Domani, quando la fine ebbe inizio

Offro qui ai lettori, in traduzione, una parte dell’Introduction di J. Rickards, The Death of Money. The Coming Collapse of the International Monetary System (Portflolio/Penguin). Credo che il contenuto basterà a spiegare il titolo scelto per l’articolo; ma sono stato influenzato anche da un romanzo piuttosto celebre: J. Marsden, Tomorrow, When The War Began. L’analogia bellica – che spero non diventi profezia – non ha certo bisogno di essere illustrata e mi sembra particolarmente calzante, perché Rickards ha pubblicato anche un best-seller intitolato Currency Wars. Il versetto dell’Apocalisse, invece, è posto dall’A. in esergo all’intero libro, però credo si attagli molto bene anche a quest’excerptum.

Scrivi, dunque, le cose che hai visto

e le cose che stanno accadendo

e le cose che devono accadere tra breve

(Ap 1,19 – traduzione mia)

Ai giorni nostri, pochi dollar-collapse2Americani ricordano che il dollaro ha quasi smesso di fungere da valuta di riserva mondiale nel 1978. In quell’anno, l’indice di valore del dollaro (dollar index) della Federal Reserve1 scese ad un livello allarmante e il Tesoro degli Stati Uniti fu costretto a emettere titoli di Stato denominati in franchi svizzeri. I creditori stranieri non nutrivano più fiducia nel dollaro USA come riserva di valore. Il dollaro stava perdendo potere d’acquisto, che si è dimezzato tra il 1977 e il 1981; negli Stati Uniti, l’inflazione ha superato il 50% nell’arco di questi cinque anni. A partire dal 1979, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) non ha avuto altra scelta che mobilitare le proprie risorse per emettere valuta mondiale (dritti speciali di prelievo, o DSP). Inondò il mercato con 12,1 miliardi in DSP per fornire liquidità mentre la fiducia del mondo nel dollaro calava.

Faremmo bene a richiamare alla mente quei giorni oscuri. Il prezzo dell’oro crebbe del 500% dal 1977 al 1980.2 Quella che era cominciata come una svalutazione controllata del dollaro, con l’abbandono della convertibilità in oro da parte del Presidente Richard Nixon nel 1971, divenne una rotta in piena regola prima che il decennio finisse. La catastrofe del dollaro penetrò perfino nella cultura popolare. Rollover, film del 1981 interpretato da Jane Fonda, riguardava un piano segreto dei Paesi produttori di petrolio per speculare al ribasso sul dollaro e comprare oro; finiva con il collasso del sistema bancario, il panico sui mercati finanziari e rivolte in tutto il mondo. Si trattava di fiction, ma davvero potente, forse preveggente.

Anche se il panico sul dollaro montò in crescendo verso la fine degli anni Settanta, la perdita di fiducia si fece sentire già ad agosto 1971, subito dopo che Nixon abbandonò la copertura aurea del dollaro stesso. La scrittrice Janet Tavakoli descrive la situazione in cui si ritrovarono gli Americani che erano all’estero il giorno in cui gli spasmi dell’agonia del dollaro si manifestarono in tutta la loro gravità: “All’improvviso, gli Americani in viaggio all’estero scoprirono che ristoranti, alberghi e negozianti non volevano accollarsi il rischio del cambio fluttuante che ora i loro dollari comportavano. A Ferragosto, le banche a Roma erano chiuse e gli Americani colti di sorpresa senza contanti si trovarono in difficoltà.

Il direttore dell’albergo chiedeva ai clienti in partenza: ‘Avete oro? Perché, guardate un po’ cos’ha combinato, il vostro Presidente americano!’. Parlava seriamente, riguardo all’oro: lo avrebbe accettato in pagamento. …

Io ho subito chiesto di pagare il mio conto in anticipo e in lire. … Il direttore applaudì per la gioia. Egl e il resto dello staff mi trattarono come se appartenessi ad una stirpe regale. Non ero come quegli altri Americani con i loro stupidi dollari. Per il resto del mio soggiorno, nessun negoziante o ristorante volle avere a che fare con me, finché non dimostravo di poter pagare in lire.”.

In seguito, gli sforzi di Paul Walker, presidente della Fed, e del neo-eletto Ronald Reagan avrebbero salvato il dollaro. Volcker alzò i tassi al 19% nel 1981 per tagliare le gambe all’inflazione e rendere il dollaro una scelta attraente per i capitali stranieri. A partire dal 1981, Reagan tagliò tasse e regole, il che ripristinò la fiducia degli imprenditori e trasformò gli Stati Uniti in una calamita per gli investimenti esteri. A marzo 1985, l’indice di valore del dollaro era risalito del 50% dal suo picco negativo a ottobre 1978 e i prezzi dell’oro erano scesi del 60% dal proprio picco positivo nel 1980. Il tasso d’inflazione negli Stati Uniti calò dal 13,5% nel 1980 all’1,9% nel 1986. Le buone notizie fecero sì che Hollywood non producesse alcun Rollover 2. A metà degli anni Ottanta, l’incendio era spento e l’era del Re Dollaro era iniziata. Il dollaro non era scomparso, come valuta di riserva mondiale, dopo il 1978, ma c’era andato molto vicino.

Adesso il mondo vive un ritorno al futuro.

Oggi, nell’economia mondiale, si può osservare una costellazione di sintomi simile a quella del 1978. A luglio 2011, l’indice di valore del dollaro della Federal Reserve ha toccato un minimo storico, inferiore di oltre il 4% a livello da panico dell’ottobre 1978. Ad agosto 2009, il FMI ha nuovamente agito come unità di pronto intervento monetario (monetary first responder)3 e si è lanciato al soccorso con una nuova emissione di DSP equivalente a 310 miliardi di dollari, incrementando dell’850% il volume di DSP in circolazione. All’inizio di settembre, i prezzi dell’oro hanno raggiunto un massimo storico, vicino a 1900 dollari l’oncia, oltre il 200% in pi del prezzo medio del 2006, subito prima che cominciasse la nuova depressione. La cultura popolare del ventunesimo secolo si è goduta la sua versione di Rollover, un racconto televisivo di crisi finanziaria intitolato Too Big To Fail.

I paralleli tra il 1978 e gli eventi degli ultimi tempi sono inquietanti, ma imperfetti. Allora, per il mondo imperversava un elemento che oggi non si fa vedere. E’ il cane che non ha abbaiato: l’inflazione. Ma il fatto che il cane non si senta non vuol dire che non costituisca una minaccia. Metodi comunemente seguiti per misurare l’inflazione del dollaro, come l’indice dei prezzi al consumo, si sono mossi a malapena dal 2008 in qua; anzi, in alcuni mesi è emersa una leggera deflazione. L’inflazione ha fatto capolino in Cina, dove il governo ha rivalutato la moneta per soffocarla, e in Brasile, dove gli aumenti tariffari in servizi di base come i biglietti dell’autobus hanno innescato rivolte. L’inflazione nei prezzi del cibo è stata anche un fattore che ha contributo alle proteste, nei momenti iniziali della “primavera araba”. Eppure, l’inflazione del dollaro USA è rimasta sottotono.

Guardando più da vicino, scopriamo un vero e proprio artigianato che calcola gli indici dei prezzi USA impiegando i metodi anteriori al 1990 e panieri alternativi di beni e servizi, più rappresentativi, a suo dire, dell’inflazione che gli Americani debbono affrontare davvero. Esso lancia segnali d’allarme, perché i metodi alternativi danno l’inflazione USA, nell’ipotesi peggiore, intorno al 9% annuo, anziché il 2% che si legge nelle misure governative ufficiali. Chiunque acquisti latte, pane o benzina sarebbe certamente d’accordo con la stima più alta. Ma, per quanto rivelatrici possano essere, queste statistiche non ufficiali hanno scarso impatto sui mercati valutari internazionali o sulla politica della Federal Reserve. Per comprendere le minacce al dollaro e le possibili risposte della Fed in termini di politica monetaria, è necessario vedere il dollaro attraverso gli occhi della Fed. Da quella prospettiva, l’inflazione non è un problema; anzi, un’inflazione più alta è la risposta della Fed alla crisi del debito e, nello stesso tempo, un obiettivo politico.

Questa politica inflazionista è un invito al disastro, anche se alcuni critici della Fed si grattano la testa, perplessi dall’apparente assenza di inflazione a petto di una stampa di denaro senza precedenti da parte della Federal Reserve e delle altre maggiori banche centrali. Molti si chiedono come sia possibile che la Fed abbia incrementato la base monetaria del 400% dal 2008, praticamente senza inflazione. Ma due spiegazioni sono fin troppo immediate.. e predicono il potenziale collasso. La prima è che l’economia USA è danneggiata in modo strutturale, tanto che non si può impiegare utilmente il denaro facile. La seconda è che l’inflazione sta arrivando. Entrambe le spiegazioni sono vere: l’economia è in pezzi e l’inflazione in cammino.

[…]

Anche se la parola collasso, se applicata al dollaro, ha un suono apocalittico, il suo significato è perfettamente pragmatico. Il collasso è semplicemente la perdita di fiducia, da parte di cittadini e banche centrali, nel futuro potere d’acquisto del dollaro. Il risultato è che i detentori di dollari li buttano via, vuoi spendendoli più in fretta, vuoi comprando beni rifugio. Il rapido mutamento nei comportamenti conduce dapprima a tassi di interesse più alti, maggior inflazione, e alla distruzione del processo di formazione del capitale. Il risultato finale può essere deflazione (analogamente agli anni Trenta) o inflazione (analogamente agli anni Settanta) o entrambe.

[…]

Via via che il circolo vizioso dell’inflazione acquisterà forza, si prospetterà una ripetizione della fine degli anni Settanta. Prezzi dell’oro alle stelle e il dollaro alle stalle, due facce della stessa medaglia, faran presto ad apparire. La differenza tra il prossimo episodio di inflazione fuori controllo e l’ultimo è che la Russia, la Cina e il FMI saranno pronti con oro e DSP, non con dollari, per fornire nuovi attivi da portare a riserva. La prossima volta che il dollaro cadrà dalla corda tesa, non ci sarà rete di salvataggio.

Guido Ferro Canale

Note

1Introdotto nel 1973, indica il valore del dollaro rispetto ad un paniere di valute e, quindi, un suo calo segnala il deprezzamento relativo della divisa statunitense rispetto alle altre monete-segno (e ad un valore iniziale di 100). Un paniere più ampio e coefficienti ponderali teoricamente meglio allineati ai flussi commerciali contraddistinguono, invece, l’affine broad index o trade-weighted dollar index. [N.d.T.]

2Nel 1977, ormai certo che la convertibilità del dollaro non sarebbe stata ripristinata, il Congresso abrogò le norme volute da Roosevelt, che impedivano a qualsiasi privato cittadino di concludere contratti con clausole oro. [N.d.T.]

3First responder, nel gergo medico ospedaliero USA, è la prima persona con addestramento medico che arriva sul luogo dell’intervento [N.d.T.].