Il trionfo del socialismo

socialismPensate che le idee non contino, che ciò che le persone credono riguardo a loro stesse ed al loro mondo non abbia conseguenze reali? Se è così, quanto segue non vi infastidirà minimamente.

Da un sondaggio della BBC (eseguito nel 2009, NdR) è emerso che solo l’11 percento delle persone chiamate ad esprimersi in giro per il mondo – basandosi su un campione di 29000 persone – pensa che il capitalismo di libero mercato sia una buona cosa. I restanti ripongono speranze in maggiori regolamentazioni governative. Solo una piccola percentuale della popolazione mondiale ritiene che il capitalismo funzioni bene e che regolamentazioni più incisive ne ridurrebbe l’efficienza.

Un quarto delle persone interpellate ha affermato che il capitalismo è “intrinsecamente sbagliato”. In Francia, il 43% lo crede; in Messico il 38%. La maggioranza delle persone ritiene che il governo dovrebbe rubare ai ricchi per dare soldi ai paesi poveri. Solo in un paese, la Turchia, la maggioranza auspica un minore coinvolgimento dello Stato negli affari economici.

E il quadro diventa addirittura peggiore. Mentre gran parte degli europei e degli statunitensi pensa che sia stata una buona cosa che l’Unione Sovietica sia scomparsa, le persone in India, Indonesia, Ucraina, Pakistan, Russia ed Egitto perlopiù pensano che sia stata un’occorrenza nefasta. Sì, avete letto bene: milioni liberati dalla schiavitù socialista… occorrenza nefasta.

Questa notizia dovrebbe sollevare l’animo di qualsiasi aspirante despota in giro per il mondo, giungendo come un fulmine a ciel sereno venti anni dopo che il collasso del socialismo in Russia ed in Europa dell’est ha rivelato ciò che questo sistema incarnava: società arretrate con cittadini che vivevano vite brevi e miserabili. Poi c’è il caso della Cina: un paese salvato dalla sanguinosa barbarie sotto il comunismo e trasformato in un paese moderno e prospero dal capitalismo.

Quale lezione possiamo trarne? Lungi dall’aver appreso alcunché, le persone hanno in gran parte perso la memoria e coltivato un amore per l’antica favola secondo la quale tutte le cose possono essere aggiustate attraverso il collettivismo e la pianificazione centrale.

Quanto quei pochi che potrebbero disperarsi di fronte ai risultati di questo sondaggio, va considerato che poteva persino andare molto peggio di così, se non fosse stato per gli sforzi di una manciata di intellettuali che hanno combattuto la teoria socialista per più di un secolo. Si sarebbe potuto registrare il 99% di favorevoli alla tirannia socialista, quindi non vi è alcun motivo per sostenere che gli sforzi di questi intellettuali siano andati sprecati.

Anche le idee posseggono una vita propria; possono giacere, in attesa, per decenni o secoli, e poi un giorno l’intero corso della storia cambia direzione in un attimo. Specialmente in questi giorni, nessuno sforzo va sprecato. Pubblicazioni, saggi, o qualsiasi forma di educazione, è resa immortale, pronta per essere afferrata da un mondo disperato.

Per quanto riguarda il sondaggio di opinione, non abbiamo alcuna idea di quanto radicate siano queste posizioni o addirittura cosa esse significhino. Per esempio, cos’è il capitalismo? Le persone sanno di cosa si tratta? Michael Moore non lo sa, altrimenti non avrebbe etichettato il salvataggio delle elitarie istituzioni finanziarie connesse alla Fed come una forma di capitalismo; molte altre persone riducono il termine capitalismo a “il sistema economico vigente negli Stati Uniti”. Non può essere più complicato di così: tale intendimento persiste nonostante la realtà dei fatti mostri che gli Stati Uniti abbiano un complesso apparato di pianificazione, ben rodato nonché direttamente responsabile di tutti i nostri attuali problemi economici.

Ora, facciamo qualche altra considerazione: tra i tanti che disprezzano l’”imperialismo” statunitense, molti credono di disprezzare anche il capitalismo. Se l’economia degli USA trascina il mondo giù in una recessione, questo è un primo esempio del fallimento del capitalismo. Proseguendo nell’insensatezza, se non ti piaceva George W. Bush, i suoi modi, e i suoi compari, e per te Obama rappresenta il sospirato sollievo, allora disprezzi il capitalismo e abbracci il socialismo.

Un altro punto di vista porta a fraintendere la stessa idea di capitalismo: non si tratta di creare delle strutture economiche che beneficiano del capitale alle spese dei lavoratori o della cultura o della religione, bensì di un sistema che protegge i diritti di tutti e serve il bene comune. Capitalismo è solo il nome che accidentalmente è stato identificato con questo sistema; se volete chiamare “libertà” una banana, va bene: ciò che conta non sono le parole ma le idee.

Sono consapevole, così come lo sarete anche voi, della assoluta insensatezza delle definizioni di capitalismo sopra riportate. Tuttavia, la maggior parte delle persone non passa il proprio tempo a fare considerazioni di natura analitica sulle ideologie, preferendo identificandosi in meri slogan

D’altronde, come Rothbard rilevò energicamente, il capitalismo di libero mercato non rappresenta nient’altro che un obiettivo simbolico per il partito repubblicano e per i conservatori. La libertà economica è l’utopia promessa con la quale continuano a tenerci uniti, mentre considerano prioritari altri temi come far saltare in aria cittadini stranieri, incarcerare i dissidenti politici, schiacciare la frangia sinistra nei campus, e mandare a casa i democratici.

Una volta che tutto questo sarà realizzato, dicono, allora arriveranno ad istituire un sistema economico basato sul libero mercato. Ovviamente, quel giorno non arriverà mai. Il capitalismo serve i repubblicani nello stesso modo in cui il comunismo servì Stalin: una distrazione simbolica per far sì che continuiate a sperare, a votare, e a sputare soldi.

Il vero capitalismo – un risultato della società volontaria e la somma complessiva di tutti gli scambi e gli atti collaborativi delle persone sparse per il mondo – finisce con pochi veri intellettuali in sua difesa; stanno crescendo, ma il lavoro di educazione che dobbiamo compiere è spaventoso, posto che stiamo affrontando le più potenti forze del mondo.

Non c’è niente di nuovo in tutto questo: nella storia del mondo, la libertà è l’eccezione, non la regola. Ogni generazione deve combattere nuovamente per ottenerla; i suoi nemici sono ovunque, ma il principale nemico è l’ignoranza. Per questo motivo, l’arma più importante che abbiamo a disposizione è l’educazione.

L’educazione consiste nello spiegare che il socialismo è un’idea che non può funzionare. Non c’è niente di meglio che il libro del 1922 di Ludwig von Mises intitolato Socialism, un’esposizione completa della fallacia dell’idea socialista. Un altro lavoro essenziale è il Libro nero del comunismo: in quest’opera si può sentire un campanello d’allarme volto ad avvisare che il sogno del socialismo sia nella realtà un incubo sanguinario.

Poi c’è il problema dell’argomentazione positiva in favore del capitalismo. Non si può trovare di meglio del lavoro di Mises Human Action, che probabilmente rimarrà insuperabile in quanto a trattato sull’economia libera. Vero, non è per chiunque; e va bene così; ma fortunatamente sono disponibili diversi manuali introduttivi a tale opera.

La moda del socialismo e l’opposizione al capitalismo dovrebbero allarmare tutti gli amanti della libertà in giro per il mondo. Abbiamo i nostri lavori ritagliati addosso, ma con dei numeri così impietosi non è difficile fare la differenza. Ogni punto che puoi portare a segno per il libero mercato aiuta a proteggere la libertà dai suoi nemici.

Articolo di su Mises.org

Traduzione di Adriano Gualandi

Adattamento a cura di Antonio Francesco Gravina