Il ciclo naturale: I parte

Con quella odierna, il Mises Italia è lieto di ospitare la prima di una serie di puntate settimanali di un lungo saggio pervenuto e propostoci da Carmelo Ferlito*, inerente alla tematica, spesso dibattuta anche sulle pagine del nostro sito, della teoria del ciclo economico.

Come i lettori avranno modo di appurare sin da subito, la chiave di lettura suggerita dall’autore è del tutto sui generis, connotandosi per il suo tentativo di delineare, in maniera non propriamente convenzionale, i contorni di una teoria integrata del ciclo, caratterizzata dalla “contaminazione produttiva” della classica e secolare tradizione austriaca.

Certamente in tanti potrebbero “storcere il naso” di fronte ad una posizione che potremmo qualificare come “eterodossa” rispetto ai canoni consueti, cui abitualmente facciamo riferimento: e, a scanso di equivoci, giova premettere che un simile  punto di vista  non necessariamente collima con l’orientamento espresso dalla nostra associazione.

E pur tuttavia riteniamo utile ed oltremodo opportuno, in nome soprattutto dell’apertura mentale e dell’assenza di dogmatismo che deve pur sempre permeare l’indagine dei fenomeni sociali, consentire ai nostri lettori di avvicinarsi ad una posizione che non difetta certo di originalità, e che solo per questo merita di essere conosciuta ed apprezzata: auspicando, semmai, che la pubblicazione di una voce, per certi rispetti, “fuori dal coro” possa contribuire ad innescare e promuovere un dibattito sereno e fecondo sul tema.

 Ludwig Von Mises Italia


* Carmelo Ferlito (Verona, 1978) è Senior Fellow presso l’Institute for Democracy and Economic Affairs (IDEAS) di Kuala Lumpur (Malaysia) e Visiting Professor presso l’INTI International College Subang, Subang Jaya, Malaysia, dove insegna Storia del Pensiero Economico.

Carmelo Ferlito si è laureato in Economia presso l’Università degli Studi di Verona nel 2003, con una tesi sulla teoria del ciclo economico di Schumpeter, cui ha lavorato sotto la guida di Paolo Sylos Labini. Nel 2007 ha ottenuto presso lo stesso ateneo un Ph.D. in Storia Economica, con una tesi sul Monte di Pietà di Verona, pubblicata nel 2009.

Oggi è un’esponente della Scuola Austriaca di Economia e collabora attivamente con J. Huerta de Soto e J.G. Huelsmann. Tra i suoi principali interessi di ricerca ci sono la teoria del ciclo economico, con particolare riferimento alle possibili interazioni tra la scuola austriaca e la scuola storica tedesca, nonché il dibattito sulla possibilità del calcolo economico in una società socialista. Infine, è impegnato nella redifinizione di un concetto di equilibrio che sia coerente con l’economia reale e l’epistemologia austriaca.

Collabora attivamente con giornali e riviste, tra cui, in particolare, The Malaysia Insider.
Le sue pubblicazioni possono essere consultate al seguente indirizzo web: https://newinti.academia.edu/CarmeloFerlito.

 

IL CICLO NATURALE

perché le fluttuazioni economiche sono inevitabili. Un’estensione schumpeteriana della teoria austriaca del ciclo economico.

 

I. Introduzione. Sull’inevitabilità dei cicli economici

business_economic_cycleIn Ferlito (2013)[1] abbiamo cercato di delineare i contorni di una teoria integrata del ciclo economico che, facendo tesoro della secolare tradizione austriaca, fosse in grado di arricchirla con alcuni contributi esterni, quali in particolare quelli di Arthur Spiethoff e Michail Tugan-Baranovskij.

A partire dall’analisi ivi svolta, nel presente saggio cercheremo di chiarire un punto che è lì rimasto solo sullo sfondo e vagamente delineato. A nostro modo di vedere, le fluttuazioni cicliche sono inevitabili, anche laddove lo sviluppo sia generato da modalità che l’analisi economica austriaca definisce ‘sostenibili’. Pur condividendo, infatti, tutti i fondamenti della tradizione misesiana, crediamo che la più complessa visione hayekiana, supportata da elementi schumpeteriani e lachmanniani, possa dimostrare come ogni boom, anche se sostenibile, sia sempre seguito da una fase depressiva. Ciò che dunque distingue lo sviluppo sostenibile da quello non sostenibile non è l’insorgere della crisi, ma la sua intensità e il manifestarsi di una prolungata depressione. Definiremo naturale il ciclo economico caratterizzato da una fase di espansione chiamata ‘sostenibile’ dalla teoria austriaca, ma seguita da una crisi inevitabile di riaggiustamento

Come abbiamo infatti chiarito in Ferlito (2013, p. 66), non esiste capitalismo senza fluttuazioni[2]. Marx è il primo a rendersene conto[3]; Marx è

chiaramente consapevole dell’esistenza del ciclo economico. Egli fu forse il primo economista che abbia avuto una teoria della crisi. Non solo; ma è chiaramente consapevole dell’unicità del problema del ciclo e del problema dello sviluppo: il ciclo, per Marx, è la forma che l’accumulazione – lo sviluppo – concretamente assume nella società capitalistica[4].

La medesima consapevolezza è riscontrabile in Schumpeter e Spiethoff.

Strettamente connessi tra loro sono dunque i fenomeni del ciclo e dello sviluppo nella concezione di Schumpeter. Come in Marx, le fluttuazioni cicliche non sono considerate delle oscillazioni intorno ad una ipotetica linea di equilibrio. Il ciclo è dunque la forma che assume il processo di sviluppo; l’uno e l’altro sono cioè due aspetti della stessa realtà[5].

 

E Spiethoff (1925, p. 112), conclude che «the cyclical upswings and downswings are the evolutionary forms of the highly developed capitalist economy and their antithetic stimuli condition its progress». La constatazione che la forma ciclica sia tipica dello sviluppo capitalistico riecheggia anche nelle parole dell’italiano Marco Fanno, che nel 1931 scrive:

[W]e need now to ask whether these disturbances and the long-duration production cycles are not, by chance, the factors determining business cycles; that is, whether the long duration of production cycles may not represent a condition sufficient to make the wave-like economic pattern of modern economies inevitable and provide an explanation for it. Valid arguments would appear to back up the affirmative theory[6].

Supportati dalla testimonianza di tali economisti, cercheremo di dimostrare come, anche usando l’approccio austriaco, si possa giungere alla conclusione che le fluttuazioni cicliche sono inevitabili. A tale scopo l’impostazione misesiana, che individua nella manipolazione del tasso di interesse e in politiche inflazioniste la causa prima delle crisi, può servire solo parzialmente alla nostra analisi. Il filone Mises-Rothbard, infatti, ci appare troppo dogmatico e non in grado di cogliere appieno la fenomenologia dello sviluppo capitalistico. Al contrario, l’approccio di Hayek, che a taluni appare a tratti contraddittorio, maggiormente si presta ad essere fecondato con diversi contributi, al fine di meglio delineare gli elementi fondamentali della dinamica di crescita delle economie capitaliste.

Articolo di Carmelo Ferlito

Note

[1] Riprendendo quanto già iniziato in Ferlito (2010).

[2] Huerta de Soto (1998, pp. 411-412) ricorda «che uno dei punti di una certa coincidenza [tra l’analisi marxiana e quella della scuola austriaca] più curiosi si presenta, esattamente, in relazione alla teoria delle crisi e recessioni che devastano con regolarità il sistema capitalista».

[3] Rothbard (1969, p. 180).

[4] Sylos Labini (1954, p. 31).

[5] Vitello (1965, p. 46).

[6] Fanno (1931, pp. 248-249).