Il tempo tornerà indietro

Time Will Run Back SS154è un romanzo molto particolare. E non solo perché, pubblicato nel 1951, è stato poi riedito nel 66 con un finale cambiato.1 Né per il fatto che lautore, Henry Hazlitt, lo ha munito di una Prefazione, altra rara avis nella narrativa. E neppure perché, ivi, egli dichiara esplicitamente di aver voluto scrivere un libro a tesi, per mostrare che, se il capitalismo non esistesse, se ne venisse addirittura persa la memoria, sarebbe necessario reinventarlo. No, la sua vera particolarità sta nel modo in cui la tesi in questione viene presentata.

Di primo acchito, il testo rientra in pieno nella letteratura distopica: la storia ha inizio nellanno 2100, o piuttosto, 282 Dopo Marx.2 Il calendario è mutato, perché il mondo intero, ormai da un secolo, vive sotto il tallone del comunismo sovietico; ha preso il nome di Wonworld, che lA. non spiega e che, forse, nelle menti dei conquistatori andava inteso in senso attivo – Mondo che ha vinto, sintende sui nemici dellumanità – ma è, a tutti gli effetti, un Mondo Sconfitto, vittima del socialismo reale e del potere assoluto.

A Mosca, Sua Supremazia Stalenin, Dittatore di Wonworld, rivede il figlio, Peter Uldanov,3 dopo dieci anni in cui il ragazzo è stato allevato dalla madre, ora defunta, su una piccola isola delle Bermuda, completamente isolato dal resto del mondo, istruito soltanto nelle materie che non hanno nulla a che fare con il comunismo. Quindi, grazie ad una squadra di ottimi precettori, Peter padroneggia materie che vanno dalla matematica alla musica – anzi, vorrebbe dedicarsi al pianoforte e nutre una profonda passione per Mozart – ma non sa nulla di filosofia, politica, economia o storia. Questultima materia, per la verità, è decisamente poco nota, perché, dopo la conquista del mondo, i comunisti hanno distrutto ogni traccia del passato e bruciato tutti i libri, tranne le opere di Marx e di pochi altri autori, sicché ben scarsa memoria resta dellEtà Oscura, quella che ha preceduto Adam Smith, e degli eventi successivi si è tramandata una versione strettamente funzionale a dimostrare lineluttabilità del trionfo del marxismo.

Tuttavia, listruzione del figlio non è la preoccupazione principale del dittatore, almeno non in sé e per sé. Stalenin è stato colpito da un infarto e i medici lo hanno messo in guardia sulla probabilità che si ripeta, magari in forma di ictus che lo lascerà paralizzato. Sa che gli resta poco tempo e che, se morisse, il suo successore – Bolshekov, il n. 2 del Politburo, dove i numeri indicano appunto la linea di successione – eliminerebbe Peter allistante. Affinché il giovane viva, è indispensabile che conquisti, in tempi rapidissimi, una posizione politica propria, inattaccabile.

La formazione di Peter ai princìpi del marxismo viene dapprima affidata proprio a Bolshekov, poi al n. 3 del Politburo, lamericano Adams;4 nel giro di pochi mesi, Peter stesso entra a far parte dellorganismo supremo. Stalenin è colpito da un ictus che lo lascia quasi incapace di parlare, ma, grazie ad un nastro preregistrato e prontamente trasmesso via radio, il figlio può agire come suo Delegato. Bolshekov, che già complottava per eliminare il dittatore, raddoppia i propri sforzi, si innesca una lotta per il potere che non risparmia neppure gli attentati e di cui, tuttavia, Peter sembra quasi non curarsi affatto.5 A parte una sottotrama romantica con appropriati esiti tragici, ciò che davvero lo preoccupa, e di cui discute costantemente con Adams (suo principale alleato in politica, perché sa di non potere, in quanto americano, aspirare alla carica suprema ed è certo, daltra parte, che Bolshekov, se la ottenesse, lo eliminerebbe allistante), è come riuscire a far funzionare il sistema produttivo, come evitare che gli errori nella pianificazione centrale facciano sprecare risorse nella produzione di beni in eccesso quando altri, magari anche essenziali, vengono a mancare, o che non si riesca a completare una casa perché manca un chiodo. Ci sarà pure un modo per realizzare lideale Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni!

Dopo lunga riflessione, egli, agendo come Delegato di Stalenin e mirando a realizzare almeno la seconda parte di tale massima, introduce la possibilità, per i cittadini, di scambiare i buoni di razioni, che sono nominativi ed emessi per i singoli beni; in breve, si sviluppa un vero e proprio mercato, dove i buoni per le sigarette acquisiscono un ruolo monetario. La possibilità di scambio viene, quindi, estesa anche ai beni stessi, ma Peter – sempre nel corso di lunghe discussioni con Adams – sta già ragionando sul problema successivo: come sfruttare linformazione ora disponibile sui veri bisogni dei consumatori, per fare in modo che il sistema produttivo vi si adatti? Studia studia, il ragazzo si convince della necessità di stabilire la proprietà privata dei mezzi di produzione; ma Bolshekov, venuto a conoscenza delle bozze del relativo documento programmatico, decide di passare al colpo di mano: elimina Stalenin, mentre Peter e Adams sfuggono per un soffio alla cattura, riuscendo anche a diffondere un altro messaggio, preregistrato dal dittatore proprio per il caso di morte, in cui nomina successore il figlio;6 Bolshekov è comandante dellEsercito e della Marina, ma Peter ha conservato il controllo diretto dellAeronautica, che gli resta fedele; può così fuggire, con lintera arma aerea, nellemisfero occidentale, nel continente americano – che lo accoglie a braccia aperte, ansioso di scrollarsi di dosso quello che anta percepisce come un dominio russo – e prepararsi alla guerra. Preparazione cui è indispensabile lefficienza del sistema produttivo: ragione di più per mettere in atto lesperimento di privatizzazione.

Tralascio, ovviamente, il seguito e la conclusione della lotta tra le forze di Wonworld e il continente che Peter, insediato a Washington, in un edificio vecchio, decrepito e puzzolente che qualcuno, evidentemente dotato di un ottimo senso dellironia, aveva a suo tempo battezzato la Casa Bianca(p. 129), decide di chiamare Freeworld. Vengo, piuttosto, allaccennata particolarità del testo, che è poi il motivo per cui ho scelto di recensirlo per i lettori del Mises Italia.

Henry Hazlitt è stato un ottimo giornalista e un divulgatore impareggiabile; doti che, però, segnano anche i limiti del suo romanzo. In effetti, si potrebbe quasi revocarne in dubbio lappartenenza al genere narrativo: la maggior parte del testo consiste in discussioni sui problemi economici, che proseguono di capitolo in capitolo e riescono – occorre darne atto allautore – a non riuscire affatto noioseperò vanno, ovviamente, a discapito dellazione, della trama e dellapprofondimento dei personaggi. Questultimo, forse, è proprio il punto più dolente. Come Peter, del tutto digiuno di formazione economica, possa aver sviluppato subito, o quasi, una capacità di penetrazione dei relativi argomenti che gli permette di contestare le fallacie della dottrina dominante resta non spiegato, a meno che non si reputino sufficienti mere doti naturali;7 non spiegata resta anche la passione per la libertà, che lo porta, già nel suo primo giorno a Mosca, a sostenere che tutti dovrebbero poter leggere tutto; e, sotto altro profilo, non troviamo traccia neanche della difficoltà di abituarsi a vivere nel formicaio moscovita dopo dieci anni su unisola pressoché deserta (il suo problema principale con Mosca sembra lo squallore urbano). Con tutto questo, si badi bene, i personaggi non sono affatto mere personificazioni di ideali astratti: soprattutto Peter e Stalenin appaiono ben delineatima, appunto, non approfonditi. Resta in ombra perfino il dissidio che ha allontanato i genitori di Peter.8 Insomma, se lintento di Hazlitt era trasmettere le verità economiche più importanti sotto forma di romanzo, in modo che potessero penetrare nel grande pubblico, non vi è riuscito: soltanto chi nutra una profonda passione per leconomia, sufficiente per appassionarsi alle discussioni teoriche, può riuscire a leggere il testo.

Ma, daltro canto, i dialoghi tra Peter e Adams sono autentici capolavori. Sia per lo stile, sempre vivace e chiaro; sia, soprattutto, per la concatenazione mirabile con cui, passo dopo passo, i problemi concreti derivanti dallimpossibilità del calcolo economico nel socialismo reale portano, attraverso la discussione di tutti i possibili rimedi, alla riscoperta delleconomia di mercato come unica soluzione possibile. Avrebbero, forse, meritato di formare un volume a sé stante: sebbene i personaggi del romanzo vi emergano comunque in tutta la loro individualità – passioni, interessi ed entusiasmi, giudizi di valore– lintegrazione con la narrativa non può dirsi riuscita. Ma ne ha sofferto solo questultima, che, se solo avesse potuto disporre di spazio e cure adeguate, sarebbe potuta essere una distopia eccellente, a giudicare dallottima resa dellatmosfera plumbea che la minaccia costante della brutalità arbitraria e sfrenata fa gravare su Wonworld. Anche così, il romanzo, in quanto romanzo, offre autentiche perle;9 ma il motivo per cui raccomando caldamente la lettura del libro è la serie dei dialoghi. Impossibile tentarne una sintesi, sia per la mole degli argomenti sia perché non si tratta di nulla di nuovo o di ignoto ai lettori del sito (manca solo la teoria del ciclo): nessun riassunto potrebbe renderne il gusto, né invogliare alla lettura.

In conclusione, però, vorrei osservare altresì che, soprattutto nella seconda edizione, il messaggio dellopera è un messaggio di speranza: il finale è stato cambiato proprio per rafforzarlo. Non importa fino a che punto possa sembrarci perduta la causa della libertà, o minacciosa lavanzata del socialismo sotto le sue mille maschere: fermo il dovere di opporvisi e lottare hic et nunc, resta vero che perfino nellipotesi peggiore, perfino se il mondo intero smarrisse anche la memoria del libero mercato e della libertà stessa, luomo non avrebbe comunque persa la capacità di riconquistarli.

Guido Ferro Canale

Note

1 La seconda edizione, disponibile su mises.org, è quella su cui mi sono basato per preparare la recensione.

2 Marx è fatto oggetto di una vera e propria divinizzazione: quello che sembra un inno nazionale esemplato sul God save the King si intitola Marx save the Dictator.

3 Wonworld parla ormai una lingua sola, il Marxanto, inventato di sana pianta in modo che i termini avessero, tutti, solo il significato che devono avere secondo le teorie di Marx (p.es., “verità” è “ciò che è utile alla causa comunista”); tuttavia, i nomi propri di persona si sono conservati, così il fatto che un ragazzo russo si chiami Peter e non Piotr sembra un artificio narrativo volto a cattivargli, da subito, la simpatia del lettore americano.

4 Il cui nome, sia detto per inciso, è Thomas Jefferson; ma le sue idee sarebbero piaciute molto più ad Alexander Hamilton…

5 Hazlitt riesce a creare una notevole suspence, ma non a spiegare in maniera convincente come Peter, quando Adams gli racconta di essere appena sfuggito ad un attentato, possa riprendere comunque a discutere di economia; in effetti, l’incredulità del suo interlocutore non risolve quest’interrogativo, ma semmai lo rimarca.

6 Peter dovrebbe assumere il nome di Stalenin II, ma, fuorché in quella stessa trasmissione radiofonica, non glielo vediamo usare mai; e conserva anche il titolo di Your Highness, spettante ai membri del Politburo, ricusando di farsi chiamare Your Supremacy. Tuttavia, non vediamo traccia di particolari riforme politiche che sconfessino esplicitamente l’ancien régime.

7 Ma l’inverosimiglianza massima, a mio avviso, è raggiunta quando Peter, in un modo che aveva completamente dimenticato il concetto stesso di moneta, si prefigura correttamente gli effetti della deflazione improvvisa sul sistema produttivo.

8 Veniamo a sapere soltanto che, secondo la madre, il vero marxismo-leninismo non avrebbe dovuto prevedere purghe cruente; ma quale fosse la sua interpretazione di tale dottrina e quanto essa possa aver comunque influito nella formazione del figlio (che pure, si ripete costantemente nel testo, di simili argomenti è rimasto del tutto digiuno) resta oscuro e ignoto.

9 A parte una buona dose di umorismo o la vicenda della carestia nel Kansas, dove, in una discussione assolutamente surreale, il direttore di una fattoria collettiva prova a spiegare perché, da mesi, non funzioni neanche un trattore (pag. 53), mi sembra degna di nota l’osservazione che, a Wonworld, non erano i commessi a ringraziare i clienti, ma il contrario: bisognava mostrare gratitudine ai commissari alla produzione, per aver prodotto i beni razionati.