Ludwig M. Lachmann contro la Scuola di Cambridge – I Parte

Con estremo piacere, il Mises Italia è lieto di ospitare, in esclusiva italiana, un saggio di Carmelo Ferlito presentato a Parigi lo scorso gennaio.

Il confronto tra Austriaci e seguaci di Keynes ha animato per decenni il dibattito tra le due scuole di pensiero in campo economico. In questa sua opera, Ferlito ci propone, come di consueto, di considerare la questione da un angolo visuale diverso dal solito: quello di Ludwig M. Lachmann, in contrapposizione all’approccio di Piero Sraffa. 

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ABSTRACT

carmelo ferlito      Mentre negli anni Trenta del Novecento Keynes e Hayek sono le figure di maggior rilievo nell’ambito di un infuocato dibattito accademico su moneta e capitale, in cui Keynes coinvolge anche e soprattutto l’italiano Piero Sraffa, può sembrare che l’economista austriaco abbia rinunciato ad una demolizione organica delle idee espresso dal suo rivale nella Teoria Generale del 1936. Lo stesso Hayek in futuro avrà occasione di lamentarsi di non aver dedicato un volume apposito alla critica delle teorie keynesiane. Tuttavia, come dimostrato in Sanz Bas (2011), benché non si sia svolto un dibattito come quello sul Trattato sulla moneta,  nei successivi lavori di Hayek è possibile individuare numerose critiche verso le più importanti conclusioni della nuova macroeconomia di Cambridge.

      Nei decenni successivi, tuttavia, il ‘cavalierie austriaco’ di un nuovo dibattito Vienna-Cambridge è Ludwig M. Lachmann (1906-1990), già studente di Hayek alla London School of Economics durante gli anni Trenta e successivamente professore a Johannesburg e New York. Lachmann sarà poi uno dei protagonisti del revival austriaco post-1974 (anno del conferimento del premio Nobel a Hayek) e il fondatore, in seno alla moderna scuola austriaca, della corrente ermeneutica, opposta ai seguaci di Rothbard.

      Nel riaccendere la controversia tra Vienna e Cambridge, Lachmann non attacca Keynes, di cui difende l’approccio soggettivista e l’accento sul ruolo delle aspettative, ma i suoi seguaci, la ‘nuova’ scuola di Cambrdige sviluppata da Joan Robinson e Piero Sraffa.

      L’obiettivo della vita scientifica di Lachmann è infatti quello di edificare un nuovo paradigma economico, fondato sull’idea di processo di mercato, di aspettative e di società caleidoscopica (Shackle); è a tal fine che gli sviluppa il suo profondo attacco alla nuova macroeconomia di Cambridge, sorta dalle ceneri della seconda guerra mondiale negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. La polemica contro la moderna macroeconomia emerge da tutti i suoi lavori, ma risulta particolarmente evidente in Lachmann (1973, 1986a). I suoi obiettivi preferiti sono Sraffa e Joan Robinson, colpevoli, a dire di Lachmann, di aver abbandonato il soggettivismo keynesiano per sviluppare un nuovo approccio neo-ricardiano, accusato di eccessivo formalismo e di ignorare i microfondamenti che sono alla base di ogni scelta ed azione umana.

      Ma l’attacco di Lachmann non è puramente epistemologico. Egli tenta di demolire tutti i pilastri della macroeconomia cantabrigense: il capitale come aggregato, l’equilibrio di lungo periodo, l’assenza di innovazioni e mutamenti tecnologici, il concetto di tasso di profitto. Il punto di partenza dell’economista tedesco è dato dall’idea di una scienza economica basata sulle aspettative umane come unica origine possibile per le azioni umane. Un’origine, peraltro, mai doma, e continuamente influenzata dai mutamenti tecnologici e dall’evoluzione delle informazioni.

  1. Introduzione

 

      È indubbio che, nell’ambito della teoria economica, gli anni Trenta del Novecento possono essere definiti, seguendo Shackle (1967), gli anni dell’alta teoria[1]. In particolare, in quegli anni vengono definiti gli standard dei dibattiti sulle questioni monetarie, sulla nozione di equilibrio e sui cicli economici. Sarebbe sbagliato considerare la Teoria Generale di Keynes (1936) come il momento centrale del dibattito di quel decennio. Piuttosto, il momento chiave deve ricercarsi all’inizio della decade con l’accadere di due fatti centrali: la pubblicazione di Keynes (1930) e l’arrivo a Londra di Hayek, chiamato da Lionel Robbins nel 1931, e la pubblicazione delle sue lezioni alla LSE in Hayek (1931a). Per l’economia austriaca «si è tuttavia trattato di un decennio tragico»[2]: per ragioni politiche, numerosi economisti austriaci sono destinati a lasciare il proprio paese originario, cosicché Vienna viene a perdere l’importanza che aveva avuto all’inizio del secolo[3]; di conseguenza, l’Inghilterra emerge come il nuovo centro del dibattito economico e, mentre all’inizio del decennio Hayek entra trionfalmente alla LSE, dopo la cosiddetta rivoluzione keynesiana la sua importanza risulterà drasticamente ridotta[4].

      La ‘battaglia del secolo’ tra Hayek e Keynes, infatti, ha inizio non con il confronto su fluttuazioni economiche e possibili rimedi, ma con il dibattito sulla moneta innescato dalla recensione dell’economista austriaco del Trattato di Keynes[5]. È questo l’inizio della controversia Londra-Cambridge[6], che non è ancora terminata. Come dimostrato dal dibattito scaturito dopo la crisi economica del 2007, i seguaci dei due grandi economisti stanno ancora combattendo sulle orme dei maestri.

      Peraltro, il dibattito Londra-Cambridge non può essere ridotto al solo confronto tra Keynes e Hayek. Infatti, ben prima del grande impatto della Teoria Generale, l’economista italiano Piero Sraffa lancia una critica radicale a Prices and Production[7]. La critica sraffiana è importante per diverse ragioni e l’impatto sulla riflessione austriaca è probabilmente più radicale di quello del dibattito con Keynes. Infatti, non solo Hayek spende molte energie per la sua replica a Sraffa, ma egli riconosce anche la validità di alcune delle obiezioni dell’economista italiano[8], affrontandole nella revisione di Prices and Production e nei successivi lavori sul ciclo economico[9], i quali presentano sostanziali differenze con Hayek (1931a).

      Tuttavia, l’importanza del confronto Sraffa-Hayek va oltre il dibattito in sé. Infatti, esso segna l’emergere di un nuovo campo di battaglia per gli austriaci. Piero Sraffa non è un keynesiano; piuttosto, egli è il protagonista, a Cambridge, di una nuova rivoluzione neo-ricardiana[10], che ha enormi consequenze sull’evoluzione del pensiero economico moderno. Negli anni Trenta Hayek sembra non rendersi conto delle implicazioni della prospettiva ricardiana ‘nascosta’ tra le righe della critica sraffiana. Nell’ambito della scuola austriaca è Ludwig Lachmann a riconoscere le conseguenze della svolta ricardiana[11]; a partire dalla contro-critica hayekiana, l’economista tedesco sviluppa la sua radicale opposizione all’approccio sraffiano. Inoltre, Lachmann è in grado di salvare alcune intuizioni keynesiane (il soggettivismo e le aspettative[12]) al fine di edificare il suo attacco alla torre neo-ricardiana.

      Nel paragrafo due presenteremo un riassunto del dibatto Hayek-Sraffa, illustrando come Lachmann giudichi e sviluppi ulteriormente la controversia. Nel paragrafo 3, invece, sarà presentata la più generale critica lachmanniana alla scuola di Cambridge. Nel paragrafo 4 riportiamo le nostre conclusioni.

 

 

  1. Il dibattito Hayek-Sraffa e le chiarificazioni di Lachmann

 

      Ludwig M. Lachmann (1906-1990) è un economista tedesco che studia con Hayek alla London School of Economics durante gli anni Trenta del Novecento[13]. Professore di economia in Sud Africa, diverrà, con Israel Kirzner e Murray N. Rothbard, uno dei protagonisti del revival austriaco nel periodo 1974-1976[14]. È importante ricordare il suo forte accento sull’importanza delle aspettative e sull’impossibilità per il sistema economico di raggiungere uno stanto di equilibrio, anche se forze equilibratrici sono sempre in moto. Egli dà vita a quel ramo della scuola austriaca ribattezzato ‘soggettivismo radicale’[15]  e caratterizzato dal cambio di focus dal concetto di preferenze a quello di aspettative e dall’applicazione dell’ermeneutica all’analisi economica[16]. Nonostante l’interesse sucitato in discepoli come Don Lavoie[17] e Mario J. Rizzo[18], Lachmann da subito attira a sé l’attacco durissimo di Rothbard[19], poi mitigato dall’emergere del middle ground di Kirzner[20].

      Lachmann è probabilmente l’economista che ha attribuito la maggiore importanza alla recensione di Sraffa di Prices and Production. Lachmann (1986a, p. 207) considera tale recensione come il primo passo verso l’edificazione di una rivoluzione neo-ricardiana, il preludio a Sraffa (1960). Infatti, va notato come Sraffa (1932a, 1932b) siano gli unici scritti dell’economista italiano nel periodo che va dal famoso The Laws of Returns under Competitive Conditions (1926) e l’introduzione all’edizione critica delle opera di Ricardo pubblicata nel 1951. Come avremo modo di vedere, Lachmann intuisce chiaramente che l’aspetto più radicale della critica sraffiana verso Hayek consiste nell’attacco alla prospettiva soggettivista. Partendo da tale considerazione, anche l’opposizione tra Keynes e Hayek può essere giudicata come meno radicale. La parte nascosta dell’attaco è, dunque, la più importante, perché essa cerca di risvegliare una teoria del valore che sembrava definitivamente abbandonata. Anche Keynes, infatti, in quanto seguace di Marshall, rimane un soggettivista. Sraffa, invece, nel criticare aspetti di teoria monetaria e del capitale, cerca di resuscitare la teoria del valore-lavoro. Ma, come osservato in Lachmann (1986a, p. 208), Sraffa «[n]on ha mai informato i suoi lettori che i presupposti delle tesi che egli presentava loro, poiché riflettevano una posizione analitica che negli ultimi sessant’anni era stata dimenticata e che perciò non era loro familiar, era per lo meno “nuova”». Secondo Lachmann (1986a, p. 208), l’economista italiano non può rivelare le sue vere intenzioni, altrimenti i suoi lettori non lo seguirebbero, in quanto troppo abituati alla visione marshalliana. Solo a pagina 50 della recensione al libro di Hayek Sraffa si riferisce alla nozione di equilibrio ed è facile rendersi conto che egli ha in mente la prospettiva ‘classica’ secondo la quale nel lungo periodo il prezzo eguaglia il costo di produzione[21]. Tale concetto è molto diverso da quello che Hayek ha in mente in quegli anni, ovvero l’idea neoclassica di equililbrio legata all’uguaglianza tra domanda e offerta[22].

            È tempo ora di analizzare il dibattito tra Sraffa e Hayek e i relativi commenti di Lachmann. Nel far ciò ci focalizzeremo sui seguenti punti: 1. il ruolo della moneta, 2. la relazione tra risparmi ed investimenti, 3. investimenti sbagliati e risparmio forzato, 4. distinzione tra tasso naturale e tasso monetario d’interesse, 5. ruolo delle aspettative.

di Carmelo Ferlito

  • History of Economic Thought Lecturer, Faculty of Business, School of Accounting, Economics and Finance, INTI International University and Colleges, Subang Jaya, Malaysia.
  • Senior Fellow, Institute for Democracy and Economic Affairs (IDEAS), Kuala Lumpur, Malaysia.

carmelo@uow.edu.au

+60-19-2394148

https://newinti.academia.edu/CarmeloFerlito

Note

[1] Lachmann (1986a, p. 203) scrive: «Quando si dovrà scrivere la storia del pensiero economico del ventesimo secolo, è indubitabile che il decennio degli anni Trenta avrà un posto particolare. La “rivoluzione keynesiana”, la formulazione di nuove teorie della concorrenza come quelle di Chamberlain e Joan Robinson, i primi passi della teoria dello sviluppo di Harrod, tutto questo appartiene a tale decennio. Preminenti pensatori del secolo, come Hicks e Shackle, hanno pubblicato i loro primi scritti durante quel periodo. Gli anni Trenta sono stati realmente “anni di alta teoria”».

[2] Lachmann (1986a, p. 203).

[3] Sul ruolo di Vienna per la scienza economica all’inizio del XX secolo si vedano McCaffrey (2012, p. 127) e McCaffrey (2013, pp. 27-28).

[4] Lachmann (1986a, pp. 203-204).

[5] Hayek (1931b).

[6] Keynes (1931) è la replica ad Hayek (1931b), mentre le controrepliche hayekiane sono Hayek (1931c, 1932a).

[7] Sraffa (1932a). Il resto del dibattito è costituito da Hayek (1932b) e Sraffa (1932b).

[8] Si veda Zappia (1999).

[9] Ci riferiamo in particolare alla traduzione inglese di Hayek (1929), pubblicata nel 1933; alla seconda edizione di (1931a), uscita nel 1935; a Hayek (1933), che noi consideriamo il lavoro centrale di Hayek sul ciclo economico (si vedano Ferlito, 2013, capitolo 2, e Ferlito, 2014); Hayek (1939) e Hayek (1941).

[10] Si vedano Roncaglia (1990) e Porta (1990).

[11] Si vedano in particolare Lachmann (1973, 1976d, 1986a).

[12] Ma Lachmann (1943, p. 65) chiarisce che il grande errore di Keynes è di aver considerato le aspettative come date. Per un’analisi lachmanniana delle relazioni tra Keynes e gli austriaci si veda Lachmann (1983).

[13] Per un profilo biografico si vedano Mittermaier (1992) e Moss (2000).

[14] Si vedano Blundell (2014) e Vaughn (1994, pp. 92-111).

[15] Si veda Koppl e Mongiovi (1998).

[16] Lachmann (1990).

[17] Lavoie (1990).

[18] O’Driscoll e Rizzo (1985) e Rizzo (1979).

[19] Si vedano Rothbard (1989, 1992). Sul dibattito Lachmann-Rothbard a proposito di ermeneutica e disequilibrio si consultino Rizzo (1992), Boettke, Horwitz and Prychitko (1986), Selgin (1988) e Antiseri (2011).

[20] Kirzner (1992, pp. 3-54; 2000, pp. 132-148).

[21] Sraffa (1932a, p. 50): «But if, for any reason, the supply and the demand for a commodity are not in equilibrium (i.e. its market price exceeds of fall short of its cost of production), its spot and forward prices diverge».

[22] Sulla iniziale posizione di Hayek a proposito del concetto di equilibrio si veda in particolare Hayek (1928). L’evoluzione della prospettiva austriaca in tema di equilibrio è ben descritta in Tieben (2012, capitoli 9 e 11).