Il cibo e l’arte del commercio

arte_commercioUna delle mie attività preferite per occupare il tempo libero è quella di navigare sulla pagina internet della galleria d’arte, che fornisce splendide copie di “antichi maestri” d’arte dall’XI al XIX secolo. Non sono un critico d’arte, ma mi piace ciò che queste opere dicono riguardo alle epoche e alla società in cui esse apparvero. I dipinti presentati in questo sito sono di santi, peccatori, nobili e contadini – e la maggior parte delle scene sono prese dalla mitologia antica e dalla Bibbia.

I dipinti in passato erano beni di lusso, quindi non sorprende che la maggior parte di essi rappresenti scene che non hanno nulla a che fare con la vita dell’80-90 percento della popolazione. Solo in rari casi vediamo scene che caratterizzarono la vita di chiunque. Tra queste, ci sono quelle molte dozzine che raffigurano ambientazioni commerciali, come quella usata nell’intestazione dei Libertarian Papers.

Ci sono diversi tipi generali di scene di commercio: navi che trasportano pesci nel porto, le nature morte di beni che vengono commerciati, le scene di grandi mercati e le dispense. Essi offrono una speciale emozione a qualsiasi amante del commercio. Questa è la vita in condizioni normali. Questi sono i mezzi di sostentamento. Questo – e non il lusso dei re e degli aristocratici privilegiati – è il modo in cui le persone comuni si sono create il loro spazio nel corso della loro vita.

Il principale soggetto è, ovviamente, il cibo. È il primo livello che riguarda ogni società di ogni periodo storico in qualsiasi luogo. Poi vengono i vestiti e le dimore. Infine, giunge nuovamente il cibo.

Mises, in Liberty and Property, descrisse correttamente lo stato della persona comune dell’era precapitalistica:

Il numero di persone per cui c’erano lavori regolari nell’agricoltura, nelle arti e nell’artigianato era limitato. A queste condizioni, più di un uomo, per usare le parole di Malthus, doveva scoprire che “al poderoso banchetto della natura lui non è incluso” e che “ella gli dice di stare lontano”. Ma, ciò nonostante, alcuni di questi emarginati riuscirono a sopravvivere, generarono bambini e fecero disperatamente crescere sempre più il numero dei poveri”.

E, come Nathan Rosenberg nota in How the West Grew Rich, la vita medievale in realtà non era organizzata in castelli, cattedrali e città, era organizzata nelle aree rurali, in baracche ed in luoghi con un approvvigionamento di cibo affidabile. Questo è il motivo per cui la gran parte della popolazione era in qualche modo coinvolta sia nell’agricoltura che nelle occupazioni, ad essa legate, di trasporto dei prodotti da un luogo all’altro.

La monumentale raccolta in tre volumi di Fernand Braudel su Civilization and Capitalism, descrive lo sviluppo del cibo, dall’origine dei tempi fino all’avvento del capitalismo, come la graduale sostituzione dei cereali (che rappresentavano un progresso rispetto alla caccia ed alla raccolta) con carne di qualsiasi tipo. La carne era costosa ed era un modo “inefficiente” di usare la terra; la sua disponibilità commerciale era un lusso possibile solo dopo che tutti gli altri bisogni erano stati soddisfatti.

Fu l’accesso alla carne come ad una varietà aggiunta che definì il progresso di per sé, delineandone le classi sociali e  originando i comportamenti come li conosciamo. Prima dei secoli XVI e XVII, una dieta senza carne era la realtà quotidiana all’incirca per chiunque, tranne che per le persone ricche e con conoscenze: zuppe d’avena, ogni giorno, per sempre.

Dunque, con il capitalismo arrivò una cosa sorprendente: la possibilità di accedere ad una diversità di cibi per chiunque. Il cibo era il simbolo e la concretezza della prosperità; significava una bella vita, sicurezza, salute e felicità. Il cibo era la principale ragione per cui le persone lavoravano. Molto di ciò che veniva venduto e comprato era diretto dal produttore al suo consumatore finale. Il cibo era qualsiasi cosa tranne che una certezza. Un cattivo raccolto poteva significare stenti, fame, inedia e morte. Questa era la causa di ciò che Rosenberg chiama la “fondamentale precarietà della vita medievale”.

Ma non appena la società divenne più ricca nel XV secolo, questo problema cominciò a sparire. Il progresso materiale significò, soprattutto, reperibilità e costanza nell’approvvigionamento di cibo. Un’impresa capace di rendere il cibo accessibile a chiunque in un mercato locale aveva tutte le ragioni di essere orgogliosa. Metteva insieme i cacciatori, gli agricoltori e gli altri produttori, comprava i loro beni, e li immetteva sul mercato.

La crescita della prosperità in Europa dal tardo Medioevo all’industrializzazione su vasta scala nel XVIII secolo fece più che dare ai lavoratori e ai contadini un barlume di speranza. Essa iniziò il lungo processo di universale accesso al cibo, e non solo quello che fosse stato cacciato o raccolto nei dintorni di dove si viveva, ma una vasta gamma di scelta. Tutto ciò era nuovo e fantastico.

Era il risultato della crescita del commercio, della persistenza della pace, della sicurezza nei diritti di proprietà, e del graduale sviluppo di capitale nel tempo. Questo era il periodo in cui l’intera civilizzazione cominciò in Europa a scivolare fuori dall’insicurezza e dalla precarietà della vita, entrando in ciò che noi diamo per scontato nel mondo moderno.

Da nessuna parte agli inizi del XVII secolo il cibo era più abbondante che nelle Fiandre, nella regione al nord del Belgio. Così il pittore fiammingo Frans Snyders (1579–1657) si appassionò nell’offrire scene vivide di mercati e delle loro vendite di cibo.

syndersFrans Snyders (1579-1657), Natura morta con gioco della morte, frutta e verdura in un mercato (1614)

Oggi guardiamo questi dipinti con l’esperienza di Walmart e di molti altri supermercati, dei ristoranti fast-food e dei minimarket che si trovano a pochi minuti da qualsiasi posto in cui ci troviamo, per non menzionare i refrigeratori e i congelatori elettrici presenti in tutte le nostre case, persino nelle stanze da letto. Perdiamo, così, il messaggio essenziale, che era completamente incentrato sulla grande sorpresa del Rinascimento: la progressiva affermazione di un sistema economico che offriva a tutte le persone ciò che una volta era disponibile solo ai re e all’aristocrazia. Questi quadri hanno dipinto una prosperità impensabile, un’abbondanza paradisiaca, una ricchezza inimmaginabile.

Oggi, in un’era in cui tutto è confezionato e trattato (che è come vogliamo le cose), questi quadri piuttosto ci mettono in guardia con i loro dettagli evocativi di cose a cui per la maggior parte non piace pensare!

In particolare, è preoccupante considerare che nessuno dei cibi raffigurati in tali quadri potrebbe durare a lungo. Doveva essere mangiato immediatamente, forse congelato sottoterra in una tenuta, bollito in una zuppa o salato. È facile dimenticare che il trasporto di carne per lunghe distanze divenne possibile in modo affidabile verso la fine del XIX secolo e normale per chiunque solo nel XX secolo. Infatti, l’inscatolamento e la conservazione della carne in un modo che fosse gradevole ebbe una svolta con Spam, inventata da Hormel Foods nel 1937.

Di nuovo, è tutto dato per scontato oggi. Se vogliamo del cibo – carne, grano, verdure o qualsiasi altra cosa – ci basta andare al negozio e comprarlo. Questo è l’apice di secoli di progresso capitalista, ma nel XVI secolo tale accesso al cibo era completamente nuovo e degno di rilievo – e valeva la pena pubblicizzarlo come orgoglio della nazione. E così questo impresario era molto orgoglioso di mostrare ciò da lui acquistato per potere essere venduto nel mercato aperto.

“Dal pescivendolo”, quadro dello stesso pittore, probabilmente arreca disturbo ai nostri occhi – ma non a quelli del tempo. Qui c’è la vera incarnazione della nuova civilizzazione che si apriva davanti ai suoi occhi. Civilizzazione che veniva dalle barche che potevano stare a lungo in mare aperto e condividere i loro utili con le persone comuni nei mercati pubblici di questo porto cittadino, che, di conseguenza, comprensibilmente viveva una vasta immigrazione dalla Germania e dall’Inghilterra.

Questa roba doveva essere ottima il mattino successivo alla pesca notturna, ma immaginate quale doveva essere l’odore alle 4 di pomeriggio!

synders2Frans Snyders (1579-1657), Dal pescivendolo (c. 1616)

Il ragionamento è valido anche per la frutta esotica che poteva ora essere trasportata per grandi distanze. In “Bancarella di frutta”, vediamo immagini impensabili, precedentemente, in Europa. Questo dipinto in particolare fu commissionato da Jacques van Ophem, potente rappresentate dell’amministrazione dell’Arciduca Albert e dell’Infanta Isabella – i vicere di Spagna nel sud dei Paesi Bassi. Pensate a ciò come ad un modo per vantarsi o farsi pubblicità, un modo per dire “la nostra prosperità è straordinaria”.

synders3Frans Snyders (1579-1657), Bancarella di frutta, (1618-1621)

E, ovviamente, lo scopo del mercato era di mantenere la merce per il consumatore finale, così in questo periodo sono comuni anche dipinti dove vengono raffigurate dispense. Questa era l’opulenza del capitalismo – decisamente degna di nota nella storia del mondo, la vera immagine della civilizzazione in crescita.

Qualsiasi sorta di schema interpretativo è stato usato per comprendere i riferimenti degli oggetti e dei colori in “La dispensa”, ma la spiegazione più semplice è in realtà la più convincente. Essa dice: abbiamo un sacco di cibo!

synders4Frans Snyders (1579-1657), La dispensa (c. 1620)

La disponibilità di cibo significava più che salute e crescita demografica. Essa ha contribuito a modificare il modo in cui ci comportiamo e pensiamo. History of Private Life di Ariès prova che  “le buone maniere” a tavola, così come leconosciamo oggi, giunsero solo nel XVII secolo, quando passammo dal mangiare in comune con le nostre mani al mangiare individualmente servendoci con forchette, coltelli e cucchiai. Insieme a questo cambiamento, venne lo sviluppo di un elaborato rituale di cosa fare e cosa non fare.

Una spassosa sezione di questo libro documenta una controversia che attraversa tutta l’Europa riguardo al modo migliore di mangiare il pane. Dovrebbe essere tagliato con un coltello o spezzato con le mani? Opinioni e mode ondeggiarono da una direzione all’altra per più di cent’anni.

Finalmente, la disputa venne risolta nel XIX secolo: in Francia (ed in gran parte dell’Europa) e negli Stati Uniti, il pane dovrebbe essere spezzato con le proprie mani. E perché? Questo era il tributo che l’aristocrazia avrebbe pagato per fingere una sorta di semplicità di spirito. E così rimane oggi. Comunque, nei Paesi Bassi, il pane è ancora comunemente tagliato con il coltello e mangiato con la forchetta – forse perché questa era probabilmente la prima regione dove l’abbondanza di cibo offuscò le distinzioni tra le classi.

Le persone moderne sono ridicolmente schizzinose riguardo al mangiare. Ognuno ha una teoria ed una dieta speciale. Dall’avvento della portata individuale all’avvento della dieta individuale fatta di tutto e niente, non importa quanto specifica, tutto nel giro di quattro secoli.

Ancora più incredibilmente, quando preghiamo di “darci oggi il nostro pane quotidiano”, non crediamo sul serio che ci possa essere negato. Piuttosto l’opposto. La lamentela più comune oggi è che abbiamo davvero troppo cibo: facciamo pasti completi troppo spesso, il cibo può essere conservato per fin troppo tempo e qualsiasi cosa mangiamo è così lavorata e pulita che ci chiediamo se per caso non dovremmo tornare più vicini alla natura in un qualche modo basilare.

In contrasto con i dipinti mostrati sopra, noi siamo imbarazzati ed auto-disgustati riguardo al nostro cibo.

È un gradevole problema con cui confrontarsi. Dobbiamo tutto ciò al capitalismo.

Articolo di Jeffrey Tucker su Mises.org

Traduzione di Adriano Gualandi

Adattamento a cura di Giovanni Barone