La tossicità dell’ambientalismo | II parte

PollutionIl principio anti-umano del valore intrinseco della natura risale, nel mondo occidentale, a San Francesco d’Assisi, il quale credeva nell’uguaglianza fra tutte le creature viventi: uomini, bovini, uccelli, pesci e rettili. Infatti, precisamente grazie a questa affinità filosofica e alla volontà della propaggine ambientalista “mainstream”, San Francesco d’Assisi è stato ufficialmente dichiarato santo patrono dell’ecologia dalla Chiesa Cattolica Romana[1].

La nozione del “valore intrinseco della natura” finisce, ovviamente, per attribuire lo stesso tipo di “qualità” essenziale anche a foreste, fiumi, colline e canyon – in pratica, a tutto ciò che non sia umano. L’influenza di questa idea si può riscontrare persino nel Congresso degli Stati Uniti e in alcune dichiarazioni, come quelle recenti del Rappresentante dell’Arizona Morris Udall, secondo cui un arido e gelido deserto nel nord dell’Alaska, presso il quale sarebbero localizzati alcuni depositi di petrolio, deterrebbe tutte le caratterstiche di “un luogo sacro”, che non dovrebbe essere “intaccato”, tantomeno da piattaforme e oledototti. Dalla dichiarazione di supporto di un rappresentante della Wilderness Society, si evince che “vi è l’urgenza di salvaguardare il luogo, non tanto per via della fauna selvatica o dell’attività umana, ma poiché ivi è necessario.” Si è deciso, inoltre, di sacrificarne i possibili interessi umani finanche per il bene di lumache e gufi maculati.

L’idea del valore intrinseco della natura implica, inevitabilmente, il desiderio di distruggere l’uomo e il suo lavoro, poiché essa alimenta continuamente la percezione dell’uomo come “devastatore” sistematico del bene e che, di conseguenza, agirà altrettanto sistematicamente per realizzare il male. Allo stesso modo in cui l’uomo percepisce lupi, coyote e serpenti a sonagli come il “male”, poiché questi divorano regolarmente il bestiame e le pecore che egli qualifica come fonte di cibo e indumenti, così, tenendo fede al dogma del valore intrinseco della natura, gli ambientalisti vedono nell’uomo il “male”; nondimeno, nel perseguimento del proprio benessere, egli distrugge regolarmente quella fauna, quelle foreste e quelle formazioni rocciose che gli ambientalisti giudicano “sacre”. Pertanto, da questa prospettiva, il grado di presunta “distruttività” dell’uomo è direttamente proporzionale alla sua fedeltà nei confronti della sua natura essenziale.

L’uomo è l’essere razionale per eccellenza. È la sua applicazione della ragione nella scienza, nella tecnologia e nel progresso industriale che gli permette di agire sulla natura in maniera così incisiva. Dunque, è proprio per il fatto di possedere e di usare la ragione – nella tecnologia, come nell’industria – che diviene oggetto di cotanto odio.

La dottrina del valore intrinseco della natura rappresenta soltanto la “razionalizzazione” di un odio di fondo verso l’uomo. Essa è così invocata oggi, non per tutelare la natura da una presunta “negazione” di ogni suo valore, bensì, in realtà, come semplice pretesto per disconoscere qualsiasi qualità all’essere umano.

Facciamo un esempio: i caribù si nutrono di vegetazione, i lupi si cibano dei caribù e i microbi attaccano i lupi. Ciascuno di essi, a detta degli ambientalisti, possiede un proprio “valore intrinseco”. L’uomo, invece, è sprovvisto di una qualsiasi “linea di condotta”. Egli dovrebbe, forse, adoperarsi per tutelare il “valore intrinseco” della vegetazione dalla sua distruzione ad opera dei caribù? O dovrebbe invece agire per proteggere il “valore intrinseco” dei lupi dagli attacchi dei microbi? Nonostante ciascuno di questi presunti “valori intrinseci” sia teoricamente in gioco, l’uomo non è chiamato a fare nulla.

In quale caso il principio del “valore intrinseco” potrebbe servirgli da guida al fine di comprendere il suo obiettivo? Solamente nel caso in cui attribuisca valore a qualcosa. A quel punto, però, è chiamato a non intaccarne l’”essenza”. Ad esempio, il valore intrinseco della vegetazione costituirebbe una “guida” e uno “stimolo” per l’azione dell’uomo solo quando vi sia qualcosa che egli desidera e che “appartiene” a quel contesto, come per esempio il petrolio. Ma, come nel caso dell’Alaska, proprio il riconoscimento di quel “valore intrinseco” nella natura serve a dissuaderlo dal suo intento. In altre parole, il vero scopo della “dottrina del valore intrinseco” non è altro che annientare qualsiasi velleità nell’uomo: puro nichilismo.

In base a quanto è stato detto è del tutto comprensibile che istituire un ufficio pubblico, come quello recentemente proposto in California, di “avvocati dell’ambiente”, equivarrebbe a costituire un dipartimento di “avversari dell’attività umana”. La funzione di una siffatta struttura sarebbe volta a impedire o limitare agli esseri umani lo svolgimento delle loro attività, per il semplice motivo che essi sono esseri umani.

Indubbiamente, il movimento ambientalista in sé non rappresenta qualcosa di puramente “malvagio”. Del resto, se così fosse, in pochi vi presterebbero fede. Diversamente, per usare una similitudine quantitativa, vi è del “marcio” in proporzione di diversi ppt (parts per ten). Frammiste al caos di quell’ambientalismo “tossico”, vi sono anche iniziative che hanno lo scopo dichiarato di promuovere la vita umana e il benessere; alcune fra queste, prese singolarmente, potrebbero in effetti perseguire con successo questi obiettivi. Il problema è la “dannosità” globale della miscela. Per questa ragione, chi si “abbevera” di ambientalismo, ingurgiterà irrimediabilmente un veleno.

Considerando il nichilismo di fondo del movimento, non è certamente possibile accettarne come oro colato i propositi di migliorare il benessere e la vita umana, soprattutto dal momento che sposarne i precetti imporrebbe alle persone privazioni e costi immani. Nulla, infatti, potrebbe essere più assurdo e pernicioso del prendere consigli su come migliorare la propria vita da coloro i quali si augurano la morte dei propri simili e che provano soddisfazione nel vedere gli esseri umani assaliti dal terrore visto che, come abbiamo mostrato in precedenza, sono precisamente queste le aspirazioni principali del movimento ambientalista. E questo, va sottolineato, vale a prescindere dalle “credenziali” scientifiche o accademiche di un individuo. Se un qualsiasi presunto scienziato confida nel dogma del “valore intrinseco” della natura, allora, affidarsi alle sue ricette equivale a prestarsi alle terapie di un medico che sta dalla parte dei germi, invece che del paziente.

Naturalmente, le commissioni del Congresso, che accolgono le istanze di presunti “esperti” per lo sviluppo di una “legislazione ambientale”, dovrebbero essere coscienti di questo fatto e tenerlo sempre in considerazione.

Non sorprende che, quasi in tutti i casi, le tesi formulate dagli ambientalisti si rivelino false o semplicemente assurde. Consideriamo, ad esempio, il recente caso dell’Alar, uno spray chimico utilizzato per diverso tempo allo scopo di preservare il colore e la freschezza delle mele. Venne constatato come, nonostante i “reclami” degli ambientalisti fossero apparentemente giustificati dal fatto che l’utilizzo di Alar avrebbe provocato 4,2 morti per milione nell’arco di un periodo di settant’anni, cibarsi di mele sulle quali veniva spruzzato questo spray era, in realtà, meno pericoloso che guidare per andare al supermercato a comprare le mele (tenete presente che 4,2 morti per milione in settant’anni vuol dire che ogni anno, negli Stati Uniti, su una popolazione di circa 250 milioni di persone, pressappoco 15 decessi sarebbero attribuibili all’Alar! Questo è, infatti, il risultato ottenuto moltiplicando 4,2 per 250 milioni e dividendo per 70. Sempre nell’arco di un anno, negli Stati Uniti, si verificano circa cinquanta mila decessi a causa di incidenti automobilistici, la maggior parte dei quali avvengono a pochi chilometri dalle abitazioni delle vittime; appare, quindi, verosimile suppore che ben più di quindici persone sarebbero coinvolte in tali incidenti mentre fanno ritorno da un supermercato o vi si stanno dirigendo)! Ciò nonostante, venne a ingenerarsi una situazione di panico tale da provocare un crollo nelle vendite di mele, con il conseguente disastro finanziario patito da un numero incalcolabile di coltivatori, nonché la potenziale scomparsa dell’Alar.

Prima ancora del panico generato dall’Alar, ci fu quello scatenato dall’amianto. Secondo quanto riportato dalla rivista Forbes, in relazione alle forme con le quali viene normalmente impiegato negli Stati Uniti, le probabilità di morire a causa dell’amianto sono solamente un terzo rispetto a quelle di essere colpiti da un fulmine.

In aggiunta, vi sarebbe anche il presunto danno causato ai laghi dalle piogge acide. Stando a quanto affermato da Policy Review, l’acidificazione dei laghi non sarebbe il risultato della pioggia acida, bensì della cessazione delle operazioni di registrazione nelle aree colpite e della conseguente assenza dell’alcalino di dilavamento, prodotto da tali operazioni, le quali hanno contribuito a rendere “non-acidi” , per diverse generazioni, dei laghi naturalmente acidi.

Oltre a questi casi, citiamo le note isterìe sulla diossina nel terreno a Times Beach, Missouri, della trielina nell’acqua potabile a Woburn, nel Massachussetts, delle sostanze tossiche nel Love Canal e delle radiazioni di Three Mile Island. A detta del Professor Bruce Ames, uno dei massimi esperti mondiali sul cancro, la quantità di diossina che chiunque avrebbe respirato a Times Beach era di gran lunga inferiore a quella nociva per l’uomo e, in realtà, il “danno” concreto provocato dalla medesima sostanza ai residenti di Times Beach era inferiore a quello di un bicchiere di birra (la stessa Agenzia per la Protezione dell’Ambiente ha successivamente ridotto di quindici sedicesimi il grado di pericolosità della diossina).

Per quanto riguarda Woburn, secondo Ames, la maggioranza dei seguenti casi di leucemia accertati era statisticamente casuale e la quantità di acqua potabile, in realtà, era superiore alla media nazionale di sicurezza; dunque, a differenza di quanto era stato paventato, non fu la contaminazione dell’acqua a provocare la leucemia.

Nel caso del Love Canal – chiarisce sempre Ames – alcune indagini hanno dimostrato che il tasso di insorgenza di patologie tumorali fra gli ex residenti del luogo non oltrepassava la media nazionale (siamo costretti a definirli “ex residenti”, dacché il panico e le evacuazioni forzate, fomentate dall’allarmismo ambientalista, hanno spinto la maggior parte della popolazione ad abbandonare l’area).

A Three Mile Island, nessun residente è deceduto, né ha subito un’ulteriore esposizione alle radiazioni a seguito dell’incidente. Inoltre, secondo alcuni studi riportati sul New York Times, il tasso di mortalità per cancro fra i residenti non era più alto di quello della media, né è aumentato in seguito.

Saggio di George Reisman su Mises.org

Traduzione di Pasquale Salcina

Link alla prima parte

Note

[1]  Contrariamente a quanto addotto dall’Autore, il quale sembra cadere nella trappola propagandistica ecologista, il pensiero di San Francesco d’Assisi – nonché del suo presunto attribuire “valore intrinseco alla natura”, nel famoso  Cantico delle Creature  – non va letto nell’accezione egualitarista, e merita un’analisi muovendo da un approccio diametralmente opposto: “Si tratta di una preghiera al Signore in cui in contemporanea si loda l’Onnipotente per le sue creature e si invita quest’ultime a lodare il loro Creatore. La questione fondamentale è quale ruolo svolga l’umanità nel contesto del “Cantico delle creature”. Insieme alle lodi al Signore, i benefici del sole che scalda, dell’acqua che disseta, sono tutti riferiti al bene dell’uomo. Il centro di tutto è l’Altissimo a cui va riferita ogni lode, gloria e onore; tuttavia non è un Dio solitario che con la sua onnipotenza “brucia” ed elimina tutto ciò che lo circonda, ma anzi dà vita e vuole che ci sia altro oltre a sè. Le creature sono menzionate per se stesse, ma pure per le loro caratteristiche delle quali anche l’uomo beneficia, come della luce del fuoco che illumina la notte, l’acqua che è utile e preziosa, la terra che nutre e sostenta tutti noi. In questo testo l’uomo è colui che, in quanto destinatario dei doni del Signore, proclama tale lode contemplando, ossia guardando con stupore, il Creatore e la sua creazione.

Si veda al riguardo: Francesco non è un ecologista da corteo. [NdR]