Preludio alla Prima Guerra Mondiale

[Great Wars and Great Leaders: A Libertarian Rebuttal (2010)]

Con la guerra mondiale l’umanità entrò in una crisi per cui niente di ciò che era accaduto precedentemente nella storia poteva essere confrontato. […] Nella crisi mondiale, il cui inizio stiamo provando sulla nostra pelle, tutte le persone del mondo sono coinvolte. […] La guerra è diventata più spaventosa perché è dichiarata con tutti i mezzi e le tecniche altamente sviluppate che l’economia di libero mercato ha creato. […] Mai l’individuo fu più sottoposto alla tirannia come dallo scoppio della Grande Guerra e specialmente della rivoluzione mondiale. Non v’è modo di sottrarsi alla polizia e alle tecniche amministrative attuali.

Ludwig von Mises (1919)[1]

GreatWarsGreatLeaders_Raico_20101124_bookstoreLa prima guerra mondiale è il punto di svolta del XX secolo. Se la guerra non fosse avvenuta, probabilmente i prussiani Hohenzollerns sarebbero rimasti a capo della Germania, con il loro assortimento completo di re subordinati e di nobili al comando degli Stati tedeschi minori. Qualsiasi risultato elettorale avesse ottenuto Hitler alle elezioni del Reichstag, avrebbe potuto costruire la sua dittatura totalitaria e genocida al cospetto di questa potente superstruttura aristocratica? Sarebbe stato altamente improbabile. In Russia, le poche migliaia di rivoluzionari comunisti seguaci di Lenin fronteggiarono l’immensa armata dell’impero russo, la più vasta al mondo. Affinché Lenin potesse avere una qualsiasi possibilità di riuscire nel suo intento, era necessario che quella potente armata venisse prima polverizzata, così come fece la Germania. In tale contesto, un XX secolo senza la Grande Guerra sarebbe probabilmente coinciso con un secolo senza i nazisti o i comunisti. Provate ad immaginarlo. Fu anche un punto di svolta nella storia della nostra nazione americana, la quale, sotto il comando di Woodrow Wilson, si sviluppò in qualcosa di radicalmente diverso da ciò che era stata prima. Da tutto ciò deriva l’importanza delle origini di tale guerra, il suo svolgimento, ed il suo periodo successivo.

Introduzione

Nel 1919, quando il massacro ai fronti si era finalmente concluso, i vincitori si radunarono a Parigi per mettere insieme una serie di trattati di pace. Alla fine, questi furono debitamente firmati dai rappresentanti di quattro delle cinque nazioni sconfitte, la Germania, l’Austria, l’Ungheria e la Bulgaria (l’ultimo accordo con la Turchia fu sottoscritto nel 1923), ciascuno in uno dei palazzi nelle vicinanze. La firma del più importante, il trattato con la Germania, fu apposta nel gran palazzo di Versailles. L’articolo 231 del trattato di Versailles recita:

Gli Alleati e i Governi Associati affermano, e la Germania accetta, la responsabilità della Germania e dei suoi alleati per aver causato tutte le perdite ed i danni che gli Alleati ed i Governi Associati e i loro cittadini hanno subito come conseguenza della guerra loro imposta dall’aggressione della Germania e dei suoi alleati.[2]

Non vi erano precedenti nella storia delle negoziazioni di pace nelle quali gli sconfitti in una guerra dovessero ammettere la responsabilità di averla cominciata. Il fatto che la “clausola di colpevolezza per la guerra” implicasse la responsabilità della Germania per la riparazione di una non menzionata ma enorme quantità di danni, gettò ulteriore benzina sul fuoco della controversia concernente il responsabile per lo scoppio della guerra. Questa divenne immediatamente, ed è rimasta, una delle questioni più dibattute negli scritti storici di tutti i tempi: quando i bolscevichi giunsero al potere, aprirono con gioia gli archivi zaristi, pubblicando documenti che includevano alcuni dei trattati segreti delle potenze dell’Intesa al fine di spartirsi il bottino una volta che la guerra fosse finita. Il loro obiettivo era di mettere in imbarazzo i bigotti governi “capitalisti”, che avevano insistito sull’incontaminata purezza della loro causa. Siffatta mossa contribuì alla pubblicazione dei rispettivi documenti da parte delle altre nazioni, ben prima di quanto ci si sarebbe potuto attendere.

Nel periodo tra le due guerre, si sviluppò un consenso tra gli accademici volto a sostenere la tesi dell’inutilità  storica della clausola di colpevolezza per la guerra inserita nel trattato di Versailles. Probabilmente l’interpretazione più rispettata era quella di Sidney Fay, il quale ripartì la maggior parte della responsabilità tra Austria, Russia, Serbia e Germania. [3] Nel 1952 una commissione di insigni storici francesi e tedeschi concluse:

I documenti non permettono una qualsivoglia attribuzione, ad un qualsiasi governo o nazione, di un desiderio premeditato della guerra europea nel 1914. La mancanza di fiducia era al suo più alto livello, ed i gruppi dirigenti erano dominati dal pensiero che la guerra fosse inevitabile; tutti pensavano che l’altro fronte stesse contemplando l’aggressione. […] [4]

Questa consenso di opinioni venne scosso nel 1961 con la pubblicazione di “Griff nach der Weltmacht” (“La conquista del potere mondiale”) di Fritz Fischer. Nella formulazione finale di questa interpretazione, Fischer e gli studiosi che lo seguirono mantennero l’interpretazione secondo cui nel 1914 il governo tedesco innescò deliberatamente una guerra europea al fine di imporre la sua egemonia in Europa. [5] (Magari tutti gli storici fossero così cinici riguardo i moventi dei loro Stati…) Le ricerche della scuola di Fischer forzarono alcuni studi minori al precedente punto di vista generalmente accettato.

Tuttavia, il pendolo storiografico adesso oscillava decisamente verso la direzione indicata da Fischer. Gli storici stranieri accettarono sostanzialmente la sua analisi, forse perché si adattava alla loro “immagine della storia della Germania, determinata in gran parte dall’esperienza della Germania di Hitler e della seconda guerra mondiale.” [6] I direttori di un’opera di riferimento americana sulla prima guerra mondiale, per esempio, affermano apertamente che “il Kaiser e il Ministro degli Esteri [tedesco] … insieme al personale tedesco … usarono intenzionalmente la crisi [causata dall’assassinio di Francesco Ferdinando] per scatenare una guerra europea generale. La verità è semplice, dannatamente semplice.” [7]

Beh, forse non così semplice. Fritz Stern ammonì che mentre la leggenda, diffusa durante il periodo interbellico da qualche storico nazionalista tedesco, in favore di una totale innocenza del loro governo “è stata effettivamente fatta esplodere, altrove  c’è la tendenza a creare una leggenda opposta, suggerendo che la Germania sia l’unica colpevole, e così facendo con lo scopo di perpetuare la leggenda in una forma diversa.” [8]

Preludio alla guerra

Le radici della prima guerra mondiale affondano negli ultimi decenni del XIX secolo. [9] Dopo la sconfitta della Francia da parte della Prussia, la comparsa nel 1871 di un grande Impero Tedesco alterò drammaticamente gli equilibri delle forze in Europa. Per secoli le terre tedesche erano state usate come campi di battaglia per le potenze europee, le quali sfruttarono la disunità del territorio per ingrandirsi esse stesse. Ora, le abilità politiche del ministro prussiano Otto von Bismarck e la forza dell’armata prussiana avevano creato ciò che chiaramente era la potenza continentale principale, che si estendeva dalla Francia ai confini della Russia, e dal Baltico alle Alpi.

Uno dei principali interessi di Bismarck, che servì come ministro prussiano e cancelliere tedesco per altri due decenni, era di preservare la nuova unità ritrovata, il secondo Reich. Soprattutto, la guerra doveva essere evitata. Il trattato di Francoforte, a conclusione della guerra franco-prussiana, costrinse la Francia a cedere l’Alsazia e metà della Lorena, una perdita a cui la Francia non si sarebbe mai rassegnata. Per isolare la Francia, Bismarck architettò un sistema di trattati di difesa con la Russia, l’Austria-Ungheria e l’Italia, assicurandosi che la Francia non potesse trovare alleati per un attacco alla Germania.

Nel 1890 l’anziano cancelliere fu rimosso dal suo incarico dal nuovo Kaiser, Guglielmo II. Nello stesso anno, la Russia venne improvvisamente svincolata dal legame con la Germania a seguito della scadenza e contestuale mancato rinnovo del “trattato di controassicurazione”. Cominciarono delle mosse diplomatiche a Parigi per convincere la Russia a stringere un’alleanza che potesse essere usata in seguito per gli scopi francesi, sia difensivi sia offensivi. [10] Le negoziazioni tra i leader civili e militari dei due paesi produssero, nel 1894, un trattato militare franco-russo, il quale rimase in vigore fino allo scoppio della prima guerra mondiale. All’epoca si era compreso, come il generale Boisdeffre riferì allo zar Alessandro III, che “mobilitazione significa guerra.” Anche una parziale mobilitazione da parte della Germania, dell’Austria-Ungheria o dell’Italia doveva ricevere in risposta una totale mobilitazione della Francia e della Russia e quindi l’inizio delle ostilità contro tutti e tre i membri della Triplice Alleanza. [11]

Negli anni che seguirono, la diplomazia francese continuò, come pose la questione Laurence Lafore, “in modo superbamente brillante.” [12] I tedeschi, invece, presero diverse cantonate, la peggiore delle quali fu l’inizio di una corsa agli armamenti nel settore navale con la Gran Bretagna: quando questa decise di abbandonare la sua tradizionale avversione ai legami con le altre potenze  in tempo di pace, la Francia offrì un’intesa amichevole, o un “accordo cordiale,” tra le due nazioni. Nel 1907, con l’incoraggiamento amichevole della Francia, Inghilterra e Russia risolsero diversi punti di contrasto, ed una Triplice Intesa venne a formarsi, in contrapposizione alla Triplice Alleanza.

Ad ogni modo, le due compagini differivano grandemente per forza e coesione: Gran Bretagna, Francia e Russia erano potenze mondiali; al contrario, Austria ed Italia rappresentavano le più deboli potenze europee; inoltre, l’inaffidabilità dell’Italia come alleato era arcinota, mentre l’Austria-Ungheria, composta da numerose nazionalità in contrasto tra loro, era tenuta insieme solo dalla lealtà nei confronti dell’antica dinastia degli Asburgo. In un’epoca di nazionalismo rampante, questa lealtà andava logorandosi in svariate zone, specialmente tra i soggetti serbi austriaci. Molti di questi sentivano un grande attaccamento al regno di Serbia, dove, a turno, ferventi nazionalisti non vedevano l’ora di creare una più grande Serbia, o forse addirittura un regno di tutti gli slavi del sud – una “Iugoslavia”.

Una serie di crisi negli anni che condussero al 1914 rinsaldò la Triplice Intesa al punto che i tedeschi si sentirono “accerchiati” da forze superiori. Nel 1911, quando la Francia si mosse per completare l’assoggettamento  del Marocco, la Germania si oppose energicamente. La risultante crisi rivelò quanto unite fossero diventate Francia e Gran Bretagna, tanto che i loro capi militari discussero la possibilità di inviare la forza di spedizione britannica attraverso il Canale (della Manica, NdR) in caso di guerra. [13] Nel 1913, un patto navale segreto stabilì che, in caso di ostilità, la Royal Navy avrebbe assunto la responsabilità di proteggere le coste francesi del Canale mentre la Francia si sarebbe occupata del Mediterraneo. “L’intesa anglo-francese era ora virtualmente un’alleanza militare.” [14] Nella democratica Gran Bretagna, tutto questo avvenne senza che parte della popolazione, del parlamento e persino del governo ne fosse a conoscenza”.

La disputa riguardo al Marocco venne risolta con un trasferimento di territori africani alla Germania, dimostrando che le rivalità coloniali, sebbene producessero tensioni, non erano sufficientemente centrali per condurre ad una guerra tra potenze. Tuttavia, la mossa della Francia in Marocco generò una serie di eventi che condussero alla guerra nei Balcani, e infine alla Grande Guerra. Secondo un precedente accordo, se la Francia avesse preso il Marocco, l’Italia avrebbe avuto il diritto di occupare l’odierna Libia, al tempo un possedimento dei turchi ottomani: l’Italia dichiarò guerra alla Turchia, e la sua vittoria destò l’appetito dei piccoli Stati balcanici per spartirsi ciò che rimaneva dei possedimenti turchi in Europa.

La Russia, specialmente dopo aver visto i propri piani mandati all’aria nell’Estremo Oriente per mano del Giappone nella guerra del 1904-1905, aveva grandi ambizioni nei Balcani. Nicholas Hartwig, il più influente ambasciatore russo in Serbia, era un estremo panslavista, ovvero un sostenitore del movimento per unire i popoli slavi sotto una leadership russa. Hartwig orchestrò la formazione della Lega Balcanica e, nel 1912, Serbia, Montenegro, Bulgaria e Grecia dichiararono guerra alla Turchia. Quando la Bulgaria reclamò la fetta più grande della torta, i suoi precedenti alleati, insieme a Romania e alla stessa Turchia, attaccarono improvvisamente ed inaspettatamente la Bulgaria l’anno seguente, nella seconda guerra balcanica.

Queste guerre generarono una grande preoccupazione in Europa, particolarmente in Austria, che temeva l’allargamento della Serbia, sostenuta dalla Russia. A Vienna il capo dell’esercito, Conrad, promosse una guerra preventiva, venendo tuttavia frenata dal vecchio imperatore, Francesco Giuseppe. La Serbia uscì dai conflitti balcanici non solo con un territorio fortemente ingrandito, ma soprattutto animata da un rinvigorito nazionalismo, che la Russia era lieta di incitare. Sazonov, il ministro degli esteri russo, scrisse a Hartwig: “La terra promessa della Serbia si trova nell’attuale Ungheria,” fornendogli istruzioni per aiutare a preparare i serbi all’“inevitabile sforzo futuro.”[15] Per la primavera del 1914, i russi stavano organizzando un’altra lega balcanica, sotto il loro diretto controllo. Ricevettero il forte supporto della Francia, il cui nuovo presidente, Raymond Poncaré, nato in Lorena, era egli stesso un aggressivo nazionalista. Fu stimato che la nuova lega, capeggiata dalla Serbia, potesse fornire fino ad un milione di uomini sul fianco meridionale dell’Austria, distruggendo i piani militari degli Imperi Centrali. [16]

La corsa agli armamenti della Russia fu proporzionata alle sue ambizioni. Norman Stone ha scritto, con riferimento alla Russia, alla vigilia della Grande Guerra:

L’esercito era formato da 114 divisioni e mezzo di fanteria a fronte delle 96 tedesche, e contava 6720 carri armati contro i 6004 tedeschi. La costruzione di ferrovie strategiche fu di tale portata che, per il 1917, la Russia sarebbe stata in grado di inviare al fronte circa un centinaio di divisioni contro gli Imperi Centrali entro diciotto giorni dalla mobilitazione – pronti con soli tre giorni di ritardo rispetto alla Germania. Similmente, la Russia divenne, ancora una volta, un’importante potenza navale … nel 1913-1914 stava spendendo 24000000£ contro le 23000000£ spese dai tedeschi.” [17]

E questo senza considerare la Francia.

Il programma russo in corso prevedeva imponenti forze armate in aggiunta per il 1917, nell’eventualità fossero state necessarie: “I piani erano ormai avviati per una presa del potere tramite un colpo navale su Costantinopoli e gli Stretti, ed inoltre una convenzione navale con la Gran Bretagna consentì una cooperazione nel Baltico contro la Germania.” [18]

La Russia considerava ormai la Germania come un inevitabile nemico, poiché quest’ultima non avrebbe mai acconsentito alla conquista russa degli Stretti o alla creazione, guidata dalla stessa Russia, di un fronte balcanico il cui obiettivo era la caduta dell’Austria-Ungheria. La monarchia asburgica era l’ultimo alleato fedele della Germania, e la sua disintegrazione in una collezione di piccoli Stati, prevalentemente slavi, avrebbe aperto il fronte meridionale tedesco a possibili attacchi; la Germania sarebbe stata messa in una situazione militarmente impossibile, alla mercé dei suoi antagonisti continentali: l’Austria-Ungheria doveva essere preservata a tutti i costi.

Gli eventi si susseguirono fino al punto in cui il Colonnello Edward House, amico fidato di Woodrow Wilson, viaggiando in Europa per ottenere informazioni per il presidente, nel maggio 1914 scrisse il seguente resoconto:

La situazione è straordinaria. La corsa agli armamenti è totale e matta. […] C’è troppo odio, troppo astio. Non appena l’Inghilterra acconsentirà, la Francia e la Russia stringeranno sulla Germania e l’Austria.” [19]

Tratto dal primo capitolo di Great Wars and Great Leaders: A Libertarian Rebuttal di Ralph Raico

Traduzione di Adriano Gualandi

Adattamento a cura di Antonio Francesco Gravina

Note

[1] Ludwig von Mises, Nation, State, and Economy: Contributions to the Politics and History of Our Time, Leland B. Yeager, trans. (New York: New York University Press, 1983), pp. 215–16.

[2] Alan Sharp, The Versailles Settlement: Peacemaking in Paris, 1919 (New York: St. Martin’s Press, 1991), p. 87. La lettera di accompagnamento alleata del 16 giugno 1919 sostituì l’accusa, addossando alla Germania la colpa di aver deliberatamente scatenato la Grande Guerra al fine di soggiogare l’Europa, “il più grande crimine” mai commesso da una nazione supposta civile. Karl Dietrich Erdmann, “War Guilt 1914 Reconsidered: A Balance of New Research,” in H. W. Koch, ed., The Origins of the First World War: Great Power Rivalries and German War Aims, 2nd ed. (London: Macmillan, 1984), p. 342.

[3] Sidney B. Fay, The Origins of the World War, 2 vols. (New York: Free Press, 1966 [1928]).

[4] Joachim Remak, The Origins of World War I, 1871–1914, 2nd ed. (Fort Worth, Tex.: Harcourt, Brace, 1995), p. 131.

[5] Vedi Fritz Fischer, Germany’s Aims in the First World War (New York: W. W. Norton, 1967 [1961]); idem, War of Illusions: German Policies from 1911 to 1914 (New York: W. W. Norton, 1975 [1969]), Marian Jackson, trans.; Imanuel Geiss, July 1914: The Outbreak of the First World War, Selected Documents (New York: Charles Scribner’s, 1967 [1963–64]); e idem, German Foreign Policy, 1871–1914 (London: Routledge and Kegan Paul, 1975). Il lavoro di  John W. Langdon, July 1914: The Long Debate, 1918–1990 (New York: Berg, 1991) è un’utile disamina storiografica, da un punto di vista Fischeriano.

[6] H. W. Koch, “Introduction,” in idem, Origins, p. 11.

[7] Holger H. Herwig e Neil M. Heyman, eds., Biographical Dictionary of World War I (Westport, Conn.: Greenwood Press, 1982), p. 10.

[8] Fritz Stern, “Bethmann Hollweg and the War: The Limits of Responsibility,” in Leonard Krieger and Fritz Stern, eds., The Responsibility of Power: Historical Essays in Honor of Hajo Holborn (Garden City, N.Y.: Doubleday, 1967), p. 254. Cf. H. W. Koch, “Introduction,” p. 9: Fischer “ignora la fondamentale prontezza delle altre potenze europee ad entrare in guerra, ma anche i loro eccessivi intenti bellicosi che resero ogni forma di negoziazione della pace impossibile. Ciò che manca sono metodo e un criterio per fare confronti.” Anche Laurence Lafore, The Long Fuse: An Interpretation of the Origins of World War I, 2nd ed. (Prospect Heights, Ill.: Waveland Press, 1971), p. 22: “Il trattato di Fischer è nettamente incentrato sul versante tedesco degli accadimenti, ed una più ampia ispezione indica chiaramente che quello tedesco non era affatto l’unico popolo pronto a rischiare una guerra e che aveva in mente progetti espansionisti.”

[9] La seguente discussione fa riferimento a Luigi Albertini, The Origins of the War of 1914, Isabella M. Massey, trans. (Westport, Conn: Greenwood, 1980 [1952]), 3 vols.; L. C. F. Turner, Origins of the First World War (New York: Norton, 1970); James Joll, The Origins of the First World War, 2nd ed. (Longman: London, 1992); Remak, Origins; e Lafore, The Long Fuse, tra altri lavori.

[10] George F. Kennan, The Fateful Alliance: France, Russia, and the Coming of the First World War (New York: Pantheon, 1984), p. 30.

[11] Ibid., pp. 247–52.

[12] Lafore, The Long Fuse, p. 134.

[13] Nel febbraio 1912 il capo dell’esercito francese, Joffre, affermò: “Tutti gli accordi per lo sbarco inglese sono presi, fino al più piccolo dettaglio cosicché l’esercito inglese possa prendere parte alla prima grande battaglia.” Turner, Origins, pp. 30–31.

[14] Ibid., p. 25.

[15] Albertini, Origins, vol. 1, p. 486.

[16] Egmont Zechlin, “July 1914: Reply to a Polemic,” in Koch, Origins, p. 372.

[17] Hew Strachan, The First World War, vol. 1, To Arms (Oxford: Oxford University Press, 2001), pp. 30, 63: “Nell’estate [del 1913] il governo francese intervenne nelle negoziazioni russe sulla borsa francese per un prestito al fine di finanziare la costruzione della ferrovia. L’obiettivo francese era di mettere pressione e mantenerla sulla velocità della mobilitazione russa, così da coordinare attacchi mutuamente supportantisi alla Germania sia da est sia da ovest. …” “Per il 1914, i prestiti francesi avevano reso possibile la costruzione di ferrovie strategiche cosicché la mobilitazione russa potesse essere accelerata e le prime truppe entrare in battaglia entro quindici giorni.”

[18] Norman Stone, The Eastern Front, 1914–1917 (New York: Charles Scribner’s Sons, 1975), p. 18.

[19] Charles Seymour, ed., The Intimate Papers of Colonel House (Boston: Houghton Mifflin, 1926), vol. 1, p. 249.