La Spoliazione legale nel pensiero di Frédéric Bastiat: II parte

bastiat 2Esaminiamo ora alcuni aspetti della sua teoria in maniera più dettagliata.
Come sostenitore dell’idea della legge naturale e dei diritti naturali, Bastiat era convinto esistessero dei principi morali che potessero essere riconosciuti ed elaborati dagli esseri umani e che fossero altresì suscettibili di applicazione universale. In altre parole, non possono operare contestualmente due distinti codici morali, uno applicabile ai governanti ed ai funzionari governativi, e l’altro al resto dell’umanità. Uno di questi principi universali postula il diritto inviolabile di un individuo a disporre dei propri legittimi titoli di proprietà, unitamente alla corrispondente intimazione di non violare il corrispettivo diritto altrui con la violenza o con la frode.
Secondo Bastiat: <<Vi sono solo due modi per acquisire le risorse che sono necessarie a conservare, e a rendere bella e migliore, l’esistenza: la PRODUZIONE e la SPOLIAZIONE>>. (“La fisiologia della Spoliazione”, in Sofismi Economici II ).
Continuando nello stesso saggio, egli afferma:
L’autentica e giusta legge che governa gli uomini si sostanzia <<nello scambio liberamente pattuito di un servizio per un altro>>. La spoliazione consiste nel mettere al bando con l’inganno o con la violenza la libertà di negoziare, al fine di ricevere un servizio senza rendere nulla in contropartita.
La spoliazione con la violenza è esercitata nel modo seguente: la gente aspetta che un uomo produca qualcosa e poi se ne impadronisce brandendo le armi.
Questa condotta è formalmente condannata dai dieci comandamenti: “Non rubare”.

Quando ha luogo tra individui, la condotta in parola viene definita “furto” e conduce dritta dritta in galera; quando si svolge tra gli Stati, si parla invece di conquista e porta alla gloria.
Bastiat cita i Dieci Comandamenti, il codice penale francese, nonché il dizionario dell’Accademia di Francia per definire nella maniera più chiara possibile il furto, rimarcandone la sua proibizione universale. Sulla scorta di tali definizioni, nel pensiero di Bastiat le politiche del governo francese non erano altro che “furto perpetrato con il sussidio”, “furto realizzato con i dazi doganali”, “furto incrociato” di tutti i francesi attraverso una combinazione di sussidi e dazi protettivi, e così via. Complessivamente essi hanno eretto un sistema omnipervasivo di “spoliazione”, che si è via via evoluto nel corso dei secoli.

Di conseguenza, a causa della ubiquità della predazione nella storia dell’umanità, diventa essenziale per l’economia politica prendere seriamente in considerazione tale fenomeno, quando si discute del funzionamento del mercato e dei suoi “fattori di disturbo”.
Alcune persone sostengono: “La SPOLIAZIONE è un incidente, un abuso locale e passeggero, stigmatizzata dall’ordine morale, biasimata dalla legge e indegna di qualsiasi attenzione per l’economia politica”.
Ma a prescindere da quale possa essere il grado di benevolenza e di ottimismo che scaldi il cuore di un uomo, questi è obbligato a riconoscere che la  SPOLIAZIONE viene esercitata su vasta scala a questo mondo ed è troppo universalmente interrelata con tutti i principali eventi nella storia dell’umanità, perché la scienza morale, ma soprattutto l’economia politica, possano sentirsi legittimate nel non prenderla nemmeno in considerazione.

Una caratteristica fondamentale della spoliazione, che la contraddistingue dalla acquisizione di ricchezza attraverso lo scambio volontario, è l’ uso della violenza, associato a quello che Bastiat chiamava “stratagemmi” (frode o inganno). All’interno della categoria di “spoliazione” possono individuarsi due principali fattispecie, che attirarono l’attenzione di Bastiat: il “saccheggio illegale”, il quale viene intrapreso da ladri, rapinatori e banditi,  e il “saccheggio legale”, che viene solitamente esercitato dallo Stato sotto l’egida del sistema giuridico, il quale consente di dispensare sovrani e funzionari governativi dal rispetto del divieto comune, in tema di acquisizione della proprietà altrui per mezzo della forza. Bastiat era meno interessato al saccheggio illegale, posto che questo veniva universalmente condannato e la sua natura era piuttosto ben compresa dai teorici del diritto e dagli economisti. Invece Bastiat intese concentrarsi sulla spoliazione legalizzata, la quale ben difficilmente veniva ravvisata come un problema dagli economisti, sebbene fosse sempre esistita su vasta scala nel corso della storia e ne costituisse uno dei motori trainanti. Come ebbe a notare nella sua “importante arguzia finale”, che conduce alle “Conclusioni” dei Sofismi Economici, parte I:

La forza applicata alla spoliazione fa da sfondo naturale alle cronache della razza umana. Andando a ritroso nel tempo,  dovremmo necessariamente riprendere quasi interamente la storia di ogni popolo: gli Assiri, i Babilonesi, i Medi, i Persiani, gli Egiziani, i Greci, i Romani, i Goti,  i Franchi, gli Unni, i Turchi, gli Arabi, i Mongoli e Tartari,  giusto per non parlare degli Spagnoli in America, degli Inglesi in India, dei Francesi in Africa, o dei Russi in Asia, etc.etc.
Ne “La fisiologia della Spoliazione”  Bastiat delineò le principali tipologie di rapina che erano emerse nel corso della storia: dalla guerra  alla schiavitù, dalla teocrazia al monopolio. Storicamente, le società e le loro classi dirigenti,  che vivevano taglieggiando il resto della popolazione, si erano evolute attraverso degli alterni periodi di conflitto. In una lettera a Mme  Cheuvreux (23 giugno 1850) Bastiat osservò che <<la nostra storia sarà vista come caratterizzata da sole due fasi: i periodi di conflitto per chi prenderà il controllo dello Stato e i periodi di tregua, che costituiranno il regno transitorio di una trionfante oppressione,  presagio di un imminente conflitto>>.
Le immediate origini storiche dello Stato francese moderno erano da rinvenirsi nelle élites aristocratiche e teologiche, le quali assursero alla posizione dominante nel Vecchio regime e che furono poi avversate,  per ottenere il controllo dello Stato, prima dai riformisti, più orientati al socialismo, rappresentati da Robespierre durante il Terrore, e poi da parte delle élites militari durante il regno Napoleone. La sconfitta di quest’ultimo aveva condotto ad un ritorno temporaneo delle élite aristocratiche e teologiche, finché non furono di nuovo rovesciate nel corso di un’altra rivoluzione, quella in cui lo stesso Bastiat giocò un ruolo attivo come politico eletto, giornalista e analista economico.

Nel periodo in cui visse, lo Stato moderno si era evoluto al punto che una imponente e permanente classe professionale di burocrati metteva in atto la volontà del potere sovrano – non importa che fosse re Luigi Filippo durante la monarchia di Luglio (1830-1848), o il “popolo” nel corso della Seconda Repubblica, a seguito della rivoluzione del febbraio 1848 – di tassare, regolamentare  e sovvenzionare una parte crescente dell’economia francese. Sono tre gli aspetti della crescita dello Stato sui quali Bastiat incentrò la sua opposizione nella seconda metà degli anni  ’40 del secolo XIX:  le tariffe protezionistiche sulla importazione delle merci, la tassazione e i sussidi governativi a favore dei disoccupati nei Laboratori Nazionali durante il 1848. Come lo Stato ampliò le proprie dimensioni e il perimetro d’azione delle sue attività, esso iniziò a erogare una gamma sempre maggiore di “servizi pubblici” finanziati dai contribuenti.

Bastiat aveva una visione severa circa questi sviluppi e reputava qualsiasi “servizio pubblico” che andasse al di là del minimo indispensabile per garantire i servizi di polizia e di amministrazione della giustizia come “una forma disastrosa di parassitismo” (“Gli intermediari” in Ciò che si vede e ciò che non si vede) . Usando il suo prisma preferito, Jacques Bonhomme (il Signor Qualunque) , per rendere al meglio le sue puntualizzazioni, Bastiat confrontò la “fornitura coatta” dei “servizi pubblici” –  il “parassitismo legale” della burocrazia francese – alle azioni del ladruncolo che indulge nell’ordinario “parassitismo illegale (o extralegale )”, quando si approfitta della proprietà di Jacques irrompendo in casa sua ( “Le imposte” in Ciò che si vede e ciò che non si vede).

Bastiat pensava che il moderno Stato burocratico e pianificatore del suo tempo fosse basato su una miscela di totale violenza e di coercizione da un lato, e sugli inganni e le fallacie (sofismi) dall’altro. La violenza e la coercizione rivenivano dalle imposte, dalle tariffe, dalla regolamentazione, alle quali erano sottoposti i contribuenti, i commercianti e i produttori; la dimensione ideologica che garantiva la classe di parassiti al comando originava da una nuova serie di “sofismi politici ed economici”, volti a confondere, ingannare e raggirare una nuova generazione di “gonzi” nel supportare il sistema. La scienza dell’economia politica, secondo Bastiat , doveva costituire il mezzo con cui i sofismi economici del presente sarebbero stati disvelati, confutati, e infine neutralizzati, deprivando così la casta di rapinatori che ci comanda del proprio sostentamento e del proprio potere: <<Ho già detto abbastanza per dimostrare che l’economia politica ha un evidente uso pratico. È  la fiamma che distrugge questa malattia sociale, la Spoliazione, svelandone gli Inganni e dissipando gli Errori>> (“Fisiologia della Spoliazione”).

Nel successivo saggio su “Le due moralità”, Bastiat contrappone il ruolo della “moralità religiosa” e della “moralità economica” nel determinare questo cambiamento nel modo di pensare: << Si lasci che la moralità religiosa tocchi pertanto i cuori dei Tartufi, dei Cesari, dei coloni, dei beneficiari di sinecure e dei monopolisti, ecc, se ciò sia possibile. Il compito della politica economica è quello di illuminare i loro gonzi>>. (Nella commedia di Molière “Tartufo”, o “L’impostore”, Tartufo è un ipocrita astuto e Orgone è una vittima ben intenzionata). Bastiat, nell’elaborare i saggi che compongono i due volume della raccolta dei Sofismi Economici, intendeva proprio avviare  il lungo processo di demolizione intellettuale dei machiavelli, delle frodi, e  delle fallacie utilizzate dalle élite privilegiate per difendere i propri interessi acquisiti e il loro sistematico taglieggiamento delle persone comuni.

Bastiat era anche alquanto scettico circa il fatto che la moralità religiosa sarebbe riuscita a modificare il punto di vista dei detentori del potere perché, come egli si domandò in più occasioni, quante volte nella storia le elite dominanti avevano mai abbandonato volontariamente la propria condizione e i propri privilegi? Bastiat preferiva di gran lunga colpire il potere dal basso, cercando di far aprire gli occhi ai babbei e agli illusi, per mezzo delle verità che l’economia politica è in grado di fornire, incoraggiando il dubbio e la sfiducia nella giustizia delle azioni dei governanti, e deridendo le follie dell’élite politica  avvalendosi del sarcasmo e  del “mordente del ridicolo”.  Bastiat sintetizzò il lavoro degli economisti politici nell’ indurre ad <<aprire gli occhi degli Orgoni, sradicando le idee preconcette, stimolando una giusta ed essenziale disillusione, nonché studiando ed esponendo la reale natura delle cose e delle azioni>>.

Egli realizzò tutto ciò, con effetti straordinari,  negli scritti degli ultimi due anni della sua vita: eredità permanente del suo contributo all’economia politica classica-liberale.

Articolo di David Hart su The Freeman

Traduzione di Cristian Merlo

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