Cosa ci rende più sicuri?

apple-watch-1“Con questo orologio sento di poter facilmente fare una telefonata d’emergenza in caso mi senta minacciata per strada.” scrive una donna nell’elogiare il nuovo Apple Watch. Niente più affannose ricerche nella borsetta per poi accorgersi di aver pescato l’oggetto sbagliato. In caso poi abbia bisogno di indicazioni stradali, non dovrà più camminare fissando uno schermo: l’orologio invia vibrazioni a destra e sinistra sul polso per segnalare le svolte da prendere. Oltre a ciò, prosegue la commentatrice, c’è la possibilità di usarlo per chiamare un taxi in tarda notte, in caso nutra dubbi sulla sobrietà del guidatore designato. Tutto ciò è più utile di una bottiglietta di spray urticante, soluzione questa comunque vietata in diversi paesi, ed ha come risultato quello di una vita più sicura.

Da quel commento io traggo due insegnamenti: primo, che le donne abbiano un motivo in più per interessarsi alla propria sicurezza, potendo lo Stato fare assai poco a livello pratico in tale ambito, come esse ben sanno. Secondo, che la tecnologia stia fornendo loro, un dispositivo alla volta, una valida risposta alla domanda di sicurezza.

La gente spesso trascura di riflettere sui molti modi in cui il settore privato e le innovazioni frutto di imprenditorialità stiano davvero offrendo a tutti noi ciò che lo Stato è solito promettere. Sistemi di allarme, guardie private, serrature economiche, sistemi di sorveglianza, applicazioni software, sistemi a circuito chiuso e costante connettività: tutto ciò ha fatto di più per garantirci un mondo sicuro di quanto l’insieme di poliziotti, corti e prigioni sia mai riuscito. Non vi è dubbio poi che le violenze di ogni sorta stiano diminuendo drasticamente: gli omicidi sono in calo, le aggressioni pure come anche gli stupri e i reati contro la proprietà. E questo su base globale.

La gente intrattiene ogni tipo di teoria a riguardo: è perché ci sono più criminali in prigione o per l’invecchiamento della popolazione. E’ per via del maggior numero di poliziotti, o del loro addestramento, o del più efficiente sistema di scambio dati. E’ per via del maggior numero di armi in circolazione, o di aborti, o per il declino nel consumo di stupefacenti. E’ per l’economia in ripresa, o il minor numero di bande giovanili. Per la diffusione di farmaci psicotropi o per la benzina senza piombo. Stabilire il giusto rapporto causa – effetto è quasi impossibile.

Riflettiamo però un attimo sulle nostre vite; molte di quelle teorie sorvolano su ciò che è incredibilmente ovvio: nei vent’anni di questo andamento la tecnologia ha reso assai più difficile il furto, la rapina e l’omicidio.

Oggigiorno tutti noi camminiamo per strada con la possibilità di connetterci istantaneamente col mondo. La nostra posizione può esser resa nota con un click. Abbiamo allarmi per auto e per appartamenti, sistemi di sorveglianza per proprietà commerciali e residenziali. Molti nuovi complessi residenziali, non solo quelli per ricchi, sono progettati per una sicurezza estrema, richiedendo diversi passaggi per confermare un accesso. Il tipico appartamento urbano odierno sarebbe adatto per custodire il famoso Hope Diamond.

Anche i palmari hanno introdotto una notevole sicurezza: nelle nostre tasche portiamo la possibilità di registrare istantaneamente e diffondere globalmente dei video. E’ proprio vero: ovunque siamo, niente può più accadere che in teoria non si possa diffondere all’istante al mondo intero. Ogni ambito della vita, ed ogni suo particolare, può diventare un video da trasmettere in rete, laddove dispositivi di localizzazione permettono a chiunque di trovarci in pochi minuti.

L’Economist commenta:

Jan van Dijk, criminologo dell’Università di Tilburg nei Paesi Bassi, fa notare come negli anni ’50 e ’60 milioni di occidentali acquistarono per la prima volta automobili, televisori, registratori, gioielli e così via. Un bottino facile per i ladri.

Nei decenni successivi quelle persone si sono attrezzate con allarmi, serrature e cassette di sicurezza. Tra il 1995 ed il 2011 la proporzione di abitazioni inglesi dotate di allarme è aumentata del 50%, coprendo il 29% del totale. Beni un tempo ritenuti appetibili come bottino sono ormai trascurati: non conviene più irrompere in un appartamento per rubare un lettore DVD da €30.

Anche gli esercizi commerciali hanno investito molto in sicurezza, assumendo più guardie od installando porte intelligenti ed etichette per scoraggiare i furti.

La sicurezza privata è in molti luoghi un settore in forte crescita. In Europa il numero di guardie private è cresciuto del 90% nell’ultimo decennio, al punto da contare più addetti delle forze di polizia. I furgoni blindati sono oggi molto più difficili da scardinare e spesso sono scortati da auto della polizia. Un minor numero di imprese si trova a dover maneggiare elevate quantità di contanti e coloro che lo fanno ne detengono in minor numero presso i propri sportelli.

Non si tratta solo del fatto che la tecnologia renda il crimine più difficile, va anche considerato il fatto che essa aumenti le probabilità di essere scoperti e denunciati al pubblico. Quello della risoluzione di crimini ad opera di gruppi composti da individui isolati è un fenomeno in ascesa: reporter indipendenti oggi indagano anche tramite il setaccio dei social media. I proprietari di ristoranti usano spesso quest’ultimi per scambiarsi informazioni su truffatori e persone che non pagano il conto.

L’eco sollevata dal caso dell’omicida che ha manomesso il kayak del futuro marito è un altro grande esempio: ogni aspetto della vita dell’accusata è stato svelato. L’aver pubblicato una fotografia di sé mentre eseguiva una ruota subito dopo la morte del fidanzato è stato un indizio. In generale i social media hanno notevolmente alzato l’asta della credibilità personale, come ormai tutti sappiamo.

Nei film degli anni ’50 a un criminale sarebbe bastato valicare i confini di Stato per far perdere le proprie tracce. Farlo oggi sarebbe ridicolo: un paio di occhiali e un naso finto sono inutili quando non ti è possibile mangiare, prelevare contanti o affittare una stanza senza lasciar traccia della tua identità. Scordati anche di poter acquistare un biglietto aereo. Nell’istante in cui qualcuno sia colto sul fatto di un crimine, tutta la stampa del mondo ha accesso ai tuoi canali sociali come Instagram o LinkedIn. Persino i vecchi account MySpace non vengono cancellati.

Tutti questi aspetti del progresso tecnologico introdotto dal settore privato hanno plasmato un mondo in cui il crimine è altamente difficile, rischioso o costoso da portare a termine. Sopra tutto questo sta inoltre un fattore più potente delle forze di polizia: un libero mercato che apporta alla gente la sicurezza che desidera e per cui è disposta a pagare.

Certamente lo Stato si occupa di perseguire una frazione dei criminali e spesso impiega proprio quelle tecnologie; si consideri però da dove esse provengano: dallo spazio libero della creatività imprenditoriale, un luogo di inventiva che costantemente si adatta a soluzioni migliori senza bisogno di una pianificazione centrale, impiegando invece processi di apprendimento sociale. Dovremmo davvero credere, anche in questa epoca, che lo Stato sia la miglior fonte di sicurezza laddove il mercato non possa che fallire? Siamo seri!

Un vecchio adagio pone la sicurezza in contrasto con la libertà: ci è sempre stato detto che è necessario rinunciare a qualcosa. Dobbiamo rinunciare ad un po’ di libertà per essere più sicuri. Oppure, se preferissimo la libertà, dovremmo vivere immersi in quella paura che caratterizza lo stato selvaggio, la guerra di tutti contro tutti. Si tratta però di una falsa alternativa: stiamo infatti imparando che libertà e sicurezza possono andare per mano. E’ la libertà a consentire al mercato di lavorare per il nostro beneficio in ogni ambito della vita, incluse quelle della nostra sicurezza e mobilità in una società quanto meno violenta possibile.

Proprio qualche settimana fa è stato presentato al mondo un dispositivo da polso che ci permette in pochi secondi, chiamare un taxi, controllare la frequenza cardiaca e comunicarla a chiunque via peer-to-peer. Di affiggere messaggi su FaceBook, Instagram o Twitter che siano visibili al mondo intero. Sì, cose come queste ci rendono più sicuri e soddisfatti. La sicurezza è condizione oggetto di una domanda mondiale, e dove c’è domanda c’è un mercato pronto a soddisfarla.

(Articolo originale: What Makes us Safer? The Apple Watch or More Cops?)