Oro, pace e prosperità – parte I

Prima di cinque puntate con la traduzione integrale del trattato Gold, Peace and Prosperity scritto da Ron Paul nel 1981. Di questo scritto è sorprendente la semplicità espositiva con cui l’autore passa in rassegna gli avvenimenti e attori principali che hanno portato alla corruzione e abbandono della moneta onesta.

Questo trattato è la migliore introduzione al tema dello standard aureo che un neofita possa trovarsi tra le mani.

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IMMINENTE CONFLITTO SOCIALE?

 La più grave minaccia che le classi lavoratrice e media fronteggino negli Stati Uniti è la perdita di potere d’acquisto della valuta cartacea che è il Dollaro.

Quando gli antichi re svalutavano il conio del proprio regno, mescolando del rame al metallo prezioso, alle monete restava quantomeno un minimo di valore. Tuttavia, al giorno d’oggi subiamo quanto predetto dall’economista David Ricardo quasi due secoli fa: “Il denaro che costa nulla, finirà col valere nulla.”

“Il governo”, ricorda Ludwig von Mises, “è la sola entità capace di mettere le mani su una merce tanto preziosa quanto la carta, spalmarci sopra dell’inchiostro e renderla completamente inutile.”

Oggi, grazie a sessantasette anni di dominio d’una banca centrale sull’offerta monetaria, fronteggiamo una crisi economica e politica più grave di qualunque altra.

Non sarei sorpreso dall’osservare negli anni ’80 fenomeni estesi di disordine sociale, come conseguenza diretta del nostro fallimentare sistema economico. Il Dollaro è stato sabotato da decenni di interventismo ad opera di un Congresso che ne ha autorizzato la svalutazione e imposto una redistribuzione di ricchezza attraverso programmi di Stato sociale e corporativismo.

Ogni espansione del sistema interventista minaccia la libertà e la pace sociale, ma è la moneta il terreno più delicato poiché linfa vitale di ogni transazione economica. Se volessimo invertire l’andamento delle sei o sette decadi passate, una moneta onesta e la questione della svalutazione dovrebbero essere i punti in cima alla lista di ogni statunitense.

Il fu Martin Gilbert, capo economista di una banca svizzera, era un convertito allo standard aureo. Tra i suoi dipendenti stava un giovane operaio. “Una volta al mese”, racconta Gilbert, “prendeva una parte di stipendio per acquistare una moneta d’oro per sua moglie. Un giorno lo rimproverai di questo e lui rispose: “Voi americani non venite a insegnarci come vivere. Con questa moneta io vado da mia moglie e dico: “Dovesse capitare qualcosa a me, alla banca o a tutti i governi, con questa potrai comprare qualcosa da un contadino e viverci per una settimana”.” Mi sono accorto che ne sapeva più di me.”

LA GENTE VUOL FARLA FINITA CON L’INFLAZIONE

 I recenti disordini sul mercato dei cambi ci avvertono di come il mondo stia rigettando il Dollaro statunitense come valuta di riserva internazionale [1], per dar ragione al giovane operaio dell’aneddoto di Gilbert. Tragicamente, sembra proprio non esserci futuro per il Dollaro, o per gli attivi così denominati.

GetImagePoiché ogni altro paese sta inflazionando, cioè distruggendo la propria valuta, acquistarne una estera per proteggersi dai danni del deprezzamento della propria è altresì divenuta una pratica rischiosa.[2] L’alternativa, come è sempre stato nel corso della storia, consiste nello scegliere ed accumulare moneta vera: oro e argento.

Cinquant’anni di sistematica distruzione monetaria minacciano oggi la vera esistenza della nostra repubblica costituzionale. Gli statunitensi sono spaventati da ciò che vedono e vogliono che sia posta fine all’inflazione dei prezzi. Sempre più persone hanno capito che il Congresso e la Fed hanno stampato un fiume di carta priva di valore.

E’ ormai cosa rara trovare qualcuno ancora convinto che la ricchezza possa uscire da una stampante. I salvataggi delle compagnie, i prestiti garantiti, gli appalti governativi e i bizantinismi assistenziali hanno fallito: la gente non si fa più ingannare.

Politici da troppi anni in carica e ormai privi di contatto con la gente non prestano orecchio alla crescente domanda di una moneta che abbia valore reale. Tuttavia, i vecchi capri espiatori non funzionano più: accusare i mediorientali, gli imprenditori, i sindacati o i consumatori per i prezzi in rialzo non riesce più a mascherare il sottofondo costante delle stampanti che, funzionando ormai ventiquattro ore su ventiquattro, inondano l’offerta monetaria svalutando i dollari già in circolazione.

Il Congresso è l’unico responsabile dell’inflazione dei prezzi e solo il Congresso può fermarla: per decenni ha schivato le proprie responsabilità, ma gli eventi hanno reso impossibile proseguire su questa strada. E’ venuto il tempo di prepararsi a una riforma monetaria.

LA SVALUTAZIONE NON E’ UNA NOVITA’

Nel suo grande libro di viaggi Marco Polo scrive di una moneta chiamata bezant, circolante nell’Impero Cinese all’epoca del dominio mongolo del Kublai Khan. Come gran parte dei politici, anche l’imperatore aveva trovato irresistibile la tentazione d’una valuta cartacea che, nonostante l’originale forma di banconota ricavata da pezzi di corteccia di gelso, inesorabilmente portò alle stesse disastrose conseguenze di tutti gli altri casi della storia: dopo averla resa irredimibile ed a corso forzoso, la svalutazione avviata dal governo portò a forti aumenti dei prezzi laddove il bezant d’oro crebbe invece sempre di più per potere d’acquisto e importanza tra la gente. L’abuso di valuta cartacea fu fattore determinante, scrive Antony Sutton, dell’espulsione dalla Cina della dinastia mongola. La decisione del governo di imporre al pubblico l’uso di corteccia di gelso stampata come equivalente d’una moneta merce metallica non ebbe successo.

Il bezant, invece, non era coniato in Cina ma nell’Impero Bizantino. Per dieci secoli queste monete furono accettate in tutto il mondo e Bisanzio dominò i commerci in un raggio di migliaia di kilometri. Persino i registri reali dell’Inghilterra medievale, nota Sutton, erano tenuti in bezant. L’Impero Bizantino declinò soltanto quando iniziò a svalutare il bezant, sostituendone l’oro con metalli di bassa lega.

‘NON VALE UN CONTINENTALE’

In tempi più recenti, per finanziare la nostra guerra rivoluzionaria il Congresso Continentale emise valuta cartacea in gran quantità. Lungo quattro anni e mezzo, il Dollaro Continentale nei confronti di quello aureo passò da un cambio di 1:1 fino a 1.000:1.

William Gouge nel 1833 citò un membro del Congresso Continentale: “Pensate davvero, signori, che acconsentirò a schiacciare i miei elettori di tasse, quando invece potremmo usare le nostre stampanti e produrre un vagone di soldi, [25 fogli] dei quali basteranno a pagare tutto?”.

La maggior parte del carico, fece notare Gouge, pesò invece sui patrioti “poiché fu nelle loro mani che la valuta si deprezzò. I Tory, sospettosi sin dall’inizio, fecero propria la regola di sbarazzarsene non appena ne ricevevano”. Coloro che si fidarono del Congresso furono rovinati, al contrario dei cinici. Come risultato di tanta inflazione di valuta cartacea Pelatiah Webster, tra i primi economisti statunitensi, scrisse: “Frode, inganno e smaccata disonestà fanno il proprio ingresso e mille forme nefaste di condotta si fanno largo a discapito del lavoro onesto, dell’economia e della diligenza che hanno sino ad oggi arricchito e benedetto la nazione…”.

“Mentre ci rallegriamo delle ricchezze e della forza della nostra nazione, abbiamo motivo di versare le lacrime più amare per il più funesto trasferimento di ricchezza che l’incertezza delle nostre finanze ha introdotto, e per le molte migliaia di fortune da ciò rovinate. I generosi spiriti patriottici accusarono il colpo; gli avidi e indolenti ricavarono beneficio da tanta confusione.”

L’espressione ‘non vale un Continentale’ bene illustra l’epilogo di questa valuta cartacea.

IL MIGLIOR MEZZO DI SCAMBIO

Lungo gran parte del XIX secolo si è vissuto sotto uno standard aureo funzionante. Unitamente a politiche economiche di stampo liberale classico e di governo limitato, ciò aprì la strada alla maggior crescita economica della nostra storia.

Nonostante oggi molti statunitensi vedano la moneta onesta come un’eccezione, e quella cartacea come la regola, è invece vero l’opposto: persino il Dollaro U.S.A. era agganciato all’oro fino al 1971. Da quando il legame è stato reciso, la svalutazione del Dollaro ha subito un’accelerazione con raddoppio dell’offerta monetaria. Negli ultimi dieci anni i prezzi sono più che raddoppiati, per non parlare delle distorsioni economiche che hanno accompagnato il processo inflattivo.[3]

Non vi è alcuna legge economica che affermi come l’oro soltanto possa rivestire il ruolo di moneta in una società libera, tuttavia nel corso della storia è stato proprio questo metallo a servire come mezzo di scambio più accettato poiché il suo valore non dipende dalla capacità di un governo di mantenere le promesse, specialmente in tempi di crisi. L’oro è scarso, ha un elevato potere d’acquisto per unità di massa, è facilmente divisibile, è durevole, è ricercato per scopi non monetari ed è impossibile da contraffare.[4]

Il potere d’acquisto della valuta cartacea dipende dalle promesse di un governo, inoltre essa è troppo facile da riprodurre. Se a ciò aggiungiamo quella debolezza umana così frequente tra politici e banchieri centrali, otteniamo la realtà per cui nessuna valuta a corso forzoso (cioè fiat) potrà mai servire come stabile mezzo di scambio per più di un breve lasso di tempo. Finché non riconosciamo questo, una efficace riforma monetaria sarà impossibile.

Se invece lo capissimo, potremmo iniziare il progresso verso un moderno standard aureo. Una correzione dei sistemi aurei passati è necessaria perché, a causa del monopolio governativo, essi sono stati inesorabilmente piegati al tornaconto dei politici.

CROCE DI CARTA

“Non crocefiggerai l’umanità su una croce d’oro!” disse l’inflazionista William Jennings Bryan. Ma l’umanità, soprattutto quella più indigente e vulnerabile, è oggi oppressa dalla valuta cartacea, non dall’oro. Fu per questo che i presidenti Thomas Jefferson ed Andrew Jackson, i più strenui difensori dell’uomo comune, furono oppositori tanto intransigenti della valuta cartacea.

“[L’oro] è il mezzo più perfetto”, dichiarò Jefferson, “in quanto mantiene il potere d’acquisto e, per il fatto di essere universalmente apprezzato, non può mai morire nelle nostre mani. [La valuta cartacea] è soggetta a manipolazioni: lo è stata, lo è e lo sarà sempre in ogni paese dove è introdotta.”

L’inflazione dell’offerta monetaria tramite “valuta cartacea contraffatta”, notava Jackson, “è sempre seguita da un danno alle classi lavoratrici”.

“Di tutti i trucchi per ingannare le classi lavoratrici del mondo”, aggiunse Daniel Webster, “nessuno è stato più efficace di quell’illusione che è la valuta cartacea.”

“L’aumento di prezzi in seguito ad un’espansione di [valuta cartacea]”, scrisse nel 1833 William Gouge, Ministro del Tesoro del Presidente Jackson, “non coinvolge tutte le categorie di lavoro e di merci conteporaneamente ed in egual modo… Gli stipendi sono tra gli ultimi ad essere aumentati. Il lavoratore quindi troverà tutti quei beni di consumo utili alla propria famiglia già aumentati di prezzo, laddove il proprio stipendio sarà invariato.”

Nel corso dell’inflazione della valuta Greenback, durante la Guerra Civile, i prezzi al consumo aumentarono del 183% mentre gli stipendi del 54% soltanto. Durante l’inflazione valutaria della I Guerra Mondiale i prezzi al consumo aumentarono del 135% mentre gli stipendi dell’88%. Lo stesso è vero oggi.

Sostiene il Dr. Murray Rothbard: “Quando si innalzarono i prezzi denominati in Greenback, nel corso della Guerra Civile, quelli in oro (oro ancora circolante, soprattutto in California) non subirono la stessa sorte; fu allora ovvio a tutti quale fosse la causa dell’aumentato costo della vita: non gli speculatori, gli imprenditori o chi viveva di rendita. Infatti tutti questi usavano trattare in oro tanto quanto in valuta cartacea.”

 

NOTE:

[1] Eccoci ad una delle previsioni di Ron Paul che si sono avverate: proprio oggi sempre più paesi stanno firmando accordi per scambi commerciali da saldarsi in valute diverse dal Dollaro. [NdT]

[2] Quasi a farlo apposta, la rincorsa alla svalutazione (currency war) è tornata di moda ed è oggi la parola d’ordine delle banche centali di mezzo mondo, a riprova dell’attualità del trattato di Ron Paul a distanza di trent’anni. [NdT]

[3]  Per un’analisi compiuta dell’analogo fenomeno di raddoppio dei prezzi nel periodo di introduzione dell’Euro in Italia, si veda La Tragedia dell’Euro, P. Bagus, Ed. Usemlab, 2011. [NdT]

[4]  Sebbene questo trattato sia stato scritto per incoraggiare l’istituzione di un gold coin standard, non intende tuttavia sminuire l’emergere di eventuale altra moneta-merce non fraudolenta.