L’individuo isolato. Produzione

stemma misesAnche se nella realtà l’uomo vive in società, gli elementi di base dell’economia emergono nella maniera più chiara se si esaminano le condizioni di un individuo isolato.

La produzione

L’attività volta a soddisfare i bisogni si traduce nella produzione di beni e servizi.

La produzione non è un atto di creazione, ma di trasformazione. La produzione è un fenomeno intellettuale, non materiale, nel senso che è governata dalla mente umana; 10000 anni fa gli uomini avevano a disposizione le stesse risorse di oggi, ma non producevano i beni di cui disponiamo oggi. Sono le scoperte tecnologiche (cioè una nuova combinazione dei fattori esistenti), frutto della ragione, che hanno consentito di produrre beni nuovi. Dunque l’affermazione spesso ripetuta secondo cui l’economia si occupa delle condizioni materiali dell’esistenza umana è errata.

Il Crusoe sull’isola deserta ha degli scopi da conseguire (mangiare, bere, ripararsi, dormire) e dovrà eseguire delle azioni con le risorse disponibili (mezzi) per conseguirli. Poiché egli, sulla base delle sue personali preferenze, attribuisce determinati valori agli scopi in questione (un altro individuo nelle stesse condizioni vi attribuirebbe valori diversi), agirà in modo da conseguire la massima utilità.

Innanzi tutto, ripartirà il proprio tempo fra lavoro e riposo. I beni apportano utilità, mentre il lavoro genera disutilità[1]. In generale, dunque, egli lavorerà fino a che l’utilità marginale dei prodotti ottenuti supera la disutilità marginale del lavoro (o l’utilità marginale del riposo); appena utilità e disutilità marginali si uguagliano, smette di lavorare.

Per quanto riguarda poi il tempo dedicato al lavoro, cioè alla produzione dei beni, egli lavorerà su una certa attività fino a che il benessere che si aspetta da un’unità temporale di lavoro in più (dai beni che con essa consegue) è superiore al benessere che si aspetta applicandosi ad un’altra attività. Ad esempio, in un dato momento Crusoe si dedica alla pesca: egli pesca tre pesci in successione; quindi cambia attività e si dedica alla caccia di conigli, perché, in base alle sue personali valutazioni, ritiene che il primo coniglio gli offre un’utilità maggiore del quarto pesce (ma minore del terzo).

Supponiamo che Crusoe produca solo beni di consumo; il godimento di tali beni si chiama consumo.

Il riposo è un bene di consumo.

Questo meccanismo decisionale non esclude che egli possa sbagliarsi; ma, sperimentato l’errore, in futuro correggerà quel comportamento. L’individuo impara.

Le quantità consumate di un bene o di un servizio sono importanti ai fini della valutazione soggettiva: le nostre scelte sono sempre effettuate “al margine”; ad esempio: vale la pena fare un giorno in più di vacanza, tenendo conto dell’incremento di costo (compreso il mancato guadagno connesso all’astensione dal lavoro)? La domanda che ci poniamo non è: le vacanze “in assoluto” sono rilassanti? Ogni individuo che affronta il problema del valore, decide sulla base dell’utilità marginale; anche se egli può considerare il valore della quantità complessiva di A superiore al valore della quantità complessiva di B, può valutare il valore marginale di B superiore al valore marginale di A. Esempio: in astratto può valutare i diamanti più dell’acqua, ma può valutare un bicchiere d’acqua nel deserto più di un diamante. Questa affermazione è formale e aprioristica e non dipende da alcuna esperienza.

Legge dell’utilità marginale decrescente Nel procedere con l’acquisizione di unità successive di un bene o servizio, il valore (utilità) attribuito dall’utilizzatore a ciascuna unità addizionale deve necessariamente ridursi. Infatti, la prima unità di un bene sarà destinata a soddisfare un bisogno (obiettivo) giudicato più importante, mentre la seconda unità un bisogno necessariamente meno importante del precedente, e così via. Poiché i beni sono scarsi (limitati), ciascuna unità di essi sarà utilizzata per soddisfare il bisogno in quel momento più urgente; dunque l’unità successiva per forza andrà a soddisfare un bisogno meno urgente del precedente (ma più urgente del successivo). Dunque il valore (utilità) della prima unità per l’agente sarà maggiore del valore fornito dalla seconda unità.

Di questa legge sono state offerte due versioni. La prima, di tipo psicologico o fisiologico, enfatizza il contenuto dei desideri e la capacità di saziarli; e viene illustrata con il tradizionale esempio della decima cucchiaiata di gelato che fornisce un piacere minore della nona, o delle sorsate d’acqua successive che danno via via meno soddisfazione perché la sensazione della sete si riduce sempre più. In tale versione è intesa come una legge della sazietà dei desideri, una versione debole che può spiegare alcuni fenomeni economici, ma la cui veridicità dipende dalle concrete circostanze; non è quindi considerata una legge economica fondamentale, bensì dipendente dal tempo e dal luogo, cioè dalle sensazioni soggettive degli attori (non si esclude la possibilità di un caso in cui la seconda cucchiaiata di gelato apporti un’utilità superiore all’utilità apportata dalla prima cucchiaiata). Nella seconda più rigorosa versione, invece, è intesa come una legge prasseologica, dunque formale, assiomatica, vera per definizione: se un individuo usa la prima unità per soddisfare un dato bisogno, vuol dire (“preferenza dimostrata”) che quel bisogno era il più urgente, e dunque la prima unità ha fornito necessariamente la più alta soddisfazione.

Esempio: compro tre cavalli; il cavallo che uso per primo lo destino all’attività per me più utile, cioè a trainare un carro; il secondo ad un’attività utile ma meno urgente della prima, trasportare sacchi; il terzo ad un’attività ancora meno urgente, cavalcarlo per rilassarmi.[2]

Tale legge può essere illustrata attraverso un diagramma

obiettivi unità

Lungo il lato verticale indichiamo gli obiettivi da conseguire, che sono complessivamente cinque, in ordine di importanza (urgenza) dall’alto verso il basso; lungo il lato orizzontale le quantità del bene destinato a soddisfare gli obiettivi. Ipotizziamo che ciascuna unità del bene possa conseguire uno degli obiettivi. Allora, se i beni disponibili sono 3, vengono soddisfatti i primi 3 obiettivi; e cioè l’unità del bene 1 soddisfa l’obiettivo 1, l’unità 2 il secondo obiettivo e l’unità 3 il terzo obiettivo. Gli altri due obiettivi non potranno essere soddisfatti[3].

La legge dell’utilità marginale dunque spiega qual è e come si determina il valore soggettivo di una qualunque unità di un bene: il valore di ogni unità a disposizione dell’attore è determinato da quello dell’ultima unità in ordine decrescente di importanza. In altri termini, è il valore dell’unità meno importante a disposizione dell’attore che dà valore a tutte le altre.

La disutilità marginale del lavoro invece è crescente.

Struttura della produzione

Come si è detto, sebbene la produzione sia finalizzata in ultima istanza alla produzione di beni di consumo, essa consiste della produzione di beni di consumo e della produzione di beni capitali, utili per produrre con più efficienza i beni di consumo. Nella produzione di un bene di consumo, quanto maggiore è il numero delle fasi (stages) necessarie, cioè la produzione di beni di ordine superiore, tanto più lunga è la struttura della produzione. Es.: è necessario e/o utile produrre un bene di quarto ordine, per produrre un bene di terzo ordine, a sua volta necessario per produrre un bene di secondo ordine, a sua volta necessario per produrre il bene di consumo.

Il periodo di produzione è il tempo necessario a produrre il bene di consumo finale, compreso il tempo necessario a produrre i beni capitali che contribuiscono alla realizzazione del bene finale.

Sistema economico: insieme di soggetti che si organizzano per la produzione e lo scambio dei beni. Che cosa, quanto, come e per chi produrre.

Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

C. Menger, Principi di economia pura (1870), Utet, Torino, 1976.

L. von Mises, L’azione umana (1949), Utet, Torino, 1959.

M.N. Rothbard, Man, Economy and State (1962), L. von Mises Institute, Auburn, 2004.


[1] Questa verità prasseologica è dimostrata dal fatto che gli esseri umani gradiscono il riposo, che è antitetico al lavoro. Possono esistere lavori che forniscono soddisfazione immediata, cioè piacere in sé, anziché mediata (godimento dei beni prodotti con il lavoro); ma, per Mises, sono insignificanti e trascurabili rispetto all’intera attività lavorativa umana.

[2] Un altro esempio, che chiarisce lo stesso concetto in una maniera differente, è il seguente. Un uomo assetato nel deserto ha la seguente scala di preferenze, a partire dall’utilità più alta: 1) un bicchiere d’acqua per non morire; 2) un secondo bicchiere per dissetarsi; 3) un terzo bicchiere per bagnarsi la testa contro l’insolazione; 4) un quarto bicchiere per lavarsi una ferita. Supponiamo che trovi quattro bicchieri d’acqua. Fa per prendere il primo ma gli cade per terra. Quale utilità ha perso? L’utilità del quarto bicchiere, l’ultima, perché gli altri tre bicchieri rimasti li destinerà ai bisogni più urgenti.

[3] Il matematico del ‘700 Daniel Bernoulli rappresentò questa legge, applicata alla moneta, in una forma matematica: Δu/Δx, dove Δu rappresenta l’incremento di utilità e Δx l’incremento di una unità monetaria. Tuttavia questa formulazione è scorretta, perché, come si è già detto, l’utilità non è un’entità misurabile, non può essere suddivisa, è solo il termine che indica una valutazione soggettiva della mente di ogni persona. Inoltre, anche se fosse misurabile, non è commensurabile con l’unità monetaria del denominatore.