La Scuola Austriaca: differenze interne – III parte

2.3 Il ruolo dell’imprenditore

stemma misesIl terzo punto di dissenso riguarda gli effetti che la teoria hayekiana della conoscenza ha sul ruolo dell’imprenditore. L’imprenditore di Kirzner[1] è un soggetto complessivamente passivo, che dipende dai “segnali” forniti dal sistema dei prezzi di mercato (tra cui profitti e perdite), e non assume rischi. Per Kirzner l’unica qualità dell’imprenditore è la “prontezza” (alertness), afferrare i segnali del mercato prima dei concorrenti, scoprire le opportunità ancora non percepite da altri[2]. L’azione umana come “finalizzata a uno scopo” (purposefulness), concetto che Kirzner considera ancora centrale, è ridefinita solo in termini di “prontezza” (mentre per Mises rappresenta la capacità di scegliere ed economizzare). L’uomo kirzneriano affronta solo il presente, non il futuro, dunque nel suo mondo non vi sono rischi o incertezza. Ma la prontezza è diversa dall’incertezza, e non elimina l’incertezza; una persona può essere pronta e cogliere un’opportunità, ma questo non garantisce che alla fine la sua azione produca un profitto. Esempio: un individuo si accorge che un medesimo bene è venduto a un prezzo in un luogo e ad un prezzo più alto in un altro luogo; allora acquista i beni nel primo luogo per venderli nel secondo (arbitraggio). Nel notare tale discrepanza di prezzo è stato pronto; ma nel periodo di tempo che passa dall’acquisto alla vendita potrebbero accadere degli eventi che non gli consentono di realizzare il profitto sperato, o addirittura che gli infliggono una perdita. Ad esempio, apre un nuovo negozio che vende il bene a un prezzo addirittura più basso del prezzo del primo luogo, oppure molte persone che abitano nel secondo luogo si trasferiscono in altre zone e così via. La prontezza non elimina l’incertezza. Con il criterio della prontezza si possono spiegare i profitti, ma non esiste un criterio per spiegare le perdite.

Nel mondo misesiano, invece, l’imprenditore è estremamente attivo. Per Mises, come si è visto nel paragrafo precedente, l’elemento che definisce l’azione umana è l’esser volta a uno scopo, e l’intero processo di mercato può essere dedotto dal fatto che la ragione guida il comportamento volto a degli scopi, ed esso consiste nella scelta (choice) e nella efficiente allocazione delle risorse scarse. Dunque per Mises l’aspetto cruciale dell’attività imprenditoriale è l’assunzione di rischi, e quindi l’imprenditore conseguirà profitti se avrà avuto una maggiore capacità di prevedere il futuro, e perdite se avrà avuto una capacità inferiore di previsione. L’imprenditore misesiano non è un passivo (sebbene pronto) recipiente di conoscenza fornita dal sistema dei prezzi, ma un soggetto attivo, che prevede, che valuta, che prende rischi. Kirzner trasforma l’homo agens (misesiano) in homo quaerens, un uomo che cerca perpetuamente e senza fine nuova conoscenza che però poi non trasforma in un conto economico al fine di migliorare il suo benessere. La propensione a scoprire nuove opportunità in sé, da sola, non è in grado di generare altre proposizioni sull’azione umana, e nemmeno sul processo di mercato. Non è la scoperta che guida i mercati, ma la massimizzazione dell’utilità[3].

2.4 Il “coordinamento” svolto dal mercato

È il quarto aspetto che divide le due correnti. Per Hayek il mercato svolge la funzione di “coordinamento dei piani individuali”. I misesiani replicano che tale concetto è legato a quello di equilibrio: se il mercato non può tendere verso un equilibrio definitivo, così anche i piani, che sono variabili e soggettivi, non saranno mai coordinati, o resi eguali. Esempio: il valore capitale di un’azienda, nella posizione di equilibrio finale, sarà di $ 100 milioni, in base ai rendimenti futuri e al tasso di interesse; quindi, date 100 milioni di azioni, il prezzo di equilibrio di ogni azione è pari a $100. Anche considerando i dati del mercato invariabili, non c’è ragione di considerare i piani di tutti i partecipanti al mercato “coordinati” per capire che il prezzo di equilibrio sarà di $100. Fino alla fine vi possono essere e vi saranno individui con varie aspettative, di rialzo o di ribasso, e con volatilità del prezzo delle azioni fino a quando non si raggiunge uno stato finale di quiete. In breve, mentre qualsiasi azione è per sua natura volta all’equilibrio, e, se i dati non variano, il mercato tende all’equilibrio, i piani soggettivi non saranno mai “coordinati” finché non si giunge all’equilibrio finale; ma poiché questo stato non si raggiunge mai definitivamente, l’intero concetto di “coordinamento dei piani” dovrebbe essere eliminato in quanto inutile, fuorviante e falso.

Questo non significa che il mercato non “coordina”: si può parlare di coordinamento nel mercato, ma ciò avviene attraverso il sistema dei prezzi. Nei mercati di ogni giorno (non nell’inesistente terra dell’equilibrio finale), i prezzi si muovono (coordinano) in modo che non vi siano carenze o sovrapproduzioni. Se i prezzi sono liberi di muoversi, si possono determinare cattive allocazioni delle risorse, ma mai penurie o sovrapproduzioni permanenti. Esempio: si supponga che durante una guerra si determini una cattiva allocazione delle risorse in agricoltura, perché le offerte provenienti da altri paesi si riducono, e dunque cresca la domanda di prodotti agricoli forniti all’interno del paese. I prezzi dei prodotti e delle fattorie crescono e cresce la produzione. Quando la guerra finisce, la produzione interna risulta eccessiva, e i prezzi del cibo e delle fattorie cadono, eliminando i beni invenduti. Dunque anche se la guerra ha determinato una cattiva allocazione delle risorse (troppa produzione interna di prodotti agricoli e quindi troppe risorse dedicate all’agricoltura), i prezzi hanno svolto con successo la loro funzione di coordinamento, perché hanno eguagliato domanda e offerta, eliminando le carenze o i surplus.

Piero Vernaglione

Tratto da Rothbardiana

Note

[1] I. Kirzner, Concorrenza e imprenditorialità, Rubbettino, Soveria Mannelli (Cz), 1997; ed. or. Competition and Entrepreneurship, University of Chicago Press, Chicago, 1973.

[2] Secondo la metafora utilizzata da Kirzner, una banconota da 10 dollari è in terra. Molte persone non vedono quella banconota; ma l’imprenditore è più pronto degli altri e così è il primo a vederla e ad afferrarla. La superiore prontezza, la prontezza rispetto alla realtà esterna, spiega i profitti dell’imprenditore.

[3] Un’altra differenza fra Kirzner e Rothbard riguarda un aspetto della teoria del valore: Kirzner utilizza il criterio neoclassico dei prezzi come una proxy per effettuare il calcolo dei valori delle utilità: I. Kirzner, Market Theory and the Price System, Van Nostrand, Princeton, NJ, 1963 (v. P. Vernaglione, Austriaci e Neoclassici, in Rothbardiana, http://rothbard.altervista.org/teoria/austriaci-vs-neoclassici.doc, 31 luglio 2009, punti 4 e 5).