Determinazione del prezzo e quantità scambiate – Scambio indiretto. III Parte

stemma misesPregi del mercato 

Dopo aver esaminato il funzionamento del sistema di mercato, è opportuno soffermarsi sulle ragioni che rendono tale sistema più efficiente rispetto ad economie controllate (con differenti gradi di ampiezza).

Un mercato puro è in grado di conseguire performance superiori nei seguenti campi: maggiore capacità di adattamento (meglio e con maggior velocità) alle preferenze degli individui, qualità, varietà, economicità, innovazione, conservazione del valore. Ciò avviene in seguito a due fattori: 1) l’operare dei prezzi di mercato, che consentono il calcolo economico e 2) gli incentivi al guadagno (massimizzazione dei profitti).

Prezzi di mercato e calcolo economico

La proprietà privata è fondamentale perché è lo scambio di proprietà private che consente il formarsi dei prezzi di mercato. Il motivo principale per cui l’esistenza dei prezzi di mercato consente un impiego efficiente delle risorse risiede nella possibilità del calcolo economico. Grazie ai prezzi, i soggetti, in particolare gli imprenditori, possono calcolare i ricavi stimati e i costi (in particolare i prezzi dei beni capitali), sottrarli e verificare se conseguono profitti o soffrono perdite. I profitti, in quanto redditi degli imprenditori, sono anch’essi prezzi. Senza la possibilità del calcolo economico garantita dai prezzi, l’attività economica sarebbe completamente irrazionale e caotica. Il meccanismo dei profitti e delle perdite consente di allocare le risorse nella maniera che soddisfa meglio i consumatori. Infatti, coloro che assecondano le preferenze dei consumatori vengono premiati realizzando i profitti, gli altri puniti soffrendo perdite. È il comportamento dei consumatori a determinare i profitti e le perdite e quindi a trasferire la proprietà dei mezzi di produzione dai soggetti meno efficienti ai più efficienti. In assenza di profitti e perdite gli imprenditori non saprebbero quali sono i bisogni più urgenti dei consumatori, e quali le tecniche produttive più adeguate per assecondarli.

Ovviamente non si può sapere prima quali attività siano efficienti e quali no, ma il meccanismo ex post è un test inconfutabile, che consente continuamente di riallocare le risorse nella maniera più efficiente, cioè nel modo che produce più valore per gli individui. Questo è il significato di coordinamento svolto dai prezzi: essi coordinano l’impiego delle risorse fra di loro e con le preferenze dei consumatori, in modo che le risorse siano destinate agli usi cui si attribuisce il maggior valore.

Le informazioni – I prezzi di mercato sono superiori rispetto ai prezzi fissati arbitrariamente da un’eventuale autorità pubblica perché contengono e trasmettono le informazioni rilevanti: gusti degli individui, fattori produttivi e tecnologie disponibili. Dunque trasmettono informazioni relative alla domanda (preferenze degli individui, dati i redditi), all’offerta (disponibilità di risorse e possibilità di produrre i beni) e all’interazione fra domanda e offerta. Gusti, fattori e tecnologie rappresentano conoscenze diffuse, disperse, possedute separatamente dai singoli; esse inoltre si modificano continuamente e non possono quindi essere mai simultaneamente note ad un qualsiasi centro decisionale unico. I prezzi, quindi, sono dei segnali. La conoscenza qualitativa (gusti, tecnologie, risorse), attraverso l’individuo che agisce (imprenditore), si trasforma in conoscenza quantitativa nel momento in cui si trasfonde nei prezzi.

Se un bene o un servizio apporta molta utilità per gli individui ma è disponibile in quantità limitate, il prezzo di esso sarà molto elevato[1]. Ad esempio, il prezzo del servizio offerto dagli sportivi di talento o dalle star del cinema o della musica (il loro stipendio) raggiunge livelli molto elevati innanzi tutto perché la loro attività apporta utilità (piacere) agli spettatori, dunque è molto richiesta, e successivamente perché il loro talento non è una qualità diffusa. Il prezzo quindi segnala simultaneamente le condizioni della domanda (utilità) e quelle dell’offerta (scarsità), ma si parte sempre dall’utilità.

Infatti, se lo stesso bene, disponibile in quantità molto limitate, non avesse nessuna attrattiva (o perdesse attrattiva) per i potenziali acquirenti, il suo prezzo scenderebbe repentinamente, o cadrebbe addirittura a zero (in tal caso il bene non verrebbe prodotto perché non vi sarebbe convenienza per l’impresa). Il prezzo ci ha informato immediatamente sui gusti degli individui, e dunque sulle condizioni dal lato della domanda (che hanno prevalso sulle condizioni dell’offerta, divenute irrilevanti).

Può verificarsi che il prezzo di un bene sia basso anche se il bene è molto utile per gli individui e dunque molto richiesto. Ciò avviene quando il bene esiste in grandi quantità (ad esempio l’acqua). In questo caso il prezzo basso, o nullo, ci informa che in quella concreta circostanza la quantità del bene è talmente abbondante che, anche una domanda elevata, non crea difficoltà di approvvigionamento per gli individui. Anche in questo caso i rapporti fra offerta e domanda hanno determinato il prezzo del bene, che dunque ha svolto ancora una volta il compito di sintetico indicatore di quelle condizioni.

Qualsiasi cosa impedisca ai prezzi di esprimere liberamente le condizioni di domanda e offerta, interferisce nella trasmissione di informazioni accurate.

È questo il motivo per cui le economie socialiste a pianificazione centralizzata erano notevolmente inefficienti. Il pianificatore, in assenza di proprietà private dei fattori produttivi, non dispone dei prezzi di mercato, dunque dei profitti e delle perdite, e quindi non può allocare le risorse in maniera efficiente.

Nel settore dei beni di consumo teoricamente un meccanismo di aggiustamento per tentativi ed errori potrebbe sussistere, grazie al comportamento dei consumatori: il pianificatore fissa i prezzi inizialmente, quindi mette in vendita i beni e verifica se vi sono surplus o scarsità. Nel primo caso riduce il prezzo, nel secondo lo aumenta, finché il mercato è sgombro (clear). Ma il problema non è questo, è la mancanza di prezzi per i fattori produttivi, in quanto manca un meccanismo di domanda e offerta (mercato) per tali beni. I produttori devono utilizzare la terra e i beni capitali per decidere la quantità di beni di consumo da offrire. Nel settore dei beni di produzione lo Stato socialista, monopolista, è al tempo stesso acquirente e venditore in ogni transazione; in un’economia avanzata queste transazioni rappresentano i mercati più vitali e più complessi. Dunque il calcolo economico è impossibile in questo settore, e necessariamente regnerà il caos. In sostanza, il pianificatore non può sapere quali beni ordinare ai lavoratori di produrre; a quale stadio della produzione; quanto prodotto ad ogni singolo stadio della produzione; quali tecniche o materie prime utilizzare e quante; a quale luogo assegnare tale produzione; quali sono i costi; quale processo produttivo è o non è efficiente. In un’economia più complessa di quella di livello familiare primitivo, il pianificatore socialista non sa rispondere a tutte queste questioni perché, come detto, manca dello strumento indispensabile di cui dispone invece l’imprenditore privato: un mercato dei mezzi di produzione, che genera prezzi monetari basati sul genuino scambio di tali mezzi da parte dei loro proprietari orientati al profitto [2].

Incentivi al guadagno – Il secondo motivo per cui i sistemi di mercato funzionano in maniera più efficiente è la presenza di incentivi. La spinta al guadagno fa sì che i soggetti siano indotti a) a svolgere una data attività (lavoro) e b) a produrre beni graditi agli acquirenti, assecondando così le preferenze di questi [3]. In un sistema di mercato i produttori, spinti dalla massimizzazione del profitto e dalla concorrenza, cercano di “indovinare” le preferenze dei consumatori, in modo da espandere il più possibile le vendite. Gli imprenditori, insieme (e in seguito) ai prezzi di mercato, svolgono l’attività di coordinamento. In un sistema opposto, a decisioni centralizzate, manca la possibilità che, dal lato dell’offerta, vi sia una pluralità di produttori, e dunque uno sbocciare di creatività e inventiva.

Esempi di incentivi ad assumere comportamenti efficienti tramite prezzi –  Se l’elettricità non venisse fatta pagare, i consumatori sarebbero probabilmente indotti a sprecarla (ad esempio lasciando la luce accesa anche quando non serve). Ma poiché l’elettricità è un bene scarso, la cui produzione costa risorse, essa ha un prezzo. Il fatto che i consumatori debbano pagare un prezzo commisurato alla quantità utilizzata, spinge questi ad un comportamento più razionale ed efficiente, che si traduce in un maggior risparmio nel consumo di corrente elettrica.

Un aumento del prezzo del petrolio, trasferendosi nei prezzi dei beni per la cui produzione esso è necessario, spinge ad economizzare l’uso di questa risorsa e a sviluppare l’uso di fonti di energia alternative.

L’aumento dello stipendio (prezzo del lavoro) in un particolare settore spinge alcuni lavoratori ad impiegarsi in quel settore, assecondando le richieste dei datori di lavoro.

È questo meccanismo a rendere latu sensu più efficiente il sistema di mercato, cioè a far sì che in esso si abbia la miglior soluzione al:

quali beni produrre (inclusa la varietà: si cerca di individuare sempre nuovi beni che possano interessare i potenziali acquirenti, o ad ampliare la gamma dei beni esistenti. La competizione[4] fra le creatività imprenditoriali rende l’innovazione merceologica continua. Ciò genera un alto grado di specializzazione produttiva e un’ampia differenziazione dei beni e dei servizi, che rendono il sistema di mercato in genere molto sofisticato);

– in quale quantità;

– la migliore qualità (inclusa l’innovazione di prodotto);

– l’economicità: prezzi più bassi; data dall’efficienza tecnica[5]: l’imprenditore, in vista del guadagno personale, tenderà a combinare i fattori produttivi in modo tale da comprimere il più possibile i costi, accrescendo l’efficienza e la produttività (quantità prodotta/quantità impiegata del fattore produttivo) dell’impresa e creando i presupposti per una potenziale riduzione del prezzo del bene o del servizio. L’alta produttività è connessa alla proprietà privata, perché chi sa di poter introitare i frutti del proprio lavoro è incentivato a produrre.

La produzione su larga scala dei beni più richiesti (vestiti, pane, automobili) riduce i loro costi e quindi i prezzi, rendendo tali beni accessibili.

– la conservazione nel tempo del valore dei fattori produttivi: il proprietario di un fattore produttivo vuole preservarne il valore nel tempo, per garantirsi un guadagno più duraturo;

– l’innovazione di processo. La pressione della concorrenza spinge verso mutamenti nella combinazione dei fattori produttivi nel senso dell’innovazione tecnologica e organizzativa. Inoltre, il progresso tecnologico è una delle cause più importanti del continuo aumento della produzione, e dunque dello sviluppo.

Per miglior soluzione si intende quella che rispecchia meglio le preferenze dei consumatori.

I prezzi di mercato consentono di calcolare razionalmente il valore del contributo di un’attività economica al benessere della società.

Consideriamo ora la sequenza causale che si determina in un mercato libero grazie all’operare contemporaneo delle due funzioni dei prezzi.

Supponiamo che si verifichi un aumento di domanda di un certo bene: in un primo momento il prezzo del bene aumenterà per segnalare che la quantità attualmente disponibile è inferiore alla quantità richiesta. Tuttavia questo aumento del prezzo indurrà nuovi produttori ad entrare in quel settore, potenzialmente profittevole. L’effetto sarà un aumento della quantità prodotta, che dunque si adeguerà all’aumento della domanda. Nel periodo di tempo successivo è probabile che, grazie alla concorrenza, il prezzo si riduca. Dunque il mercato, attraverso il segnale del prezzo, ha messo in moto un meccanismo (incentivando alcuni produttori) il cui esito è stato il soddisfacimento delle preferenze espresse inizialmente dai consumatori.

Viceversa, se sul mercato si rendesse disponibile una quantità di un bene maggiore di quella che la gente è disposta ad acquistare, i venditori, impazienti di liberarsi delle loro giacenze, abbasseranno il prezzo. Alcuni produttori ridurranno le quantità prodotte, o usciranno dal mercato. Si stabilirà dunque un nuovo equilibrio fra domanda e offerta.

In conclusione, gli individui, siano essi imprenditori, lavoratori, consumatori o risparmiatori, spinti dall’obiettivo di conseguire un vantaggio personale, modificheranno i propri comportamenti in seguito al mutare dei prezzi, e ciò determinerà una condizione di maggiore efficienza e di maggior soddisfacimento delle preferenze per tutto il sistema economico.

In un sistema di mercato dunque ognuno agisce per proprio conto, ma le azioni di ognuno tendono alla soddisfazione tanto dei propri bisogni che di quelli degli altri. Il mercato rivela all’individuo ciò che promuove meglio il benessere degli altri, senza costrizione. Le forze che determinano lo stato del mercato sono i giudizi di valore degli individui e le azioni che ne derivano.

La sovranità dei consumatori – In genere si ritiene che gli imprenditori controllino la produzione e siano in posizione dominante. Sono tenuti invece a tener conto delle preferenze del consumatore. Se un imprenditore non asseconda le preferenze degli acquirenti fallisce. Gli acquisti e l’astensione dagli acquisti determinano che cosa deve essere prodotto e in quale quantità, e in ultima istanza chi deve possedere e condurre i beni capitali e la terra (cioè quale imprenditore è meritevole). Anche il tipo e la quantità di fattori di produzione acquistati dagli imprenditori è deciso indirettamente dai consumatori; infatti i fattori di produzione sono funzionali alla produzione dei beni di primo ordine, i beni di consumo. Questa condizione è stata erroneamente definita “sovranità dei consumatori”. Esaminando la determinazione del prezzo e della quantità di equilibrio abbiamo visto che le preferenze dell’offerente contano. I consumatori non possono obbligare nessuno a produrre alcunché. I tipi di beni da produrre sono orientati dai consumatori, ma le altre grandezze del sistema economico (ad esempio, i prezzi) non sono “decise” dai consumatori.

A volte, per delegittimare le scelte di mercato e legittimare un intervento pubblico, si afferma che i consumatori possono essere ignoranti e/o incompetenti e dunque sbagliare le scelte. Il paradosso è che questi stessi che giudicano gli individui incompetenti nelle vesti di consumatori, cioè quando si tratta dei propri affari, proclamano le virtù della democrazia, in cui gli stessi individui votano per persone e politiche che necessariamente conoscono ancora meno. I consumatori sicuramente non sono onniscienti, ma hanno gli strumenti per acquisire conoscenza: provano e correggono i loro errori; acquistano un bene e, se non piace loro, non lo comprano più.

È falso che nessuno può guadagnare altro che le perdite degli altri (dogma di Montaigne). Ciò che produce il profitto è la capacità di rimuovere il disagio dei concittadini; mentre la fonte delle perdite è l’incapacità di assecondare le loro preferenze. Non c’è conflitto di interessi fra compratori e venditori: entrambi traggono vantaggio dallo scambiare. L’affermazione che il guadagno dell’uno è il danno dell’altro è vero solo per le ruberie, non nei commerci.

Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana

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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

L. von Mises, L’azione umana (1949), Utet, Torino, 1959.

M.N. Rothbard, Man, Economy and State (1962), L. von Mises Institute, Auburn, 2004.


[1] Il concetto di prezzo “elevato”, come quelli di “alto” o “basso”, vanno intesi rispetto agli altri prezzi, ad esempio considerando la media dei prezzi esistenti. Infatti, in termini assoluti, i concetti di prezzo “alto” o “basso”, come quelli di prezzo “giusto” o “disonesto”, sono privi di significato scientifico, perché si basano su giudizi soggettivi. Nel prosieguo di questo testo, dunque, ogni volta che verranno utilizzati, per comodità esplicativa, i termini “alto” o “basso” dovranno intendersi come il risultato di un confronto con gli altri prezzi.

[2] L. von Mises, Il calcolo economico nello Stato socialista (1920), in AA.VV., Pianificazione economica collettivistica, Einaudi, Torino, 1946. Per il dibattito sugli schemi di calcolo in un’economia socialista v. la scheda “L’intervento dello Stato”, par. Il socialismo, pp. 27-28.

[3] Nei sistemi collettivistici invece le risorse economiche ricevute da ciascuno sono slegate dalla quantità e qualità del lavoro svolto. Se tutti ricevono lo stesso reddito, saranno scoraggiati dall’impegnarsi. Ai più produttivi e abili infatti verrà sottratto parte del prodotto del proprio lavoro, mentre i meno abili o più pigri otterranno un reddito superiore al contributo offerto. In entrambi i casi il reddito è indipendente dallo sforzo compiuto, e ciò disincentiva dal lavoro. Nella famosa formula marxiana “da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo i propri bisogni”, si pone anche un problema relativo alla qualità del lavoro da svolgere, sintetizzabile con la famosa domanda: sotto il socialismo, chi raccoglierà l’immondizia? Cioè, manca l’incentivo a svolgere i lavori più dequalificati e a svolgerli bene.

[4] La concorrenza è una condizione molto importante ai fini dell’efficienza del sistema economica, in quanto spinge gli imprenditore ad offrire ai consumatori i beni al minor prezzo possibile compatibilmente con la qualità desiderata. Per l’esistenza della concorrenza è sufficiente la libertà di ingresso nel mercato; non è necessaria l’esistenza di un elevato numero di offerenti, che a volte viene imposta coercitivamente per legge.

 

[5] In economia distinta dall’efficienza economica, che è la capacità di un sistema economico di soddisfare le preferenze degli individui; in genere identificata con l’“ottimalità paretiana”, che richiede che, all’aumento di benessere per alcuni, non corrisponda una riduzione di benessere anche di un solo altro individuo.