La gioia della libertà

gabbia_apertaUn collega mi ha  confidato che qui, presso il Cato Institute, siamo sempre troppo negativi: passiamo troppo tempo ad occuparci delle rapine perpetrate dallo Stato, anziché dei benefici generati dalla libertà, includendo anche “la gioia della libertà”, come l’ha denominata David Henderson.
Questo può essere probabilmente vero per il mio libro, “The Politics of Freedom”.

Quindi, per iniziare bene il nuovo anno,  mi riprometto ora di parlare di libertà, e non di politica.
A volte, i libertari e i loro stessi detrattori, discutendo su quale tipologia di regole siano necessarie per garantire l’armonia sociale, dimenticano quanta parte della nostra vita sia caratterizzata dalla libertà. Ogni giorno effettuiamo migliaia di scelte, e poniamo in essere migliaia di interazioni con gli altri, senza necessità di costrizione alcuna. Questa, a ben vedere, è una potente dimostrazione della centralità della libertà nella nostra vita, nonché della capacità degli individui interagenti di creare pace e ordine in assenza di una pianificazione centrale.

Non è facile definire cosa sia la libertà. Leonard Read ebbe a dire, <<la libertà è l’assenza di vincoli, escogitati e imposti dall’uomo, volti a frapporsi alla liberazione dell’energia creativa>>. Hayek si riferisce alla libertà  come ad  <<uno stato in cui ognuno può usare la sua conoscenza per il perseguimento dei  propri personalissimi scopi>>.
Tom G. Palmer ha preso invece molto a cuore  questa descrizione fornita da John Locke:

Il fine della legge non è abolire o restringere, ma preservare ed accrescere la Libertà: perché in tutti i luoghi dove sia dato riscontrare degli esseri viventi suscettibili di originare le leggi, dove non c’è legge non c’è libertà. Perché la libertà consiste nell’essere liberi dalla costrizione e dalla violenza altrui, il che non può darsi laddove non c’è legge. Ma la libertà non consiste, come ci è stato sempre detto, nel poter fare esattamente quello che si vuole (perché, in tal caso, come mai potrebbe essere libero, colui che è arbitrariamente soggetto al capriccio di altri individui?) La libertà si sostanzia invece nella possibilità, per chiunque, di disporre e organizzare liberamente, come meglio gli aggrada, sé stesso, le proprie azioni, i propri beni e tutto ciò che gli spetta, nei limiti delle leggi cui sottostà;  e, pertanto, essa postula il non essere soggetto all’arbitraria volontà altrui, bensì il seguire liberamente la propria. (Second Treatise on Government, sec. 57; curato da Palmer, in Realizing Freedom).

In altre parole, una persona libera non è “soggetta all’arbitraria volontà altrui”, ed è pienamente sovrana ed indipendente nel fare ciò che vuole con la propria persona e le proprie risorse. Ma si può disporre di queste libertà se e solo se la legge è intesa a proteggere la nostra libertà, al pari di quella di tutti gli altri.

Tuttavia, nel definire la nozione di libertà, possiamo certamente riconoscerne i suoi aspetti caratterizzanti. Libertà significa rispetto dell’autonomia morale di ogni persona, la quale, a sua volta, deve essere riconosciuta come proprietaria esclusiva della propria esistenza, nonché come assolutamente libera di intraprendere le decisioni importanti che la concernono.
È la libertà a dar senso alla nostra vita; anzi, ci permette di attribuirle un significato che è del tutto nostro, per definire cosa sia realmente importante per noi.

Il magistrato Antonin Scalia ha deriso il suo collega Anthony Kennedy per aver scritto: <<al cuore della libertà vi è il diritto di determinare il proprio personalissimo concetto di esistenza, del suo valore, nonché quello dell’universo e del mistero dell’esistenza umana>>.  Qualunque giudizio si possa esprimere (e a prescindere da quale possa essere la sua rilevanza nell’ambito della giurisprudenza  costituzionale), trattasi di elementi che compongono e costituiscono la nozione di libertà.
Ed è così che ognuno di noi dovrebbe essere libero di pensare, di parlare, di scrivere, di creare, di contrarre matrimonio, di mangiare, di bere e fumare, di avviare e gestire un’impresa, di associarsi con altri come più e meglio lo aggrada. La libertà, in buona sostanza, è il fondamento della nostra capacità di costruire l’esistenza a nostra immagine e somiglianza.
Parimenti, sono egualmente desiderabili le conseguenze sociali della libertà. Perché essa conduce all’armonia sociale. Sicuramente si assiste ad una conflittualità contenuta in seno ad un contesto di poche e trascurabili regole specifiche, suscettibili di imporci come dovremmo vivere – in termini di classe o di casta, di religione, di modi di vestire, di stili di vita o di istruzione.

La libertà economica postula che le persone siano libere di produrre e scambiare con gli altri. I prezzi liberamente negoziati e concordati veicolano informazioni essenziali a tutti gli attori economici circa quello che la gente desidera, nonché circa ciò che può essere realizzato nella maniera più efficiente possibile. Come Henry Hazlitt ha ben messo in evidenza, affinché un ordine economico possa funzione, i prezzi devono essere liberi di “rivelare la verità”. Una economia libera assicura agli individui i giusti incentivi per inventare, innovare e produrre più beni e servizi che vanno a beneficio dell’intera società. Ciò significa che si realizzerà una maggior soddisfazione di un maggior numero di bisogni, un più elevato standard di vita per tutti, unitamente ad una maggiore crescita economica.
Ed è proprio questo processo che, in appena 250 anni di storia di libertà economica, ci ha affrancati dal lavoro massacrante e da una breve aspettativa di vita –  prerogative queste che si prefiguravano come la sorte naturale ed immutabile dell’umanità, da tempo immemorabile –  garantendoci l’odierna abbondanza, che siamo soliti scorgere intorno a noi, in più parti e più parti del mondo (sebbene quelle parti non siano ancora sufficienti).

Il video del cantante country Brad Paisley, “Welcome to the Future”, mette bene in evidenza tutto ciò. È un inno al commercio, alla tecnologia, ad un vita realizzata, al cambiamento sociale e alla diversità culturale. (Il video è persino più chiaro della stessa canzone. A tal proposito, può essere utile vedere anche il suo “American Saturday Night”, una celebrazione del libero scambio e dell’immigrazione).

I nostri avi non erano certo meno intelligenti di noi. Allora, che cosa è cambiato da allora? La libertà!

Un sistema politico informato alla libertà ci dà la possibilità di impiegare i nostri talenti e di cooperare con gli altri per creare e produrre, avvalendosi del supporto di pochi, semplici istituti, intesi a preservare i nostri diritti. E quei semplici fondamenti – i diritti di proprietà, il rule of law, il divieto di ricorrere all’aggressione – rendono possibile l’invenzione, l’innovazione ed il progresso nei commerci, nella tecnologia, e negli stili di vita. Quando libertari [miniarchici, ndt] propugnano lo Stato minimo, stiamo semplicemente difendendo la libertà e il progresso che da essa promana.

 

L'articolo originale: http://www.cato.org/policy-report/januaryfebruary-2011/joys-freedom