Albert Jay Nock: una voce della “Old Right” contro il New Deal – Breve storia del New Deal / II

4.3. Il secondo New Deal

Lo slancio riformistico newdealaiutò inizialmente la ripresa, ma fu una parentesi di breve durata: dalla primavera del 1934 a quella del 1935 gli indici economici rimasero statici; il reddito nazionale aumentò ed i disoccupati diminuirono di due milioni, ma ciò non bastava ad alimentare le speranze per il futuro.

La nazione fu pervasa da un’ondata di violenti scioperi, spinti dai sindacati che  chiedevano a gran voce l’aiuto del governo, peraltro promesso dal NIRA, nelle contrattazioni con i datori di lavoro. Inoltre parecchi sostenitori di Roosevelt cominciarono a preoccuparsi sia per l’ampia regolamentazione dell’iniziativa privata, sia per il crescente disavanzo pubblico causato dalle spese per i programmi assistenziali avviati [51].

Il presidente era comunque  ancora  ben  visto  dalla  maggioranza  degli elettori e  stimato dai tanti esponenti della Left che auspicavano un New Deal più deciso, un governo ancor più protagonista nel controllo economico e  sociale  degli  Stati  Uniti.  Questi  furono  i  motivi  per  i  quali  il  partito Democratico ottenne la maggioranza al Congresso nelle elezioni del 1934, offrendo a Roosevelt la possibilità di continuare a sviluppare il proprio piano politico; si entrò nella fase che gli storici chiamano “secondo New Deal”.

Il giorno 8 aprile del 1935 l’Emergency Relief Appropriation Act stanziò 5 miliardi di dollari  per  un  gigantesco  programma  di  lavori pubblici  e contemporaneamente  «segnò  un  sintomatico  trasferimento  di  poteri  dal Congresso al presidente»[52]. L’atto istituì la più grande agenzia federale del New Deal, la Works Progress Administration (WPA).

Essa abbracciava, oltre ai grandi progetti pubblici, diversi settori economici laterali:  il  Federal  Theatre  Project  impiegò  registi, attori e tecnici dello spettacolo; il Federal Writers’ Project lanciò diversi scrittori sostenendo le loro pubblicazioni; il Federal Art Project diede lavoro agli artisti disoccupati; la National Youth Administration realizzò progetti educativi per i giovani e li aiutò a trovare un impiego. Non potendo però entrare in diretta concorrenza con l’industria privata o con le competenze del governo, i programmi della WPA si ridussero ad iniziative volte soltanto a «creare lavoro» [53]; tuttavia, i risultati non furono particolarmente soddisfacenti: solo 3 dei 10 milioni di disoccupati  furono  impiegati  da  questi  programmi  ed  oltretutto  non  si trattava  nemmeno  di  un   vero  posto  di  lavoro,  come  avrebbe  voluto Roosevelt, ma di un «sussidio mascherato» [54].

Nel contempo il Federal Housing Administration, costituitosi per ordine del National Housing Act (NHA) nel 1934, garantiva i prestiti bancari diretti alla ristrutturazione delle abitazioni e alla costruzione di nuovi alloggi.

Il 15 agosto fu la volta del documento che segnò una vera e propria rivoluzione  nella storia americana. Il Social Security Act (SSA) creò un sistema  nazionale  di  previdenza,  obbligatorio  per  la  maggior  parte  dei lavoratori,  che  introdusse  pensioni   per  gli  ultra sessantacinquenni finanziate con le trattenute sulle paghe e i  contributi dei datori di lavoro; istituì,  inoltre,  un  sistema  di  assicurazione  contro  la  disoccupazione  e l’assistenza agli indigenti sopra ai 65 anni.

Non fu un sistema completo né tantomeno esente da difetti: numerose categorie  di   lavoratori,  ad  esempio  agricoltori  e  lavoratori domestici, restavano escluse dal  programma e le malattie non vennero ricomprese nella  copertura assicurativa. La tassazione regressiva utilizzata per finanziarlo provocò, peraltro, un notevole danno economico. Ma l’introduzione di nuovi diritti sociali cambiò da quel momento il ruolo dello Stato, chiamato da lì innanzi a garantirne l’effettivo godimento da parte del cittadino.

Nelle campagne la situazione era tesa: le politiche della AAA avevano ridotto la produttività e peggiorato i rapporti tra proprietari terrieri e lavoratori agricoli. Roosevelt varò allora la Resettlement Administration (RA), agenzia incaricata di organizzare comunità agricole autosufficienti dove trasferire gli agricoltori delle zone più povere; più tardi fu sostituita dalla Farm Security Administration (FSA).

Il 1935 fu anche l’anno dei primi seri problemi politici per il New Deal. Da sempre i legislatori New Dealers avevano cercato di aggiungere ai disegni di legge delle «clausole di emergenza» [55], in modo da respingere ogni  possibile  dichiarazione  di   incostituzionalità  da  parte  della  Corte Suprema.  Questa  prassi  funzionò  per  un   periodo,  ma  poi  le  cose cambiarono.

Dopo aver eliminato il marginale Railroad Pension Act, la Corte si accanì contro il  NIRA: il “lunedì nero”, 27 maggio 1935, dichiarò incostituzionale una  della  basi  del  programma  assistenzialistico  rooseveltiano.  L’anno successivo la stessa sorte toccherà all’AAA.

Il presidente reagì, durante l’estate, inaugurando i “secondi Cento Giorni”. Dapprima il Congresso approvò il drastico Wagner Act, tramite il quale la National  Labor  Relations  Board  (NLRB)  obbligò i datori di lavoro ad accettare i contratti collettivi e a  riconoscere le organizzazioni sindacali negli stabilimenti, mentre ai sindacati non impose nessun tipo di costrizione. Poi fu la volta del Wealth Tax Act, provvedimento che  aumentò  l’imposta patrimoniale, quelle sulle donazioni e sui titoli azionari, alzò le sopratasse e fissò una nuova imposta sui sovraprofitti.

Il Public Utilities Holding Company Act (PUHCA) diede un duro colpo alle grandi  concentrazioni economiche, sottoponendo la gestione dell’energia elettrica al pieno  controllo statale. La Rural Electrification Administartion (REA)  si  incaricò  di  portare,  ovviamente  a  spese  del  governo,  acqua, elettricità, rete telefonica e fognature nelle zone rurali.

Il  23  agosto  venne  il  turno  di  un  nuovo  Banking  Act,  questa  volta energicamente indirizzato alla centralizzazione del sistema bancario sotto il controllo federale. Il presidente poteva ora nominare i membri del Board of Governors del Federal Reserve System, controllare i tassi di risconto e le riserve bancarie, dirigere le operazioni di mercato aperto grazie al Federal Open Market Committee. Si può affermare che con il Banking Act del 1935, «Roosevelt  completò  il  suo  programma  diretto a stabilire un controllo governativo sulla circolazione e sul credito»[56].

4.4.     Il  secondo  mandato:  recessione  del  1937  e  seconda  guerra mondiale

Alle elezioni presidenziali del 1936 Roosevelt non ebbe difficoltà a battere l’avversario Repubblicano Alf Landon. La New Deal Coalition non si sfaldò ed anzi, aumentò l’intensità del proprio sostegno grazie alle minoranze e ai lavoratori che, avendo goduto delle misure assistenziali statali, vi aderirono con fermezza. I sindacati, i progressisti e  gli  uomini d’affari che trassero vantaggio dal New Deal fecero il resto.

Roosevelt cominciò la seconda legislatura in maniera più che risoluta: temendo nuove bocciature della Corte Suprema relative alla costituzionalità dei programmi del New Deal, annunciò di voler riorganizzare l’ordinamento giudiziario attraverso il Judiciary Reorganization Bill. L’intento era quello di incrementare il numero di giudici nella Corte  Suprema favorevoli alle sue riforme.

La proposta aveva  sdegnato buona parte dell’ambiente politico e  non superò il vaglio del Congresso; stranamente non aveva turbato il giudice Roberts, ago della bilancia delle passate votazioni, che addirittura passò dalla parte del presidente dichiarando costituzionali sia il Wagner Act che il Social Security Act. Roosevelt, in seguito, riuscì comunque a comporre una Corte “fedele” senza bisogno della legge in questione.

Intanto la situazione economica degli Stati Uniti sembrava aver superato i momenti bui di tre anni prima, nonostante gli ancora 8 milioni di disoccupati stridessero con i positivi bilanci delle aziende e gli indici borsistici in rialzo. Ulteriore preoccupazione destava l’ingente disavanzo pubblico:

“La ‘prosperità'[57] dell’inizio del 1937, fondata sulla base insicura di una  disoccupazione di massa e di un’edilizia stagnante, era stata ottenuta per  la  maggior parte grazie a massicce spese pubbliche a danno del pareggio” [58].

Nell’agosto del 1937 l’economia cedette all’improvviso.

Si crearono immediatamente due fazioni politiche contrapposte: chi voleva riportare il bilancio in pareggio tagliando gli investimenti statali contro chi, influenzato dalle teorie di Keynes, proponeva una massiccia dose di spesa pubblica.

Roosevelt  temporeggiò  per  quasi  un  anno,  sperando  che  la  crisi  si attenuasse. Le condizioni, invece, peggiorarono ed il presidente decise di accodarsi  al  secondo  gruppo,  raccomandando  al  Congresso  un  vasto programma  di  prestiti  e  spese  pubbliche.  La PWA, la WPA, l’edilizia popolare, la FSA, la NYA e tutte le agenzie  federali ripresero ad essere cospicuamente finanziate. Era l’aprile del 1938.

A giugno,  dopo  un’intensa  battaglia  con  il  potente  sindacato  American Federation of Labor , fu varato il Fair Labor Standards Act (FLSA). La legge impose il tetto massimo di 44 ore lavorative a settimana e il limite minimo di 40 cents orari (entrambi da raggiungere in due anni), aumentò i salari per un  gran  numero  di  lavoratori  e  proibì  il  lavoro  minorile  nel  commercio interstatale.

La recessione non si placò e nel 1939 i disoccupati erano aumentati fino alla cifra di 9 milioni. Ma le maggiori preoccupazioni venivano dall’Europa: la  Germania di Hitler  aveva  invaso  la  Cecoslovacchia  e  la  guerra  non sembrava più una possibilità così remota.

Nella  primavera  del  1940,  quando  mezza  Europa  si  arrese  ad  Hitler, Roosevelt decise di abbandonare definitivamente la politica isolazionista, già smussata dal Neutrality Act [59] dell’anno prima. Nei primi anni Quaranta il Congresso  stanziò  decine  di  miliardi  di  dollari  per  l’industria  bellica  e introdusse  la  coscrizione  in  tempo  di  pace.  La  disoccupazione  venne totalmente riassorbita solo nel 1943:  praticamente fu la seconda guerra mondiale a salvare gli Stati Uniti dalla Grande Depressione.

4.5. Uno sguardo retrospettivo

Nel capitolo conclusivo del libro, Leuchtenburg cerca di spiegare cosa ha significato il New Deal per gli Stati Uniti d’America.

A prescindere dalle considerazioni sulla buona o cattiva fede di Roosevelt e dei suoi alleati politici, dalle convinzioni economiche o dall’approvazione o meno  dell’operato  rooseveltiano,  ritengo  doveroso,  per  comprendere  a pieno  il  cambio  di mentalità che  il  New Deal ha  causato nella  società americana, citare un passo significativo:

“Col New Deal il governo federale estese grandemente i suoi poteri  sull’economia.  Alla  fine  degli  anni  di  Roosevelt,  pochi mettevano ormai in dubbio il diritto del governo di distribuire agli agricoltori  milioni  di  dollari  in  sussidi  affinché  limitassero  la produzione, di penetrare negli stabilimenti industriali per organizzare elezioni sindacali, di sottoporre a regolamentazione imprese  private (dalle società di servizi di pubblica utilità alle compagnie aeree), o addirittura di fare direttamente concorrenza all’iniziativa privata producendo e distribuendo energia elettrica. […] Nell’era di Roosevelt, l’idea che il governo dovesse e potesse agire per evitare nuove crisi divenne una convinzione generale” [60].

E tutto questo nonostante il New Deal non abbia mai dimostrato di poter ripristinare il benessere e la prosperità in tempo di pace.

Patrick Rota

Note:

[50] Leuchtenburg, William (1963), Roosevelt e il New Deal (1932 – 1940), trad. it. cit., p. 56.

[51] Un esempio è rappresentato dall’associazione American Liberty League.

[52] Leuchtenburg, William (1963), Roosevelt e il New Deal (1932 – 1940), trad. it. cit., p.

117.

[53] Ivi, p. 118.

[54] Ivi, p. 122.

[55] Ivi, p. 135.

[56] Ivi, p. 152.

[57] Enfatizzato anche nel testo originale.

[58] Ivi, p. 225.

[59] Il Neutrality Act del 4 novembre 1939 pose fino all’embargo sulle armi verso i  paesi belligeranti.

[60] Leuchtenburg, William (1963), Roosevelt e il New Deal (1932 – 1940), trad. it. cit., p. 309.