Boom petrolifero e overdose di stato

20150319_shutterstock127132946Fa di certo piacere quando lo stato acquista enormi quantità del tuo prodotto. Mentre il prezzo del petrolio continua a registrare  record negativi, gli automobilisti festeggiano ed i dirigenti delle compagnie pretrolifere sudano freddo. Niente paura: lo stato sta correndo in soccorso… dell’industria petrolifera. Il Department of Energy sta programmando un intervento tramite l’acquisto di 5 milioni di barili: è indispensabile per la sicurezza nazionale, che credevi?

Con un andamento che ha sorpreso ogni previsione, il prezzo del petrolio è crollato del 55% nell’ultimo anno apportando enormi benefici ad automobilisti, imprenditori e consumatori. E’ un impressionante esempio di quanto efficacemente i prezzi rivelino informazioni sulla realtà sottostante le risorse di mercato. La tecnologia ha spazzato via le paure selvagge ed infondate di carenze petrolifere: la produzione è ai massimi storici in risposta ad una domanda record. Gli incredibili eventi recenti sono un grande beneficio per i consumatori poiché le spinte al ribasso stanno tenendo a freno i prezzi al distributore. Il mercato ci offre petrolio come mai prima: non sta fallendo, sta invece registrando un successo oltre ogni aspettativa.

Gli “esperti” continuano ad ammonirci su come tale andamento sia solo temporaneo, ma nessuno può dirlo con esattezza: entro la fine dell’anno  potremmo anche vedere il petrolio a 20 $/barile. Il piano di acquisto di stato prevede il conferimento dei nuovi barili presso la Strategic Petroleum Reserve, un’eredità del passsato dalla presidenza Ford. Nelle parole del Department of Energy, essa fa incetta della produzione delle compagnie petrolifere “per proteggere gli Stati Uniti dal rischio di gravi interruzioni nell’approvvigionamento petrolifero tramite l’acquisto, deposito, distribuzione e gestione di scorte petrolifere d’emergenza”. Tuttavia, lungi dal notare un’interruzione nel servizio, stiamo assistendo ad un’offerta petrolifera  maggiore e migliore. Puoi capire dal gergo usato sopra quanto quel programma di stato sia invece tra i più arretrati immaginabili: esso dimostra la più totale incomprensione del funzionamento del sistema di prezzi, cioè del meccanismo che segnala carenze o surplus di mercato. I prezzi coordinano l’interesse di acquirenti e venditori trasmettendo informazioni reali sulla scarsità delle risorse sottostanti a un dato prodotto. Prezzi in aumento inviano informazioni sulla domanda e sull’offeta, disincentivando il consumo e promuovendo la produzione. Prezzi in calo a propria volta incoraggiano il consumatori all’acquisto, ed i produttori a diminuire la produzione.

Il sistema dei prezzi funziona davvero, nonostante certi penosi tentativi di pianificazione centralizzata. Il piano di acquisti di stato rappresenta inoltre solo mezza giornata di produzione petrolifera negli Stati Uniti, come se un intervento tanto minuscolo potesse fare la differenza tra prosperità e disastro. Se fosse davvero necessario detenere una riserva strategica di petrolio, non dovremmo allora averne una anche per le carote, la carne di manzo, gli iPad, le scarpe da tennis o l’uva passa? Tenetevi forte: per quest’ultima ne esiste davvero una: la National Raisin Reserve, anacronismo altrettanto bizzarro ereditato dall’era della Grande Depressione e che impone ai produttori di uva passa di destinare allo stato metà del proprio raccolto, al fine di mantenerne alto il prezzo.

La Strategic Petroleum Reserve detiene riserve totali pari a due mesi di produzione petrolifera degli USA, la quale rappresenta solo il 10% della produzione mondiale. Perché non portarla a sei mesi, o un anno? E perché mai solo mezza giornata di produzione? Non vi è alcun criterio razionale dietro a questa decisione. Poniamo che accada davvero una qualche sorta di catastrofe che provochi un blocco della produzione: i prezzi schizzerebbero alle stelle attivando un notevole aumento di produzione petrolifera in tutto il mondo. Poniamo anche che, per ragioni di politica estera, gli USA blocchino qualunque importazione petrolifera ed inizino ad attingere alle proprie riserve: non sarebbe di certo il consumatore a beneficiarne ma lo stato, il quale si preoccuperebbe di inviarle all’esercito ed a tutte le proprie agenzie ritenute essenziali.

In altre parole, questo programma non ha nulla a che fare con te e me, nemmeno in teoria. Per comprendere come una creatura come la SPR possa mai esistere basterà guardare a chi ne beneficia di più: l’industria petrolifera. E’ un mercato protetto, un sussidio alla grande industria proprio come i buoni alimentari lo sono per il settore agricolo. Forse è questo il motivo per cui una simile proposta viene rispolverata proprio ora che i prezzi petroliferi sono in forte discesa: per assistenzialismo di stato all’industria, per altro ben poco velato.

Il programma di sussidio della SPR fu introdotto quando i prezzi del petrolio erano controllati dallo stato e sull’industria petrolifera gravavano forti pressioni finanziarie: la riserva contribuì ad alleviare tale pressione, classico caso di come un intervento di stato ne richieda poi un altro fino a che una certa categoria privilegiata resti soddisfatta del nuovo equilibrio. La SPR fu la classica toppa sopra un “buco del mercato” creato dallo stato. Non si ha più un controllo sui prezzi petroliferi sin dagli ultimi anni ’70, il che rimuove ogni necessità oggettiva di una riserva. Il solo periodo in cui si sono registrate code ai distributori fu quando era presente uno zar che ordinava alle persone quanta benzina acquistare ed a quale prezzo. Le code sparirono dopo la rimozione di tale controllo.

Qual è il danno provocato dalla Strategic Petroleum Reserve? Innanzitutto quello di uno scriteriato spreco di soldi del contribuente. Qualora l’offerta di petrolio fosse davvero carente, il fatto di iniettarne altro proveniente da una riserva di stato attiverebbe nel mercato pressioni al ribasso dei prezzi, riducendo l’incentivo dei produttori ad aumentare la produzione proprio quando ce ne sarebbe più bisogno.

La SPR è un perfetto esempio del pericolo di un qualunque programma di governo: una volta avviato è estemamente difficle liberarsene, indipendentemente da quanto irrilevante il motivo iniziale sia diventato. Eccoci dunque quarant’anni dopo, con significativi aumenti della produzione petrolifera e dell’innovazione nel campo della raffinazione e distribuzione, ma stiamo ancora pagando caro per un piano di accumulo privo di alcun senso dal punto di vista economico. Lo si dovrebbe abolire del tutto, come suggerì Ronald Reagan nel 1980 (prima di cambiare idea e dirsi favorevole ad una sua espansione). In conclusione, si può dire che la SPR assomigli molto al Servizio Postale: esiste solo grazie ad una magica combinazione di ingoranza economca e privilegi di casta.

(Originale: Oil Boom and Governemnt Glut)