’altra, generando unità.

Lascia che la paura sia parte della razionalità, ed essa certamente non smetterà di confondersi con tutto il resto, confondendo l’uomo, essendo la condivisione, la confusione, essenza della logica, ma sarà vista anche da sola, per quello che è: un attore nel complesso. E l’uomo se ne libererà.

Buon cambiamento!

stefano libey musumeci
milano, 1 ottobre 2013

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Con i suoi contributi, traduzioni o testi originali, Stefano Libey Musumeci vuole rispondere alla necessità di individuare il funzionamento della realtà. L’autore ritiene che l’approccio logico costituisca il modo migliore per comprendere il mondo. L’approccio logico può solidamente svilupparsi soltanto attraverso una visione polimatica, cioè volgendo costantemente lo sguardo verso molteplici ambiti del sapere. Infatti, la dedizione a diversi ambiti scientifici permette di trovare tra differenti dinamiche analogie, che in assenza di interdisciplinarietà non sarebbero mai trovate. Solamente in questa maniera, cioè attraverso una visione polimatica, attraverso l’amore per il sapere nel suo complesso, è possibile enucleare la logica che sottende il mondo.

Per soddisfare l’esigenza di comprendere la realtà, i polimatici Stefano Libey Musumeci (s.libey@re-think-now.com) ed Émilie Ciclet (e.ciclet@re-think-now.com) hanno fondato l’iniziativa RE-THINK NOW, dove legge ed economia incontrano logica, ontologia (teoria dell’esistenza) ed epistemologia (teoria della conoscenza).

Libey cura il weblog filosofico-poetico StefanoLibey.