Scambio e cooperazione: come il libero mercato beneficia tutti

Cooperazione1Di seguito, cercherò di fornire delle spiegazioni in ordine all’idea più importante nella storia dell’analisi sociale. La nozione (in realtà, trattasi di una descrizione della realtà che ci circonda, ancorché raramente percepita) è conosciuta da secoli. È stata osservata dagli antichi. È stata descritta con rigore dai monaci tardo – medievali che operavano in Spagna. È stata analizzata con precisione scientifica nel periodo classico. Ed è stata la base dei progressi della teoria sociale nel corso del XX secolo.
Di fatto, essa rappresenta una parte essenziale nella causa della libertà. Ha costituito il fondamento della fiducia riposta dai nostri antenati nella possibilità di sbarazzarsi di un dominio tirannico, senza che al contempo la società rischiasse di sprofondare nella povertà e nel caos. L’incapacità di comprendere questa idea è alla radice del pregiudizio diffuso contro la libertà e contro la libera intrapresa, così invalso ai nostri tempi, ravvisabile sia a sinistra che a destra.

Sto parlando della divisione del lavoro, conosciuta anche come la legge del vantaggio comparato o come legge dei costi comparati, ovvero anche come legge di associazione. Possiamo definirla come più ci aggrada, ma si tratta probabilmente del più grande contributo che l’economia ha fornito ai fini della comprensione dell’universo che ci sta attorno.
Questa legge – una sorta di vera e propria legge di gravità, non certo una legge come quella sui limiti di velocità – è una descrizione dei motivi che inducono le persone a  cooperare, nonché dell’ubiquità delle condizioni che promuovono tale cooperazione. Se ci si fermasse a ragionare solo per qualche minuto, si riuscirebbe a comprendere come sia possibile che la società funzioni e possa generare valore anche in assenza di una mano visibile che ne diriga il suo percorso. Così come potremmo anche accorgerci di quanto infondate ed ingannevoli siano le critiche mosse all’economia di mercato, in funzione della sua natura votata a consentire ai forti di prevaricare sui deboli.

Questa legge dimostra come sia possibile che le persone possano ottener profitto, tanto dal punto di vista materiale quanto da ogni altro aspetto, cooperando tra di loro, anziché agendo in condizioni di isolamento. Esse non solo possono propiziare la soddisfazione che deriva dal compartecipare alla realizzazione dei progetti con propri simili; ma possono guadagnare in concreto, acquisendo beni e servizi tangibili, i quali diventano accessibili a tutti noi.

Quello che più rileva è che ognuno riesce a guadagnare di più rispetto alla somma delle singole parti. Attraverso la cooperazione e lo scambio, siamo in grado di generare maggiori output di quanti se ne riuscirebbero a produrre in condizioni di isolamento. Questo principio è valido tanto nei contesti economici più semplici, quanto negli scenari più complessi.

Dovremmo cercare di declinare questo principio in maniera più rigorosa, così che si riesca ad apprezzare la magia legata al funzionamento del mercato (sono debitore, per queste elaborazioni, a  Ludwig von Mises per quanto esposto in Human Action, a Murray Rothbard con Freedom, Inequality… ” e soprattutto a Manuel Ayau ed al suo Not a Zero-Sum Game, disponibile attraverso il canale Mises. Org).

Supponiamo che entrambi, il sottoscritto e tu lettore, siamo in grado di sfornare sia delle ciambelle che delle torte. Ma c’è un problema di fondo: tu riesci a fare tutto con incredibile efficienza. In effetti, tu sei il mglior produttore di torte e ciambelle che si sia mai visto in circolazione. Un vero e proprio fuoriclasse,  uno dei migliori di tutti i tempi.

Al contempo, io non mi avvicino minimamente al tuo livello. Certo, anche le mie ciambelle sono altrettanto buone, ma ci metto una vita a prepararle. Con le torte è la stessa storia. Ci metto tutto l’impegno possibile, faccio di tutto per provarci, ma non riesco proprio a cuocerle come fai tu.

Cosa dobbiamo aspettarci che accada in situazioni di questo genere? La risposta intuitiva, che siamo abituati a sentire in qualsiasi aula di sociologia del paese, è che tu ti metterai a produrre sia le ciambelle, che le torte. Nessun altro lo potrà fare. Sostanzialmente, avrai un completo predominio su tutti e acquisirai uno sconfinato potere di mercato. Se qualcuno volesse fare la stessa cosa, dovrebbe comunque scendere a patti con te e con te solo.  Tu sei privilegiato, baciato dalla fortuna, ricco, potente, e il resto di noi non potrà far altro che vivere con soggezione, dipendendo da te.
Ma in realtà, non è  propriamente quello che succede.  Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capirne i motivi.
Supponiamo di non esserci mai incontrati, e che stiamo entrambi sfornando ciambelle e torte. Ecco cosa accade in un periodo di 24 ore: tu riesci a sfornare 12  ciambelle in 12 ore e 6 torte nelle restanti 12. Io, d’altro canto, riesco solamente a produrre 6 ciambelle nelle prime 12 ore, ed appena 2 torte nelle restanti 12.

 

Produzione in condizioni di isolamento

 

Tu

Tu

Io

Io

Ore

12

12

12

12

Produttività

12 ciambelle

6 torte

6 ciambelle

2 torte

 

Se entrambi lavoriamo a questo ritmo, la produzione totale sarà di 18 ciambelle e di 8 torte.
In ogni caso, il costo di ogni decisione può essere rappresentato come il valore della miglior alternativa cui si rinuncia, a fronte del perseguimento di quelle decisione. Quindi, per te il costo di ogni torta è pari a quello di 2 ciambelle  e, parimenti, il costo di ogni ciambella equivale a quello di mezza torta. Per me, il costo opportunità di sfornare una torta è di 3 ciambelle, mentre quello di produrre una ciambella è pari ad 1/3 di una torta.

Se si presta attenzione, potrai renderti conto che tu sei in grado comunque di organizzarti, mentre io, su questo fronte, me la passo piuttosto male. Quali possibilità avrei, dunque?
Forse la mia speranza è aggrappata al fatto ineludibile che, anche per te come per tutti, sia le risorse che il tempo sono tiranneggiati dal principio di scarsità e che, per un verso o per l’altro, non ne avresti mai a sufficienza. Ed è questo che ti induce a cominciare a pensare ad uno scambio. Sebbene io non sia così bravo né a sfornare torte, né a produrre ciambelle, puoi facilmente osservare che potresti ottenere di più, tanto delle une quanto delle altre, promuovendo la nostra cooperazione, in maniera tale da liberare il tuo tempo per specializzarti in quello che riesci a fare meglio.

Di fatto, comunque, pur specializzandoti nel produrre torte, avrai ancora bisogno di ottenere le ciambelle. Quindi potresti pianificare di porre in essere lo scambio con il sottoscritto, cedendo delle torte in corrispettivo delle ciambelle. Con questo progetto in mente, tenderai ad incrementare la produzione di torte, riducendo contestualmente quella delle ciambelle. D’altro canto, io smetterò completamente di sfornare torte, dedicandomi completamente alla produzione di ciambelle, nella speranza di porre in essere lo scambio produttivo con te.

 

Produzione in un contesto di cooperazione

 

Tu

Tu

Io

Io

Ore

8

16

24

0

Produttività

8 ciambelle

8 torte

12 ciambelle

0 torte

 

In tal modo, potrai dedicare 8 ore della giornata a creare ciambelle, sfornandone 8; nelle restanti 16 ore, riuscirai così a cuocere 8 torte. Nel frattempo, io mi posso concentrare esclusivamente nella produzione di ciambelle, sfornandone 12 nell’arco della giornata.
A questo punto, facciamo due conti. Prima della nostra cooperazione, si riusciva a produrre 18 ciambelle ed 8 torte. A seguito degli accordi di collaborazione, arriviamo ad un risultato complessivo di 20 ciambelle e 8 torte.

Allora, qual è il guadagno in tal caso? Precisamente, di due ciambelle. Ti pare incredibile? Non è cambiato nulla, nel frattempo; non si è registrato un incremento del nostro potenziale produttivo, non vi sono stati sviluppi tecnologici, così come non si sono riscontrate variazioni della curva di domanda dei consumatori, delle loro preferenze temporali, o ancora non abbiamo assistito ad alcun sovvertimento delle variabili di fondo. È accaduto semplicemente che abbiamo concordato di porre in essere delle strategie cooperative di scambio produttivo, anziché continuare a produrre in condizioni di isolamento e … voilà … come per magia ecco spuntare due ciambelle supplementari.
Pensi che vi sia un inganno? Riprendi l’esperimento che abbiamo fatto, controlla i numeri e le ipotesi. Io sono lo scarso di sempre, e tu il solito campione. E tuttavia c’è un ruolo per entrambi.
Facciamo un passo ulteriore e supponiamo che adesso sia giunto il momento di concretizzare lo scambio dei beni che abbiamo prodotto. Tu mi potresti dare 2 delle tue torte, in cambio di 5 delle mie ciambelle. Il che ti porta ora ad avere 13 ciambelle e 6 torte, mentre io posso contare su 7 ciambelle e 2 torte.

 

Risultati dopo lo scambio

 

Tu

Tu

Io

Io

Risultati

13 ciambelle

6 torte

7 ciambelle

2 torte

 

Lo scambio sarebbe del tutto ragionevole, posto che le ciambelle che acquisti da me ti sarebbero costate, in termini di tempo, ben 5 ore di lavoro. Certo,  ho impiegato 10 ore per cuocerle, ma cosa ottengo in contropartita se posso accedere allo scambio? Ben 2 torte, la cui produzione mi avrebbe assorbito 12 ore di lavoro. Quindi questo processo cooperativo è sicuramente funzionale, nella misura in cui, specializzandomi, ho risparmiato 2 ore di lavoro. Tu invece, incoraggiandomi a sfornare solo ciambelle, quanto tempo sei riuscito a risparmiare? Ben cinque ore, durante le quali ti sei potuto dedicare alla produzione di torte.

E quali sono i costi, in termini pratici e quantificandoli in beni materiali, cui dobbiamo far fronte per aver posto in essere lo scambio? Tu hai rinunciato a due torte. Io a 5 ciambelle. Se il nostro tempo è misurato in termini di beni prodotti, tu hai rinunciato al tempo necessario a sfornare 4 ciambelle per ottenerne 5, guadagnandone quindi 1. Io, al contrario, ho dovuto cedere 5 ciambelle, ma ho potuto risparmiare il tempo equivalente per produrne sei, atteso che il mio rapporto produttivo tra ciambelle e torte è di 3 a 1.

Alla fine, chi ha guadagnato di più tra noi? In termini concreti, come numero di ciambelle, otteniamo lo stesso risultato: una in più a testa. In termini di tempo, ho guadagnato più io. Come numero di torte, hai tratto un maggior vantaggio tu. Chi ne esce vincitore? Entrambi!  Quindi, nuovamente, a cosa dobbiamo questo mutuo guadagno? Alla cooperazione e  allo scambio. Niente di più, niente di meno.

Ora , si potrebbe asserire che tutto ciò è assurdo. Anche perché nessuno si è seduto a tavolino per fissare le matrici di cambio in base alle quali possiamo trarre beneficio dalla divisione del lavoro.  Ma è quello che, in realtà, facciamo ogni volta. Potrei essere, al contempo, un musicista sublime e un programmatore web. Ma, dichiarando di possedere un maggior vantaggio in qualità di programmatore, decido di lasciare la produzione musicale ad altri, anche se lo faranno in maniera meno efficace del sottoscritto.

È così anche nel mondo degli affari, a ben pensarci: il boss potrebbe essere al contempo sia un ottimo contabile che uno straordinario uomo delle pulizie, così come svolgere un egregio lavoro tanto nello sviluppo commerciale che nel supporto alla clientela. Potrebbe sicuramente espletare questi incarichi in maniera più efficiente rispetto a chiunque altro, ma il costo di fare una cosa si sostanzia nella rinuncia a portarne a termine un’altra. Ha senso dipendere dagli altri nella misura in cui tutti riescono a specializzarsi.

Si prenda ad esempio un grande pianista del XIX secolo, Franz Liszt. Era il miglior musicista in Europa, e soprattutto il più pagato. Supponiamo che egli fosse anche un grande accordatore di pianoforti. Gli sarebbe valsa la pena rinunciare ad un prova, in vista di un’esibizione che gli avrebbe fruttato 20 mila dollari, per accordare il proprio piano? Direi proprio di no. Avrebbe sicuramente preferito pagare qualcuno  200 dollari, per farlo in sua vece. Il costo opportunità di accordare il piano era sicuramente molto alto per Liszt, ma molto basso per l’accordatore chiamato in causa. Scambiando, ne avrebbero tratto beneficio entrambi.

Lo stesso discorso può essere fatto per i medici e per gli infermieri. Il medico potrebbe avere una grande abilità nella preparazione dei pazienti, ma se facesse così si ritroverebbe a  rinunciare ad eseguire un altro intervento chirurgico, rimettendoci così molte migliaia di dollari.

Si noti che queste considerazioni mantengono la loro validità anche nel caso in cui una persona disponesse di un vantaggio assoluto in ogni ambito del suo agire operativo. Quello che rileva, nel mondo reale, non è tanto il vantaggio assoluto, quanto il vantaggio comparato. Ecco, dunque, dove la legge di associazione si sostanzia e si concreta. E ciò che è indiscutibile per due persone, lo è anche per duecento, per duemila, così come per tutte le persone che vivono sulla terra. Prendiamo il caso del commercio internazionale, in virtù del quale si esaltano i mutui vantaggi per gli agenti che risiedono in paesi diversi.

Questo è il motivo per cui il commercio genera benefici per tutti, sia ai paesi poveri che a quelli ricchi, come aveva già notato Bartolomé de Albornoz nel XVI secolo:

Se non fosse per questi contratti, alcuni [paesi, ndt] perderebbero l’opportunità di ottenere beni che altri dispongono in abbondanza, così come, di converso, non sarebbero in grado di condividere le risorse che sono state oggetto di scambio con quei paesi in cui esse sono scarse.

Si noti che questi mutui guadagni non rivengono da un disegno pianificato a monte, bensì semplicemente dalla libertà di associazione, che Papa Leone XIII definì un “diritto dell’uomo” nella sua enciclica Rerum Novarum:

Se è [lo Stato] proibisce ai suoi cittadini il diritto di formare associazioni, contravviene al principio stesso della propria esistenza; in quanto entrambi, sia le associazioni che lo Stato, esistono in virtù del medesimo principio, ovvero, la propensione naturale dell’uomo a vivere in società.

Entrambi i vantaggi, di natura morale e pratica, sono stati ribaditi da Papa Giovanni Paolo II nella sua enciclica Centesimus Annus:

È sempre più evidente come il lavoro di un individuo abbia delle naturali interrelazioni con il lavoro degli altri.  Oggi più che mai, il concetto di lavoro postula il lavorare con gli altri e il lavorare per gli altri: in buona sostanza, si tratta di fare qualcosa in favore di qualcun altro. Il lavoro è tanto più fecondo e produttivo nella misura in cui le persone diventano più consapevoli delle potenzialità produttive della terra, nonché più profondamente coscienti dei bisogni di quanti che sono poi i beneficiari del loro lavoro.

La legge è stata formalizzata da David Ricardo in Inghilterra e ulteriormente enfatizzata dagli economisti, sin da allora. Il senso di tale legge è inequivocabile: essa postula semplicemente che non è necessario che tutti gli individui che popolano questa terra siano dotati degli stessi talenti, al fine di trarre vantaggio dalla cooperazione. In realtà, è proprio la diversità degli individui che rende proficuo l’operare assieme e il porre in essere transazioni di libero scambio mutualmente vantaggiose.
Detto altrimenti, ciò significa che l’isolamento e l’autosufficienza conducono alla miseria. La cooperazione e la divisione del lavoro, al contrario, sono il percorso da intraprendere se si vuole generare ricchezza. Una volta capiti questi assunti basilari, si potranno confutare tutte le librerie piene di assurdità, in cui sono stati riversati fiumi di inchiostro tanto dalla sinistra che dalla destra.

 

Articolo di Jeffrey Tucker su Mises.org

 

Traduzione di Cristian Merlo