La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte I

Prima parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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III. Moneta e Banca

Nessun discorso sull’economia sarebbe completo se non prendesse in considerazione il denaro e il sistema bancario. L’argomento è particolarmente importante per i nostri scopi, non soltanto perché ovviamente il denaro è alla base di qualunque economia che sia progredita oltre il livello più primitivo, ma anche perché esiste molta confusione al proposito anche tra individui ragionevolmente istruiti. Malgrado i teologi tardoscolastici avessero ben afferrato i concetti di denaro e inflazione, alcuni scrittori cattolici più recenti, ancora oggi oggetto di ammirazione da parte di alcuni cattolici tradizionalisti, hanno presentato suggerimenti per una riforma monetaria che se venisse attuata avrebbe conseguenze devastanti. È molto probabile che sul tema della moneta siano state formulate teorie più eccentriche di quanto sia mai stato fatto per qualunque altro argomento economico.

Per l’introduzione del denaro non è stato necessario alcun intervento dello Stato né alcuna direttiva centralizzata. Il denaro esiste grazie all’intervento della ragione, che permette all’uomo di riconoscere i vantaggi che gli derivano quando un bene estremamente negoziabile diventa un mezzo di scambio: esso riduce considerevolmente gli ostacoli insiti in un sistema basato sul baratto che si frappongono a un commercio reciprocamente vantaggioso, facilitando così un’acquisizione molto più snella dei vari beni di cui si abbisogna.

Sono ben noti i limiti e le difficoltà di un’economia basata sul baratto – ossia di un’economia in cui i beni e i servizi vengono scambiati direttamente e non attraverso un mezzo di scambio. Nel sistema basato sul baratto, perché possa avvenire una qualunque transazione occorre quella che gli economisti definiscono una duplice coincidenza di bisogni. Una persona che cercasse due uova strapazzate ma fosse in grado di offrire in cambio soltanto un frisbee, dovrebbe trovare un’altra persona che non soltanto disponesse di due uova strapazzate, ma che desiderasse scambiarle con un frisbee.

Esistono inoltre molte transazioni che non possono proprio avvenire attraverso il baratto. Una persona che possedesse unicamente uno splendido castello avrebbe delle difficoltà ad acquistare una pagnotta di pane, a meno che non trovasse un fornaio disposto ad accettare in cambio una decimilionesima parte del castello.T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibri

Gli uomini che vivevano in un’economia basata sul baratto non ci misero molto a capire che le loro transazioni sarebbero state facilitate dall’introduzione di uno o più beni intermedi. Se la persona A sa che la persona B, che possiede la cosa che A vuole, è disposta ad accettare in cambio qualcosa che A può procurarsi, A può scambiare il suo bene intermedio e ottenere quello che vuole.

È seguendo questa linea di pensiero che alla fine è emerso un mezzo di scambio comune. Gli attori economici si sono resi conto che, individuando un bene pressoché universalmente ambìto dalla società, potevano effettuare le loro transazioni in maniera molto più efficiente e con maggior successo. Supponiamo che una determinata comunità stabilisca che quel bene è rappresentato dalle conchiglie. A questo punto, invece di avere un uomo senza guanti che possiede cinquanta matite alla vana ricerca di un altro uomo che non soltanto possiede un paio di guanti ma è disposto a scambiarli con cinquanta matite, il proprietario delle matite acquisterà conchiglie e le userà per comprare i guanti.

Quale sarà il bene che assumerà la funzione di denaro dipende in qualche misura dalle circostanze. È noto che nei campi di prigionia le sigarette sono state spesso usate spontaneamente come denaro, dal momento che in quelle situazioni esse soddisfacevano l’esigenza di avere un mezzo di scambio. In quel caso è decisamente evidente che la valuta non era stata imposta dallo Stato; è entrata in uso come conseguenza del fatto che i detenuti hanno razionalmente afferrato l’esigenza di disporre di un meccanismo in grado di migliorare il loro benessere materiale.

Nel mondo occidentale, come denaro sono stati utilizzati l’oro e l’argento.1 Questi metalli possiedono le qualità indispensabili a un mezzo di scambio: non si deteriorano, sono trasportabili, la loro unità di peso ha un certo valore (a differenza della spazzatura, ad esempio, o degli stuzzicadenti), e sono divisibili. Inoltre, sono anche universalmente molto ambìti.

Il termine moneta-merce si riferisce a un mezzo di scambio che è un bene commerciale o rappresenta un titolo per ottenere questo bene. Di conseguenza, se in un’economia di questo genere viene usata la cartamoneta, questa è convertibile su richiesta nel bene su cui la stessa cartamoneta si basa – ad esempio l’oro – e si limita a funzionare come un sostituto più pratico di questo stesso bene. Questo è un concetto molto importante: la cartamoneta non è denaro, ma un surrogato del denaro. Con il termine moneta a corso forzoso ci riferiamo invece a un mezzo di scambio che non è un bene o un prodotto di qualche genere, e non costituisce titolo per ottenere questo bene.2 Si tratta semplicemente di carta inconvertibile. (E naturalmente è questo il sistema attualmente vigente.)

Una volta che un determinato bene – in questo contesto ci riferiremo all’oro – ha acquisito la fisionomia di denaro, il sistema bancario non è lontano. Sono già state scritte eccellenti analisi del sistema bancario dal punto di vista della Scuola austriaca, quindi la presente trattazione sarà relativamente breve.3

Il sistema bancario

Inevitabilmente esisteranno individui che vorranno mettere al sicuro una parte di quanto possiedono. Ai fini della nostra trattazione immaginiamo che la banca sia stata all’origine un deposito di denaro, nata allo scopo di tenere al sicuro il denaro della gente. Il depositante affidava il suo oro al banchiere, e in cambio gli veniva rilasciata una ricevuta, o biglietto di banca, che in qualunque momento poteva riconvertire nell’oro da lui depositato. Col passare del tempo le persone hanno cominciato a rendersi conto che è più comodo usare i biglietti di banca come valuta invece di riconvertirli in oro ogni volta che vogliono fare un acquisto. Questi biglietti sono altrettanto buoni dell’oro, se così vogliamo dire, e sino a quando gli utenti avranno fiducia nella solidità della banca che li emette, circoleranno come contante. (Concettualmente sarebbe la stessa cosa se la banca, invece di rilasciare queste ricevute al depositante gli aprisse un conto corrente. In questo modo il depositante emetterebbe assegni sulla base dei suoi depositi presso la banca stessa.)4 Questi depositanti non otterrebbero gli interessi maturati sui loro conti correnti; al contrario, dovrebbero pagare al banchiere le spese di deposito.

Il tipo di banca che abbiamo appena descritto è completamente solvibile. È in grado di fare fronte a vista a tutti i suoi impegni. Se tutti i depositanti volessero ritirare contemporaneamente dalla banca il proprio oro, la banca non avrebbe difficoltà ad accontentarli.

La situazione cambia quando viene introdotta una pratica chiamata sistema bancario a riserve frazionarie.5 Quando le persone hanno cominciato a usare i biglietti di banca come denaro, per i banchieri è diventato molto facile cercare di guadagnare profitti illeciti stampando biglietti che non avevano alle spalle il corrispettivo in oro per poi darli in prestito, ricavando un guadagno nel momento in cui questi prestiti venivano rimborsati con gli interessi. Ovviamente le passività di queste banche sono assai superiori alle riserve auree di cui dispongono per soddisfare qualunque richiesta di conversione dovessero ricevere, ma questi istituti ritengono improbabile che tutti i depositanti facciano contemporaneamente richiesta di riavere indietro il loro oro. Accantonano quindi una riserva proporzionale d’oro per fare fronte alle modeste richieste di conversione che sembrano caratterizzare le normali situazioni commerciali.

In un sistema bancario libero e competitivo, l’ammontare dei profitti che una banca può guadagnare in questo modo è molto limitato. Supponiamo che la banca A inizi a praticare il sistema bancario a riserve frazionarie, emettendo più biglietti di quanti ne potrebbe convertire nell’oro depositato nei suoi sotterranei. Tra i clienti della banca A questi biglietti circolano liberamente come moneta (sino a quando la clientela continua ad avere fiducia nella fondamentale solidità della banca stessa.) Ma non appena un cliente della banca A acquista qualcosa dal cliente di un’altra banca, la banca A si trova potenzialmente in difficoltà. Quando la persona che ha ricevuto una banconota della banca A la deposita nella sua banca, la banca B, quest’ultima (che se ne fa ben poco di un pezzo di carta della banca A) si reca presso la banca A e chiede la conversione del biglietto in moneta metallica (moneta forte – ossia il metallo prezioso). Quanto più frequentemente questo si verifica, tanto più le riserve frazionarie auree della banca A cominceranno a scarseggiare e diminuirà la sua capacità di emettere biglietti di banca. Non appena la banca A si rivela incapace di convertire in oro uno dei suoi biglietti di banca, deve chiudere i battenti. È per questo motivo che, senza un sostegno governativo di qualche tipo, un sistema bancario a riserve frazionarie non può diventare troppo diffuso – continue richieste di conversione, assommate al timore di non essere capace di farvi fronte, scoraggerebbero una banca dal provare a inflazionare la sua emissione di banconote.

È a questo punto che entra in scena la Banca centrale. In precedenza, come abbiamo visto, le singole banche che praticavano il sistema a riserve frazionarie dovevano confrontarsi sia col problema di una possibile perdita di fiducia nella banca con conseguenti massicce richieste di conversione (il cosiddetto “assalto agli sportelli”), sia con le richieste presentate regolarmente da altre banche e dai clienti di altre banche per la conversione dei biglietti in moneta metallica. «Per superare questo ostacolo», spiega Hans-Hermann Hoppe, «nella fase successiva lo Stato deve monopolizzare il sistema bancario o costringere le banche in competizione tra loro ad aderire a un cartello sotto la tutela della sua Banca centrale. Una volta a capo di un sistema bancario monopolizzato o riunito in un cartello, lo Stato può mandare ad effetto quel processo coordinato e congiunto di contraffazione dell’intero sistema bancario che evita questo rischio.»6

La Banca centrale chiaramente gode del monopolio dell’emissione delle banconote: nessun altro istituto può più far circolare biglietti di banca. In un regime di sistema bancario centralizzato, quindi, le singole banche non sono autorizzate a far aumentare la massa monetaria emettendo i propri biglietti. Quello che possono ancora fare, invece, è aumentare la massa monetaria concedendo finanziamenti sotto forma di conti correnti sui quali chi contrae il prestito può emettere assegni. In questo modo le banche che intraprendono la strada delle riserve frazionarie concedono finanziamenti non sotto forma di contanti emessi al prestatore, ma sotto forma di conti correnti che la banca può creare a volontà. In conformità al principio del sistema bancario a riserve frazionarie, una frazione di questi depositi in conto corrente è coperta dalle banconote della Federal Reserve (ossia contanti) che la banca ha depositati sul suo conto presso la Federal Reserve; ma nella stragrande maggioranza dei casi non c’è alcuna copertura.

In un sistema di questo tipo non esiste il problema che una banca possa chiedere la conversione in oro dei biglietti di un’altra banca, dal momento che, tanto per cominciare, a nessuna singola banca viene consentito di emettere i propri biglietti. Tuttavia, sembra esistere un problema analogo, quello di una banca che chieda di convertire in contanti l’assegno di un’altra banca. (Il problema non esiste se un cliente della banca A compila un assegno e lo dà a un altro cliente della banca A, dal momento che quando quest’ultimo deposita l’assegno la banca A riequilibra la situazione dei conti dei due clienti.) Se un cliente della banca A emette un assegno, e il beneficiario di quell’assegno lo deposita nella banca B, quest’ultima banca naturalmente presenterà l’assegno alla banca A chiedendo il corrispettivo in contanti. (Non è positivo per la banca B tenere in giro un assegno della banca A.) Se questo succede con una certa frequenza, la banca A si trova nei guai.

Per vedere come questo problema viene risolto da un sistema basato sulla Banca centrale dobbiamo prima capire qualcosa del modo in cui la Federal Reserve e le banche che ne fanno parte interagiscono tra loro. La legge obbliga tutte le banche di credito ordinario a diventare membri della Federal Reserve. Oggi che non esiste più metallo prezioso a garantire la nostra moneta, i rapporti tra la Federal Reserve e le singole banche funzionano in questo modo: dal momento che la singola banca non è autorizzata a stampare moneta, quando si trova a dover far fronte a numerose richieste di conversione in contanti dei depositi di conto corrente deve rivolgersi alla Federal Reserve per avere il contante, e per ottenerlo deve attingere al suo saldo di conto presso la Reserve.7 (Richieste per importi non molto elevati possono essere soddisfatte attingendo al contante disponibile nel caveau della banca.) Inoltre la Federal Reserve stabilisce la quota di riserva obbligatoria per le singole banche, decidendo la percentuale minima di biglietti di banca della Federal Reserve che gli istituti debbono avere a disposizione per fare fronte alle richieste di contante da parte dei depositanti. Diciamo quindi che se il rapporto della riserva è il 10%, sul suo conto presso la Federal Reserve la banca in questione deve avere almeno un dollaro per ogni dieci dollari di passività create sotto forma di depositi di conto corrente. L’ammontare di questa riserva serve a determinare qual è il tasso a cui le banche provocherebbero un’inflazione, dal momento che la loro voglia di profitto generalmente le porterà a dare in prestito importi pari al limite loro consentito, tenendo di riserva soltanto la quota richiesta dalla Federal Reserve.

Torniamo ora alla banca A e alla banca B, e spieghiamo per quale motivo la presenza della Banca centrale serve fondamentalmente a eliminare il problema dell’interferenza di un banca con la politica inflazionistica di un altro istituto attraverso la richiesta di conversione in contante dei suoi assegni. La Banca centrale, pompando moneta nell’economia (argomento approfondito più avanti) consente all’intero sistema bancario di inflazionare insieme, usando le banconote della Federal Reserve come riserve frazionarie. Come spiega Rothbard:

In un sistema di free banking, l’inflazione prodotta da una qualsiasi banca conduce immediatamente a domande di conversione da parte delle altre banche, dal momento che la clientela di ciascuna banca è molto esigua. Ma la Banca centrale, trasferendo riserve in tutte le banche, fa in modo che esse possano espandere tutte insieme, e ad un tasso uniforme. Se tutte le banche espandono, allora non sussiste un problema di rimborso di una banca ad un’altra, e per ogni banca la propria clientela è realmente l’intero paese. In breve, i limiti all’espansione bancaria sono incommensurabilmente allargati, dalla clientela di ciascuna banca a quella dell’intero sistema bancario.8

In quale modo questo processo elimina il problema della richiesta di conversione da una banca a un’altra? Se tutte le banche vedranno aumentare le loro riserve frazionarie come risultato dell’immissione di moneta nell’economia da parte della Federal Reserve, inflazioneranno tutte questa nuova valuta allo stesso tasso (così come determinato dal requisito voluto dalla Federal Reserve).9 Come risultato, le varie conversioni in contanti tenderanno, al netto, ad annullarsi l’una con l’altra. Questo è uno dei motivi per cui una Banca centrale è tanto insidiosa: elimina quelle restrizioni che in un mercato libero contrasterebbero una sostanziale inflazione del credito da parte delle banche.

Questo significa naturalmente che nessuna banca può inflazionare a lungo oltre il tasso voluto dalla Federal Reserve, benché anche in questo caso sia disponibile un aiuto sotto forma di mercato dei fondi federali. Le banche che si trovano a dover affrontare difficoltà a breve termine possono ottenere un prestito dalle banche che hanno un surplus di riserve frazionarie. In casi estremi (soprattutto nel caso di grossi istituti), persino la Federal Reserve si farà avanti subentrando come “prestatore di ultima istanza” e fornendo riserve frazionarie alla banca in difficoltà, o attraverso un prestito di riserve frazionarie, o acquistando parte del suo attivo.10

Il problema ultimo da prendere in considerazione è come fa in primis la Federal Reserve ad aumentare l’emissione di moneta. Non lo fa stampando denaro contante e mettendolo in circolazione, ma soprattutto attraverso quelle che sono chiamate operazioni di mercato aperto, grazie alle quali la Federal Reserve acquista attività, di solito sotto forma di titoli di Stato. La cosa funziona in questo modo: la Federal Reserve acquista, diciamo, un miliardo di dollari di titoli di Stato da un operatore commerciale, come Goldman Sachs. Questo operatore commerciale, che entra così in possesso di un assegno per un miliardo di dollari emesso dalla Federal Reserve, deposita questo assegno nella propria banca. (Singoli individui e istituti diversi dalle banche non possono avere conti correnti presso la Federal Reserve, quindi l’assegno della Federal Reserve deve essere depositato in una banca di credito ordinario.)

Dal momento che nell’attuale regime monetario le banche possono beneficiare legalmente e senza correre rischi del sistema bancario a riserve frazionarie, la banca che riceve l’assegno da Goldman Sachs – che chiameremo banca A – non si limiterà a tenere presso di sé il denaro, ma depositerà l’assegno presso la Federal Reserve, facendo così salire di un miliardo di dollari il conto corrente che ha presso di essa. Di solito le banche non tengono di riserva più contante del quantitativo richiesto dalla Federal Reserve come quota di riserva bancaria, quindi la banca A, con questa fresca iniezione di riserve frazionarie, si troverà probabilmente ad avere riserve frazionarie superiori a quelle richieste dalla Federal Reserve. In questo caso essa userà il nuovo miliardo di dollari di riserve frazionarie come base su cui inflazionare ulteriormente.

Tanto per cominciare, dov’è che la Federal Reserve si procura il denaro per comprare il miliardo di dollari di titoli di Stato? Crea questo denaro dal nulla. Si limita a emettere un assegno su se stessa e lo spende.11 In questo modo le banche centrali diventano produttrici di denaro, e pertanto più simili a cercatori d’oro che non a istituti bancari nel senso stretto del termine.

La Federal Reserve, quindi, è in ogni senso un falsificatore legalmente privilegiato, e per giunta detiene il monopolio di questa falsificazione. E si è comportata proprio come la nostra conoscenza della natura umana ci avrebbe portato ad attenderci da un’istituzione dotata del privilegio monopolistico di falsificare: ha stampato una stupefacente quantità di denaro. Da quando è stata istituita la Federal Reserve nel 1913, il dollaro ha perso circa il 95% del suo valore.

Eppure la Federal Reserve riesce ancora a convincere l’opinione pubblica di essere un istituto importante nella lotta contro l’inflazione; invece, attraverso il suo massiccio incrementare l’emissione di moneta è proprio all’origine dell’erosione del valore del dollaro. È per questo motivo che gli economisti austriaci sono a favore sia dello standard aureo sia della totale abolizione del sistema della Federal Reserve. Ed è lo stesso motivo per cui molti esponenti della Scuola austriaca sono a favore di un sistema bancario con riserve frazionarie del 100%, in cui le banche debbano per legge garantire tutti i depositi a vista, dollaro su dollaro, con la moneta metallica conservata nei loro caveau. Quelle banche che violassero questo principio fondamentale di onestà sarebbero costrette a dichiarare bancarotta non appena non fossero più in grado di fare fronte a una legittima richiesta di conversione – proprio come avverrebbe a una lavanderia a secco che non potesse restituire su richiesta del cliente gli abiti che le sono stati consegnati, o il titolare di un deposito che non fosse in grado di restituire gli oggetti che gli sono stati affidati.

Dobbiamo introdurre un altro elemento nella nostra analisi degli aspetti economici e morali dei vari regimi monetari. Una delle grandi innovazioni della teoria monetaria di Mises è stata il suo cosiddetto teorema della regressione. (Ho relegato il teorema in una nota, perché alcuni lettori potrebbero trovarlo troppo tecnico.)12 Ciò che occorre rilevare in questo contesto sono le sue conseguenze, dal momento che il teorema della regressione di Mises contiene implicazioni importanti circa l’introduzione della valuta a corso forzoso. Uno dei principali concetti impliciti nel teorema è che un bene, per circolare come denaro, deve prima possedere valore d’uso. Ossia, a parte il suo valore come mezzo di scambio (in altre parole, il suo valore di scambio), deve avere valore in se stesso. (Il grande teologo scolastico Jean Buridan aveva già anticipato questo punto nel XIV secolo, sostenendo che a fungere da moneta doveva essere una materia prima utile sul mercato, che avesse originariamente valore per scopi non monetari.)13 Menger aveva già evidenziato come la moneta potesse essere costituita da una materia prima (le nostre precedenti analisi di questo processo si ispiravano effettivamente a Menger), ma Mises ha dimostrato che essa doveva svilupparsi in questo modo.

La conclusione che si può trarre da queste affermazioni è clamorosa: la valuta a corso forzoso non può essere introdotta volontariamente in un mercato veramente libero. Al contrario, essa deve essere introdotta con la coercizione, attraverso una massiccia azione di confisca da parte dello Stato delle scorte della materia prima per la quale la cartamoneta era servita come sostituto presso la popolazione. E in effetti la valuta a corso forzoso circolante negli Stati Uniti, dopo l’abbandono voluto da Franklin Roosevelt dello standard aureo nel 1933, è stata introdotta proprio attraverso quel genere di confisca che è implicito nel teorema della regressione. A quell’epoca, quando effettuavano normali transazioni, le persone si erano abituate alla comodità di usare come sostituto dell’oro la cartamoneta, che poteva essere riconvertita nel metallo prezioso in qualsiasi momento. La gente non accettava quindi la cartamoneta per il suo valore d’uso, che era inesistente, ma per il suo valore di scambio – in senso letterale la cartamoneta valeva come l’oro.

Una volta che la cartamoneta è entrata in circolazione come sostituto convertibile dell’oro, e la popolazione si è abituata a usarla, ecco creato lo scenario adatto per una confisca da parte dello Stato dell’oro detenuto dai privati, lasciando in circolazione soltanto cartamoneta a corso forzoso – che continua a circolare per forza d’abitudine ma che in quanto carta senza valore non sarebbe mai diventata all’origine un mezzo di scambio.14 Questo è quanto avvenne nel 1933, quando la popolazione fu costretta a consegnare il proprio oro. Da quel momento in poi, la valuta cartacea non sarebbe più stata convertibile in nulla.

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NOTE:

1  Inutile dire che non è l’oro in sé che costituisce un’attrattiva per i sostenitori dello standard aureo; è piuttosto l’idea di una moneta-merce a risultare attraente. Sembra quasi superfluo puntualizzarlo, se non fosse che alcuni critici suggeriscono che i sostenitori dello standard aureo danno all’oro un valore di “feticcio”. Pertanto quando parlo dell’assoluta necessità di uno standard aureo o dell’oro come unica moneta onesta, non intendo essere preso alla lettera. Non sto escludendo la possibilità che qualche altro bene possa essere usato al posto dell’oro in circostanze diverse, né sto sostenendo che soltanto l’oro può essere una moneta onesta. Sto parlando dei pregi di un “commodity standard” in generale, che nella storia del moderno Occidente sembra essere stato quasi sempre sinonimo di oro.

2  Prendo in prestito questa definizione da Hans-Hermann Hoppe, «How Is Fiat Money Possible? – or, The Devolution of Money and Credit», in Review of Austrian Economics 7, 2, 1994, p. 49.

3  Vedere al riguardo: Murray N. Rothbard, The Mystery of Banking, Richardson & Snyder, New York 1983; idem, Lo Stato Falsario. Ecco cosa i governi hanno fatto ai nostri soldi, Leonardo Facco Editore, Treviglio 2005; idem, The Case against the Fed, Ludwig von Mises Institute, Auburn 1994; Hans-Hermann Hoppe, «Banking, Nation States, and International Politics: A Sociological Reconstruction of the Present Economic Order», in The Economics and Ethics of Private Property, Kluwer Academic Publishers, Boston 1993, pp. 61-92.

4  Per importanti differenze tra le due, vedere M.N. Rothbard, The Case against the Fed, cit., pp.55-58.

5  Questa descrizione dell’evoluzione del sistema bancario è la base teorica che spiega la comparsa di numerosi fenomeni bancari moderni, e non un resoconto rigorosamente storico.

6  H.-H. Hoppe, The Economics and Ethics of Private Property, cit., p.72.

7  Quando lo standard aureo era ancora in vigore, veniva anche richiesto alle banche affiliate di immagazzinare le loro riserve frazionarie auree presso la Federal Reserve e di rimborsare i loro depositi a vista con biglietti della Federal Reserve. A loro volta questi biglietti erano teoricamente convertibili in oro, ma grazie al prestigio della copertura governativa, i vari vantaggi ad essi attribuiti (ad esempio il loro essere la moneta a corso legale), la richiesta di conversione in oro diminuiva sempre più. (E in ogni caso la Federal Reserve stessa praticava un sistema bancario a riserve frazionarie proporzionali, e non possedeva oro in quantità sufficiente ad onorare tutte le sue passività.)

8  M.N. Rothbard, Lo Stato falsario, cit., pp.60-61.

9  È importante comprendere che una banca in possesso di un assegno della Federal Reserve non estende immediatamente il credito nella misura consentita dal requisito voluto dalla riserva. Pertanto, se il rapporto della riserva è il 20%, la banca che lo riceve non trasforma immediatamente 1 miliardo di dollari di riserve frazionarie in 5 miliardi di dollari di nuovi prestiti (che equivarrebbe a tenere di riserva il 20% della nuova moneta). Invece di espandersi del 500%, come avverrebbe in questo caso, le banche si espandono di meno 1 rispetto a quanto richiesto dalla Riserva, ossia in questo caso dell’80%. Il risultato aggregato, tuttavia, dopo che questo credito aggiuntivo si è fatto strada attraverso il sistema bancario e le banche subentranti hanno prestato l’80% delle loro nuove riserve frazionarie, è che l’iniezione iniziale di 1 miliardo di dollari finisce per diventare un’espansione del credito pari a 5 miliardi di dollari. Al termine del processo, inoltre, le banche sono riuscite a riportare le loro riserve frazionarie a quel 20% richiesto dalla legge, quando vengono onorate, da una banca a un’altra e a un’altra ancora lungo il processo di espansione, le conversioni in contanti dell’80% della nuova moneta data in prestito. Per conoscere meglio questo processo, vedere M.N. Roth
bard, Lo Stato falsario, cit.

10  M.N. Rothbard, Mystery of Banking, cit., p.135.

11  L’intero processo viene spiegato con maggiore abbondan
za di dettagli in M.N. Rothbard, Mystery of Banking, cit., pp. 127-149, oltre che in Lo Stato falsario, cit., e in The Case against the Fed, cit., pp.29-69.

12  Il problema che Mises voleva risolvere era il seguente: la posizione occupata dal denaro nella scala dei valori di un individuo è determinata dal potere di acquisto che aveva ieri; ma quel potere d’acquisto è a sua volta determinato dal valore del denaro. Mises spiegò il modo di interrompere questo circolo vizioso. Anche se il valore che oggi ha il denaro dipende dal valore che aveva ieri, e il valore di ieri dipendeva dal valore del giorno prima, l’andare indietro nel tempo non è un processo senza fine. Termina l’ultimo giorno dell’economia di baratto, l’ultimo giorno in cui il valore del bene che veniva usato come moneta venne valutato esclusivamente per l’uso che se ne poteva fare e non per il suo valore di scambio. (Naturalmente, i termini “ieri” e “ultimo giorno” non vanno intesi come periodi di 24 ore; ogni volta che vengono usati, essi si riferiscono all’unità temporale interessata che è prasseologicamente rilevante.) Il teorema della regressione viene spiegato da Ludwig von Mises in La teoria della moneta e dei mezzi di circolazione, trad.it. L. Berti, ESI, Napoli 1999; vedere anche M.N. Rothbard, Man, Economy, and State, cit., pp.231-237.

13  Lo scolastico del XV secolo Gabriel Biel sosteneva la stessa cosa. M.N. Rothbard, An Austrian Perspective on the History of Economic Thought, vol.1, Economic Thought before Adam Smith, cit., pp.73-74, 89-90.

14  Vedere M.N. Rothbard, Lo Stato falsario, cit. Il libro di Rothbard, un vero classico, merita di essere letto attentamente. Qui mi riferisco semplicemente alla sua osservazione fondamentale (p. 74) secondo cui l’introduzione della cartamoneta come sostituto del denaro convertibile in oro, se da un lato è teoricamente ineccepibile, nella pratica prepara il terreno all’abbandono del “commodity standard” abituando il pubblico ad usare la cartamoneta e disabituandolo progressivamente all’interazione diretta con il metallo prezioso.