Banche, Inflazione e Grande Guerra

Pubblichiamo di seguito il primo estratto dalla traduzione italiana di Stefano Libey Musumeci dell’opera Banking and the Business Cycle di C. A. Phillips, T. F. McManus e R. W. Nelson.

I brani proposti sono i capitoletti Banking in Relation to War Finance (3), Extent of Inflation (5) e Forces Underlying Inflation (6), contenuti nel capitolo II Generating the Great Depression.

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Acronimi
FRA = Federal Reserve Act
FRS = Federal Reserve System

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3. Il sistema bancario e la Grande Guerra

La Guerra Mondiale fu probabilmente la guerra più riprovevolmente finanziata nella storia dal punto di vista di una sana politica fiscale. La minor parte dei costi monetari della guerra fu finanziata dalla tassazione, mentre la maggior parte di questi costi fu finanziata dall’inflazione del primo o del secondo tipo, rendendo così la metodica di finanziamento di questo conflit3671to diversa da qualunque metodica di finanziamento bellico del secolo scorso [1]. Hartley Withers stima che nel caso dell’Inghilterra il 17,5% dei costi della guerra fu coperto dalla tassazione [2], e Josiah Charles Stamp afferma che da questo punto di vista l’Inghilterra si comportò meglio di qualunque altro stato belligerante europeo [3]. Altrove Stamp stima che nel caso dell’Inghilterra il 63% dei costi delle Guerre Napoleoniche fu coperto dalla tassazione [4]. Il Report of the Committee on War Finance dell’American Economic Association stima che negli Stati Uniti la porzione dei costi della Grande Guerra coperta dalla tassazione fu pari al 25% [5]. Come detto in precedenza, tutti i Paesi coinvolti nella Grande Guerra, con l’eccezione degli Stati Uniti, ricorsero all’antico espediente inflattivo delle banconote. Ma gli Stati Uniti, insieme a praticamente tutte le altre nazioni, utilizzarono quella forma di finanziamento bellico che Withers chiama «il modo peggiore di ottenere fondi monetari per la guerra o per qualunque altro proposito» [6] e che Oliver Mitchell Wentworth Sprague sostiene essere «la più potente causa del generale incremento dei prezzi durante i periodi bellici» [7], cioè il modo di ottenere il denaro dalle banche o emettendo obbligazioni direttamente alle banche, per le quali le banche pagano creando nuovi crediti a favore del Governo, o vendendo obbligazioni a individui che coprono le loro sottoscrizioni prendendo in prestito dalle banche i crediti che sono appositamente creati per tale scopo. Questo fu il modo in cui la parte più consistente dei costi monetari della Guerra Mondiale fu aumentata da tutti i Paesi coinvolti, e si può affermare con sicurezza che tale modo fu impiegato in proporzione maggiore rispetto a qualunque precedente guerra. È quindi desiderabile indagare nel dettaglio il modo in cui la macchina bancaria fu utilizzata a tale scopo. Per fare questo, tuttavia, è necessario mettere in evidenza un particolare aspetto della teoria bancaria che non fu compreso né riconosciuto dagli autori che si sono dedicati all’esposizione di tale teoria fino a che il periodo del finanziamento bellico non lo mise chiaramente in luce.

 

Note

[1] Il secolo XIX. Il presente libro di Chester Arthur Phillips et alii fu pubblicato nel 1937. Libey

[2] Hartley Withers, Bankers and Credit, Eveleigh Nash & Grayson, Londra 1924, p. 59.

[3] Josiah Charles Stamp, Taxation During the War, Humphrey Sumner Milford, Londra 1932, p. 133.

[4] Josiah Charles Stamp, The Financial Aftermath of War, Charles Scribner’s Sons, New York 1932, p. 41.

[5] Committee on War Finance, Report of the Committee on War Finance of the American Economic Association, in The American Economic Review Supplement No. 2, marzo 1919, vol. IX, no. 1, p. 119.

[6] Hartley Withers, Bankers and Credit, Eveleigh Nash & Grayson, Londra 1924, p. 42.

[7] Oliver Mitchell Wentworth Sprague, “Loans and Taxes in War Finance”, in The American Economic Review Supplement, marzo 1917, vol. VII, no. 1, p. 200.

 

5. Dimensioni dell’inflazione nel periodo 1914–1920

[Indaghiamo] le dimensioni dell’inflazione nel 1914–1920, che sono illustrate schematicamente dalla Tabella I.

01 - 001 phillips - sistema bancario e ciclo economico

Tabella i – Prestiti, investimenti e depositi, il sistema bancario statunitense nel suo complesso, e prezzi delle commodity all’ingrosso, 1914–1920. Cifre relative al mese di giugno.

Fonti: per le cifre afferenti al sistema bancario, Board of Governors of the Federal Reserve System, 15° Annual Report, 1928, tabelle 44 e 45, p. 111; per i prezzi all’ingrosso, U.S. Bureau of Labor Statistics.

Come possiamo osservare, i prestiti e gli investimenti furono più che raddoppiati nei sei anni dal 1914 al 1920. A questo raddoppiamento si accompagnò un accrescimento dei depositi nell’intero sistema bancario statunitense, in quanto i depositi, come abbiamo puntualizzato in precedenza, sono creati principalmente da prestiti e investimenti. L’aumento dei depositi in questo breve periodo fu maggiore dell’aumento complessivo dei depositi nel corso di tutta la storia antecedente dell’attività bancaria negli Stati Uniti. Il risultato fu un enorme incremento del livello generale dei prezzi, come mostrato dalle cifre.

 

6. Forze alla base dell’inflazione

David Friday, nel suo libro Profits, Wages, and Prices, afferma di non comprendere questo considerevole incremento del livello generale dei prezzi durante il periodo bellico. In merito alla situazione statunitense, scrive:

Quelli che tra noi si erano opposti a Bryan nel 1896 [1], credendo che il mantenimento del gold standard avrebbe assicurato un livello dei prezzi stabile sono sorpresi da questo fenomeno senza precedenti. Se avessimo abbandonato il gold standard e avessimo adottato un regime di moneta cartacea irredimibile, o anche se avessimo abbracciato un silver standard, la cosa avrebbe potuto essere spiegata in base alle leggi della teoria economica. Ma come il livello dei prezzi possa raddoppiare o aumentare della metà mentre il gold standard rimane in corso è difficile da spiegare. [2]

Eppure, la cosa può essere spiegata dalle leggi della teoria economica. Dobbiamo solo mettere il credito bancario al posto della moneta cartacea irredimibile. Il credito bancario, nella nostra epoca, è più potente nella determinazione del livello dei prezzi che non banconote circolanti o moneta cartacea irredimibile. Come osserva giustamente Ralph George Hawtrey, «non è l’oro a controllare il denaro, ma è il denaro a controllare il valore dell’oro […] L’oro segue necessariamente il denaro. L’idea che il denaro segua l’oro è un inganno» [3]. Il credito bancario, come è noto, costituisce ora il 90% o più della funzione monetaria del Paese, e rappresenta il più importante fattore causale a influire sul livello dei prezzi. Di qui deriva il valore del denaro.

Friday spiega l’incremento dei prezzi nel Paese come dovuto a un’accresciuta domanda europea di beni statunitensi per finalità belliche. [4] Wesley Clair Mitchell è dello stesso parere. [5] Conveniamo che tale aumento della domanda europea abbia significativamente accresciuto i prezzi negli Stati Uniti, ma questo soltanto non è sufficiente a spiegare la considerevole entità dell’incremento. Infatti, è importante notare che fino al settembre 1915, dopo un anno di domanda europea e dopo l’afflusso di oltre $300 mln in oro dall’estero, il livello dei prezzi in questo Paese fosse ancora fermo a 100 (con il 1913 come anno base).

La spiegazione primaria di come il livello dei prezzi sia potuto raddoppiare o aumentare del 50% in cinque anni mentre gli Stati Uniti erano ancora in un regime di gold standard riteniamo sia da individuare nell’instaurazione di un sistema di centralizzazione bancaria nella forma del FRS sull’intera struttura delle banche commerciali degli Stati Uniti. Fu nell’ultimo quadrimestre del 1915 che ebbe inizio un drastico aumento del credito circolante del FRS, e fu con l’accrescimento dei depositi nel secondo semestre dello stesso anno che cominciò il reale incremento dei prezzi. Non neghiamo che un fattore causale dell’inflazione dei prezzi fosse individuabile nelle enormi quantità di oro affluite in questo Paese dall’Europa durante i primi anni della Grande Guerra. Ma nonostante questi afflussi di oro, senza l’instaurazione del sistema di centralizzazione bancaria, o bankers’ banking, sul sistema bancario statunitense, quasi coincidente con lo scoppio della guerra, l’inflazione durante il periodo bellico non avrebbe potuto progredire ai livelli a cui è progredita, o almeno non avrebbe potuto progredire in questo modo senza la sospensione del gold standard e senza il ricorso alla moneta cartacea irredimibile.

Dunque, la spiegazione cruciale dell’incremento dei prezzi durante la Guerra Mondiale è da individuare nell’operato del FRS. Abbiamo già detto che il FRA ha apportato molti importanti cambiamenti nel sistema bancario degli Stati Uniti. Questi cambiamenti ebbero effetti così significativi, durante e dopo la guerra, che è desiderabile a questo punto considerarne in dettaglio alcuni tra i più rilevanti. Infatti, questi cambiamenti, unitamente all’operatività complessiva del FRS durante la guerra e nel periodo postbellico, indicano la strada verso la spiegazione della Grande Depressione. L’esposizione che segue non è da intendersi come una critica della centralizzazione bancaria o del FRS. È da intendersi piuttosto come una chiarificazione del modo in cui l’installazione di un sistema di centralizzazione bancaria in un’area dove in precedenza non esisteva abbia realizzato vaste potenzialità di espansione creditizia.

 

Note

[1] David Friday allude al Discorso “Cross of Gold” pronunciato l’8 luglio 1896 da William Jennings Bryan (1860–1925) alla Democratic National Convention tenuta al Chicago Coliseum dal 7 all’11.
Il Discorso è disponibile in formato audio e testuale all’url http://historymatters.gmu.edu/d/5354/.
Accesso effettuato il 2 maggio 2011.
Libey

[2] David Friday, Profits, Wages, and Prices, Harcourt, Brace & Howe, New York 1920, p. 133.

[3] Ralph George Hawtrey, in <em<Journal of the Royal Statistical Society, 1931, vol. XCIV, parte IV, p. 549.

[4] David Friday, Profits, Wages, and Prices, Harcourt, Brace & Howe, New York 1920, p. 139: «Così l’Europa ha alzato i nostri prezzi […]».

[5] Wesley Clair Mitchell, in The American Economic Review Supplement, marzo 1920, vol. X, no. 1, p. 131: «Indubbiamente un impeto proveniente dall’Europa ha mandato i prezzi di questo Paese al rialzo».

 


 

Nota sugli autori al momento della pubblicazione di Banking and the Business Cycle: A Study of the Great Depression in the United States (1937)

Chester Arthur Phillips, PhD.
Dean al College of Commerce, State University of Iowa.

Scrive Bank Credit: A Study of the Principles and Factors Underlying Advances Made by Banks to Borrowers, pubblicato nel 1931 quando è Professore di Economia al Dartmouth College e Professore di Scienze Bancarie e Finanziarie alla Amos Tuck School of Administration and Finance.

Thomas Francis McManus, PhD.
College of New Rochelle, New York.

Richard Ward Nelson, PhD.
State University of Iowa.

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Murray Newton Rothbard (1926–1995), autore di Man, Economy, and State (1962) e What Has Government Done to Our Money? (1963), annoverò Banking and the Business Cycle: A Study of the Great Depression in the United States (1937) tra i 20 libri di economia più importanti apparsi nel Novecento.

Testo originale: Phillips|McManus|Nelson, Banking and the Business Cycle, pp. 14–15, 19–22

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Traduzione di Stefano Libey Musumeci

Con i suoi contributi, traduzioni o testi originali, Stefano Libey Musumeci vuole rispondere alla necessità di individuare il funzionamento della realtà. L’autore ritiene che l’approccio logico costituisca il modo migliore per comprendere il mondo. L’approccio logico può solidamente svilupparsi soltanto attraverso una visione polimatica, cioè volgendo costantemente lo sguardo verso molteplici ambiti del sapere. Infatti, la dedizione a diversi ambiti scientifici permette di trovare tra differenti dinamiche analogie, che in assenza di interdisciplinarietà non sarebbero mai trovate. Solamente in questa maniera, cioè attraverso una visione polimatica, attraverso l’amore per il sapere nel suo complesso, è possibile enucleare la logica che sottende il mondo.

Per soddisfare l’esigenza di comprendere la realtà, i polimatici Stefano Libey Musumeci (s.libey@re-think-now.com) ed Émilie Ciclet (e.ciclet@re-think-now.com) hanno fondato l’iniziativa RE-THINK NOW, dove legge ed economia incontrano logica, ontologia (teoria dell’esistenza) ed epistemologia (teoria della conoscenza).

Libey cura il weblog filosofico-poetico StefanoLibey.