La Spoliazione legale nel pensiero di Frédéric Bastiat: I parte

bastiatLa Storia della Spoliazione, l’opera mai scritta di Frédéric Bastiat, si configura, unitamente alla Storia della Libertà di Lord Acton ed al terzo volume di Murray Rothbard  sulla Prospettiva austrica sulla Storia del Pensiero Economico, come uno fra i più grandi libri libertari che non hanno mai visto la luce. Se fosse vissuto sino a tardi, anziché lasciare questo modo terreno all’età di 49 anni per un cancro alla gola, Bastiat avrebbe sicuramente terminato la sua opera principale, Armonie Economiche, e avrebbe altresì completato la sua indagine sulla spoliazione.

Possiamo rimarcare che Karl Marx pubblicò il primo volume del suo opus magnum, Das Capital (1867), all’età di 49 anni, ma egli visse per altri 16. Se ne avesse avuto il tempo, Bastiat avrebbe probabilmente mantenuto la sua grande promessa di teorico economico e storico, assurgendo al rango del Karl Marx in seno al movimento liberale classico del diciannovesimo secolo.

Nei sei brevi anni che lo videro attivo come scrittore e uomo politico (1844-1850), Bastiat produsse sei ponderosi volumi di lettere, di pamphlets, di articoli e libri, che la Liberty Fund sta traducendo come parte integrante dei suoi Collected Works of Frédéric Bastiat (2011–2015).

Ciò che emerge da un esame diacronico dei suoi scritti è la sua graduale presa di consapevolezza che lo Stato (che spesso egli qualifica come “LO STATO”) costituisse una grande macchina che è  stata appositamente progettata per sottrarre la proprietà ad alcune persone, senza il loro consenso beninteso, e trasferirla ad altre. Il termine che Bastiat, durante questa fase, utilizzò con sempre maggiore frequenza per inquadrare le azioni perpetrate dallo Stato è “la spoliation” (spoliazione), ancorché non difettasse di impiegare altri vocaboli, quali “parassita”, “viol” (stupro), “vol” (furto), e “saccheggio”, che rendono comunque bene l’idea. Nei suoi scritti sparsi sulla rapina operata dallo Stato, elaborati antecedentemente alla rivoluzione del 1848, egli identificò i gruppi particolari che avevano avuto accesso alle leve del potere dello Stato nei diversi momenti della storia, con la precipua finalità di depredare la gente comune. Questi gruppi includevano guerrieri, proprietari di schiavi, la Chiesa Cattolica, e in anni più recenti i monopolisti commerciali ed industriali. Ogni gruppo, così come la sua particolare modalità di impiego del potere dello Stato per sfruttare il popolo a proprio vantaggio, avrebbe sicuramente meritato una sezione distinta nella sua Storia della Spoliazione.

Per come aveva definito lo Stato prima della rivoluzione del 1848, Bastiat si sarebbe probabilmente così espresso: “Lo Stato è il meccanismo mediante il quale un piccolo gruppo privilegiato di persone vive alle spalle di tutti gli altri”.

Ma lo scoppio della rivoluzione nel febbraio 1848 a Parigi mutò radicalmente l’ordine dei fattori, costringendo Bastiat a cambiare la sua strategia di lotta contro la rapina perpetrata dallo Stato. Prima della rivoluzione piccole minoranze privilegiate erano in grado di prendere il controllo dello Stato e di taglieggiare la maggior parte delle persone a proprio vantaggio: i proprietari di schiavi erano nella condizione di sfruttare i propri schiavi; i proprietari terrieri aristocratici potevano tranquillamente abusare dei propri servi; i monopolisti privilegiati potevano facilmente approfittarsi dei propri clienti; e così si fece strada una sorta di brutale sentimento per cui una piccola minoranza potesse soverchiare e depredare la maggioranza. La strategia di Bastiat prima del 1848 era stata quella di identificare gli interessi speciali che avevano tratto e traevano vantaggio dall’essere così contigui con la “stanza dei bottoni”, disvelandoli al pubblico per via della sua attività giornalistica, condotta spesso con critiche caustiche e con la satira: si occupò delle élite di latifondisti che avevano beneficiato della protezione tariffaria, delle élite industriali che avevano ampiamente goduto di monopoli e sovvenzioni statali, nonché della monarchia e delle élite aristocratiche che avevano estratto enormi rendite parassitarie insediandosi  in posizioni strategiche in seno all’apparato amministrativo e all’esercito.

L’ascesa al potere dei gruppi socialisti nel 1848 fece sì che quelli più consistenti, che avrebbero forse rappresentato la maggioranza degli elettori se solo i partiti socialisti si fossero imposti, fossero indotti ad abbracciare gli stessi metodi da sempre impiegati dalle minoranze privilegiate, benché lo facessero per il bene di “tutti”, anziché di una ristretta élite. Il problema, come da subito si avvide Bastiat , consisteva nel fatto che era impossibile per una maggioranza cercare di vivere a spese della maggioranza medesima. Dal momento che, alla fine, il conto deve pur sempre essere presentato a qualcuno, la maggioranza avrebbe pagato in tasse ciò che la stessa avrebbe poi ricevuto in “benefici” sociali,  sotto forma di sovvenzioni pubbliche, al netto chiaramente di quanto viene consuetamente drenato dallo Stato e dai suoi servitori lungo il tragitto. Questo enigma lo condusse a coniare la sua celebre definizione, a metà del 1848:  “lo Stato è la grande finzione attraverso la quale ognuno cerca di vivere a spese di tutti gli altri”. Bastiat dovette in quel momento cambiare la propria strategia e tentare di convincere i lavoratori generici che le promesse di posti di lavoro pubblico, di sussidi di disoccupazione finanziati dallo Stato, così come di misure di controllo dei prezzi, fossero di per sé autolesioniste e, in ultima istanza, impossibili da perseguire.

Bastiat non fu in grado di concludere vittoriosamente questo dibattito intellettuale e politico a causa della sua scomparsa prematura, avvenuta nel dicembre del 1850; peraltro, le forze socialiste furono infine sconfitte, almeno temporaneamente, dalla morsa oppressiva esercitata sinergicamente dall’esercito e dalle forze di polizia, qualificati come il “partito dell’ordine”,  il quale supportò l’ascesa di Luigi Napoleone (che ben presto si autoproclamò  imperatore, con il nome di Napoleone III). Tuttavia, le debolezze strutturali del welfare vennero chiaramente identificate da Bastiat nel 1848; e noi spettatori odierni stiamo ravvisando le conseguenze nefaste delle sue contraddizioni economiche e presagendo il suo possibile collasso nelle proteste che infiammano, ai giorni nostri, le strade di Atene.
Partendo da questo prospettiva più ampia, vorrei ora passare ad esaminare la teoria della spoliazione di Bastiat, sì da poterne inquadrare più nitidamente il pensiero ed  apprezzarne la potenza della sua analisi.
Bastiat sviluppò la sua teoria in una decina di articoli e di specifici capitoli di libri, elaborati tra la fine del 1845 e la metà del 1850. Da questi scritti frammentari, ho ricostruito la sua teoria in materia, che, come già detto, avrebbe potuto costituire la sua Storia della Spoliazione.

Esiste una filosofia morale assoluta che è incardinata sulla legge naturale. Le leggi naturali possono essere in parte scoperte attraverso l’osservazione scientifica, empirica delle società umane (soprattutto avvalendosi dell’economia e della storia) ed in parte per mezzo della rivelazione divina [Bastiat attinse al suo deismo e al suo cristianesimo morale]. Questa filosofia morale si applica a tutti gli esseri umani indistintamente, senza eccezione alcuna (e soprattutto si applica ai sovrani e ai politici).

Ci sono solo due modi con cui la ricchezza (la proprietà) può essere acquisita: in primo luogo, in virtù dell’attività individuale volontaria e degli scambi liberamente concordati con gli altri (“servizio in corrispettivo di un altro servizio”), posti in essere dai cosiddetti “produttori”;  in secondo luogo, si può far ricorso al furto (coercizione o frode) perpetrato da una terza parte, che possiamo definire “predazione”. L’esistenza della predazione è una questione scientifica, un fenomeno empiricamente dimostrato dallo studio della storia. I predatori si sono storicamente organizzati in Stati e hanno cercato di giustificare le loro attività quali un’eccezione ai principi morali universali, introducendo leggi atte a “ratificare” la spoliazione, ed un codice morale inteso a “magnificarla”. I predatori tendono ad ingannare le loro vittime per mezzo di “stratagemmi” (inganni, raggiri, frodi) e l’uso di “sofismi” (fallacie) per legittimare e mascherare ciò che stanno compiendo. È compito degli economisti politici come Bastiat svelare i trucchi, gli espedienti e le menzogne usate dai predatori per nascondere quel che fanno agli occhi dei “gonzi“ (la gente comune), in vista dell’eliminazione della spoliazione organizzata dalle società per bene.

Articolo di David Hart su The Freeman

Traduzione di Cristian Merlo