Sviluppo, crescita

stemma misesNon è la generosità della natura a rendere ricchi i paesi ma le capacità e le conoscenze degli individui che li compongono. “Le idee, sia quelle delle arti e delle scienze sia quelle incorporate in prodotti concreti sono il più ‘reale’ dei doni che ogni generazione riceve dalle precedenti” (A. Marshall). Il fattore di produzione di gran lunga prevalente non è né il capitale fisico né il lavoro in senso stretto, bensì quello che Becker nel 1964 ha definito “capitale umano”. Si tratta del bagaglio di conoscenze, di quell’insieme di nozioni, di capacità (spirito imprenditoriale, impegno nel lavoro) e di know how che gli individui possiedono e/o apprendono, nonché il sistema giuridico (la cui protezione o meno dei diritti di proprietà è decisiva). Un elemento materiale da solo non costituisce risorsa, non ha cioè valore economico; diventa importante e acquista valore solo grazie al fatto che l’ingegno umano riesce ad immaginarne un impiego utile alla soddisfazione di bisogni. Paesi dotati di risorse naturali come la Russia o il Brasile versano in gravi difficoltà economiche, mentre realtà prive di risorse come la Svizzera e il Giappone hanno raggiunto livelli di reddito fra i più alti al mondo. La Svizzera non ha mai avuto colonie, il Portogallo sì.

Tutti i fattori summenzionati contribuiscono a determinare il livello e la composizione del capitale, che è l’elemento decisivo ai fini della crescita. La crescita è data in ultima istanza solo dall’incremento nel tempo del risparmio e dell’investimento, a sua volta funzionale alla produzione di una più ampia quantità di beni di consumo. Dunque è data dalla preferenza temporale degli individui, che, se non è troppo alta, consente l’accumulazione di capitale. Le risorse naturali hanno bisogno del capitale che le sviluppi; i miglioramenti tecnologici possono essere applicati alla produzione solo attraverso gli investimenti in capitale. Le abilità imprenditoriali agiscono solo attraverso gli investimenti. Un aumento demografico che genera un aumento della disponibilità di lavoro non aggiunge nulla alla crescita senza capitale.

Sul libero mercato ciascun individuo decide quanto vuol risparmiare – cioè quanto vuole incrementare il suo tenore di vita futuro. La risultante di tutte queste decisioni individuali è il livello di investimenti dell’intera nazione, che determina il grado di consumi futuri, cioè la crescita. Non vi deve essere un “tasso di crescita” stabilito a tavolino, che rappresenta tra l’altro un giudizio di valore arbitrario.

La coppia risparmio-investimento, e quindi l’accumulazione di capitale, a sua volta è alta se è garantita la proprietà privata; dove vi è alta tassazione, confisca, regolamentazioni e complessivamente scarsa sicurezza dei diritti di proprietà (tra cui va compresa una moneta sana) vi è basso risparmio, basso investimento e basso sviluppo.

Lo sviluppo è il fattore fondamentale ai fini dell’eliminazione della povertà.

L’economia non è un ‘gioco a somma zero’, non è vero cioè che la povertà dei poveri sia dovuta alla ricchezza dei ricchi; è un ‘gioco a somma positiva’ in cui i rapporti commerciali, fra paesi come fra individui, avvantaggiano tutti i partecipanti (anche se non in egual misura).

Se lo sviluppo non dipende dalle risorse, allora il trasferimento di risorse non serve a curare il sottosviluppo dei paesi poveri. La convinzione che basti trasferire risorse per promuovere lo sviluppo è alla base dell’invocazione di periodici “piani Marshall”. Non fu il “piano Marshall” a produrre la ricostruzione e la ripresa, ma le energie e la capacità degli individui dei paesi europei. Esso alleviò solo le ristrettezze determinate dalla guerra. I meriti del “piano Marshall” sono un illusione da post hoc ergo propter hoc. All’indomani della seconda guerra mondiale il Veneto era più povero della Sicilia. Nei decenni successivi il Veneto venne abbandonato a se stesso, mentre la Sicilia godette di ingenti trasferimenti di risorse grazie alla Cassa del Mezzogiorno e allo statuto speciale della regione; oggi il Veneto è una zona sviluppatissima e la Sicilia fra le più depresse.

Non è la sovrappopolazione a determinare il sottosviluppo: il Brasile ha una densità di 20 abitanti per chilometro quadrato, il Giappone ne ha 336, e il reddito pro capite del secondo è undici volte superiore a quello del primo (2002). La Svizzera ha una densità di 175 ab. per kmq e l’Argentina di 13, ma il reddito pro capite della prima è cinque volte quello della seconda. Paesi fra i più densamente popolati al mondo come Singapore, Hong Kong e Taiwan sono diventati fra i più prosperi.

Non è la spesa pubblica a generare lo sviluppo. In un’economia di mercato il capitale è sempre funzionale ad una produzione finale di beni di consumo. Gli “investimenti” pubblici invece vengono realizzati in maniera arbitraria, manca questo collegamento intertemporale perché non si lasciano esprimere le preferenze di risparmio e investimenti dei soggetti sul mercato. Dunque gli investimenti pubblici non sono investimenti, ma una misallocazione delle risorse.

La Svizzera e la Svezia sono due paesi di eguali dimensioni, entrambi risparmiati dalle devastazioni della seconda guerra mondiale, che dal dopoguerra sono partiti da un livello di ricchezza identico. Il settore pubblico svedese assorbe il 60% del reddito nazionale, quello svizzero circa il 35%. Nel 2000 fra i paesi Ocse la Svezia era undicesima per reddito pro capite, la Svizzera seconda.

Negli anni ’90 del Novecento in Irlanda l’aliquota di base dell’imposta sul reddito è stata ridotta dal 35% al 22%; questa è l’aliquota pagata dall’80% dei contribuenti. L’aliquota sulle società è passata dal 43% al 12,5%. La disoccupazione è scesa dal 16 al 5%; il reddito reale è aumentato del 90%, l’occupazione del 40%; per la prima volta nella storia l’Irlanda è diventata importatrice netta di mano d’opera; per la prima volta nella storia l’Irlanda ha un reddito pro capite superiore a quello del Regno Unito: $ 24.740 contro $ 23.680 (dati 2002); il rapporto debito pubblico/pil è sceso dal 120% al 54%.

Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana