Quello di secessione: un diritto fondamentale!

secessioneQual è il Paese più piccolo del mondo? Monaco? Certo che no.

Malta?  Assolutamente troppo grande.

Anche la Città del Vaticano, sebbene conti solo una popolazione di 770 persone,  risulta essere enorme a confronto.

Si chiama Sealand, fondata e governata da Paddy Roy Bates, un uomo straordinario che si è spento questa settimana all’età di 91 anni [lo scritto originario risale al 13 ottobre 2012, ndt]. Egli fu l’originale radio operatore pirata e il Principe di Sealand, una minuscola chiatta collocata sei miglia al largo della costa orientale della Gran Bretagna, al di fuori dunque dalle acque territoriali del Regno Unito.

Dalla nazione di sua invezione, Bates mise in onda Radio Essex nel 1965 e nel 1966, diffondendo musica rock in un’epoca in cui la BBC non si mostrava certo tenera con quel genere, e in generale mostrando al mondo come comunicare oltre i confini di quanto la legge permettesse.
Stiamo parlando di un vero e proprio antesignano, di un uomo che tracciò la strada verso l’internet dei giorni nostri. A quei tempi, bisognava avere un gran coraggio ed essere dei visionari per realizzare quello che fece. Bates si separò effettivamente dallo Stato nazionale per stabilirne uno proprio, al fine di garantire la propria libertà di espressione e di fornire un contributo concreto agli standard di vita del periodo.

La sua nuova nazione aveva una costituzione, una bandiera, un inno, e riuscì anche a sviluppare un commercio attivo nell’emissione di passaporti (pare ne siano stati rilasciati 150.000!). Il motto nazionale: E Mare Libertas. Dal mare, la libertà. In qualità di principe auto-nominatosi, una volta venne anche arrestato dalle corti britanniche, ma i giudici dovettero archiviare il caso, in quanto la  sua chiatta era al di fuori delle acque territoriali del Regno Unito. Egli si guadagnò la sua libertà attraverso una pratica seria e tanto impegno.

Leggendolo attraverso un’intervista del 2011 con il figlio Michael, ci accorgiamo di trovarci di fronte non ad una persona stramba, bensì alla quintessenza del genio imprenditoriale: un vero e proprio lascito. Ad esempio, non avevo proprio idea che Sealand fosse rappresentata in centinaia di eventi sportivi internazionali! Questo perché gli atleti di tutto il mondo hanno manifestato la volontà di farne parte in occasione di eventi di scherma, di minigolf, e anche di calcio.

Sealand possiede anche la sua moneta.
Non sono frottole. So quello che probabilmente state pensando: “voglio ottenere subito la cittadinanza!”  Bene, in questo caso, potreste andare sul sito internet dedicato ed acquistare il titolo che più vi aggrada:  Lord,  Lady, Barone, Baronessa, Conte o Contessa. Questa è la massima espressione del capitalismo: la commercializzazione dei privilegi reali!

È certamente difficile per noi immaginare a quali difficoltà si dovette far fronte all’epoca in cui Sealand fu fondata. Al giorno d’oggi, chiunque di noi potrebbe trasmettere qualsiasi cosa in ogni dove, semplicemente connettendosi con uno smartphone ed utilizzando un software di podcasting adeguato. Non ci soffermiamo nemmeno a pensare. Diamo per scontato il fatto che esista un diritto ad essere ascoltati e ad impiegare qualsivoglia mezzo tecnologico che sia funzionale alla causa. Basta che lo si voglia, e potrei trasmettere in diretta dal mio ufficio, mostrandovi tutto quello che accade in tempo reale (presumendo che a voi interessi veramente vedere quale tipo di caffè sto sorseggiando in questo momento).
Ma allora non era considerato così automatico che gli individui avessero il diritto di trasmettere solo quello che andava loro a genio. La televisione e la radio erano monopoli statali. Gli Stati ne controllavano i contenuti. Niente che non fosse stato preventivamente approvato si sarebbe mai potuto captare sulle onde radio. Ci sono voluti pionieri come il Principe Bates per indicarci la strada e dimostrarci che il mondo non sarebbe comunque andato in pezzi se anche la gente avesse potuto dire o ascoltare cose non autorizzate dallo Stato.

Siamo così riusciti a superare le nostre fobie circa la diffusione di trasmissioni pirata – ognuno è, per così dire, un soggetto emittente pirata al giorno d’oggi, e ciononostante l’umanità ancora sopravvive – ma possiamo dire lo stesso dell’altra questione sottesa a questa vicenda, senz’altro di più ampia portata?  Ci riferiamo, naturalmente, al tema della secessione politica.  Questo e nient’altro è ciò che Bates fu costretto a mettere in atto per spingere il mondo un passetto o due più avanti. Ma al giorno d’oggi, la gente indietreggia spaventata al solo sentir nominare la parola “secessione”.

Ma per qual motivo? Se i costi di essere governati superano di gran lunga i suoi benefici, perché mai le associazioni e gli individui dovrebbero essere costretti a mantenere un legame con i loro governanti?

Se lo Stato è davvero così convinto che i suoi servizi, dallo stesso erogati, siano semplicemente essenziali per il nostro benessere, perché non mettersi alla prova e lasciare che le persone possano liberamente scegliere ed esercitare il diritto di uscita, qualora le stesse considerino i costi troppo gravosi?

Del resto, è proprio quello che facciamo quotidianamente con un gamma di altri servizi. Supponiamo di aver stipulato un contratto per un servizio di disinfestazione per casa nostra, e che detto servizio funzioni bene per un determinato periodo di tempo. Poi, all’improvviso, gli insetti iniziano a proliferare un po’dappertutto. Chiamiamo il nostro addetto all’intervento, ma questi non si presenta. E non risponde nemmeno alla nostra chiamata. La situazione ben presto precipita. Concediamo comunque alla società il beneficio del dubbio. Ma a un certo punto,  gettiamo la spugna e risolviamo il contratto. Se un numero sufficiente di persone si comporta in questo modo, i bilanci della società cominciano a soffrire. E pertanto questa o si dà una regolata, oppure ben presto verrà estromessa dal mercato.

Dovremmo riservare lo stesso trattamento anche per lo Stato. Con il sistema attuale, che non ci permette di annullare il contratto  – anzi no, è ancora peggio, visto che non esiste alcun contratto! – lo Stato non ha alcun incentivo per migliorare l’erogazione dei suoi servizi. Continuerà a succhiarci soldi, restando del tutto insensibile alle proteste. Cerchiamo di risolvere il contratto, ma nessuno presta ascolto. Questa situazione non sarebbe nemmeno lontanamente concepibile nell’ambito delle relazioni commerciali, ma è quella a cui dobbiamo quotidianamente sottostare quando abbiamo a che fare con il settore pubblico.

I vecchi liberali classici, e tra questi il più famoso Thomas Jefferson, fecero del diritto di secessione  una questione di diritti umani. Le persone non dovrebbero essere costrette in relazioni con il governo che non siano funzionali ai loro interessi. Ma, nella fattispecie, si riscontra un problema anche di carattere pratico. Abbiamo bisogno di qualche strumento che ci consenta di tenere sotto controllo il potere dello Stato. E niente sembra funzionare. Abbiamo provato con le costituzioni. Abbiamo provato con dei meccanismi di controlli e bilanciamenti incrociati. Abbiamo provato introducendo il voto praticamente su ogni questione. Ma non c’è nulla da fare. Per cui, il diritto di elaborare e di tentare altre soluzioni al fine di preservare la libertà umana potrebbe funzionare proprio dove tutto il resto ha fallito.
Anche se la secessione non conseguisse questo obiettivo, essa consente comunque di realizzarne un altro, di fondamentale importanza. Secedendo, ci sbarazzeremmo del problema di pagare per un servizio che non corrisponde certo al suo costo! Un obiettivo che, da solo, concorre alla causa della salvaguardia della dignità umana.

Questo significa che dovremmo andare a vivere su una chiatta in mezzo all’oceano? Se scegliessimo di farlo, nulla da obiettare. Ma la tecnologia digitale ha effettivamente compiuto passi da giganti nel consentirci di abbattere le barriere fisiche che ci separano. Oggi abbiamo la possibilità di beneficiare di interazioni  reciprocamente produttive con persone provenienti da tutto il mondo. Stiamo tutti scoprendo che abbiamo molto più in comune gli uni con gli altri in quanto persone, rispetto a quanto si possa averlo con i nostri governi. Siamo in grado di operare e di lavorare con questo modello e, se ci è consentito farlo, di realizzare la secessione senza nemmeno staccarci dalla nostra sedia.

Da un punto di vista tecnologico, il progetto è più realizzabile che mai. Nella pratica, le persone si stanno prodigando per conseguire la secessione in svariati modi al giorno d’oggi – ovvero, detto altrimenti, esse hanno ingaggiato una lotta per togliersi il giogo dal collo.  Le leggi degli Stati sono diventate talmente gravose e ridicolmente ingombranti che miliardi di persone in tutto il mondo hanno deciso di  muoversi, con l’intento di creare qualcosa di valore per se stesse, arricchendo la propria esistenza. Questa costituisce una sicura forma di secessione.

Le secessioni hanno costituito una parte importante della storia della libertà. Le persone che rompono con l’esistente conferiscono un nuovo inizio alla libertà. Questo è ciò che è successo quando è terminata la morsa mortale dell’Unione Sovietica. Ed è quello che accadde nel 1776 quando si venne a determinare la nuova nazione chiamata  “Stati Uniti”.
L’unico problema con la secessione è che l’idea viene raramente presa in considerazione.

Come è fantastico che il Sud abbia dichiarato la propria secessione dall’Unione, così anche agli Stati della Confederazione si sarebbe dovuto consentire di separarsi dal nuovo governo centrale e, allo stesso modo, agli schiavi di liberarsi dai loro padroni. Il diritto di secessione è un diritto individuale.
Potrebbe accadere anche oggi. Abbiamo ancora tanto da imparare dalla vita di quel grande uomo che è stato Paddy Roy Bates. Ha anticipato i tempi. Egli ci ha mostrato come nel mondo fisico fosse possibile realizzare ciò che è concepibile nel mondo digitale. Certo: lo hanno definito “pirata”.  I governi sono sempre dietro la china. Egli è stato veramente un pioniere e un profeta del mondo a venire.

 

Articolo di Jeffrey Tucker su Laissez Faire

Traduzione di Cristian Merlo