Cooperazione sociale: il mercato

stemma misesSi rimuova l’ipotesi dell’individuo isolato. Si parte dalla descrizione di un’economia pura di mercato, le cui condizioni sono: proprietà privata dei mezzi di produzione, divisione del lavoro, nessuna imposizione e dunque nessuno scambio che non sia volontario (nessun intervento dello Stato). Metodologicamente è utile perché fa vedere l’essenza delle interazioni fra le azioni umane.

I principi della produzione individuati nel caso dell’individuo isolato sono validi anche nello studio dell’interazione sociale.

La proprietà privata – Un oggetto è proprietà di un individuo se “appartiene” a lui. Nozione catallattica (non giuridica) di proprietà: proprietà significa pieno controllo del bene; in particolare, dei servizi derivabili dal bene di cui si è proprietari.

La proprietà è possibile solo per le risorse scarse (quasi tutte), non per quelle sovrabbondanti; ad esempio, finché l’aria è una risorsa sovrabbondante, dire che si è proprietari dell’aria non ha senso.

La proprietà privata dei mezzi di produzione è l’istituzione fondamentale dell’economia di mercato; dove essa è assente non v’è questione di economia di mercato.

Divisione del lavoro – Divisione orizzontale del lavoro: un soggetto produce un bene diverso da quello prodotto da un altro soggetto. Divisione verticale: distribuzione delle mansioni nell’ambito del processo produttivo; scambi intersettoriali.

La divisione del lavoro fra gli individui è vantaggiosa perché si produce più ricchezza (Smith). Ciò avviene per tre motivi:

1) la specializzazione è più efficiente dell’autosufficienza; concentrarsi su una sola attività consente a) il miglioramento qualitativo nello svolgimento di essa e b) una maggiore automazione (che evita lo spreco di tempo che deriva dal disperdersi fra attività diverse). Per comprendere il vantaggio qualitativo e quantitativo della divisione del lavoro è sufficiente pensare all’ipotesi opposta, in cui ciascuno di noi debba produrre da solo tutti i beni e i servizi di cui ha bisogno: il tenore di vita dell’umanità crollerebbe ad un livello primitivo;

2) gli uomini possiedono capacità e abilità differenti ed è impossibile che tutti facciano tutto bene; dunque il fatto che ciascuno si specializzi nell’attività per la quale ha una maggiore inclinazione migliora la disponibilità di prestazioni di qualità per tutti;

3) le persone vivono in zone della terra che hanno caratteristiche naturali (comprese le risorse) diverse; es.: coltivare arance in Sicilia è più facile che farlo in Norvegia.

La legge del vantaggio comparato, individuata da Ricardo per gli scambi internazionali, è applicabile universalmente alla cooperazione umana, e infatti Mises l’ha definita legge dell’associazione: è conveniente che ciascuno si dedichi all’attività relativamente alla quale ha un vantaggio comparativamente maggiore rispetto agli altri (cioè che svolga l’attività in cui è più efficiente, cioè che sa fare meglio, e poi la scambi con il prodotto degli altri).[1]

Esempio: una persona è capace di svolgere brillantemente la sua attività di avvocato, per la quale riceve 120€ all’ora, ma è anche molto abile a battere a macchina, superando in abilità anche le segretarie disponibili in quel momento sul mercato, capaci di battere al massimo 50 pagine all’ora, mentre egli è in grado di batterne 60. Supponiamo che la battitura sia remunerata 1€ a pagina. Anche se l’avvocato in 1 ora batte più pagine di qualsiasi segretaria, gli converrà assumere ugualmente una segretaria: in tal caso infatti, guadagnerebbe i 120€ per la sua attività di avvocato, e pagherebbe i 50€ alla segretaria, conseguendo un utile di 70€. Se invece facesse da solo, in quell’ora svolgerebbe entrambe le attività; ipotizzando che voglia battere le 50 pagine, dovrebbe suddividere il suo tempo in questo modo: 50 minuti nella scrittura a macchina e 10 minuti nell’attività di avvocato. Dunque egli guadagnerebbe solo 20€, quelli derivanti dai 10 minuti da avvocato (120:6). Considerando il sistema economico nel suo complesso, con la divisione del lavoro le quantità prodotte sono pari a 170€, senza divisione del lavoro sono pari a 70€.[2]

Teorema fondamentale dello scambio volontario: un atto di scambio tra due o più soggetti ha luogo solo se esso migliora (almeno ex ante) la posizione di benessere di ciascun partecipante.

Qualsiasi scambio volontario avviene perché al bene che si vuole ricevere si dà più valore che al bene che si vuol cedere in cambio. Ad esempio, quando io acquisto un giornale per 1 euro, con la mia azione dimostro che preferisco la copia del giornale al possesso di 1 euro, mentre il giornalaio dimostra la preferenza opposta, di preferire 1 euro alla copia del giornale.[3]

In un sistema di mercato puro il produttore non può costringere il consumatore ad acquistare il suo prodotto.

Il mercato 

È la rete di scambi volontari di beni fra i soggetti. In esso si formano i prezzi.
Gli scambi avvengono in luoghi fisici o astratti.

Il mercato non è un luogo, una cosa o un’entità collettiva, bensì un processo attuato dalle interazioni dei vari individui.

In un’economia di mercato l’allocazione delle risorse (cioè la ripartizione di esse tra le produzioni dei vari beni e tra i soggetti – in sostanza decidere cosa, quanto, come e per chi produrre) dipende dal coordinamento spontaneo delle scelte di una moltitudine di individui indipendenti (venditori, acquirenti). È il risultato di decisioni prese a livello decentrato; non esiste un’autorità centrale che, indipendentemente dalle preferenze dei singoli, decida arbitrariamente quali beni produrre, in quale quantità, con quale combinazione di fattori produttivi e a chi attribuirli. Le offerte e le domande dei venditori e dei compratori si incontrano sul mercato e danno luogo ad una certa quantità scambiata di tutti i beni e ai prezzi.

Milioni o miliardi di acquirenti esprimeranno, in base ai propri gusti e alle proprie esigenze, una domanda (variabile) di beni e servizi. Tale domanda indirizzerà i produttori e determinerà il modo in cui le risorse saranno impiegate.

Un sistema di mercato, pur essendo costituito da milioni di soggetti (imprese, lavoratori, consumatori) che esprimono preferenze e interessi diversi, non è un sistema caotico; al contrario, è sorprendente come tale meccanismo riesca quotidianamente a far pervenire, e dunque a mettere a disposizione di ciascuno di noi,  i beni richiesti.

È stato erroneamente affermato che la catallassi è basata sull’assunzione della conoscenza perfetta da parte di tutti i soggetti di tutti i dati del mercato. È l’esatto contrario. Il funzionamento del mercato riflette il fatto che i dati conosciuti sono limitati e che solo alcuni, i più intraprendenti o intelligenti o lungimiranti, riescono a mettere a frutto i dati che conoscono.

Tuttavia esistono due limiti: 1) la quantità limitata di risorse e 2) il livello della tecnologia disponibile, che fornisce le possibilità di trasformazione delle risorse in beni e servizi. Dunque, la domanda incontra delle limitazioni dal lato dell’offerta. Produrre comporta costi.

Il mercato agisce come un intermediario che concilia le preferenze degli individui con i vincoli imposti dalla limitatezza delle risorse e dalla tecnologia.

Offerta: quantità (numero di unità) di un bene che i soggetti sono disposti a cedere in cambio di un dato prezzo unitario, in un dato istante.

Domanda: quantità (numero di unità) di un bene che i compratori desiderano acquistare ad un dato prezzo unitario, in un dato istante.

Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

M.N. Rothbard, Man, Economy and State, L. von Mises Institute, Auburn, 2004.


Note

[1] L’espressione “comparativamente maggiore” non comprende solo la situazione in cui un individuo ha in una determinata attività un vantaggio assoluto, ma anche la situazione in cui ha un vantaggio relativo, cioè relativamente maggiore rispetto ad un’altra attività in cui ha un vantaggio minore (da cui consegue che anche al meno efficiente conviene specializzarsi, e in particolare nell’attività in cui ha uno svantaggio minore rispetto ad altre attività in cui lo svantaggio è maggiore). Un esempio numerico che illustra in dettaglio il teorema dei costi comparati sarà trattato in un prossimo lavoro.

[2] L’esistenza della moneta favorisce notevolmente la divisione del lavoro. Con il baratto, infatti, la doppia coincidenza dei bisogni spinge le persone all’autosufficienza. Se, ad esempio, un produttore e venditore di mele che vuole mangiare uova non trova un produttore di uova che ha bisogno di mele, sarà costretto a prodursi da solo le uova.

[3] Conseguenza della libertà degli scambi volontari è la libertà di ingresso in qualunque settore produttivo, che dunque diventa un ulteriore requisito di un sistema di mercato puro. La libertà di ingresso garantisce la concorrenza, una condizione molto importante ai fini dell’efficienza del sistema economica, in quanto spinge gli imprenditore ad offrire ai consumatori i beni al minor prezzo possibile compatibilmente con la qualità desiderata.