I governi creano davvero occupazione?

Uno slogan ripetuto da svariati governi è quello dell’obiettivo di “piena occupazione”, ritenuto raggiungibile se solo si riuscisse nel duplice sforzo di assegnare un posto di lavoro a sempre più persone da un lato e di intervenire per ostacolarne il licenziamento dall’altro. Non si rendono conto, però, di quali e quante distorsioni alla struttura economica provochi una tale illusoria corsa verso un risultato puramente quantitativo.

Il benessere di una società, un sintomo del quale è la possibilità che in famiglia sia un solo genitore a lavorare, progredisce quando invece si punta all’aumento della produttività. E’ quanto accaduto nell’era di transizione da economia prevalentemente agricola a industriale: la meccanizzazione di numerosi processi ha permesso al singolo individuo di moltiplicare, a parità di tempo impiegato, la resa del proprio raccolto.

Il video del Prof. Horwitz riportato i calce chiarisce questo equivoco ancora oggi assai diffuso: a ben vedere, la logica di chi persegue la piena occupazione non si discosta molto da quella dei famigerati luddisti, contrari all’utilizzo di telai meccanici poiché a loro detta impoverivano la società di posti di lavoro.

Traduzione a cura di Alessandro Carosi.