Wicksell e il processo cumulativo

[Pubblicato originariamente sul blog LaRibellioneDelleMasse]

wicksellE’ un luogo comune della letteratura critica su Hayek far risalire le origini della sua teoria del ciclo economico al modello che Wicksell descrive in “Interest and Price”, quello che viene definito processo cumulativo. Nel momento in cui, dopo l’assegnazione del premio nobel nel 1974, tornarono sotto i riflettori le tesi austriache, alcuni interpretarono Hayek come un neo-wickselliano: “Sia la formulazione svedese (n.a. ci si riferisce a Erik Lindahl, Gunnar Myrdal, e Erik Lundberg) che quella austriaca del ciclo economico, possono a buona ragione esser lette come interpretazioni neo-wickselliane del ciclo”.1

Vale la pena di notare, in via preliminare, che Wicksell con questo modello non cerca di costruire una teoria delle fluttuazioni cicliche: quello che egli mette al centro del modello è il movimento del livello generale dei prezzi in certi intervalli di tempo più o meno lunghi. Per quanto gran parte del libro sia dedicato alla teoria del capitale, che riprende e sviluppa la teoria di Böhm-Bawerk, nel modello di processo cumulativo tutto questo viene messo da parte; per come è strutturato il modello non v’è spazio per analisi sul cambiamento della struttura produttiva; le analisi che egli stesso aveva compiuto relativamente alle conseguenze di un aumento del risparmio disponibile sul livello del tasso di interesse di mercato, e di questo sulla lunghezza della struttura produttiva, vengono qui del tutto messe da parte.

Wicksell stesso avverserà duramente i primi tentativi di Mises, nella “Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione (1912)” di applicare il proprio modello alle fluttuazioni economiche. E questo per un motivo semplice: per lui il ciclo non dipende da fattori monetari, ma fattori reali.

Per Wicksell ciò “che caratterizza le moderne economie, rispetto a questo ipotetico stato stazionario, è soprattutto il rapido aumento della popolazione ed il conseguente aumento della domanda di beni di consumo. Per soddisfare quest’ultima è necessario un altrettanto costante sviluppo della produzione”.2 Il problema è che si verifica un disallineamento tra il saggio di crescita della popolazione, con conseguente crescita nella domanda dei beni di consumo, e il ritmo con cui aumenta la produzione. A causa dei rendimenti marginali decrescenti, anche quando tutta la forza lavoro trova occupazione, l’apporto che questa può dare alla produzione è minore di quel che servirebbe: “Per contrastare la legge dei rendimenti decrescenti, conseguenza della limitatezza delle risorse naturali, occorrono scoperte e invenzioni, miglioramenti tecnici e commerciali, nuovi metodi produttivi ma è nella natura delle cose che le grandi scoperte ed invenzioni debbano avvenire in maniera sporadica”.3 Per Wicksell all’origine del fenomeno ciclico vi è appunto questo scollamento, questa mancanza di sincronia tra produzione e domanda di beni di consumo.

In “Interest and Price” Wicksell considera una economia di puro credito, in cui le banche, libere da qualsiasi obbligo di riserva obbligatoria, adeguano automaticamente la loro offerta di credito alla domanda di prestiti da parte delle imprese, mantenendo il saggio di interesse sui prestiti concessi ad un livello costante. Wicksell ipotizza l’esistenza di un saggio di interesse naturale, che riflette le forze reali all’opera nel sistema. Se, per un qualsiasi motivo, si verifica una variazione nel livello del saggio naturale (variazione nelle preferenze, un cambiamento nella tecnologia disponibile ecc), stante la fissità del saggio monetario, si verifica una discrepanza tra il livello dei due saggi di interesse. La differenza tra il saggio monetario, che rappresenta quanto le imprese dovranno ridare alle banche per il prestito, ed il saggio naturale, che, oltre a quanto già detto, in equilibrio rappresenta il saggio di profitto medio, “diviene il motore di un processo inflazionistico che si autoriproduce fin tanto che permane la divergenza tra i due saggi”4. Il modello di Wicksell è costruito esplicitamente al fine di chiarire le cause del processo di variazione del livello dei prezzi ed i meccanismi attraverso cui si riproduce o si arresta; il modello “nella sua incisiva semplicità, è costruito sulla base di ipotesi che hanno il preciso scopo di isolare il fenomeno in esame”.5

“Ad un certo punto, per un qualsiasi motivo (ad esempio perché la produttività del lavoro è aumentata e il tasso naturale è cresciuto o perché le banche vogliono espandere il credito) il tasso di interesse monetario è fissato al di sotto del livello di quello reale, cioè si determina i<r.

All’inizio del nuovo periodo di produzione, poiché il livello dei prezzi non è ancora cambiato, gli imprenditori richiedono il consueto finanziamento K per pagare come sempre i salari wN. […]Gli imprenditori debbono infatti restituire un debito, aumentato degli interessi, pari a K(1+i), ma la produzione in loro possesso ha un valore maggiore, cioè è pari a pC(1+r), con pC=K. E’ chiaro che è sorto un extraprofitto di cui si appropriano gli imprenditori dato dalla differenza tra i due tassi.

Chiamando E questo extraprofitto, si ha: E= K(r-i) “6

A tal punto è chiaro che l’esistenza di tale extra-profitto spinge gli imprenditori a cercare di espandere le loro attività produttive, aumentando gli investimenti nella produzione. Le banche, dal canto loro, non hanno problemi ad accogliere la richiesta di nuovi finanziamenti che ritornano loro indietro sotto forma di nuovi depositi. Stante il fatto che in questo modello siamo in una situazione di pieno impiego, non è possibile aumentare facilmente la produzione, e la maggior domanda in termini di beni e in termini di lavoro si scarica sostanzialmente sui prezzi, generando un processo inflattivo.

Wicksell mette in evidenza che le banche non sono in alcun modo obbligate a portare i tassi monetari al livello del tasso naturale; e questo fa si che il processo inflattivo possa andar avanti anche a lungo.

Torniamo allora ad evidenziare come, per quanto Hayek nella prima lezione di Prezzi e Produzione apprezzi il contributo di Wicksell, “quello che io definirei il quarto dei principali stadi del progresso della teoria monetaria è stato in parte costruito sulle fondamenta poste da Wicksell”7, in realtà è fortemente criticato su un punto: nel modello cumulativo l’espansione monetaria fa variare solo il livello generale dei prezzi: i finanziamenti forniti dalle banche agli imprenditori non fanno cambiare le scelte delle tecniche produttive, e la struttura rimane inalterata. Per Hayek è invece centrale andare ad indagare come l’espansione monetaria vada a modificare i prezzi relativi, e quindi incentivi gli imprenditori a produrre un bene piuttosto che un altro, a produrre beni consumo piuttosto che beni di produzione “basta riflettere perché appaia ovvio che quasi ogni cambiamento nella quantità di moneta, qualunque sia la sua influenza sul livello dei prezzi, deve sempre influenzare i prezzi relativi. E poiché non vi può essere dubbio che siano i prezzi relativi a determinare volume e direzione della produzione, quasi ogni cambiamento nella quantità di moneta deve necessariamente influenzare anche la produzione”8.

Wicksell era però consapevole di quanto le ipotesi da lui adottate fossero lontane dalla realtà, e che nella pratica il movimento dei prezzi descritto si sovrappone ad altri movimenti, indipendenti, dei salari di natura dissimile se non opposta. E non manca di indicare, seppur in modo fuggevole, la via da seguire qualora le ipotesi venissero rilassate. In un passo di “Interessi e Prezzi” infatti dice “è nel potere delle istituzioni creditizie, che agiscono in cooperazione con gli imprenditori, di determinare l’orientamento della produzione e conseguentemente il periodo d’investimento del capitale […] nella realtà concreta, come risultato di una facilitazione nelle condizioni del credito la produzione tenderà ad essere modificata in modo tale che la lunghezza media del periodo d’investimento del capitale risulterà accresciuta”.9

Ma oltre questi pochi cenni Wicksell non spinge la propria analisi. Ed è’ certamente merito di Hayek, come fa notare Marina Colonna, l’aver richiamato l’attenzione sui pochi passi che Wicksell dedica all’influenza del credito sulla produzione. Ma tale strada era ancora tutta da percorrere, ed a farlo sarà lo stesso Hayek.

Siamo ora pronti per analizzare la teoria del ciclo di Hayek.

Gabriele Manzo

Note

1Wagner R.E., 2007, Knut Wicksell and Contemporary Political Economy, pg 16 (traduzione dall’inglese)

2Baron H, 2007, La Teoria del Ciclo di Hayek, pg 6

3Baron H, 2007, La Teoria del Ciclo di Hayek, pg 6

4Colonna, M 1990, Introduzione a “Prezzi e Produzione:Il dibattito sulla moneta “pg XXXIII

5Colonna, M 1990, Introduzione a “Prezzi e Produzione:Il dibattito sulla moneta “pg XXXIII

6Perri, S, Dispense di Microeconomia 2010/2011: Knut Wicksell: la moneta e l’economia creditizia, il

tasso naturale e il tasso monetario di interesse, pg 12

7Hayek, F A, 1990, Prezzi e Produzione, pg 31

8Hayek, F A, 1990, Prezzi e Produzione, pg 32

9Wicksell K, Interessi e Prezzi, pg 295