Posizioni dei liberali riguardo alla religione

Scritto come introduzione a R. Raico, The Place of Religion in the Liberal Philosophy of Constant, Tocqueville and Lord Acton, Ludwig von Mises Institute, Auburn (AL) 2010, questo breve pezzo affronta un tema ricorrente nelle discussioni sul liberalismo e i suoi aspetti valoriali. E’ importante notare che il concetto di “libertà” che l’A. ha in mente è quello politico, precisamente il nucleo della filosofia politica libertaria; temi come la libertà di pensiero non vengono immediatamente in rilievo. Credo, comunque, che egli sia riuscito nell’impresa, a prima vista pressoché impossibile, di presentare con passione la propria tesi senza perdere in obiettività riguardo alle altre; e comunque – fatto forse ancor più importante – di mostrare la varietà di posizioni esistente all’interno del liberalismo stesso.

Guido_hulsmannReligione e libertà: pochi argomenti sono più controversi tra i libertari d’oggigiorno. In proposito, si possono individuare almeno quattro posizioni. Una molto nota sostiene che religione e libertà sono sfere separate, isolate l’una dall’altra in modo pressoché ermetico, mentre ogni punto di contatto sul piano storico è meramente accidentale. Secondo un’altra posizione molto diffusa, religione e libertà sono antagoniste dirette. I fautori di questa tesi vedono nella religione il nemico più letale per la libertà dell’individuo, un nemico dell’umanità addirittura più grande dello Stato. Una terza posizione ribatte che religione e libertà sono complementari: da una parte, gli uomini pii agevolano le operazioni di una società con un governo minimo o inesistente e, dall’altra, la libertà politica agevola la vita religiosa, quale meglio aggrada a ciascuno. Infine, alcuni pensatori difendono una quarta posizione, cioè che la religione – e in particolare la fede cristiana – è fondamentale per la libertà dell’individuo, sia sul piano delle esperienze storiche sia a livello concettuale.

Nella nostra società, profondamente secolarizzata, la terza posizione è ritenuta azzardata e la quarta arrogante. Tuttavia, oggi, io credo proprio che siano entrambe vere e che la terza sia un’affermazione della verità a livello superficiale, mentre la quarta va alla radice della questione. Io, un tempo un interventista pagano, ho scorto dapprima le verità della teoria politica libertaria, e in seguito ho cominciato a comprendere che la luce di queste verità non era che un riflesso della luce che abbraccia ogni cosa, eterna, che s’irradia da Dio tramite Suo Figlio e lo Spirito Santo. Questa comprensione è stata un processo lento e adesso non saprei dire dove e quando finirà. Ma posso indicare le circostanze del suo inizio. Posso indicare quel singolo scrittore che ha smosso questa pietra dentro di me.

Agli inizi della mia carriera accademica, ho avuto la fortuna e il privilegio di tradurre il magnifico saggio di Ralph Raico sulla storia del liberalismo tedesco nella mia lingua materna.1 Quel libro illustra magnificamente le virtù del suo autore: la sua erudizione, il suo acume, il suo senso della giustizia e il suo coraggio. A me, ha aperto gli occhi. Ha appuntato l’attenzione direttamente sui protagonisti principali. In particolare, Friedrich Naumann, la cui fama di libertario era del tutto immeritata, è stato cacciato dal pantheon dei campioni della libertà, mentre Eugen Richter, oggi pressoché sconosciuto, è stato innalzato al posto che gli spettava di diritto, come l’uomo di punta del partito della libertà nella Germania fin de siècle. Ralph Raico ha spiegato che i liberali tedeschi hanno fallito, non da ultimo, perché, ad un certo punto, han cominciato a sbagliare bersaglio. Invece di opporsi allo Stato, han cominciato a vedere il nemico nella religione organizzata. Hanno appoggiato le leggi repressive di Bismarck, dirette a scatenare una “battaglia per la civilità” contro la Chiesa Cattolica.

Un esempio tipico di quest’errore è stato Rudolf Virchow, un chirurgo, professore universitario ed esponente di spicco del partito liberale, che, verso la religione organizzata, ha fatto mostra della stessa altitudine altezzosa e ignorante che costituisce altresì la piaga intellettuale della cultura moderna, e del movimento libertario moderno in particolare. Il libro di Ralph Raico metteva in luce le linee di continuità tra i Virchow di tutti i tempi e l’Illuminismo francese. Gli scritti – anticlericali da cima a fondo – di Voltaire, Rousseau, Diderot, d’Alembert, Helvétius, e di così tanti altri che si mostravano campioni della libertà individuale e oppositori dell’oppressione, aveva creato, nell’Europa continentale, una cultura del liberalismo in cui la contrapposizione tra fede e libertà era data per scontata. Di conseguenza, le persone religiose sono sempre state diffidenti verso questo movimento. Sembrava che si dovesse scegliere tra religione e libertà.

Tuttavia, il Prof. Raico ha altresì rimarcato che, all’interno del pensiero liberale classico, esisteva un’altra tradizione, una che riconosceva l’interdipendenza tra religione e libertà. Questa tradizione include, come suoi esponenti principali, i tre grandi pensatori che il Prof. Raico ha esaminato nella sua tesi di dottorato (1970), che spiega come il pensiero politico di Benjamin Constant, Alexis de Tocqueville e Lord Acton scaturisse dalle loro convinzioni religiose. Quest’opera degli esordi viene qui ristampata e resa disponibile per tutte le persone di buona volontà. All’inizio del ventunesimo secolo, non ha perso la sua attualità e importanza come strumento per una nuova comprensione della storia del liberalismo. Do il benvenuto alla sua pubblicazione e prevedo che aprirà molti altri occhi.

1 Ralph Raico, Die Partei der Freiheit. Studien zur Geschichte des deutschen Liberalismus (Stuttgart: Lucius & Lucius, 1999).

Jörg Guido Hülsmanntradotto da Guido Ferro Canale