Privacy, Libertà e Democrazia

Se esiste un diritto in grado di resistere perfino alla sua abolizione da parte della legge, questo è il diritto alla privacy: il diritto a “tentare” di nascondere agli altri e allo Stato un insieme di informazioni riguardanti la propria persona.

Ovviamente, l’ampiezza di questo insieme di informazioni dipende fortemente dalle leggi vigenti: è tanto minore quanto maggiore è la curiosità di chi fa le leggi; è tanto maggiore quanto minore è la curiosità del legislatore. Ma di una cosa si può esser certi: le leggi non potranno mai sopprimere del tutto la privacy di ciascuno, in quanto ogni uomo possiede un spazio totalmente inaccessibile, ovvero la propria mente.

In questo senso, potremmo affermare che la privacy sia un “diritto naturale”.

Fin qui, gli elementi di fatto.

Entriamo ora, nel campo (etico) dei giudizi di valore: qual è la giusta ampiezza di quell’insieme di informazioni che ciascun uomo avrebbe diritto di rendere inaccessibili agli altri e allo Stato?

Per rispondere a questa domanda, analizziamo, innanzitutto, la tesi oggi più diffusa: l’ampiezza giusta è ZERO.

Tuttavia, si è già chiarito quanto questa pretesa sia irrealizzabile. Dedichiamoci, allora, alla sua versione “più soft”: l’ampiezza di quell’insieme di informazioni deve essere la minima possibile.

La giustificazione più comune di ciò si trova in un motto tipico della nostra epoca:

se non hai fatto niente di male, che motivo hai per nascondere qualcosa?

Ecco chiarito l’obiettivo di questa dottrina: se limitiamo la privacy possiamo sanzionare rapidamente coloro che si comportano “male” e prevenire meglio tali comportamenti.

A sentire alcuni, con una tale limitazione della privacy, finirebbe la pacchia per i ricchi, i ladri, i truffatori, i mafiosi e tutti i loro amici. Dopotutto non sono forse le malefatte di queste personaggi ad essere oscurate dal diritto alla privacy?

Una volta descritto questo fantastico scenario, però, una domanda dovrebbe essere sorta spontaneamente: non è che a furia di discutere su come sconfiggere il male, ci si è dimenticati di specificare cosa sia questo “male”?

Anzi, volendo essere più onesti: se ciascuno di noi specificasse, nel motto sopracitato, la propria concezione del “male”, la forza di quel motto verrebbe meno d’un sol colpo. La sua fortuna è, infatti, nella genericità. Più proviamo a specificare la parola “male”, più quel motto, da fonte di concordia, si trasforma in fonte di discordia:

per alcuni è male che la gente assuma sostanze stupefacenti;

per alcuni è male distribuire DVD “masterizzati” e libri fotocopiati;

per altri è male che la gente faccia l’amore prima del matrimonio;

per altri ancora è male che la gente consumi determinati prodotti (ad es. quelli importati) invece che altri (ad es. i prodotti nazionali);

per altri ancora, invece, i comportamenti di cui sopra non sono qualificabili come “male”.

A ben vedere, però, i sostenitori della limitazione della privacy, il più delle volte, cercano di risolvere questo problema assumendo come definizione di “male” quella offerta dalle leggi vigenti. E’ facile capire a quali risultati si perviene applicando coerentemente questa dottrina: basti pensare che la tracciabilità del denaro (ipotesi, oggi, così di moda) comporterebbe non solo la punizione dell’evasione fiscale o del racket ma anche la punizione di altri comportamenti OGGI considerati reati.nota1

D’altronde, quanti sono coloro che chiedono la tracciabilità del denaro e allo stesso tempo la legalizzazione delle sostanze stupefacenti! E non sono meno coloro che chiedono oltre alla tracciabilità del denaro anche l’abolizione del diritto d’autore e la legalizzazione della prostituzione. Per non parlare di coloro che vogliono nutrirsi o curarsi con prodotti che lo Stato non legalizza.

La tracciabilità del denaro, intesa come limitazione del diritto alla privacy, travolgerebbe anche questi comportamenti che (oggi) agli occhi di molti sembrano legittimi (seppure la legge li consideri reati).

Quelli descritti finora, sono solo alcuni degli effetti collaterali della limitazione del diritto alla privacy.

L’elenco, infatti, è lungo ed un’ ottima rassegna è disponibile in questo articolo (cui vi rimando), nel quale è affrontato anche l’argomento dell’efficacia della limitazione della privacy nel raggiungimento dei suoi obiettivi più dichiarati.

Tornando a noi, sulla base delle considerazioni fatte, si chiarisce finalmente l’importante ruolo che gioca la privacy nella nostra vita in società:

essa è lo strumento che permette ad ogni uomo di difendersi, non tanto contro una possibile svolta totalitaria dello Stato, quanto contro le stesse leggi vigenti più o meno oppressive.

Tuttavia, il diritto alla privacy non è solo uno STRUMENTO DI LIBERTÀ del singolo, ma è anche uno STRUMENTO DI DEMOCRAZIA in quanto garantisce alle minoranze, taglieggiate dalla maggioranza, di poter continuare a dire la propria sulle leggi ingiuste e quindi di poter provare a convincere altri dell’ingiustizia di quelle leggi. Senza la tutela offerta dalla privacy, quei soggetti, che le leggi ingiuste mirano a colpire, sarebbero immediatamente individuati e puniti, uscendo, così, fuori dal circolo delle scelte politiche. nota 2

La privacy, dunque, è la fonte del potere politico di ogni singolo uomo.

E’ chiara, a questo punto, anche la risposta da dare alla domanda inizialmente posta: l’ampiezza dell’insieme di informazioni che ciascun individuo può legittimamente tentare di nascondere agli altri e allo Stato deve essere la massima possibile nota 3, perché senza privacy non esistono né libertà, né democrazia.

Nota 1: in questo articolo non ci interessano i comportamenti che potrebbero divenire reati in uno eventuale Stato totalitario.

Nota 2: Ho esaltato la democrazia ma non sono democratico. Sono liberale. Tuttavia, mi rendo conto che il confronto con una maggioranza ci sarà sempre ed è per questo che ho parlato di democrazia e di tutela delle minoranze esaltando l’una e l’altra.

Nota 3: ovviamente, resta ferma la distinzione tra le violazioni costanti della privacy e quelle una tantum che siano prese con tutte le garanzie del caso.

Articolo di Miki Biasi originariamente apparso su The Road to Liberty e qui riprodotto per gentile concessione dell’Autore