Determinazione del prezzo e quantità scambiate – Scambio indiretto. I Parte

stemma misesSi rimuove l’ipotesi del baratto, cioè si introduce la moneta; ogni bene o servizio viene scambiato con la moneta, e viceversa. I prezzi dunque diventano prezzi monetari, calcolati in numero di unità del bene-moneta che vengono date in cambio di una unità del bene.

L’acquirente domanda il bene per l’uso diretto, cioè per l’utilità che gli arreca, o per la speculazione. Il venditore vende per l’utilità che gli arreca la moneta che riceve in cambio.

La moneta è l’oro.

Domanda

Comportamento del consumatore

L’acquirente A dispone di un dato reddito monetario. La sua scala, o scheda, di preferenze in un dato momento t è la seguente:

          non più di

1a unità  <   5 once d’oro

2a unità  <   4 oz

3a unità  <   3 oz

4a unità  <   2 oz

ciò dipende dalla legge dell’utilità marginale: ogni unità successiva apporta al consumatore un’utilità via via minore perché è utilizzata per soddisfare un bisogno necessariamente meno urgente del bisogno soddisfatto con l’unità precedente; e contemporaneamente, poiché si priva di moneta, ogni unità monetaria che gli resta ha per lui un’utilità via via maggiore. A sarà disposto ad acquistare unità del bene fino a che l’utilità (soggettivamente da lui percepita) derivante da una unità in più consumata è superiore all’utilità che gli possono apportare le unità monetarie cedute in cambio; nell’esempio ciò avviene fino alla quarta unità.

Dalla scala possiamo ricavare la tabella della domanda di A, che indica l’ammontare di unità che A consumerebbe ad ogni singolo prezzo:

 Schermata 2013-08-30 alle 15.22.09

Legge della domanda: al ridursi del prezzo aumentano le quantità domandate del bene, e viceversa, all’aumentare del prezzo si riducono le quantità acquistate.

Infatti, se il prezzo di un bene si riduce, il bene diventa relativamente meno costoso rispetto agli altri beni che il consumatore può acquistare con il proprio reddito, e dunque egli ne aumenterà le quantità acquistate. Il contrario se il prezzo aumenta: il bene diventerà relativamente più costoso e, dato il reddito, ne diminuirà le quantità acquistate.

La rappresentazione grafica della tabella – la curva della domanda – è:

Schermata 2013-08-30 alle 15.23.55

Per conoscere la domanda complessiva del bene si esaminano le scale di preferenza e le relative tabelle di domanda di tutti gli acquirenti e poi si sommano le quantità domandate dagli acquirenti a ciascun prezzo.

Consideriamo altri tre acquirenti, B, C e D, con le seguenti scale di preferenza e corrispondenti tabelle di domanda:

Schermata 2013-08-30 alle 15.25.01

Sommando le tabelle di domanda individuali (aggregazione) si ottiene la tabella di domanda dell’intero mercato:

Schermata 2013-08-30 alle 15.27.22

La curva di domanda del mercato ha lo stesso andamento della curva individuale, è decrescente da sinistra verso destra. Al ridursi del prezzo gli acquirenti aumentano le quantità acquistate e/o entrano nuovi acquirenti nel mercato.

Offerta

I venditori sono E, F e G, ciascuno con le seguenti scale di preferenza e relative tabelle:

Schermata 2013-08-30 alle 15.28.06

la scala di preferenze può essere spiegata in due modi diversi: a) in base al principio dell’utilità marginale, questa volta crescente perché si riducono le unità a disposizione: ogni unità successiva ceduta avrà un valore crescente, perché l’individuo inizialmente cede i beni che sono meno importanti, cioè che apportano meno utilità, ma col procedere delle vendite, riducendosi il numero di unità possedute, vengono coinvolte le unità che sono per lui più importanti, dunque vuole in cambio un prezzo più alto; b) in base al principio della disutilità marginale del lavoro crescente: all’aumentare della quantità di lavoro la fatica (disutilità) cresce, e dunque il produttore-venditore per ogni unità successiva vuole un numero di unità monetarie via via più alto.

Legge dell’offerta: all’aumentare del prezzo aumentano le quantità offerte. Rappresentazione grafica:

Schermata 2013-08-30 alle 15.30.28

Schermata 2013-08-30 alle 15.32.03

Schermata 2013-08-30 alle 15.32.49

Sommando le tabelle individuali si ottiene la tabella di offerta del mercato (aggregazione)

Schermata 2013-08-30 alle 15.33.25

La rappresentazione grafica è una curva crescente (curva di offerta del mercato). All’aumentare del prezzo le quantità offerte aumentano perché i venditori già presenti aumentano le quantità offerte e/o perché entrano nuovi venditori nel mercato.

A questo punto domanda e offerta si incontrano sul mercato.

Nella tabella abbiamo le quantità offerte e domandate del bene a ciascun prezzo.

prezzo        offerta          domanda

6 12 0
5 11 1
4 9 3
3 6 6
2 4 9
1 1 12

Ai prezzi bassi c’è un eccesso di domanda rispetto all’offerta, dunque uno squilibrio. Fino a che la domanda eccede l’offerta, dunque fino a che c’è penuria, la concorrenza fra acquirenti farà aumentare il prezzo. Gli acquirenti infatti desiderano più unità di quelle disponibili, dunque offrono un prezzo maggiore per averle; o, in maniera complementare, si può dire che i venditori, davanti alle elevate richieste, hanno buon gioco ad alzare il prezzo. Il contrario avverrà se il processo ha inizio dal prezzo più alto: ai prezzi 6, 5 e 4 vi è un eccesso di offerta; gli acquirenti non comprano e i venditori, pur di liberarsi degli stock invenduti, si fanno concorrenza abbassando il prezzo. Il prezzo si ferma nel punto in cui la domanda è uguale all’offerta: cioè prezzo 3. A quel prezzo vengono vendute 6 unità del bene.

Schermata 2013-08-30 alle 15.34.46

Schermata 2013-08-30 alle 15.35.18

Il processo di mercato tende a stabilire un prezzo che sgombra il mercato: a quel prezzo tutti i venditori che vogliono vendere al prezzo di mercato lo potranno fare, e così tutti gli acquirenti che vogliono acquistare al prezzo di mercato. Cioè gli acquirenti, a causa delle loro preferenze, non hanno incentivo a offrire prezzi più alti, e i venditori non hanno incentivo a offrire prezzi più bassi.

A, B e C sono gli acquirenti che, in base alla propria scala di preferenze, sentono come più urgente la necessità dell’acquisto (rispettivamente 3, 2 e 1 unità), D no e non scambia. Tutti e tre i venditori E, F e G sono interessati a vendere, e riescono a vendere le quantità da loro preferite al prezzo di equilibrio, rispettivamente 3, 2 e 1 unità del bene.

Se il prezzo di equilibrio non soddisfacesse anche i produttori (perché troppo basso), essi non avrebbero convenienza a produrre il bene, la quantità prodotta si ridurrebbe, dunque si avrebbe una carenza di offerta rispetto alla domanda, e il prezzo risalirebbe fino ad un livello tale da incentivare i produttori a produrre il bene.

Il prezzo di equilibrio, cioè il prezzo che si determina ora, è il frutto delle condizioni di mercato dell’immediato passato. Esso non è un prezzo definitivo, ma provvisorio, nel senso che resterà tale finché resteranno immutate le condizioni di mercato, cioè le scale di valori dei soggetti. Poiché i dati del mercato mutano continuamente, i prezzi di equilibrio cambiano. Non esiste uno stato di equilibrio di lungo periodo, una condizione di quiete finale e definitiva in un tempo storico futuro.

Unicità del prezzo: date le condizioni di domanda e offerta, il prezzo del bene è solo quello di equilibrio, grazie all’arbitraggio. Se infatti un venditore inconsapevole vendesse il bene ad un prezzo più basso, vi sarebbe un compratore che, intravedendo una possibilità di guadagno, acquisterebbe il bene e lo rivenderebbe al prezzo di mercato, che è più alto (speculazione[1]).

Prezzi multiformi, cioè prezzi diversi per uno stesso bene in uno stesso istante di tempo, si possono verificare in caso di ignoranza di uno o più operatori: ad esempio, un compratore acquista da un venditore un bene a un prezzo più alto di quello praticato da altri venditori perché non è a conoscenza del fatto che questi stanno vendendo lo stesso bene a un prezzo più basso. Tuttavia questa situazione non dura molto a lungo (tranne nel caso dei beni non rivendibili, come ad esempio quelli intangibili, i servizi). In ogni caso non rappresenta un malfunzionamento del mercato, perché l’acquirente liberamente non ha voluto compiere sforzi per raccogliere informazioni.

Rappresentazioni grafiche – Abbiamo visualizzato questa interazione attraverso l’intersezione fra le due curve di domanda e di offerta; purché ci si renda conto che le rappresentazioni grafiche sono una semplificazione che non aggiunge nulla al momento intuitivo; conosciamo sempre e soltanto prezzi di mercato, non curve; non possiamo avere alcuna conoscenza relativamente alla forma di tali curve. Inoltre le curve hanno un carattere continuo, mentre l’azione umana agisce con modalità discreta: gli individui ad esempio passano da 1 a 2 unità di un bene, non a quantità infinitesimalmente superiori (o inferiori).

Prezzi dei beni durevoli – Un bene è domandato per i servizi che offre. Si chiami affitto la vendita (non del bene ma) dei servizi che un bene può offrire (es. una casa) e rendita il prezzo dell’affitto. Esiste una relazione fra il valore dei servizi prodotti nel tempo da un bene durevole e il suo prezzo di mercato: il prezzo di mercato del bene è uguale al valore presente della somma delle rendite future. Se il prezzo di mercato dell’affitto annuale di una casa è pari a 10 once d’oro (rendita), e l’aspettativa di durata della casa è di 20 anni, il prezzo attuale della casa tenderà inesorabilmente a fissarsi al livello 10 ´ 20 = 200 once d’oro.

Il prezzo del bene così interpretato si chiama valore capitale del bene (da non confondere con i beni capitali). L’aspetto importante in un’economia dinamica è che i valori futuri sono stimati, non possono mai essere certi.

Ciò che realizza questa relazione è il solito meccanismo dell’arbitraggio.

Quanto maggiore è il periodo di vita, quindi quanto più un bene è durevole, maggiore tendenzialmente sarà il suo prezzo: es., se il televisore A ha un’aspettativa di durata di 5 anni e il televisore B di 10 anni, il prezzo di B tenderà ad essere doppio di quello di A.

[Continua con la seconda parte Venerdì prossimo]

Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana


[1] Il termine speculazione è utilizzato in genere con un’accezione negativa. La teoria prevalente definisce speculazione l’attività di manipolazione dei prezzi avente scarsa o nulla relazione con i fondamentali del mercato del bene oggetto di speculazione. Cioè, i rapporti fra le quantità disponibili e la domanda non giustificherebbero prezzi molto alti, ma uno o pochi operatori dominanti (è questa l’importante precondizione) sono in grado di concentrare nelle proprie mani una quota determinante del volume di scambi su un dato bene (incetta) e di razionarlo. Per la scuola Austriaca la speculazione non ha alcuno stigma negativo, perché non è altro che una modalità dell’azione imprenditoriale, volta a creare per un bene un valore futuro superiore al valore presente, in modo da conseguire un profitto. In conseguenza di eventi bellici, a volte accade che aumenti il prezzo del petrolio (ad esempio, l’invasione del Kuwait da parte dell’Irak); l’immediato aumento del prezzo del petrolio viene imputato all’avidità dei produttori. Poiché i prezzi sono sempre la risultante dell’interazione fra acquirenti e venditori, e non l’imposizione di una sola delle due categorie, ciò che avviene in realtà è che attori informati che operano nel mercato del petrolio prevedono una riduzione futura dell’offerta di petrolio, dunque aumentano la domanda per le scorte, e ciò fa aumentare il prezzo. Questa azione in realtà riduce la volatilità del prezzo, nel senso che lo fa crescere più lentamente; infatti, se tale aumento della domanda non vi fosse, quando in futuro si evidenzierà la penuria di petrolio, il prezzo crescerà molto di più. M.N. Rothbard, Oil Prices Again, in «The Free Market», ottobre 1990, pp. 1, 3–4.