Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – I parte

stemma misesLa valutazione individuale è la chiave di volta della teoria economica. Perché sostanzialmente l’economia non ha a che fare con le cose o gli oggetti materiali. L’economia analizza gli attributi logici e le conseguenze dell’esistenza delle valutazioni individuali. Le “cose” entrano a far parte de l quadro, ovviamente, perché non vi può essere valutazione senza che vi siano cose da valutare. Ma l’essenza e la forza trainante dell’azione umana, e quindi dell’economia di mercato umana, sono le valutazioni degli individui. L’azione è il risultato di una scelta fra alternative, e la scelta riflette le valutazioni, cioè le preferenze individuali fra tali alternative.

 Le valutazioni individuali sono l’oggetto diretto delle teorie dell’utilità e del benessere. La teoria dell’utilità analizza le leggi inerenti i valori e le scelte di un individuo; la teoria del benessere discute la relazione fra i valori di molti individui e le conseguenti possibilità di una conclusione scientifica sulla desiderabilità “sociale” delle va rie alternative.

 Negli ultimi anni entrambe le teorie hanno navigato in mari tempestosi. La teoria dell’utilità sta rapidamente prendendo molte direzioni diverse; la teoria del benessere, dopo aver raggiunto i vertici di popolarità fra gli economisti teorici, rischia d i cadere nell’oblio, sterile e abbandonata.

 La tesi di questo saggio è che entrambe tali branche della teoria economica possono essere salvate e ricostruite, usando come principio guida di entrambi i campi il concetto di “preferenza dimostrata”.

Preferenza dimostrata

Definizione del concetto

 L’azione umana è l’uso di mezzi per pervenire ai fini preferiti. Tale azione contrasta con il comportamento osservato delle pietre e dei pianeti, perché implica uno scopo da parte dell’attore. L’azione implica la scelta fra alternative. L’esser e umano possiede mezzi, o risorse, che usa per conseguire vari fini; queste risorse possono essere il tempo, la moneta, l’energia lavorativa, la terra, i beni capitali e così via. Egli usa queste risorse per conseguire i fini da lui preferiti. Dalla sua azione possiamo dedurre che egli ha agito in tale modo per soddisfare i suoi desideri, o preferenze, che valuta di più.

 Il concetto di preferenza dimostrata è semplicemente questo: la scelta concreta di un uomo rivela, o dimostra, la sua preferenza; cioè, le sue preferenze si possono dedurre da ciò che egli ha scelto attraverso la sua azione. Quindi, se un uomo sceglie di passare un’ora ad un concerto anziché al cinema, deduciamo che la prima attività era quel la preferita, o collocata più in alto nella sua scala delle preferenze. Allo stesso modo, se un uomo spende cinque dollari per una maglietta, deduciamo che egli ha preferito acquistare la maglietta rispetto a qualsiasi altro uso che avrebbe potuto individuare per la sua moneta. Questo concetto di preferenza, incardinato nelle scelte reali, forma la chiave di volta della struttura logica dell’analisi economica, e particolarmente dell’analisi dell’utilità e del benessere.

 Anche se tale concetto svolse un ruolo negli scritti dei primi economisti dell’utilità, non aveva mai ottenuto una definizione ed è quindi rimasto in larga misura privo di sviluppo e non riconosciuto in quanto concetto distinto. Fu abbandonato intorno agli anni Trenta del Novecento, prima ancora di esser definito. Questa visione della preferenza derivata dalla scelta era presente in gradi diversi negli scritti dei primi economisti Austriaci, così come nei lavori di Jevons, Fisher e Fetter. Fetter fu il primo a utilizzare esplicitamente il concetto nella sua analisi. La formulazione più chiara e completa del concetto è contenuta nei lavori del professor Mises.1

Il positivismo e l’accusa di tautologia

 Prima di analizzare alcune applicazioni del principio della preferenza dimostrata alla teoria dell’utilità e del benessere, dobbiamo prendere in considerazione le obiezioni metodologiche che sono state sollevate contro di esso. Il professor Alan Sweezy, ad esempio, fa sua una frase di Irving Fisher che espresse in maniera molto sintetica il concetto di preferenza dimostrata: “Ogni individuo agisce come vuole”. Sweezy è un esempio tipico dell’incapacità degli economisti contemporanei di capire come tale asserzione possa essere fatta con un grado di validità assoluta. Per Sweezy questa proposizione, dal momento che non è verificabile empiricamente in psicologia, deve semplicemente ridursi alla tautologia priva di significato: “ogni individuo agisce come agisce”.

 Questa critica affonda le sue radici in un fondamentale errore epistemologico che affligge il pensiero moderno: l’incapacità dei metodologi moderni di capire come la scienza economica possa acquisire verità sostanziali per mezzo della deduzi one logica (cioè il metodo della “prasseologia”). Ciò avviene perché essi hanno adottato l’epistemologia positivista (ora definita dai suoi utilizzatori “empirismo logico” o “empirismo scientifico”), che applica acriticamente alle scienze dell’azione umana le procedure della fisica.2

 In fisica i singoli fatti possono essere isolati in laboratorio. Questi fatti isolati vengono conosciuti direttamente, ma le leggi necessarie a spiegare questi fatti no. Le leggi possono essere solo ipotizzate. La loro validità può essere determinata solo deducendo logicamente le conseguenze di esse che possono essere verificate attraverso i fatti di laboratorio. Anche se le leggi spiegano i fatti, e le loro conclusioni sono coerenti con essi, le leggi della fisica non possono comunque mai essere stabilite in maniera assoluta. Perché qualche altra legge può dimostrarsi più elegante o in grado di spiegare una più ampia serie di fatti. In fisica, quindi, le spiegazioni postulate devono essere ipotizzate in un modo tale per cui esse, o le loro conseguenze, possano essere verificate empiricamente. Anche così, le leggi sono valide solo provvisoriamente e non in maniera assoluta.

 Nell’azione umana, invece, la situazione è capovolta. Qui non vi è alcun laboratorio in cui “i fatti” possano essere isolati e suddivisi nei loro elementi semplici. Vi sono invece solo “fatti” storici che sono fenomeni complessi, risultanti di molti fattori causali. Questi fenomeni devono essere spiegati, ma non possono essere isolati o utilizzati per verificare o falsificare una qualsiasi legge. D’altra parte, l’economia, o prasseologia, possiede una piena e completa conoscenza dei suoi originari assiomi di base. Questi sono gli assiomi impliciti nell’esistenza stessa dell’azione umana , e sono validi in maniera assoluta per il fatto che gli esseri umani esistono. Ma se gli assiomi della prasseologia sono assolutamente validi per l’esistenza umana, allora sono valide anche le conseguenze che da essi possono essere logicamente dedotte. Di conseguenza l’economia, all’opposto della fisica, può derivare, attraverso la logica deduttiva, verità sostantive assolutamente valide circa il mondo reale. Gli assiomi della fisica sono solo ipotetici e quindi soggetti a modifiche; gli assiomi dell’economia sono già acquisiti e quindi assolutamente veri.3 L’irritazione e lo stupore dei positivisti per le asserzioni “dogmatiche” della prasseologia derivano quindi dalla loro applicazione universale dei metodi che sono adatti solo per le scienze fisiche.4

 Si è sostenuto che la prasseologia non sia realmente scientifica, perché le sue procedure logiche sono verbali (“letterarie”) anziché matematiche e basate sui simboli.5 Ma la logica matematica è adatta solamente per la fisica, in cui i vari passaggi logici lungo il percorso non hanno significato in se stessi; perché gli assiomi e quindi le deduzioni della fisica sono privi di significato in se stessi, e assumono significato solo nel momento “operazionale ”, nella misura in cui possono spiegare e predire determinati fatti. In prasseologia, al contrario, gli assiomi in sé sono acquisiti come veri e quindi significativi. Ne risulta che ogni deduzione conseguita è significativa e vera. I risultati sono espressi molto meglio attraverso il linguaggio verbale che non attraverso simboli formali privi di significato. Inoltre, il solo fatto di tradurre l’analisi economica dalle parole ai simboli, e poi ritradurre questi per spiegare le conclusioni, ha poco senso e vìola il grande principio scientifico del “Rasoio di Occam”, secondo il quale non si dovrebbe praticare alcuna moltiplicazione non necessaria degli enti.

 Il concetto centrale dei positivisti, che costituisce la base per il loro attacco alle preferenze dimostrate, è quello di “significato operativo”. No n v’è dubbio che il loro epiteto critico preferito è che tale o talaltra formulazione o legge è “priva di significato operativo” 6. Il test della “significatività operativa” deriva strettamente dalle procedure della fisica sopra descritte. Si deve formulare una legge esplicativa in modo che possa essere testata e riconosciuta empiricamente falsa. Qualsiasi legge che pretenda di essere assolutamente vera e non suscettibile di falsificazione sul piano empirico è quindi “dogmatica” e priva di sign ificato sul piano operativo – da cui la visione positivista secondo la quale se un’asserzione o una legge non è suscettibile di falsificazione sul piano empirico, deve semplicemente consistere in una definizione tautologica. E, di conseguenza, il tentativo da parte di Sweezy di ridurre la proposizione di Fisher ad un’identità senza significato. 7

 Sweezy obietta che la frase di Fisher “ogni uomo agisce come vuole” rappresenta un ragionamento circolare, perché l’azione implica desiderio, tuttavia i desideri non sono stati posti in maniera indipendente, ma possono essere scoperti solo attraverso l’azione stessa. Eppure questo non è un ragionamento circolare. Perché i desideri esistono in virtù del concetto di azione umana e dell’esistenza dell’azione. Una caratteristica tipica dell’azione umana è di essere mossa da desideri e fini, all’opposto dei corpi privi di scopi studiati dalla fisica. Quindi possiamo dire fondatamente che l’azione è mossa dai desideri e limitarci a dedurre i desideri specifici dalle azioni reali.

Tratto da Rothbardiana

Traduzione di Piero Vernaglione

Note

1 Per un esame di taglio storico v. Alan R. Sweezy, “ The Interpretation of Subjective Value Theory in the Writings of the Austrian Economists,” Review of Economic Studies (June 1934): 176-85. Sweezy dedica un’ampia parte dell’articolo a una critica di Mises quale principale esponente dell’approccio della preferenza dimostrata. Per le posizioni di Mises v. Human Action (New Haven, Conn.: Yale University Press, 1949), pp. 94-96, 102-3; Theory of Money and Credit (1912, 3rd ed; New Haven: Yale University Press, 1951), pp. 46 e segg. V. anche Frank A. Fetter, Economic Principles (New York: The Century Co., 1915), pp. 14-21.

2 V. i trattati di metodologia di Kaufman, Hutchison, Souter, Stonier, Myrdal, Morgenstern e così via.

Sulle metodologie della prasseologia e della fisica, v. Mises, Human Action, e F.A. Hayek, The Counter Revolution of Science (Glencoe, Ill.: The Free Press, 1952), pt 1.

4 È anche dubbio che i positivisti interpretino in ma niera corretta lo stesso metodo della fisica. Sull’esteso abuso positivista del Principio di Indeterminazione di Heisenberg in fisica e in altre discipline, cfr. Albert H. Hobbs, Social Problems and Scientism (Harrisburg, Penn.: The Stackpole Co., 1953), pp. 220-32.

5 Per una suggestione di questo tipo cfr. George J. Schuller, “Rejoinder,” American Economic Review (March 1951): 188. Per la convinzione che la logica matematica sia sostanzialmente sussidiaria alla logica verbale, cfr. le osservazioni di Andre Lalande e Rene Poirier, su “Logique” e “Lo gistique,” in Vocabulaire technique et critique de la philosophie, Andre Lalande, ed., 6a (Paris: Presses Universitaires de France, 1951), pp. 574, 579.

6 Paul Samuelson ha aggiunto il peso della sua autorità alle critiche di Sweezy a Mises e alle preferenz e dimostrate, e ha espresso il suo sostegno alle procedure con “significato operativo”. Samuelson respinge esplicitamente l’idea di una teoria dell’utilità vera in favore di una teoria me ramente ipotetica. V. Paul A. Samuelson, “The Empir ical Implications of Utility Analysis,” Econometrica (1938): 344e segg.; e Samuelson, Foundations of Economic Analysis (Cambridge, Mass.:Harvard University Press, 1947), pp. 91-92.

Il concetto di significato operativo fu introdotto dal fisico Percy W. Bridgman esplicitamente per spiegare la metodologia della fisica. Cfr. Bridgman, The Logic of Modern Physics (New York: Macmillan, 1927). Erano fisici anche molti dei fondatori del positivismo moderno, come Mach e Boltzmann.

7 Gli eroi del positivismo, Rudolf Carnap e Ludwig Wittgenstein, disprezzarono l’inferenza deduttiva come un mero cavar fuori “tautologie” dagli assiomi. Tuttavia tu tto il ragionamento è deduttivo, e questo processo è fondamentale per approdare  alla  verità.  Per  una  critica  di  Carnap  e  Wittgenstein  e  una  dimostrazione  che  l’inferenza  non  è  mera “tautologia”, cfr.  Lalande, “Tautoglie,” in   Vocabulaire, pp. 1103-4.