Prologo e Cap. 1 Per quale scopo sia stata istituita la moneta

Comincia la pubblicazione, capitolo per capitolo (salvi eventuali accorpamenti dei più brevi), del Tractatus de origine, natura, iure et mutationibus monetarum di Nicola Oresme. Se le regola ivi enunciate per un mondo di sola moneta-merce non possono, ovviamente, applicarsi sic et simpliciter alla nostra tragica realtà di mezzi fiduciari, i princìpi sottostanti mantengono una validità universale e la critica corrosiva al concetto di “sovranità monetaria” non ha perso nulla della sua attualità. Tanto più che il libello oresmiano trae origine dal caos monetario della Francia intorno al 1350, generato dai ripetuti svilimenti della moneta (anche se la Peste Nera aveva già sconvolto l’assetto produttivo e sociale di tutta Europa); il che, tra l’altro, ha permesso all’autore di enunciare in forma esplicita, sembra per primo, la legge di Gresham e le sue conseguenze sugli scambi internazionali.

Prologo

oresme monetaAlcuni pensano che un re o un principe, in virtù della propria autorità, possa, in base al diritto o a un privilegio, alternare liberamente le monete che hanno corso nel suo regno e disporre al riguardo come gli aggrada, e trarne quanto lucro o ricompensa gli piaccia; altri, invece, la pensano in maniera opposta. Perciò, nella presente trattazione intendo scrivere, in proposito, principalmente ciò che a me sembra che si debba affermare secondo la filosofia di Aristotele; prenderò le mosse dall’origine delle monete, senz’alcuna asserzione temeraria, ma sottoponendo l’intero testo al vaglio dei più dotti, che forse, da quanto dirò, potranno essere stimolati a ricercare la verità sull’argomento, così che, venendo meno ogni difficoltà, tutti possano egualmente concordare su una stessa opinione e scoprire cosa, in questa materia, gioverà in futuro a principi e sudditi, anzi a tutta la res publica.

Cap. 1 Per quale scopo sia stata istituita la moneta

L’Altissimo, quando divideva le nazioni, quando separava i figli di Adamo, ha stabilito confini tra i popoli. Da allora gli uomini si sono moltiplicati sulla faccia della terra e le proprietà sono state divise nel modo conveniente. Così, però, è accaduto che uno avesse, di un dato bene, più di quanto gli fosse necessario, mentre un altro ne aveva poco o nulla, e con un bene diverso accadeva il contrario. Ad esempio, magari a Tizio crescevano le pecore e scarseggiava il pane, mentre al contadino accadeva il contrario. Anzi, anche una regione sovrabbondava in qualcosa e mancava di altro. Pertanto, gli uomini hanno cominciato a commerciare senza moneta, e l’uno dava all’altro la pecora in cambio del grano, e un altro il pane o la lana prodotti con il proprio lavoro, e così via; sistema che, in alcune città, rimase vigente ancora molto tempo dopo, come narra Giustino. Tuttavia, scambiando e trasportando beni in questo modo, si verificavano numerosi inconvenienti.

Gli uomini ne sono stati stimolati a scoprire l’uso della moneta, come mezzo per scambiare tra loro le ricchezze naturali, mediante le quali, per natura, si soddisfano direttamente le necessità dell’uomo. Infatti, i soldi si chiamano “ricchezze artificiali”: capita che qualcuno ne abbia in abbondanza e muoia di fame; e Aristotele fa l’esempio del re avido, che pregò che diventasse oro tutto quel che avrebbe toccato; gli dei lo esaudirono e finì per morire di fame, come narrano i poeti; perché tramite il denaro non si provvede alle necessità della vita in modo diretto, ma esso è uno strumento escogitato dall’uomo per scambiare le ricchezze naturali con minori difficoltà. E senz’altra prova può risultar chiaro che la moneta è molto utile ad una buona comunità politica e che è opportuno, anzi necessario che si usi nella res publica, come dimostra Aristotele nel Libro V dell’Etica Nicomachea. Sebbene in proposito Ovidio affermi “Effodiuntur opes irritamenta malorum, Iamque nocens ferrum ferroque nocentius aurum, Prodierat…”, questa è opera dell’avidità perversa dei malvagi, non del denaro in sé, che è molto utile alla convivenza umana e il cui uso, in sé stesso, è buono. Per questo Cassiodoro afferma “Sebbene le monete sembrino vili a causa dell’uso frequentissimo, bisogna tuttavia considerare con quanta attenzione siano state raccolte dagli antichi…”. E in un altro passo dice che risulta che il conio della moneta è stato inventato specialmente per l’uso generale.

Nicola Oresme, Tractatus de origine, natura, iure et mutationibus monetarum, tradotto da Guido Ferro Canale