Böhm-Bawerk e la struttura intertemporale del capitale

[Pubblicato originariamente su LaRibellioneDelleMasse]

boehm-bawerk_webBöhm-Bawerk accoglie il nuovo tipo di impostazione data da Menger alla teoria economica; da un lato riprende l’idea d’una produzione che si sviluppa nel tempo, dall’altro la differenza tra beni in grado di soddisfare in modo diretto i bisogni (beni di consumo, o beni del primo ordine) e beni in grado di soddisfarli in maniera indiretta (beni di capitale, o beni di ordine superiore); su questi costruisce la sua teoria del capitale.

Noi non esporremo la teoria di Böhm-Bawerk nella sua interezza, che in sé risulta una teoria economica compiuta in tutte le sue parti; ci limiteremo ad esporre due concetti, che Hayek riprende e su cui costruisce la teoria del ciclo economico: il periodo di produzione, e la cosiddetta legge della maggior produttività dei metodi di produzione indiretti (more roundabout method of production).

Böhm-Bawerk parte da una domanda: in quali modi l’uomo può utilizzare le forze produttive di base (lavoro e terra) al fine di realizzare dei beni? Fondamentalmente può combinarli in due modi. Il primo è di combinarle tra loro in modo che il bene sia il risultato immediato di questa combinazione.

Il secondo è usare una via indiretta (roundabout way) e, con quanto inizialmente a sua disposizione, realizzare un primo bene, e dopo, con l’ausilio di questo, ottenere il bene finale desiderato.

Tra i tanti esempi che ci fornisce Böhm-Bawerk c’è quello del pescatore: egli può procurarsi dei pesci in maniera diretta semplicemente pescando i pesci con le mani; può procedere in maniera indiretta, dotandosi prima d’una canna per pescare, e solo dopo cimentarsi nell’attività di pesca; oppure può procedere in maniera ancora più indiretta, costruendo una barca e una rete da pesca; in questo ultimo modo avrà la possibilità di aumentare ancora la resa del suo lavoro (la produttività), soprattutto a confronto del modo diretto.

A mano a mano che aumenta la distanza tra l’iniziale applicazione del lavoro e l’ottenimento dei beni desiderati, e quanto più aumentano i beni “intermedi”, tanto più le tecniche utilizzate si fanno capitalistiche:

L’adozione del metodo capitalistico di produzione produce due conseguenze, una positiva, l’altra negativa. Il lato positivo consiste nella più elevata produttività tecnica di questo metodo. Con un eguale impiego di forze produttive primarie si può produrre una quantità maggiore di beni (o la stessa quantità ma di qualità migliore) tramite un’accorta scelta del metodo capitalistico rispetto a quanto si può ottenere con la produzione diretta (non assistita). Il lato negativo è relativo al sacrificio di tempo. I metodi capitalistici o indiretti sono convenienti in termini di risultati ma sono lunghi; danno luogo a quantità maggiori (o identica quantità ma di migliore qualità) ma solo dopo un certo periodo di tempo”.1

Il processo è inteso, quindi, in senso direzionale: partendo dai fattori originari, lavoro e risorse naturali, si procede in avanti e, passando attraverso la realizzazione dei prodotti intermedi, si giunge ai beni di consumo. Tanto maggiore è la quantità di prodotti intermedi, tanto più numerosi sono gli stadi attraverso cui i beni devono transitare per arrivare alla stadio del consumo, tanto più tempo è necessario per la conclusione del processo produttivo; la struttura che ne risulta è allungata, e quindi a maggiore intensità capitalistica.

Il modo in cui Böhm-Bawerk cerca di misurare tale lunghezza della struttura produttiva è il periodo medio di produzione. Tale concetto sarà sottoposto ad innumerevoli critiche, a cominciare da quella classica del professor Knight. Lo stesso Wicksell, grande estimatore di Böhm-Bawerk, di cui riprenderà la teoria del capitale, sviluppandola e dandole una veste formale, mise in mostra che il periodo medio di produzione sarebbe potuto esser accettato come corretta unità di misurazione solo qualora si fossero dati come assunti: un unico fattore di produzione (ma lo stesso Bawerk ne individua due), l’inesistenza di preesistente capitale fisso (bisogna cioè intendere tutto il capitale come capitale circolante), e l’utilizzo di tassi di interessi semplici (e non composti).

Hayek utilizzò per qualche tempo la nozione di periodo medio di produzione (in Prezzi e Produzione, ad esempio, la utilizza largamente), per poi abbandonarla definitivamente nell’ultima sua vera e propria opera economica, The Pure Theory of Capital(1941).

In «The Mithology of Capital» Hayek definisce il periodo medio di produzione «un’astrazione senza senso che ha poco o nulla a che vedere col mondo reale».2

Ma procediamo con un esempio: si ponga l’esistenza d’un solo fattore produttivo, il lavoro: “In questo caso il periodo medio di produzione è calcolato nel seguente modo: ogni unità di lavoro utilizzata nel processo produttivo viene moltiplicata per il lasso di tempo che intercorre tra la sua iniziale applicazione ed il completamento del processo. Le unità di lavoro, così contabilizzate, sono poi sommate tra loro, ed il risultato diviso per il numero di unità di lavoro applicate. Se, per esempio, 3 unità lavorative sono applicate 2 unità periodali di tempo e 2 unità lavorative 1 unità periodale di tempo prima che il bene di consumo sia completato, allora il periodo medio di produzione si calcola [(3×2) + (2×1)]/ 5 = 1,6 “.3

E’ piuttosto chiaro che calcolando in questo modo, le unità più lontane nel tempo influenzano la lunghezza del periodo medio di più rispetto a quelle applicate per meno tempo.

Di fatto Böhm-Bawerk postula una proporzionalità diretta tra periodo medio di produzione e rendimento della produzione stessa: al crescere del periodo medio, aumenta anche il rendimento (seppur a tassi decrescenti). E’ questa la “legge del maggior rendimento dei processi produttivi più lunghi”.

Wicksell dedica una parte dei suoi “Saggi di Finanza Teorica” alla teoria del capitale di Böhm-Bawerk:

Il punto centrale della dottrina di Böhm-Bawerk risiede nella premessa, che un aumento della produttività media del lavoro impiegato è sempre possibile con una opportuna introduzione di lavoro preparatorio, ciò che equivale ad un allungamento del periodo medio di investimento (n.a. Wicksell preferisce parlare di periodo medio di investimento, mutuando l’espressione da Jevons, piuttosto che di periodo medio di produzione) del capitale impiegato.

Quest’affermazione era intesa naturalmente non soltanto nel senso che una quantità maggiore di lavoro produce di più, ma in quello più vasto che una medesima quantità di lavoro, ripartita uniformemente su di un maggior periodo di tempo, risulterà più produttiva di quanto non lo sia la medesima quantità di lavoro applicata ad un processo produttivo più breve del medesimo tipo, o addirittura ad una produzione immediata che non richieda capitali”4

La legge di Böhm-Bawerk cui sopra è valida per ogni punto di tempo. Non viene negata la possibilità del progresso tecnico, il cui effetto è di accorciare il periodo medio di produzione; ma considerando come dato il livello tecnico, in ogni istante dovranno esistere una serie di tecniche di produzione che, a causa della maggiore lunghezza, garantirebbero un rendimento maggiore di quelle in uso. In questo caso è il livello del tasso di interesse a determinare la convenienza ( e quindi l’applicazione) di una determinata tecnica a maggiore intensità capitalista. Böhm-Bawerkk ripete più volte che tale legge non può essere desunta logicamente da una serie di assunti; ed ammette anche l’impossibilità concreta di misurare il periodo di produzione. Pur non potendo dimostrare la validità della legge, nondimeno la suffraga con tutta una serie di esempi e di argomenti (per i quali rimandiamo all’opera originale di Böhm-Bawerk). Di questi argomenti uno ci interessa particolarmente, e lo troviamo nel quarto capitolo del secondo libro di “The Positive Theory of Capital”. Qui Böhm-Bawerk dice che la sua legge non è altro che una particolare interpretazione dell’invece generalmente accettata tesi secondo cui la produttività del lavoro aumenta quando aumenta il capitale con cui viene combinato. Per Böhm-Bawerk parlare di incremento di capitale per lavoratore equivale a dire che si adottano tecniche di produzione più lunghe, più indirette. Chiaramente non viene affermato che un incremento del 10% del capitale per lavoratore equivale ad un allungamento del 10%; più verosimilmente si richiede che quando aumenti il rapporto capitale per lavoratore, la lunghezza del periodo produttivo sociale (globalmente inteso) aumenti. Böhm-Bawerk giustifica questa affermazione con un’ analisi del processo di risparmio:

Con una forza lavoro data, il risparmio aumenta lo stock pro capite di capitale diminuendo la domanda di beni di consumo, e spostandola verso i beni di produzione. Il lavoro risulta così riallocato dalla produzione di beni di consumo verso stadi più lontani dal consumo, verso la produzione di beni capitale; il che non vuol dire niente altro che un allungamento del periodo medio di produzione”.5

Un aumento nel risparmio, al quale fa da contraltare la diminuzione del consumo, provoca una maggior disponibilità di fondi disponibili; data la domanda, il prezzo di questi (il tasso di interesse) tende a scendere. In Böhm-Bawerk v’è quindi un collegamento diretto tra il livello del tasso di interesse, e le tecniche produttive scelte; a seconda del livello del tasso di interesse, si modifica la convenienza ad adottare delle tecniche a maggiore o minore intensità capitalistica, si modifica la lunghezza del periodo medio di produzione.

Se indichiamo con y il prodotto in termini di beni di consumo per unità di lavoro e il periodo medio di produzione con τ, possiamo esprimere le scelte tecnologiche possibili sotto forma della seguente funzione di produzione temporale:

y = f ( τ) con dy / dt > 0 d2y/d2t < 0

funzione crescente a tassi decrescenti. Alla funzione di produzione è associata una relazione corrispondente tra saggio di salario reale, w, cioè salario espresso in unità del bene di consumo, e tasso d’interesse, r:

r=r(w) con: dw/dr <0

La relazione w-r, la curva salario-interesse, è rappresentata nella parte b della fig 1. Quello che si mette in evidenza qui è una relazione inversa tra saggio di salario reale e tasso di interesse; ed il che si spiega con l’idea che ogni diminuzione del saggio di interesse determina, ceteris paribus, un aumento relativo del saggio di salario (e viceversa), e quindi una convenienza a sostituire il lavoro con il capitale, ora meno costoso; cioè ad un allungamento della struttura produttiva.

Gabriele Manzo

 

Note

1 von Bohm Bawerk, E. 1889 Positive Theory of Capital pg 82 (traduzione dall’inglese)

2 Hayek, F, 1936, The Mithology of Capital, Quarterly Journal of Economics, 1936, vol. 50, n. 2, p. 200

3 Lutz F, 1968, The Theory of Interest, pg 4 (traduzione dall’inglese)

4 Wicksell K, 1934, Saggi di Finanza teorica, pg 32

5 Lutz F, 1968, The Theory of Interest, pg 9 (traduzione dall’inglese)