Il ciclo naturale: V parte

V. La nostra teoria integrata del ciclo economico (pre-imitazioni)

business_economic_cycleTentiamo una sintesi. Il punto di partenza è dato, come visto, dalla struttura delle preferenze temporali. In un dato momento, ad una certa struttura di preferenze temporali corrisponde una determinata struttura della produzione, cioè un’insieme disomogeneo di combinazioni di fattori produttivi, organizzati dall’azione umana creativa e imprenditoriale al fine di svolgere processi che genereranno, nel tempo, un output. Tale output dovrebbe soddisfare una domanda definita dalla struttura delle preferenze temporali. Tale struttura è riflessa in un tasso di interesse, che appunto ci esprime la magnitudo della preferenza degli agenti economici per i beni presenti rispetto ai beni futuri.

Sarebbe dunque errato iniziare la nostra analisi semplicemente con un’espansione monetaria o con l’abbassamento del tasso monetario d’interesse. Il punto centrale, invece, è la distorsione della struttura produttiva definita dal sistema di preferenze[53], e le ragioni dietro tale modifica.

Whatever causes set them in train, it is the intricate distortion to the structure of production that are ‘the decisive factors in determining cyclical fluctuations’. These, rather than ‘the superficial phenomenon of changes in the value of money’ – by which these distortions can be set in motion – are worthy of the closer attention[54].

Il sistema delle preferenze temporali è, come abbiamo visto, determinato dalle aspettative degli attori del mercato, i quali, seguendo le proprie aspettative, cercano di mettere in azione piani per realizzarle. In un sistema di libero mercato, tale meccanismo di azione è svolto mediante l’incontro dei diversi soggetti, che, appunto, durante il processo acquisiscono nuova informazione e modificano le aspettative. Assistiamo dunque ad un processo di graduale e continuo riadattamento dei piani, nel tentativo naturale che la realizzazione dei propri piani possa ‘incontrare’ la realizzazione dei piani degli altri soggetti.

In un sistema in cui non v’è banca centrale, non esiste un tasso di interesse monetario fissato d’imperio dall’autorità centrale. In tale sistema, in cui vigesse un effettivo libero mercato, esisterebbe semplicemente il tasso naturale, in grado di misurare la struttura delle preferenze temporali, generato dall’incontro sul mercato (domanda e offerta) di consumatori e investitori. Cosa avviene in caso di modifica unilaterale delle preferenze temporali, come ad esempio un incremento del tasso di risparmio? Questa è la situazione in cui i consumatori diventano più future-oriented. È chiaro quindi che si verifica un conflitto tra le preferenze temporali dei consumatori e quelle degli investitori. Ma ciò significa anche che il tasso naturale si muove verso il basso, nel tentativo di orientare al futuro anche i piani degli imprenditori, che sarebbero quindi maggiormente stimolati a mutare la struttura del processo produttivo, iniziando investimenti in beni maggiormente capital-intensive: la discesa del tasso ‘comunica’ agli imprenditori che sono a disposizione nuove risorse per investimenti. Tali investimenti sono finanziati precisamente con il nuovo risparmio. Il nuovo tasso di equilibrio, unico segnale per gli attori del mercato, permette agli imprenditori di modificare le proprie aspettative; esso dice loro che nuove risorse sono disponibili e che investimenti possono essere realizzati in modo profittevole. L’istinto imprenditoriale, tipicamente schumpeteriano ed enfatizzato anche da Spiethoff, permette dunque il riadattamento delle aspettative in modo da armonizzare le preferenze temporali.

Quindi, senza l’interferenza della banca centrale, il tasso naturale, esercitando la sua funzione di trasmettitore di informazioni, permette alla struttura produttiva di adattarsi al nuovo sistema di preferenze temporali. Le aspettative di profitto degli imprenditori, alimentate dall’inferiore tasso di interesse, non sono frustrate perché trovano controparte nel diverso atteggiamento dei consumatori, meno orientati al consumo immediato. In questo caso l’allungamento della struttura produttiva, il ciclo espansivo, è sostenibile proprio perché la libera interazione degli attori non trova interferenza e i piani possono essere adattati. Questo non significa che, nel processo di adattamento, non si possano incontrare errori o che alcune aspettative non vengano frustrate. Purtuttavia, esistono le condizioni perché la trasmissione libera di informazioni permetta di imparare dagli errori e di riorganizzare i piani coerentemente con la nuova situazione. E lo scenario poi sarà in continuo mutamento. Il processo di riadattamento non avviene ‘una volta per tutte’; esso è un processo continuo, mai domo. Purtuttavia, esso può realizzarsi in modo equilibrato solo se il tasso naturale è l’unico segnale per gli attori, cioè se non vengono introdotti segnali divergenti dall’esterno, in grado di malguidare le decisioni e rendendo perpetuo lo scoordinamento delle preferenze, impedendo cioè il libero meccansimo di coordinamento intertemporale dei piani.

Il quadro è molto diverso nel caso in cui accanto ad un tasso naturale esista un tasso monetario fissato da una qualche autorità centrale. In tale scenario il ruolo di segnale giocato dal tasso monetario sovrasta quello del tasso di equilibrio, perché esso è immediatamente pubblicizzato, maggiormente visibile, per gli attori del mercato: esso ‘anticipa’ il meccanismo di scoperta tipico del mercato. Il tasso monetario, dunque, diviene uno dei motori essenziali nel guidare le aspettative e la successiva formazione di piani. Una differenza tra tasso naturale e tasso monetario può quindi, disorientando alcuni agenti, modificare la struttura della produzione senza però che tale modifica rifletta una parallela modifica nelle preferenze temporali. O, altra ipotesi, il tasso monetario può non seguire una modifica unilaterale delle preferenze, interferendo sul processo di adattamento della parte del sistema economico le cui preferenze non sono invece mutate.

Supponiamo ora di partire da una situazione di equilibrio, un ipotetico punto 0 di partenza. Abbiamo un tasso naturale che riflette l’incontro delle preferenze temporali e una struttura della produzione organizzata di conseguenza. Supponiamo ancora che, per caso o per magia, il tasso monetario fissato dall’autorità centrale eguagli il tasso di equilibrio. In tale scenario, uno squilibrio tra tasso monetario e valore d’equilibrio, per cui il primo si trovi ad un valore inferiore rispetto al secondo, inducendo gli imprenditori ad allungare il processo produttivo, può verificarsi in due modi. La prima ipotesi, quella più immediatamente intuibile, è che le autorità centrali diminuiscono il tasso monetario, credendo, come è tipico nel dogma monetarista, che un abbassamento del tasso di interesse inneschi un ciclo espansivo senza rispercussioni negative. In un tale scenario, le aspettative di profitto degli imprenditori si modificano. Essi ritengono più conveniente investire in progetti a lungo termine; tuttavia, come vedremo, le loro scelte sono malguidate da un falso segnale, il quale, ‘nascondendo’ il tasso naturale, non permette al sistema di attivare le necessarie contromisure per la risorgenza delle naturali tendenze all’equilibrio tipiche di un regime di libertà di azione imprenditoriale[55]. Gli imprenditori, a causa della manipolazione del tasso di interesse, diventano più future-oriented, ma non si genera un maggior risparmio, per cui le risorse a disposizione sono fittizie e le preferenze temporali si sono modificate unilateralmente, portando ad un disequilibrio intertemporale delle preferenze; investitori future-oriented e consumatori present-oriented o comunque non future-oriented come gli imprenditori. Un mutamento della struttura delle preferenze temporali avviene sempre in mondo unilaterale, ma quando vi è in gioco il solo tasso naturale tale cambiamento può essere comunicato alla controparte nel mercato. Il tasso monetaria, invece, impedice al tasso naturale di esercitare il proprio ruole di trasmissione di informazione.

Ma la situazione per cui il tasso di interesse monetario si trova al di sotto di quello naturale può verificarsi anche senza l’intervento delle banche centrali. Infatti, il tasso naturale può essere spinto verso l’alto a causa di accresciute aspettative di profitto. L’azione imprenditoriale, per quanto sempre rivolta ad un risultato, può essere determinata anche dal cosiddetto sentiment, dal sentore che certe iniziative potrebbero essere profittevoli. In tale situazione, gli imprenditori diventano future-oriented, innalzando il livello del tasso di interesse e spingendo la domanda di fondi per iniziare processi di produzione più lunghi[56].

It is an apparently unimportant difference in exposition which leads one to this view that the Monetary Theory can lay claim to an endogenous position. The situation in which the money rate of interest is below the natural rate need not, by any means, originate in a deliberate lowering of the rate of interest by the banks. The same effect can be obviously produced by an improvement in the expectations of profit or by a diminution in the rate of saving, which may drive the ‘natural rate’ (at which the demand for and the supply of savings are equal) above its previous level; while the banks refrain from raising their rate of interest to a proportionate extent, but continue to lend at the previous rate, and thus enable a greater demand for loans to be satisfied than would be possible by the exclusive use of the available supply of savings[57].

Nel cercare le ragioni del secondo caso introdotto da Hayek, possiamo trovare un primo collegamento tra l’economista austriaco e Schumpeter.

 

The reasons for this can be of very different kinds. New inventions or discoveries, the opening up of new markets, or even bad harvests, the appearance of entrepreneurs of genius who originate ‘new combinations’ (Schumpeter), a fall in wage rates due to heavy immigration; and the destruction of great blocks of capital by a natural catastrophe or many others. We have already seen that none of these reasons is in itself sufficient to account for an excessive increase of investing activity, which necessarily engenders a subsequent crisis; but that they can lead to this result only through the increase in the means of credit which they inaugurate[58].

Anche in questo caso, tuttavia, la modifiche delle preferenze avviene in modo unilaterale. Se, in presenza di tasso monetario, le banche centrali non riallineano quest’ultimo verso il livello di equilibrio, in modo da stimolare anche la controparte, i risparmiatori, a divenire maggiormente future-oriented, incrementando la quantità di risparmio, la struttura delle preferenze rimarrà non proporzionata e la nuova struttura produttiva intertemporale rifletterà tale squilibrio. In questo caso, dunque, sono le aspettative a modificarsi prima dell’intervento delle banche centrali. Ed è questa enfasi sulle aspettative, e il loro ruolo nella modifica della struttura della produzione, che ci permette di spiegare perché nel 1939, a dieci anni dalla sua prima opera sui cicli economici, Hayek (1939, p. 3) sostiene che «a rate of profit rather than a rate of interest in the strict sense which is dominating» nello spiegare le fluttuazioni. In questo caso, come nel precedente, non è la manipolazione monetaria a giocare il ruolo chiave, in grado di alterare il sistema delle preferenze, scoordinando i piani e la struttura della produzione. Nella prima situazione il ruolo cruciale è dato dal modo, dalla direzione, in cui l’espansione monetaria influisce sulle aspettative. Nel secondo caso, invece, sono le aspettative stesse a far deviare il sistema dall’equilibrio. Il ruolo dell’autorità centrale, in questo caso, sarebbe quello di riallineare il tasso monetario verso l’alto, al fine di permettere un’azione di riequilibrio, in parte scoraggiando la nuova richiesta di fondi prestabili, e in parte aumentando l’offerta monetaria per il mezzo di risparmio aggiuntivo.

La modifica delle aspettative, causata (caso 1) o causa (caso 2) di un tasso monetario al di sotto del livello naturale, è, a ben guardare, parte naturale dell’istinto imprenditoriale enfatizzato da Schumpeter. L’analisi del ruolo imprenditoriale (innovazione) quale elemento fondamentale per innescare un ciclo espansivo, svolta in modo organico da Schumpeter, è del tutto coerente con la nostra analisi. Noi parliamo in modo esplicito del concetto di aspettative: gli imprenditori vedono occasioni di profitto e ne approfittano, hanno cioè aspettative positive, o, altrimenti, sono future-oriented e pronti a rendere il processo di produzione più circolare. Alcuni per rischiare su innovazioni reali, in grado di creargli un vantaggio competitivo. Altri semplicemente imitando sull’onda dell’entusiasmo, come vedremo in seguito. Altri ancora avviando iniziative economiche prive di fondamento.

Torniamo alla nostra analisi e allo squilibrio tra tasso naturale e monetario. La situazione in esame favorisce dunque l’avviamento di grandi investimenti nel settore dei beni di produzione, o beni di capitale, portando l’economia a diventare, in generale, più capital-intensiva, allungando cioè il periodo di produzione[59]. È proprio Hayek l’anello di congiunzione[60] tra l’accento di Mises[61] sul tasso di interesse e la centralità delle sproporzioni create nella struttura della produzione[62].

So far we have not answered, or have only hinted at an answer to the question why, under the existing organization of the economic system, we constantly find those deviations of the money rate of interest from the equilibrium rate which, as we have seen, must be regarded as the cause of the periodically recurring disproportionalities in the structure of production.
[…] It has been shown, in addition, that the primary cause of cyclical fluctuations must be sought in changes in the volume of money, which are undoubtedly always recurring and which, but their occurrence, always bring about a falsification of the pricing process, and thus a misdirection of production[63].

Articolo di Carmelo Ferlito

Note

[53] Hayek (1929, p. 123).

[54] Steele (2001, pp. 146-147).

[55] Con ciò non intendiamo dire che in una società libera regnino la felicità e l’ordine perfetti. Al contrario. Tendenze allo squilibrio sono sempre in atto. Tuttavia, in una società libera gli attori hanno la possibilità di imparare dai propri errori e si ha la consapevolezza che per il raggiungimento dei propri piani è necessaria un’azione di coordinamento con i piani degli altri individui.

[56] È proprio in ciò giace la maggiore critica di Hayek al suo maestro Mises. Per Mises, la differenza tra tasso naturale e tasso monetario è dovuta sempre alle manipolazioni monetary. Pertanto, nella teoria del ciclo di Mises i disturbi monetari sono di natura esogena. Per Hayek, invece, il punto centrale è la distorsione della struttura produttiva che tale disequilibrio tra i due tassi fa sorgere; inoltre, come visto, la differenza tra i due saggi non è dovuta primariamente alle manipolazioni monetarie, ma alla struttura delle preferenze temporali e al ruolo delle aspettative. Pertanto l’approccio hayekiano può essere definito endogeno. Hayek (1929, pp. 145-148). E Hayek (1931, p. 35) ribadisce che la causa principale delle fluttuazioni va ricercata nei cambiamenti generati nel modo in cui sono usate le risorse produttive.

[57] Hayek (1929, p. 147).

[58] Hayek (1929, p. 168).

[59] Hayek (1931, pp. 35-36).

[60] Il tentative di creare un ponte tra l’approccio monetario Wicksell-Mises e l’analisi Spiethoff-Cassel è esplicitamente menzionato in Hayek (1929, pp. 133-134).

[61] Hayek (1929, p. 116): «The investigations of Professor Mises represent a big step forward in this direction, although he still regards the fluctuations in the value of money as the main object of his explanation, and deals with the phenomena of disproportionality only in so far as they can be regarded as consequences – in the widest sense of the term – of these fluctuations».

[62] Hayek (1929, p. 119).

[63] Hayek, (1929, pp. 139-140).