Cap. 2 Di quale materia debba essere la moneta

Pur se piuttosto breve, questo capitolo del Tractatus merita di essere pubblicato a sé, come contestazione giusnaturalista, sia pure implicita, della moneta-segno.

money bagE dal momento che la moneta è un mezzo per scambiare le ricchezze naturali, come risulta dal capitolo che precede, risultò conveniente che tale mezzo fosse atto alla bisogna; il che avviene se si può maneggiare facilmente e trasportare senza peso eccessivo, e se con una piccola porzione di esso si ottengono ricchezze naturali in quantità più grande, con le altre condizioni che saranno esaminate in seguito.

Dunque, risultò opportuno che la moneta fosse fatta di materiale prezioso e raro, come l’oro. Ma di questo materiale ci dev’essere un’ampia disponibilità. Perciò, dove l’oro non basterebbe, la moneta si fa legandolo con l’argento; e dove questi due metalli non basterebbero o non si potrebbero ottenere, si deve ricorrere ad una lega, oppure ad una moneta di altro metallo puro, come anticamente avveniva con il bronzo, secondo quanto rammenta Ovidio nel Libro I dei Fasti: “Aera dabant olim, melius nunc omen in auro est, Victaque concedit prisca moneta novae.”. Anche il Signore, per bocca di Isaia profeta, ha promesso un cambiamento simile, dicendo: “Farò venire oro invece di bronzo e farò venire argento invece di ferro”. Infatti questi metalli sono i più adatti all’uso monetario. E, come dice Cassiodoro, si narra che per primi abbiano scoperto, e tramandato assai lodevolmente all’uso degli uomini, Eaco l’oro, Indo re della Scizia l’argento. E perciò non si deve permettere che di questi metalli si impieghi in usi diversi così tanto che il rimanente non basti alla monetazione. Rendendosene conto, Teodorico, re d’Italia, ordinò di dissotterrare l’oro e l’argento che, secondo l’uso pagano, erano chiusi nelle tombe dei morti e li fece addurre all’uso monetario per il bene pubblico, affermando che sarebbe stata una colpa lasciarli inutilmente nascosti tra i morti quando con essi i vivi potevano conservarsi in vita. Ma, d’altra parte, ad una città ben ordinata non conviene neppure che il materiale in questione sia troppo abbondante: per questa ragione, infatti, come narra Ovidio, è uscita dall’uso la moneta di bronzo. Forse anche per questo la Provvidenza, a vantaggio del genere umano, ha fatto sì che l’oro e l’argento, i più adatti per tale uso, non si abbiano in abbondanza con facilità e che non si possano fabbricare agevolmente tramite l’alchimia, come tentano di fare alcuni, ai quali, se così posso esprimermi, giustamente si mette di traverso la natura stessa, le cui opere essi si sforzano invano di superare.