Teoria e metodologia di studio dell’azione umana

teoria praticaCos’è la teoria? Esistono più definizioni, in base al campo di ricerca. Per quel che riguarda lo studio dell’azione umana, la teoria deve spiegare il comportamento umano. A differenza di altre scuole di pensiero, che nel processo di ricerca adottano in gran parte la metodologia specifica delle scienze naturali, la scuola austriaca la rigetta, perché nel campo dell’azione umana questa metodologia non può che essere costruita su ipotesi e presupposti che non corrispondono perfettamente alla realtà. Le prime scuole di pensiero considerano corretta una forma limitata della teoria, in base alla quale la teoria va accettata in funzione della capacità di predire fenomeni e comportamenti economici oppure della capacità di spiegare la realtà sulla base di esperimenti condotti dopo aver formulato alcune ipotesi astratte (il modello della concorrenza perfetta né è un esempio). Gli austriaci invece, sviluppano un corpo teoretico basato sull’assioma dell’azione umana, il quale riflette perfettamente la natura reale dell’uomo. Le metodologie quindi differiscono sostanzialmente e conducono, laddove applicate alla ricerca, a conclusioni anche molto diverse (talvolta diametralmente opposte). Queste differenze sono maggiormente evidenti nel campo delle scienze sociali.

Le teorie della scuola austriaca sono sviluppate con la precisione dei teoremi matematici, nel senso che partono da assiomi, cioè da proposizioni vere ammesse senza la necessità di una dimostrazione, in quanto gli assiomi sono indimostrabili, perché di per sé evidenti.

Quindi, nella visione della Scuola Austriaca la scienza economica ha come oggetto di studio il comportamento umano, così com’è nell’ordine reale, mentre l’economista si dedica semplicemente alla descrizione e alla rappresentazione concettuale della realtà obiettiva (del comportamento umano).

Le metodologie applicate nell’indagine del “teorema” dell’azione umana

  • Secondo la metodologia della Scuola Austriaca, la teoria (o forse sarebbe più appropriato dire “il teorema dell’azione umana”) formulata da Ludwig von Mises è la seguente:

L’azione umana è comportamento intenzionale e deliberato volto al raggiungimento di uno scopo. Il teorema in questo non è altro che una logica evoluzione del concetto di azione sulla base di un ragionamento deduttivo. L’assioma di partenza (o l’ipotesi che corrisponde esattamente alla realtà) alla base della costruzione del teorema è “l’uomo agisce”. [1] Questo teorema applicato al comportamento umano è sempre valido, così com’è sempre valido il teorema Pitagora applicato ai triangoli rettangoli.

  • Secondo la metodologia delle scienze naturali:

La teoria secondo cui “l’azione umana è comportamento deliberato volto al raggiungimento di obiettivi”, dovrebbe essere verificata tramite test ed esperimenti. E’ chiaro che assume poi forme accademiche più complesse, ma il ragionamento non cambia. Così che ogni volta che l’uomo agisce, dovrebbe essere osservato anche il fatto che questo ha agito effettivamente in modo deliberato. Se facessimo un parallelo con il teorema Pitagora, allora dovremmo verificare se questa è soddisfatta da ogni triangolo rettangolo su cui viene effettuato l’esperimento. Cosa assolutamente inutile nella prospettiva metodologica adottata dalla geometria euclidea.

L’economia in senso prasseologico sviluppa quindi una teoria basata sull’assioma dell’azione umana, così come, ad esempio, anche il teorema Pitagora dedotto dagli assiomi di Euclide non necessita di osservazioni e test empirici, ma dell’applicazione di un ragionamento deduttivo nel processo di dimostrazione delle relazioni tra le varie proposizioni in un fenomeno più complesso (teorema o teoria).

L’importanza della validità teorica

Se non si dispone di una teoria valida che supporti un insieme di conoscenze e informazioni, è molto probabile che, applicando una falsa teoria, si giunga a false conclusioni in un contesto specifico. Perché le false premesse portano con sé sin dall’inizio ragionamenti fallaci (è come costruire una casa senza fondamenta), anche se a volte, in modo assolutamente accidentale, possono portare a delle conclusioni vere. Inoltre, una teoria non può essere considerata tale, se spiega solo una parte dell’oggetto che si propone di spiegare.

Così un uomo che crede (ha una teoria) che pioverà se suonerà il tamburo in un momento specifico, aspetterà la pioggia ogni volta che suonerà il tamburo. Cosa che un meteorologo naturalmente considererebbe falsa, perché le cause dei fenomeni atmosferici non sono certamente legate all’azione umana di suonare il tamburo, anche se la manifestazione del fenomeno coincide talvolta con quest’azione. Dunque, anche se un numero finito di osservazioni confermasse questa teoria, essa sarebbe comunque sbagliata. Come in tutte le scienze naturali, il meteorologo non è in grado di arrivare alle cause ultime di un fenomeno meteorologico, ma è in grado di sviluppare e affinare la teoria in modo da spiegare in un modo più esaustivo le condizioni e le cause di un certo fenomeno.

Lo stesso vale per l’interpretazione dei fenomeni sociologici e storici. Se lo storico o il sociologo non conoscono un teoria valida dell’azione umana, allora ne utilizzeranno una fallace oppure tenderanno ad adottarne una propria, con premesse diverse e inadeguate, le quali, in seguito a ragionamenti deduttivi, non portano necessariamente a conclusioni vere. La figura del tamburo è eloquente in questo senso.

Un altro esempio: se supponessimo che sia valida la teoria secondo la quale il genocidio di una parte della comunità porta ad un livello maggiore di benessere per gli individui che rimangono in vita, quali dovrebbero essere le nostre considerazioni a margine di questa teoria? Solamente che la teoria è falsa, che non spiega la realtà dei fatti! Le conclusioni che sembrano così assurde sono semplicemente delle deduzioni effettuate sulla base di premesse che consideriamo vere. Ma le deduzioni sono illogiche, in quanto basate su premesse false.

I motivi per i quali si può giungere a credere a delle eresie simili possono essere molteplici. Di solito, esse diventano convincenti dopo una buona dose d’indottrinamento, o in seguito ad un processo di studio e ricerca nel mondo accademico con gravi deviazioni dalle basi della Logica. Se si dovesse scegliere tra uno scienziato “con deviazioni” e un analfabeta, quest’’ultimo sarebbe assolutamente preferibile. Perché a questi manca la convinzione, l’ambizione e l’arroganza degli scienziati con motivazioni pseudo-scientifiche e l’intensissimo desiderio “intellettuale” d’implementare le loro teorie nella vita reale. Considerarle vere e molto ben motivate dal punto di vista scientifico, li induce ad agire in un certo modo per raggiungere anche nella pratica ciò che sembra valido teoricamente. Di conseguenza l’economista, in questo caso, non studia più in modo distaccato una realtà obiettiva, cercando di rappresentarla concettualmente, ma cerca di interferire per adattarla alla propria visione. E’ una differenza fondamentale! Richiama abbastanza il concetto di presunzione fatale di cui parlava Hayek. E’ molto più probabile che un analfabeta si dedichi ad attività molto meno pericolose rispetto alle attività a cui aspirano oggi numerosi intellettuali nel campo delle scienze sociali, istruiti nelle migliori università del mondo, i cosiddetti responsabili di politiche pubbliche. [2] Questi non sanno o sanno troppo poco di moralità ed etica; hanno solo obiettivi nobili da raggiungere qualsiasi sia il prezzo da pagare. Per essi il fine giustifica i mezzi, nonostante spesso siano inconsapevoli di questo. Quindi continuano a perseguire obiettivi grandiosi, utilizzando mezzi malvagi e in contraddizione con lo scopo finale.

Per questo motivo l’educazione è troppo importante, e quello che offre la scuola tradizionale (anche l’università, tra l’altro) in questo senso è troppo poco, praticamente niente. Non si sa nulla o si sa troppo poco della tradizione delle Sette Arti Liberali, soprattutto dello studio della Logica, che è trascurata in gran parte del processo d’istruzione nell’epoca contemporanea. [3] Così, nei dibattiti intellettuali attuali tra gli studiosi ed i “commentatori” dell’azione umana, si assiste ad un circo continuo e improprio, che non è così diffuso negli altri campi del sapere. Dibattiti dove regnano i sofismi, che sono innalzati sull’ altare della verità da una maggioranza fin troppo “democratica”, sotto l’esortazione dei molto più numerosi partigiani della retorica sofista. Ai filosofi ed agli intellettuali “aristotelici” nel campo dell’azione umana manca la fama di qualche secolo fa, anche se la visibilità e l’interesse nei loro confronti ultimamente sono cresciuti abbastanza; fatto testimoniato e confermato dalle numerosi organizzazioni (finora purtroppo relegate troppo spesso al di fuori dei percorsi tradizionali d’istruzione – scuola e università) [4]  che si dedicano alla ricerca della verità e alla diffusione di ragionamenti sensati e corretti tra le persone desiderose d’imparare. Almeno per il momento l’obiettivo non è la verità assoluta, al quale la scienza non si è avvicinata minimamente e, modestamente, neanche pretende di farlo, ma la formazione di un modo di pensare corretto con implicazioni profonde sulla crescita e lo sviluppo, individuale e non solo.

Conclusione

Attualmente, l’azione umana coinvolge moltissimi aspetti della vita sociale ed è troppo importante per essere lasciata nelle mani dei ciarlatani, come accade nell’ambito di altre scienze, dove l’oggetto di studio è isolato dal ricercatore ed ha per questo un impatto relativamente minore sullo sviluppo armonioso dell’umanità o anche di una comunità. Mises scriveva così in merito:

L’economia non deve essere relegata nelle aule scolastiche e negli uffici statistici o lasciata ai circoli esoterici: essa è filosofia della vita umana e dell’azione e interessa tutti e tutto; è l’essenza stessa della civiltà e dell’esistenza dell’individuo.”

Gli intellettuali, specialmente quelli che si considerano scienziati e sono alla ricerca di una verità oggettiva, devono essere estremamente attenti alle premesse considerate, perché, se sono false, possono portarli a conclusioni logicamente assurde, ma considerate valide.

La gente semplice invece, deve essere più cosciente del fatto che gli intellettuali che usano metodi di ricerca empirici, in special modo nel campo delle scienze sociali, sono molto più esposti ad errori rispetto agli intellettuali che adottano l’altra metodologia di studio, maggiormente rigorosa. Purtroppo, l’epoca contemporanea è stata dominata dai primi intellettuali, ed i risultati si vedono e si avvertono, specialmente nei paesi dove sono stati maggiormente riconosciuti in ambito accademico e si sono trovati, grazie a questo fatto, in posizioni chiave per influenzare le politiche economiche (monetarie e fiscali) dei rispettivi paesi.

http://elibertare.com/teoria-si-metodologia-de-studiu-a-actiunii-umane

Di Nicolai Suhaci


Note

[1] L’azione è la volontà in applicazione. L’azione è un atto cosciente. Da questa definizione deriva che la non-azione è sempre azione, in quanto è un atto consapevole e intenzionale. L’opposto dell’azione non è un comportamento irrazionale, ma una risposta reattiva agli stimoli provenienti dagli organi del corpo e dagli istinti che non possono essere controllati dalla volontà della persona interessata. L’opposto dell’azione è dato dalla mancanza di volontà ed è determinata da altri fattori.

[2] Se questi utilizzasse la Logica come bussola per quel che riguarda tutte le decisioni politiche, non ci sarebbe neanche bisogno di queste ultime.

[3] In particolare, la logica come scienza che si occupa delle operazioni della mente rivolte al raggiungimento della verità.

[4] LearnLiberty.org, Fee.org, Mises.org , tra i più noti.