Capitalismo vs razzismo – II parte

Seconda parte di due della traduzione del brano Equal Pay for Equal Work: Capitalism vs. Racism, tratto dal volume Capitalism di George Reisman, capitolo VI, parte 1, paragrafo 4. In modo analogo al caso dei salari, qui Reisman concentra la propria logica sul caso degli affitti, traendo analoghe conclusioni rispetto a quello precedente.

* * *

 

Affitti

capitalism reismanIl principio di “uniformità dei profitti” comporta che oltre ad un eguale remunerazione per un eguale lavoro, il sistema capitalista operi per rifornire equamente i membri di ciascun gruppo nella loro qualità di consumatori. A dimostrazione di questo fatto ipotizzate che le persone di colore debbano pagare mensilmente affitti di appena il 5% più alti di quelli dei bianchi, mentre i costi del padrone di casa siano gli stessi. Questo sovraprezzo del 5% costituirebbe un’aggiunta importante ai profitti del padrone di casa: se il profitto di quest’ultimo – inteso come percentuale sull’affitto –  fosse normalmente del 10%, un affitto maggiorato del 5% comporterebbe un extra profitto del 50%. Con un margine di profitto del 25%, invece,una maggiorazione d’affitto del 5% gli renderebbe un extra profitto del 20%.

In risposta a questi extra profitti, la costruzione di alloggi per persone di colore aumenterebbe e una maggiore percentuale delle abitazioni esistenti sarebbe loro affittata. Ovvio effetto dell’aumentata offerta di alloggi sarebbe la riduzione di quel sovraprezzo pagato dalle persone di colore, e poiché anche un mero 1% di sovraprezzo significherebbe importanti extra profitti nel mercato degli alloggi per persone di colore, persino un sovraprezzo di tale piccola misura non potrebbe essere mantenuto. In definitiva, le persone di colore non pagherebbero affitti più alti dei bianchi e otterrebbero alloggi qualitativamente uguali a quelli dei bianchi.

Allo stesso modo, ipotizzate che i commercianti nei quartieri neri facciano pagare prezzi più alti rispetto a quelli degli stessi beni venduti altrove, laddove i costi da loro incorsi siano ovunque i medesimi: in questo caso i prezzi più alti comporterebbero chiaramente un extra profitto. Di conseguenza, quei commercianti che stiano valutando dove collocare nuovi negozi sceglierebbero i quartieri delle persone di colore. La concorrenza di nuovi negozi, certamente, ridurrebbe i prezzi di vendita in questi quartieri e il processo andrebbe avanti finché i prezzi e i profitti da ottenere in quei quartieri non sarebbero più alti che altrove. Purtroppo oggi accade spesso sia che i prezzi al dettaglio nei quartieri delle persone di colore siano sostanzialmente più alti di quelli pagati per lo stesso bene nei quartieri dei bianchi sia che, contemporaneamente, i commercianti stiano abbandonando i primi piuttosto che affluirvi. Questa situazione è il risultato dell’esistenza di altri costi legati all’operare nei quartieri neri – causati da fenomeni quali il più alto tasso di effrazioni, piccoli furti e incendi dolosi – associati in molti casi all’incapacità di alzare i prezzi tanto da coprire i maggiori costi, incapacità derivante dal fatto che il rialzo di prezzo è limitato dalla concorrenza dei negozi nell’area circostante. L’ovvia soluzione consiste nel ridurre il tasso di crimini. (Nonostante tutta la retorica volta a sostenere il contrario, l’interesse economico della persona di colore media è affine a quello del commerciante che la rifornisce, non a quello del criminale che impoverisce e danneggia il commerciante.)

 

Conclusioni

Inoltre, nel sistema capitalista la segregazione razziale scomparirebbe, anche se sarebbe legalmente permessa nella proprietà privata. Scomparirebbe perché è fondamentalmente incompatibile con i requisiti dello scopo di lucro e perché è irrazionale.

L’imprenditore alla ricerca del profitto dipende vitalmente dal patrocinio dei clienti. Questa dipendenza è espressa in quei detti popolari come “il cliente è il re” e “il cliente ha sempre ragione.” Le persone di colore sono clienti e, mano a mano che si elevano economicamente, saranno clienti sempre più importanti. È assurdo credere che gli imprenditori vogliano perdere clienti negando loro l’accesso ai propri locali o umiliandoli con richieste quali una distinta e separata fontana per bere. La voglia di profitto dell’imprenditore gli farà mettere da parte tutta questa cattiveria. Non importa che ad egli personalmente possano non piacere le persone di colore. Tutto ciò che gli deve piacere è il loro denaro: la concorrenza con altri imprenditori per il patrocinio delle persone di colore farà il resto.

Potrebbe essere obiettato come, nonostante la volontà degli imprenditori di abolire la segregazione quando ciò sia profittevole, gli atteggiamenti dei clienti bianchi potrebbero impedire che tale azione sia profittevole. Ad esempio: non sarebbe ovviamente profittevole guadagnare 5 poveri clienti di colore e perdere 10 buoni clienti bianchi come risultato della desegregazione.

Casi come questo potrebbero sì esistere, in luoghi come il profondo Sud (degli U.S.A.) delle precedenti generazioni, ma solo in ambienti in progressiva riduzione. Anche nel profondo Sud del passato c’erano molti bianchi che auspicavano davvero un eguale trattamento per le persone di colore, e molti di più che non lo contrastavano abbastanza da revocare il proprio patrocinio alle imprese che avessero operato la desegregazione. Di conseguenza, in assenza di intervento governativo e della minaccia di violenza privata autorizzata dai governi locali,molti imprenditori nel Sud avrebbero riscontrato che, anche perdendo alcuni clienti bianchi tramite la desegregazione, essi non avrebbero mai perso tutti i clienti e avrebbero ottenuto più clienti di colore rispetto a quelli bianchi perduti. Ciò sarebbe certamente accaduto in aree densamente popolate- come città o grandi centri – e con percentuale di persone di colore piuttosto elevata. In zone come queste un imprenditore che operasse una desegregazione avrebbe potuto contare su un mercato di clienti di colore abbastanza grande da compensare più che adeguatamente la perdita di clienti bianchi. Per esempio, immaginate un grosso rivenditore al dettaglio, come Sears, in una città del Sud dove ci fossero altri due negozi simili. Se questo negozio abolisse la segregazione, non perderebbe certamente tutti i propri clienti bianchi: non molti bianchi del Sud erano tanto intolleranti da rifiutarsi di fare acquisti solo perché il negozio non umiliava più le persone di colore. La desegregazione, d’altra parte, permetterebbe a questo negozio di ottenere un grande numero di clienti di colore provenienti dagli altri due negozi, poiché essi accorrerebbero lì dove sono trattati come esseri umani. La desegregazione sarebbe stata perciò profittevole per questo negozio.

Questa dinamica si sarebbe ripetuta in tutto il Sud. Praticamente dal primo giorno di libertà sia dall’intervento governativo che dall’autorizzazione di questo all’uso di violenza privata, altri negozi, ristoranti, hotel e le più diverse imprese avrebbero abbandonato volontariamente la segregazione. L’esistenza di queste aziende avrebbe operato per il cambiamento degli atteggiamenti anche di quei bianchi che inizialmente rifiutavano di trattare con loro. Essi avrebbero aperto gli occhi sul fatto che gli altri non fossero contaminati dal contatto con le persone di colore e che neanche loro lo sarebbero stati. Perciò, col passare del tempo, sempre meno bianchi sarebbero stati pronti ad allontanare i propri affari dalle aziende che avevano operato la desegregazione. Il risultato sarebbe stato che gli imprenditori avrebbero avuto sempre meno da perdere realizzando la desegregazione e la crescente capacità di guadagno delle persone di colore, unita al crescente potere d’acquisto, avrebbe portato loro sempre più guadagni. Alla fine, la segregazione sarebbe stata considerata come qualcosa di eccentrico e avrebbe cessato di esistere completamente.

In questo modo, anche barriere come le clausole (razziali) restrittive nel settore immobiliare sarebbero state superate. La proprietà immobiliare libera da ogni restrizione, e perciò aperta ad un più ampio mercato, sarebbe diventata più profittevole di quella che le manteneva. Tali clausole sarebbero cadute in disuso e sarebbero state eliminate dal consenso volontario.

Pertanto, anche nelle zone come il profondo Sud, l’estensione della libertà economica propria del capitalismo ai problemi razziali sarebbe stata una importante misura per l’immediata integrazione, seguita da un crescita accelerata dell’integrazione stessa. E sarebbe stata raggiunta volontariamente, nel perseguimento dell’interesse personale, in uno spirito di reciproca buona volontà.

Tratto da Capitalism di George Reisman.

Traduzione di Miki Biasi

(Vai alla I parte)