Prima che IE scompaia completamente, ricordiamoci delle guerre tra i browser

chrome-ie9-firefox-logos-togetherSenza tante fanfare, questo mese (Marzo 2015, NdR) Microsoft ha annunciato il ritiro dal mercato del suo famoso browser, Internet Explorer. In tutte le notizie riguardanti questo avvenimento, l’attenzione si è focalizzata su come è stato sbaragliato da Chrome, Safari e Firefox, tra i tanti altri browser sul mercato. In aggiunta, le applicazioni per cellulare stanno ottenendo un considerevole successo rispetto ai web browser in generale.

Infatti questo è vero.

Sulle piattaforme che ho gestito, ho visto IE andare dal 95% di utilizzo al 20%, un incredibile e colossale crollo e sconfitta avvenuta in 20 lunghi anni. Microsoft non è mai stato in grado di risolvere i suoi eterni problemi di sicurezza. Ogni nuova versione, dalla 1 alla 10, sembrava aver messo a posto alcuni problemi della versione precedente, mentre ne introduceva di nuovi.

Non fu interamente colpa di Microsoft: essendo il browser dominante, la pirateria informatica, attraverso le azioni di ogni creatore di malware al mondo, non gli ha mai dato tregua. Persino il team di Microsoft con un migliaio di sviluppatori non ha potuto far fronte a questo ostacolo. Non hanno aiutato le sua notevoli dimensioni e la sua burocratica struttura organizzativa.

Ciò che è accaduto è un normale esempio di come i mercati funzionano. IE una volta era buono, molto meglio del catorcio che ha rimpiazzato (Netscape Navigator), ma non è stato in grado di competere con altri più agili innovatori che ha, a sua volta, ispirato. È rimasto in funzione per 20 anni, il che non è male. Ma il mondo va avanti e nel selvaggio internet, nessuno può supporre che il dominio del mercato significhi potere di mercato permanente.

 Andatelo a dire al dipartimento di giustizia!

 Il DoJ fu l’attore principale di una situazione che sembra essere stata, stranamente, dimenticata. Il DoJ ha perseguitato Microsoft per 10 anni pieni dal 1994 al 2004 riguardo il suo presunto comportamento da monopolista. Persino nei primi anni del web, i regolatori del governo e i giudici presumevano di conoscere meglio degli imprenditori come strutturare il mercato. In una lunga serie di sentenze, normative, accordi e imposizioni, i regolatori dell’antitrust allontanarono innumerevoli miliardi dal progresso del mercato, verso il contenzioso, che, alla fine, si sarebbe risolto con un nulla di fatto.

 Non furono i regolatori dell’antitrust ad uccidere IE. Fu la competizione del mercato.

 La saga cominciò quando Microsoft rilasciò il suo browser come una parte preinstallata del sistema operativo Windows. Questa azione venne considerata illecita perché rappresentava un certo tipo di sfruttamento di integrazione verticale di prodotti che nuoce ai consumatori e violava un ordine della corte datato 1994.

 Ma c’era un piccolo problema: IE era un prodotto gratuito! In realtà, con una mossa che definiremmo geniale con il senno di poi, Microsoft decise di non far pagare per il suo browser, così da evitare di pagare i diritti concordati con i provider del suo codice di base originale (Spyglass, Inc.). Secondo il ragionamento dell’antitrust a quei tempi, i consumatori venivano rapinati. Non era proprio il caso. I rappresentanti del governo insistettero comunque.

E comunque, in ogni caso, antitrust ha una storia più lunga. Senza eccezione, questi casi sono riconducibili ad alcuni partecipanti del mercato che trovano più semplice competere attraverso la violenza dell’azione del governo piuttosto che in maniera pacifica godendo di un prodotto o di un servizio migliore.

 In questo caso, il primo a intraprendere l’azione – il serpente che sussurra all’orecchio del re – fu Nestcape Navigator. Questo era il browser principale sul mercato nel 1995 e uno dei più minacciati dal modello di prezzi innovativo di Microsoft.

 Per 10 lunghi anni di deposizioni, udienze e appelli, abbiamo dovuto sopportare le lamentele di Nestcape, anche quando la sua quota di mercato andava sempre più calando. Il processo alla fine terminò con una sentenza contro Microsoft, e si distinse per bizzarre sceneggiate come quando il giudice cliccò col pulsante destro sull’icona IE del desktop e annunciò la rimozione dal computer!

Fu incredibile da vedere perché, anche mentre questo colosso stava lottando per il suo diritto di distribuire il prodotto, altre aziende stavano avvicinandosi di soppiatto per offrire browser migliori. Ancora più straordinario fu che nuovi sistemi operativi sorgessero per minacciare il quasi monopolio di Windows, che era la base da cui partiva l’azione del governo.

 Quelli di noi che si opposero a questa molestia nei confronti di Microsoft tendevano a far notare spesso che un giorno i competitori avrebbero potuto rimpiazzare sia IE che Windows. Tutti questi ragionamenti venivano accolti da fragorose risate. Chiaramente, senza nessuna azione del governo volta a colpire Microsoft, il potente monopolio dell’azienda sarebbe durato per sempre!

 Ci furono anche anni in cui il browser di Mozilla Firefox divenne la scelta di moda tra quelli disponibili. Altre persone preferirono strumenti eccentrici come Opera. Safari, come parte dell’emergente sistema operativo Apple, attendeva dietro le quinte. Altri ancora sperimentavano sistemi open-source come Linux nella sua versione domestica.

Al tempo era molto chiaro a tutti nel settore che il dominio di Microsoft era estremamente fragile. Ma il DoJ non la vedeva così. I procuratori di stato trattarono Bill Gates come se fosse il Rockefeller dei giorni nostri, un cavaliere predone dell’era digitale che meritava la punizione più dura possibile per la sua oltraggiosa innovazione che portò il web browsing alle masse.

 Dopo tutti questi anni possiamo facilmente vedere chi aveva ragione. La critica del libero mercato contro l’azione del governo era perfettamente azzeccata. Linux alla fine entrò nel nuovo browser di Google, Chrome, per diventare il suo sistema operativo autoportante alimentato non da software completi, ma piuttosto da applicazioni scaricabili. Si tratta proprio di uno splendido sviluppo che nessuno avrebbe certamente potuto anticipare nel 1999.

 Ancora più straordinario è come le applicazioni per smartphone hanno a loro volta cominciato a mangiare una fetta di mercato del web browsing in generale. Anche qui, si tratta di uno sviluppo che nessuno avrebbe potuto immaginare dieci anni fa.

 Una ragione per la quale la gente non parla molto di questa azione dell’antitrust è attribuibile al fatto che essa non ha mai raggiunto livelli molto elevati. Il caso alla fine si è risolto molto dopo quando, ormai, non importava più di tanto.  L’intero caso sembra essere una specie di parentesi nell’incredibile crescita dell’era digitale del 21esimo secolo.

 Ma quante risorse e attenzione allo sviluppo sono state sprecate nel corso di quei dieci anni? È impossibile da dire. Forse IE sarebbe scomparso comunque. Ma forse, se il governo non avesse intrapreso l’azione legale così duramente in tutti quegli anni, ai milioni di consumatori, sarebbero stati risparmiati i problemi persistenti causati da carenza di sicurezza di IE, e, forse, Chrome e Safari non avrebbero sperimentato una così rapida crescita.

 Non lo sapremo mai. Ciò che sappiamo è che quest’azione dell’antitrust non ha aiutato neppur un singolo consumatore sul pianeta. Era soltanto una grande digressione dal cuore della faccenda.

 Quale fu il guadagno e chi vinse? Avvocati, burocrati, politici spettatori furono tutti vincitori. Ma qualcosa di più sostanzioso e importante accadde in questi anni. Una azienda rivoluzionaria e fondamentalmente distruttiva, Microsoft, finì per civilizzarsi, in accordo con la definizione che Washington dà al termine.

 Ha aperto gli uffici a D.C. per fare pressioni; ha iniziato un programma di finanziamenti politici su larga scala; ha eliminato la sua abitudine di innovare senza permessi e ha cominciato a stare alle regole del gioco. In breve, Microsoft ha preso la decisione di comprare la sua appartenenza all’apparato organizzativo della classe dominante anziché affrontare la molestia senza fine e la possibile morte per mano del regime. Non posso incolparli per tale scelta. Ma cerchiamo di essere obiettivi rispetto al vero motivo di tale contenzioso.

 I mercati competitivi sono un processo continuo di cambiamento radicale al servizio del pubblico. Non c’è nulla che il governo possa fare per migliorarli e può fare molto per disturbare e deviare le loro straordinarie capacità produttive. Ma il governo può ricattare con successo gli innovatori per renderli arrendevoli, almeno per un po’.

Articolo di Jeffrey Tucker su Liberty.me

Traduzione di Filippo Massari

Adattamento a cura di Felice Rocchitelli