Capitalismo | Lezione I – Parte II

economic_politicLa storia raccontata centinaia di volte che le fabbriche assumevano donne e bambini e che queste donne e questi bambini, prima di lavorare nelle fabbriche, avevano vissuto in modo soddisfacente, è una delle falsità più mostruose mai raccontate. Le madri che lavoravano nelle fabbriche non avevano niente con cui cucinare. Queste madri non lasciavano le loro case e le loro cucine per andare in fabbrica. Queste madri andavano in fabbrica perché non avevano una cucina, e se avevano una cucina non avevano cibo da cucinarvi. E i bambini non venivano da nursery confortevoli. I bambini erano affamati e morivano. E tutte le parole circa gli orrori indicibili del protocapitalismo possono essere refutati da una singola statistica: precisamente in quegli anni, quando il capitalismo britannico si sviluppava, precisamente nell’età britannica chiamata rivoluzione industriale, negli anni dal 1760 al 1830, precisamente in quegli anni, la popolazione britannica raddoppiò. Questo significa che centinaia o migliaia di bambini, che sarebbero morti nei tempi precedenti, sopravvissero e divennero uomini e donne.

Non c’è dubbio che le condizioni dei tempi precedenti fossero molto insoddisfacenti. Fu il capitalismo a migliorarle. Furono quelle fabbriche protocapitalistiche a soddisfare i bisogni dei loro lavoratori, o direttamente o indirettamente esportando prodotti e importando cibo e materie prime da altri Paesi. Ancora e ancora, i primi storici del capitalismo hanno falsificato la storia.

Un aneddoto che quegli storici erano soliti proporre, molto probabilmente inventato, racconta che a Benjamin Franklin, in visita a un cotonificio in nel Regno Unito, il proprietario del cotonificio disse con orgoglio: «Guardi, questi sono i prodotti di cotone per l’Ungheria». Benjamin Franklin, guardandosi attorno e vedendo che i lavoratori indossavano abiti logori, replicò: «Perché non produce anche per i suoi lavoratori?»

Il punto è che le esportazioni cui si riferiva il proprietario del cotonificio significavano che egli produceva per i suoi lavoratori perché il Regno Unito doveva importare tutte le sue materie prime. Non c’era cotone nel Regno Unito né nell’Europa continentale. Non c’era cibo sufficiente nel Regno Unito, e il cibo doveva essere importato dalla Polonia, dalla Russia, dall’Ungheria. Le esportazioni pagavano le importazioni del cibo che faceva vivere la popolazione britannica. Numerosi esempi da quell’epoca mostrano l’attitudine della gentry e dell’aristocrazia nei confronti dei lavoratori. Voglio citare solo due esempi. Uno è il famoso sistema “Speenhamland”. Questo sistema prevedeva che il governo britannico pagasse a tutti i lavoratori che non percepivano il salario minimo (determinato dal governo) la differenza tra il salario effettivamente percepito e il salario minimo. In questo modo l’aristocrazia terriera non pagava salari più alti. La gentry pagava il salario agricolo, regolarmente basso, e il governo lo completava, evitando così che i lavoratori lasciassero le occupazioni rurali per trovare lavoro in una fabbrica urbana.

Ottant’anni dopo, in seguito all’espansione del capitalismo dal Regno Unito all’Europa continentale, l’aristocrazia terriera contrastò ancora il nuovo sistema di produzione. In Germania gli Junker [1], avendo perduto molti lavoratori che avevano trovato paghe migliori nelle industrie capitalistiche urbane, coniarono un termine speciale per riferirsi al problema: Landflucht (fuga dalla campagna). E nel Parlamento tedesco si discuteva che cosa dovesse essere fatto contro quello che l’aristocrazia terriera prussiana vedeva come un male.

Il principe Bismarck, il famoso cancelliere del Reich, un giorno disse: «A Berlino ho incontrato un uomo che un tempo aveva lavorato nella mia proprietà, e gli domandai: “Perché te ne sei andato? Perché hai lasciato la campagna? Perché hai preferito vivere a Berlino?”». E l’uomo rispose: «Voi non avete nel vostro villaggio un Biergarten bello come quello che abbiamo qui a Berlino, dove ti puoi sedere, bere birra e ascoltare la musica». Ovviamente, questa è la storia raccontata dal punto di vista del principe Bismarck, il datore di lavoro. Non era il punto di vista dei suoi impiegati. Questi se ne andarono in città perché l’industria li pagava meglio ed elevò il loro tenore di vita a livelli che non avevano mai conosciuto prima.

Oggi nei Paesi capitalisti notiamo una leggera differenza tra la vita basilare della classe alta e quella della classe bassa. Entrambe le classi hanno cibo, vestiti e dimora. Ma nel secolo XVIII e prima, la differenza tra l’uomo della classe media e l’uomo della classe bassa era che l’uomo della classe media aveva le scarpe e l’uomo della classe bassa non le aveva. Negli Stati Uniti, oggi, la differenza tra un uomo ricco e un uomo povero è spesso la differenza tra una Cadillac e una Chevrolet. La Chevrolet può essere comprata di seconda mano, ma sostanzialmente la funzione goduta dal proprietario della vettura è la medesima. Anche il proprietario di una Chevrolet può guidare da un punto a un altro. Oltre il cinquanta percento della popolazione statunitense vive in case e appartamenti di loro proprietà.

Le invettive scagliate al capitalismo, soprattutto quelle inerenti a questioni salariali, partono dalla falsa premessa che i salari sono pagati da persone che differiscono da quelle che sono impiegate nelle fabbriche. Economisti e teorici economici oggi sono soliti distinguere tra lavoratore e consumatore. Ma il punto è che ogni consumatore deve, in un modo o nell’altro, guadagnare il denaro che spende, e l’immensa maggioranza dei consumatori sono le stesse persone che lavorano nelle imprese produttrici dei beni che quelle persone consumano. Nel sistema capitalistico i saggi salariali non sono stabiliti da una classe di persone diversa dalla classe di persone che percepiscono il salario. Sono le stesse persone. Non è la società cinematografica a pagare il cachet di un attore. Sono coloro i quali pagano il biglietto per vedere il film dove quell’attore recita. Non è l’imprenditore pugilistico a pagare l’enorme borsa di un pugile. Sono coloro i quali pagano il biglietto per assistere al combattimento. In teoria economica si compie la distinzione tra datore di lavoro e lavoratore, ma nella vita reale questa distinzione non sussiste. Datore di lavoro e lavoratore sono in ultima analisi la medesima persona.

Molti in numerosi Paesi considerano ingiusto che l’uomo in una famiglia con sette figli percepisca il medesimo salario di un uomo che deve pensare solo a se stesso. Ma la domanda non è: il datore di lavoro deve essere responsabile in base alla numerosità della famiglia di un lavoratore? La domanda che dobbiamo porci è: sei pronto, come individuo, a pagare di più per qualcosa, ad esempio una pagnotta, se ti è detto che l’uomo che ha prodotto la pagnotta ha sei figli? L’onesto uomo risponderà certamente di no e dirà: «In linea di principio pagherei di più, ma in pratica se costa meno comprerei il pane prodotto da un uomo senza figli». Il fatto è che se i compratori non pagano il datore di lavoro abbastanza da permettergli di remunerare i suoi lavoratori, diventa impossibile per il datore di lavoro rimanere in affari.

Il sistema capitalistico è stato così chiamato non da un sostenitore del sistema, ma da un individuo che lo considerava il peggiore di tutti i sistemi storici, il male più atroce che sia mai capitato all’umanità. Quell’uomo era Karl Marx. Nondimeno, non c’è ragione di rigettare il termine marxiano perché esso descrive chiaramente la fonte dei grandi miglioramenti sociali prodotti dal capitalismo. Tali miglioramenti sono il risultato dell’accumulazione del capitale. Tali miglioramenti si basano sul fatto che le persone, di regola, non consumano tutto quello che producono. Infatti, le persone risparmiano, e investono, una parte di quello che producono. Ci sono molti fraintendimenti intorno al fenomeno del risparmio e a quello dell’investimento, e nel corso di queste lezioni avrò modo di affrontare le maggiori incomprensioni circa l’accumulazione del capitale, l’uso del capitale e i vantaggi universalmente derivanti da tale uso. Affronterò il capitalismo specialmente nelle lezioni dedicate all’investimento estero e al problema più importante della politica odierna, l’inflazione. Tutti voi sapete che l’inflazione esiste non solo negli Stati Uniti. L’inflazione è un problema in tutto il mondo oggi.

Un fatto sovente incompreso è che i risparmi sono benefici per tutti coloro che desiderano produrre o avere un reddito. Allorché un individuo ha ottenuto un determinato ammontare di denaro, ipotizziamo mille dollari, e anziché spenderli li affida a una banca di risparmi o a una compagnia di assicurazione, il denaro è prestato a un imprenditore, un uomo d’affari, permettendogli di avviare oggi un progetto che ieri non poteva avviare a causa dell’indisponibilità di capitale.

Che cosa farà l’imprenditore con il capitale ottenuto? La prima cosa che egli dovrà fare, il primo uso che farà del capitale ottenuto consisterà nell’assumere lavoratori e nell’acquistare materie prime, la qual cosa determinerà un aumento della domanda di lavoratori e di materie prime e conseguentemente un aumento dei salari e dei prezzi delle materie prime. Prima che risparmiatore e imprenditore ottengano profitto dal prestito dei risparmi all’imprenditore, lavoratore disoccupato, produttore di materie prime, agricoltore e salariato godono dei benefici di un risparmio maggiore rispetto a quello precedente.

Quando l’imprenditore otterrà profitto dalla sua attività dipende dalle condizioni future del mercato e dalla sua abilità di pronosticare correttamente l’avvenire del mercato. Ma produttori di materie prime e lavoratori traggono benefici immediati dall’aumento del risparmio. Molto è stato detto, trenta o quaranta anni fa, sulla politica salariale di Henry Ford. Cifra cruciale di Henry Ford fu il fatto che pagava salari più alti rispetto a quelli pagati da altri industriali. La sua politica salariale venne descritta come invenzione, ma non è sufficiente affermare che questa invenzione era dovuta alla generosità di Henry Ford. Un nuovo ramo industriale o una nuova fabbrica in un ramo industriale esistente devono attrarre lavoratori da altri posti di lavoro, da altre parti del Paese, anche da Paesi esteri. E l’unico modo di fare ciò è offrire al lavoratori salari più alti di quelli offerti dai competitori. Questo accadde all’inizio del capitalismo e continua ad accadere oggi.

Ludwig von Mises

Tratto da Economic Policy: Thoughts for Today and Tomorrow.

Traduzione di Stefano Libey Musumeci

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Note

[1] Gli Junker erano la nobiltà terriera prussiana. Il più famoso Junker era il Cancelliere Otto von Bismarck (1815–1898). Libey

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Con i suoi contributi, traduzioni o testi originali, Stefano Libey Musumeci vuole rispondere alla necessità di individuare il funzionamento della realtà. L’autore ritiene che l’approccio logico costituisca il modo migliore per comprendere il mondo. L’approccio logico può solidamente svilupparsi soltanto attraverso una visione polimatica, cioè volgendo costantemente lo sguardo verso molteplici ambiti del sapere. Infatti, la dedizione a diversi ambiti scientifici permette di trovare tra differenti dinamiche analogie, che in assenza di interdisciplinarietà non sarebbero mai trovate. Solamente in questa maniera, cioè attraverso una visione polimatica, attraverso l’amore per il sapere nel suo complesso, è possibile enucleare la logica che sottende il mondo.

Per soddisfare l’esigenza di comprendere la realtà, i polimatici Stefano Libey Musumeci (s.libey@re-think-now.com) ed Émilie Ciclet (e.ciclet@re-think-now.com) hanno fondato l’iniziativa RE-THINK NOW, dove legge ed economia incontrano logica, ontologia (teoria dell’esistenza) ed epistemologia (teoria della conoscenza).

Libey cura il weblog filosofico-poetico StefanoLibey.