La Scuola Austriaca: differenze interne – II parte

2.2 La conoscenza

stemma misesLa tematica appena esaminata sull’intenzionalità o inintenzionalità delle azioni umane è strettamente intrecciata al problema della conoscenza.

Per gli antirazionalisti gli esiti inintenzionali rappresentano anche per gli individui – e consentono loro – l’acquisizione della conoscenza che altrimenti manca.

Per gli hayekiani gli uomini sono caratterizzati da una pervasiva e sistematica ignoranza sui dati del mercato. (È questo anche l’argomento contro l’intervento statale e il socialismo: i pianificatori non possono conoscere alcunché). Tuttavia per questa ignoranza esiste una via d’uscita: anche se di fatto non conosce alcunché, l’Uomo Hayekiano può con sofferenza apprendere attraverso i processi del libero mercato, così come relativamente al diritto può utilizzare le norme frutto dell’“evoluzione”. Esiste un mondo di conoscenza disponibile, con le forze inconsce del mercato che offrono all’uomo tale conoscenza attraverso i prezzi di mercato e i segnali derivanti dai profitti e dalle perdite. È significativa l’espressione utilizzata da Hayek e Kirzner sul mercato come un “processo di scoperta”. Gli individui “scelgono” eventualmente il mercato solo nel senso che preferiscono mantenere qualcosa che già esiste, e che ci si accorge che funziona. Tale argomento è applicabile anche al diritto: poiché la ragione non ha alcun ruolo, o un ruolo molto piccolo, negli affari umani, gli uomini che gestiscono lo Stato non sanno abbastanza per poter stabilire ‘a tavolino’ norme giuridiche o costituzionali per l’intera società. Dunque è opportuno aderire alle regole frutto dell’evoluzione, che sono superiori a quelle costruttivisticamente realizzate, perché incorporano le conoscenze disperse, diffuse nella società. Poiché non conosciamo, non dobbiamo progettare niente a tavolino. La ragione non può fornire informazioni a priori sul valore utilitaristico di qualsiasi istituzione o insieme di istituzioni economiche e sociali.

Per i misesiani invece i soggetti del sistema economico conoscono molte cose dei propri mercati – non solo i prezzi, ma tutta la conoscenza qualitativa che deve essere incorporata nella produzione e nelle iniziative rischiose: il tipo di consumatori, il tipo di prodotti che vorranno, dove acquistare le materie prime e come trasformarle e così via – cioè tutta la conoscenza specifica di cui Hayek ha parlato in altri contesti. Il libero sistema dei prezzi è vitale per l’imprenditore ma non è, come in Hayek-Kirzner, la sua unica fonte di conoscenza.

Inoltre, per Hayek conta solo la conoscenza, per Mises due cose, la conoscenza e la valutazione (appraisal) da parte dell’imprenditore; queste due cose sono complementari, ma hanno nature diverse e funzioni diverse. Lo scopo dell’individuo agente (imprenditore) non è la pura e semplice acquisizione di conoscenza, ma un’azione volta a un obiettivo. La conoscenza è un processo individuale attraverso il quale ogni imprenditore impara il più possibile sugli aspetti qualitativi del mercato: preferenze, prodotti, risorse, tecniche, domande, luoghi di approvvigionamento ecc.; questo processo inevitabilmente si sviluppa solo nelle menti di ogni singolo imprenditore.

Parte di queste informazioni (dell’immediato passato) si trasfondono nei prezzi presenti, che però sono qualcosa in più della conoscenza qualitativa (valutazione individuale), sono un processo sociale, disponibile per tutti i partecipanti. La conoscenza è un prius, una guida importante (per le previsioni future), ma non è tutto: ciò a cui è interessato l’imprenditore sono i prezzi e i costi presenti e soprattutto futuri; egli infatti utilizza risorse presenti ma in funzione delle stime che compie dei prezzi futuri. I prezzi presenti sono un’utile base sulla quale gli imprenditori, indovinando (anticipando) i cambiamenti futuri, provano a prevedere anche i prezzi futuri, che sono strumenti per il calcolo economico, non strumenti di conoscenza [1]. La conoscenza futura non può mai essere certa, dunque il punto non è di conoscere le condizioni future (e non vi è un rapporto causale diretto fra prezzi presenti e prezzi futuri, nel senso che i prezzi presenti non determinano automaticamente e unilateralmente i prezzi futuri).

Utilizzando l’esempio di Mises, se un imprenditore decide di entrare nell’industria conserviera, ha bisogno ora di avere tutti gli elementi necessari per realizzare lo stabilimento e la produzione nella maniera economicamente più efficiente, cioè ha bisogno dei prezzi di mercato. Le informazioni sulle condizioni future non bastano; esse sono sempre incerte, e dunque se in futuro cambiano i gusti dei consumatori il suo investimento risulterà sbagliato, ma il problema non è di avere le conoscenze delle condizioni future. Il punto-chiave del problema del calcolo economico non è l’incertezza del futuro: se fosse così, si potrebbe dire che gli imprenditori delle ferrovie non avrebbero mai realizzato le linee ferroviarie se avessero saputo in anticipo i progressi che da lì a breve ci sarebbero stati nella motorizzazione e nell’aviazione; ma è un ragionamento assurdo.

Il calcolo economico in sé non è un mezzo per acquisire la conoscenza, ma il prerequisito dell’azione razionale all’interno di un assetto con divisione del lavoro; il calcolo economico offre agli individui, quale che sia la loro conoscenza, lo strumento indispensabile per conseguire una comprensione e una comparazione dei mezzi e dei fini dell’azione sociale. Lo scopo dell’azione umana non è quello di “conoscere” ma di impiegare dei mezzi per conseguire dei fini.

 2.4.1 La conoscenza applicata al problema del socialismo

Questa teoria conduce a un altro elemento di dissenso fra i due paradigmi, che riguarda il motivo principale della superiore efficienza del mercato, e correlativamente delle difficoltà di funzionamento delle economie pianificate.

Per Hayek (e Kirzner) le difficoltà del socialismo dipendono solo da un problema di “conoscenza”, mentre per Mises da un problema di “calcolabilità” (di proprietà).

Per gli hayekiani, il pianificatore socialista non conosce, e non può conoscere, le informazioni, che sono i gusti dei consumatori, le tecnologie e le risorse disponibili, perché queste informazioni decisive sono disperse, diffuse fra un elevatissimo numero di soggetti, e non potranno mai essere note ad un unico centro decisionale. Dunque il pianificatore non può allocare le risorse in maniera efficiente. Le decisioni relative all’impiego delle risorse devono essere lasciate al livello più decentrato possibile, perché nessuno può avere la conoscenza di tutte le concrete circostanze di tempo e di luogo meglio dei singoli individui che ne sono coinvolti. L’assenza di iniziativa privata in concorrenza impedisce che vengano “scoperte” e assecondate le informazioni-preferenze della moltitudine di soggetti che compongono il sistema economico. I prezzi fissati d’autorità infatti non corrispondono al valore delle risorse incorporate nei beni, cioè all’utilità che procurano e alla scarsità relativa. Le quantità predeterminate dal piano (offerta complessiva, investimenti, approvvigionamento di fattori produttivi) dunque non corrispondono alle quantità che avrebbero domandato gli individui in base ai propri gusti e alle proprie necessità, e che avrebbero predisposto gli imprenditori in base a valutazioni di efficienza. Da ciò il manifestarsi di penurie e inefficienze gigantesche in molti settori produttivi.

Per i misesiani invece il problema del socialismo è un problema di calcolo economico[2], cioè di prezzi, dipendente dall’assenza di proprietà private dei fattori. La conoscenza è importante, è un fattore qualitativo che il sistema dei prezzi trasforma in un elemento quantitativo; ma il problema del socialismo non è principalmente questo.

Per capirlo si ipotizzi una situazione magica in cui sia possibile conoscere tutte le scale di preferenza dei consumatori, tutte le tecniche produttive e tutte le risorse esistenti, e che questi dati siano forniti al pianificatore. Per Hayek questo basterebbe ad allocare in maniera efficiente le risorse; dunque in una condizione simile i prezzi non servirebbero. Per Hayek quindi l’utilità dei prezzi è una questione di realismo: data la natura del mondo e la natura umana, è impossibile conoscere tutte le informazioni, e dunque è opportuno che vi siano i prezzi che le convogliano.

Per Mises invece il pianificatore non sarebbe ugualmente in grado di calcolare, perché non avrebbe a disposizione costi e prezzi, soprattutto della terra e dei beni capitali; e non avrebbe a disposizione tali prezzi perché mancano proprietà private di tali mezzi di produzione, e quindi lo scambio di tali proprietà.

È la centralizzazione della proprietà realizzata dal pianificatore, non l’impossibilità di centralizzare tutta la conoscenza nel pianificatore, la causa del disastro economico socialista. La concentrazione di tutta la proprietà nelle mani di una singola agenzia statale elimina il mercato dei beni capitali, e con esso i prezzi di tali beni; senza prezzi è impossibile il calcolo economico. L’efficienza è il risultato dell’esistenza di una pluralità di proprietà private. Infatti, anche l’amministratore di una grande impresa privata non può possedere la conoscenza dispersa fra tutti gli impiegati, ma ciò non impedisce che egli pianifichi, e che gli esiti siano efficienti. Questo è possibile perché l’azienda è immersa in un contesto di proprietà private e di prezzi dei fattori, e dunque essa, a differenza del pianificatore pubblico, può effettuare il calcolo economico[3].

Per Rothbard[4] il calcolo economico è impossibile non solo nel socialismo, ma in qualsiasi sistema in cui vi sia un unico agente (sia esso lo Stato o un’impresa) che possiede e dirige tutte le risorse: ad esempio, se esiste un’unica impresa privata, che possiede l’intera economia, ed internalizza l’intera attività economica, anche in quel caso il calcolo economico è impossibile, perché anche in quel caso non esistono prezzi (di mercato).

Dunque quello del socialismo è un problema di proprietà, non di conoscenza.

Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana

Note

[1] I prezzi presenti sono un’utile base di conoscenza, ma paradossalmente, dice Mises, vi potrebbe essere un’efficiente allocazione delle risorse anche se per magia si verificasse un oblio di tutti i prezzi presenti e passati. Il processo sarebbe più tormentato; gli imprenditori perderebbero più tempo per aggiustare la produzione alla domanda dei consumatori; bisognerebbe rientrare in possesso di molti dati; si incorrerebbe in errori che invece, conoscendo i prezzi, sarebbero evitati; le fluttuazioni dei prezzi inizialmente sarebbero molto più violente. Ma, alla fine, pagato il prezzo, le persone avrebbero di nuovo acquisito l’esperienza necessaria ad un buon andamento del processo di mercato.

[2] È un altro senso in cui si può dire che per i misesiani la società può essere considerata un fenomeno razionale.

[3] Mises fa il seguente esempio: supponiamo che il manager socialista abbia a sua disposizione tutta la conoscenza tecnologica della sua epoca; un elenco di tutti i fattori della produzione disponibili, compreso il lavoro; gli esperti gli forniscano un’informazione perfetta su tutto ciò che egli chiede; un potere misterioso gli consenta di conoscere i fini ultimi di tutti i consumatori; dunque, egli conosce tutte le “circostanze di tempo e di luogo”. Supponiamo che, sotto queste condizioni, il manager debba costruire un palazzo. Nonostante questa conoscenza perfetta, egli si troverà di fronte all’insolubile problema di quale scegliere fra i vari metodi tecnologici; ciascun metodo infatti impiega i fattori in quantità differenti, assorbe periodi di produzione differenti, e realizza palazzi di differente qualità. Non ha un denominatore comune per misurare i vari materiali e i tipi di lavoro, e dunque non può compararli; enumerare le qualità fisiche e chimiche dei materiali, come fanno i suoi esperti, serve a poco, perché tali enunciazioni non sono correlate l’una con l’altra, non si può istituire alcuna connessione certa fra di esse, perché non le si può calcolare in termini di prezzi monetari. Quindi il manager non può confrontare costi e ricavi attesi.

[4] M.N. Rothbard, Ludwig von Mises and Economic Calculation Under Socialism, in L. Moss (a cura di), The Economics of Ludwig von Mises, Sheed and Ward, Kansas City, 1976, pp. 67-77; ristampato in The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, Edward Elgar, Cheltenham, 1997, pp. 397-407; The End of Socialism and the Calculation Debate Revisited, in «Review of Austrian Economics» 5, n. 2, 1991, pp. 51-76; ristampato in The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, Edward Elgar, Cheltenham, 1997, pp. 408-437.