Albert Jay Nock: una voce della “Old Right” contro il New Deal – Introduzione e cenni biografici

Con grande piacere, per gentile concessione, pubblichiamo la tesi di laurea (a.a. 2009 / 2010) in scienze politiche (Università degli studi di Milano, Facoltà di Scienze Politiche – Relatore: Prof. Marco Bassani) di Patrick Rota. Si tratta di un accurato lavoro di ricerca e ricostruzione storica del movimento della “Old Right” e, in particolare, di uno dei suoi esponenti più noti: Albert Jay Nock.

Mises Italia

«The practical reason for freedom, then, is that freedom seems to be the only condition under which any kind of substantial moral fibre can be developed» [1].

«L’argomento di ordine pratico in favore della libertà, allora, è il seguente: la libertà sembra essere l’unica condizione in virtù della quale ogni tipo di solida moralità possa svilupparsi».

Albert J. Nock

Ho scelto diLibertarianOldRight introdurre la mia tesi con questa citazione di Albert Jay Nock perché ritengo vi sia contenuto il fulcro principale attorno al quale ruota il mio  elaborato:  le  conseguenze  di  un  regime  più  o  meno  liberale  sulla società ed i suoi membri.

Nock  giustifica  la  difesa  della  libertà,  rigorosamente  intesa  nella  sua accezione “negativa”, da due diversi fronti: da un lato è inviolabile poiché diritto naturale  dell’individuo, dall’altro è ritenuta la condizione necessaria affinché si possa sviluppare una sana moralità che conduca ad un’altrettanto sana civilizzazione. L’affermarsi del New Deal di Roosevelt viene così considerato un sostanziale attacco ad entrambe le asserzioni, offensiva che suscita il risentimento di Nock e di tutti gli intellettuali nelle fila della “Old Right”.

L’elaborato, quindi, si propone di analizzare l’impianto teorico di A. J. Nock e le considerazioni politico – sociologiche da esso derivate. Mostrerò come tali riflessioni rappresentino una dura presa di posizione contro il New Deal, una critica mirata alle basi teoriche che motivarono le riforme di Roosevelt.

Inoltre, contestualizzerò il contributo nockiano all’interno della tradizione conservatrice  statunitense, evidenziando la comparsa e l’evoluzione della cosiddetta  “Old  Right”.  Facendo  riferimento  a  quest’ultima,  riporterò  le posizioni anti – New Deal dei principali intellettuali aderenti, tra cui compare ovviamente lo stesso Nock.

Il primo capitolo è dedicato alla presentazione di Nock e del suo pensiero, quest’ultimo ricostruito facendo riferimento alle sue opere più significative in campo politico e sociologico.

Il secondo descrive la nascita della “Old Right”, le dinamiche interne ed i personaggi che la animano; in chiusura viene sottolineato il ruolo basilare di Nock in relazione ad essa.

Nel terzo capitolo viene brevemente riassunto il percorso riformistico del New Deal, dalle origini fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Si tratta di  una  sintesi   volutamente  schematica:  il  fine  è  quello  di  delineare oggettivamente quali trasformazioni      Roosevelt ha introdotto, cosa effettivamente il New Deal ha “creato”.

Il quarto capitolo, infine, presenta l’antagonismo dei componenti della “Old Right”  verso  l’operato  di  Roosevelt.  Vi  sono  citati molti dei principali intellettuali che, negli anni Trenta, condividendo posizioni libertarie ed isolazioniste, affiancarono Nock nell’opposizione all’espansione statalista.

2. Albert Jay Nock: individualista radicale

Individualista nel metodo e radicale nelle conclusioni, Albert J. Nock fu uno dei protagonisti principali dell’opposizione conservatrice negli anni del New Deal. Intellettuale  diviso tra grandi classici e goliardia rinascimentale, ha comunque  trovato  il  tempo  per riflessioni  politico  –  sociali  di  grande spessore. Dopo alcuni brevi cenni  biografici, tenterò di ricostruire il suo pensiero passando in rassegna le sue opere più rilevanti.

2.1. Cenni biografici [2]

Albert Jay Nock nasce a Scranton, Pennsylvania, il 13 ottobre del 1873. E’ l’unico figlio di Emma Sheldon Jay, discendente di protestanti francesi, e Joseph Albert, operaio in  acciaieria e reverendo della Chiesa Episcopale Protestante.

Cresce a Brooklyn, alla periferia di New York, in una tipica famiglia di classe media  americana;

«[…] i  miei genitori erano  abbastanza poveri,  ma  in qualche modo non abbiamo mai sentito la mancanza di ciò di cui avevamo bisogno […]»[3],

dice Nock nel suo bozzetto autobiografico.

Impara  a  leggere  entro  le  mura  domestiche,  scoprendo  la  propria predisposizione per la letteratura, in particolare per i classici greci e latini, grazie  alla  considerevole  mole  di  libri  posseduti  dal  padre.  La  prima esperienza scolastica  arriva a 14 anni: dopo una breve parentesi in un collegio protestante di Pekin, Illinois,  entra al St. Stephen’s College (oggi Bard College) nel 1887.

Concluso il ciclo di studi, frequenta un seminario teologico che lo introduce alla Chiesa  Episcopale: nel 1897 diventa assistente del rettore nella St. James Church a Titusville, Pennsylvania; poi, nel 1899, prende il posto del rettore.

E’ proprio a Titusville che Nock conosce sua moglie, Agnes Grumbine; la sposa nel 1900 e diventa padre di due figli, Samuel e Francis. Mentre viene chiamato dalla Christ  Episcopal Church a Blacksburg, Virginia e dalla St. Joseph’s Church di Detroit, decide però di divorziare; non si sposerà più.

Da qui in avanti Nock lascia in disparte le pratiche clericali: comincia a frequentare il Players Club [4]  ed inizia ad interessarsi alle questioni politiche e sociali che lo circondano, dedicandosi prima allo studio ed in seguito alla stesura di numerosi articoli. I suoi pungenti editoriali si fanno spazio in molteplici riviste (American Magazine, The Nation, The American Mercury, Atlantic Monthly, The New Freeman, Harper’s, Scribner’s Magazine, ecc..) e nel 1920 contribuisce a fondare, assieme al liberale Francis Neilson, il periodico di riflessione politico – economica The Freeman, dove ricopre il ruolo di co-redattore fino al 1924.

The  Freeman  entra  però  in  difficoltà  e  fallisce;  egli  parte  alla  volta  di Bruxelles.  Tornato a New York, diventa grande amico del saggista Henry Louis Mencken (1880 – 1956), con il quale manterrà in futuro un rapporto duraturo di grande rispetto reciproco.

Nock è ormai giornalista freelance, scrittore e saggista a tempo pieno: divide  i  suoi  sforzi  tra  produzioni  politico  –  sociologiche  e studi  sulla letteratura, in particolare quella francese; unendo non di rado le due cose, dà vita a saggi dallo stile inconfondibile, unici nel loro genere. Nel periodo del New Deal la sua attività è più che  mai prolifica: l’operato di Franklin Delano Roosevelt rappresenta una soluzione politica  totalmente contraria agli ideali liberali sostenuti dalla “Old Right” e subisce così le  martellanti critiche di tutti i suoi membri, Nock in testa.

Tra il 1931 ed il 1933 ricopre il ruolo di professore associato allo stesso Bard College  che lo vide tra i suoi studenti; nelle lezioni tenute già sono presenti le basi di quello  che  diverrà il suo principale libro politico, Our Enemy, the State, pubblicato nel 1935.

Con  l’arrivo  degli  anni  ’40  decide  di  preparare  il  materiale  per  una autobiografia;  il  lavoro  termina  nel  1943  con  l’uscita  di  Memoirs  of  a Superfluous Man.

Di lì a poco si ammala di leucemia linfatica e si trasferisce a Wakefield, Rhode Island. Viene a mancare il 19 agosto del 1945.

Patrick Rota

Note:

[1] Nock, Albert Jay (1928), “On Doing the Right Thing”, in On Doing the Right Thing and Other Essays. New York: Harper and Brothers, p. 173.

[2] Buona parte del materiale raccolto per la stesura di questa breve biografia  proviene dall’articolo di Jim Powell, “Albert Jay Nock: A Gifted Pen for Radical Individualism”, The Freeman. March 1997, Vol. 47.

[3] Nock, Albert Jay (1991), “Autobiographical Sketch”, in The State of the Union: Essays in Social  Criticism.  (edited  by  Hamilton,  Charles  H.),  Indianapolis:  Liberty  Press/Liberty Classics, p. 24.

[4] Club newyorkese fondato nel 1888 dall’attore Edwin Booth. Quando Nock entrò a farvi parte era frequentato da diversi esponenti del mondo intellettuale dell’epoca.