Ludwig M. Lachmann contro la Scuola di Cambridge – III Parte

2.4 Il tasso d’interesse naturale

      ferlito 2Il punto riguardante il tasso d’interesse naturale è probabilmente il più importante. La posizione austriaca al riguardo, influenzata da Wicksell, è del tutto peculiare: alcuni chiarimenti sono indispensabili prima di proseguire nell’analisi del dibattito tra Lachmann e Sraffa. Gran parte della teoria austriaca sul ciclo economico si basa sulla distinzione, introdotta da Wicksell, tra due tassi di interesse, quello naturale (o di equilibrio[1]) e quello monetario. L’eguaglianza tra i due valori è una delle tre condizioni fissate dall’economista svedese per lo stabilirsi di una situazione di equilibrio monetario. La seconda è data dall’equilibrio sul mercato dei capitali (eguaglianza tra risparmi ed investimenti). La terza, infine, consiste nell’equilibrio del mercato dei beni di consumo, vale a dire nella stabilità dei prezzi[2].

Per giungere alla definizione del tasso naturale d’interesse è necessario partire dalla definizione della legge della preferenza temporale, secondo la quale «other things being equal, humans always place present goods higher than future goods on their scales of value»[3]; data questa assunzione di base, possiamo definire «the interest rate [as] the market price of present goods in terms of future goods»[4]. È pertanto limitante e profondamente sbagliato definire il tasso di interesse come il costo del denaro. Il mercato dei capitali è solo un particolare mercato, dove l’azione del tasso di interesse è particolarmente evidente, ma non è l’unico mercato di beni. In tale mercato particolare l’offerta – i venditori – è rappresentata dai consumatori, i quali possiedono beni presenti; essi sono disposti a posticipare il consumo di essi nella misura rappresentata precisamente dal tasso d’interesse[5]. Una delle forme in cui tale astinenza si manifesta è il risparmio: i consumatori rinunciano a consumare moneta oggi per ottenere più moneta domani. La moneta risparmiata è offerta sul mercato dei capitali, in cui la domanda è rappresentata dagli imprenditori, i quali necessitano di risorse finanziarie per realizzare i propri progetti industriali. Pertanto, nel mercato dei capitali, il tasso naturale rappresenta quel particolare livello di interesse che garantisce all’offerta (risparmio dei consumatori) di incontrare la domanda (investimenti imprenditoriali).

La legge della preferenza temporale, peraltro, non si applica al solo mercato dei capitali. Essa va estesa all’intero sistema economico, in cui pertanto il tasso d’interesse naturale rappresenta la situazione di equilibrio della struttura intertemporale delle preferenze dei diversi agenti economici. Si tratta ovviamente di un livello teorico, cui il sistema tende attraverso la dinamica dei processi di mercato. Il tasso monetario, al contrario, è quel saggio d’interesse fissato d’imperio dalle autorità monetarie.

A tal proposito Hayek (1933, p. 449) sostiene che un «saggio di interesse di equilibrio potrebbe allora essere definito come un saggio che garantisse la corrispondenza fra le intenzioni dei consumatori e le intenzioni degli imprenditori; e con un saggio costante di risparmio questo sarebbe il saggio d’interesse a cui si perviene in un mercatoin cui l’offerta di capitale monetario è di ammontare esattamente uguale al risparmio corrente».

Il mercato dei capitali, così fortemente enfatizzato dalla teoria dominante nel discutere di tassi di interesse, è pertanto solo uno dei molti mercati che cosituiscono il sistema economico. Per gli economisti austriaci il tasso di interesse va definito con riguardo all’intero sistema economico, essendo esso il valore che misura la generale struttura delle preferenze temporali.

Il livello di equilibrio di una combinazione di preferenze temporali è pertanto misurato dal tasso naturale d’interesse, al quale corrisponde a sua volta una ben determinata struttura del processo produttivo. Modificazioni unilaterali del livello di equilibrio sono la chiave per capire la dinamica dei processi di espansione e crisi.

      Al momento della pubblicazione di Prices and Production, Hayek è all’inizio della propria riflessione riguardo la possibilità di differenze tra tasso monetario e tasso naturale generate dal sistema bancario e volano per future crisi economiche. La critica di Sraffa su tale punto è cruciale, comportando la negazione del concetto stesso di tasso d’interesse naturale.

      If money did not exist, and loans were made in terms of all sorts of commodities, there would be a single rate which satisfies the conditions of equilibrium, but there might be at any one moment as many natural rates of interest as there are commodities, though they would not be equilibrium rates. The arbitrary action of the banks is by no means a necessary condition for the divergence; if loans were made in wheat and farmers (or for that matter the weather) ‘arbitrarily changes’ the quantity of wheat produced, the actual rate of interest on loans in terms of wheat would diverge from the rate on other commodities and there would be no single equilibrium rate. (Sraffa, 1932a, p. 49).

 

      Successivamente Sraffa aggiunge che su ogni mercato a termine la relazione tra prezzi a pronti e prezzi a termine implica l’esistenza di un determinate tasso di interesse. È a questo punto che si ha il passaggio in cui Sraffa fa riferimento alla propria (classica) nozione di equilibrio: «It will be noticed that, under free competition, this divergence of rates is as essential to the effecting of the transition as is the divergence of prices from the costs of production; it is, in fact, another aspect of the same thing»[6].

      Pertanto, mentre Hayek, seguendo Mises, sostiene che una crescita insostenibile è generata da una politica monetaria che muove il tasso monetario al di sotto del livello naturale, Sraffa nega l’esistenza di un valore di equilibrio al di fuori di una situazione di equilibrio stazionario[7].

      Lachmann avanza quattro obiezioni contro le osservazioni sraffiane. Anzitutto Lachmann (1986a, p. 221) sottolinea ancora che la visione di equilibrio che Sraffa ha in mente è quella classica, centrata sulla relazione di lungo periodo tra prezzi e costi di produzione.

      In secondo luogo,

      questo insieme di relazioni si esprime in un contesto di mercati a pronti e mercati a termine. I prezzi a termine, per quanto ovviamente siano determinati dalle aspettative, sono sempre più vicino all’equilibrio rispetto a quelli a pronti, anche se non viene detto che debbano coincidere. Poiché i mercati a termine sono difficilmente concepibili senza aspettative, queste ultime vengono introdotte, anche se in forma in qualche modo attenuata: esse sono sempre orientate verso il prezzo d’equilibrio. (Lachmann, 1986a, pp. 221-222).

      Terzo, Lachmann (1986a, p. 222) chiarisce che, per la visione classica, mutamenti nella domanda influiscono immediatamente sui prezzi di mercato, mentre nel lungo periodo il loro effetto è visibile sulle quantità ma non sui prezzi di equilibrio. Infine, nella critica di Sraffa non c’è spazio per la discussione sulla relazione tra mercati per diversi beni, mentre l’attenzione è solo sulla relazione tra il mercato e i prezzi di equilibrio.

      La principale critica lanciata da Sraffa contro Hayek, tuttavia, consiste nell’affermare che la possibile discrepanza tra tasso monetario e naturale rigaurda solo un’economia monetaria. E che se le transazioni fossero regolate in beni e non in moneta si avrebbero diversi tassi naturali.

      An essential confusion […] is the belief that the divergence of rates is a characteristic of a money economy: and the confusion is implied in the very terminology adopted, which identifies the “actual” with the “money” rate, and the “equilibrium” with the “natural rate”. If money did not exist, and loans were made in terms of all sorts of commodities, there would be a single rate which satisfies the conditions of equilibrium, but there might be at any one moment as many “natural” rates as there are commodities, though they would not be “equilibrium” rates. (Sraffa, 1932a, p. 49).

      Sraffa (1932a, p. 51), analizzando le implicazioni di politica economica della riflessione hayekiana, aggiunge:

      [I]n times of expansion of production, due to additions to savings, there is no such thing as an equilibrium (or unique natural) rate of interest, so that the money rate can neither be equal to, nor lower than it […]. [T]here is a “natural” rate of interest which, if adopted as bank-rate, will stabilise a price-level (i.e. the price of a composite commodity): it is an average of the “natural” rates of the commodities entering into the price-level, weighted in the same way as they are in the price-level itself. What can be objected to is that such a price-level is not unique, and for any composite commodity arbitrarily selected there is a corresponding rate that will equalise the purchasing power, in terms of that composite commodity, of the money saved and of the additional money borrowed for investment.

      Nella sua replica Hayek ammette la possibilità che i tassi di equilibrio siano molteplici, creando una certa confusione sull’argomento. Tuttavia, i chiarimenti hayekiani spingono oltre il dibattito.

      Mr. Sraffa denies that the possibility of a divergence between the equilibrium rate of interest and the actual rate of interest is a peculiar characteristic of a money economy. And he thinks that “if money did not exist, and loans were made in terms of all sorts of commodities, there would be a single rate which satisfies the conditions of equilibrium, but there might, at any moment, be as many ‘natural’ rates of interest as there are commodities, though they would not be ‘equilibrium’ rates” (p. 49). I think it would be truer to say that, in this situation, there would be no single rate which, applied to all commodities, would satisfy the conditions of equilibrium rates, but there might, at any moment, be as many “natural” rates of interest as there are commodities, all of which would be equilibrium rates […]. There can, for example, be very little doubt that the “natural” rate of interest on a loan of strawberries from July to January will even be negative, while for loans of most other commodities over the same period it will be positive. (Hayek, 1932b, p. 245).

      Su tale punto le differenze tra Hayek e Sraffa emergono in particolare a causa del riferimento a diverse nozioni di equilibrio. Hayek ha in mente una situazione intertemporale di prezzi di equilibrio in cui gli agenti economici non hanno convenienza a mutare comportamento. Al contrario, l’economista italiano si riferisce all’equilibrio classico di lungo periodo[8]. Pertanto, come chiarito in Murphy (n.d., p. 8), mentre entrambi gli autori ammettono la situazione di equilibrio statico in cui i prezzi rimangono stabili in ciascun periodo, per Sraffa tale situazione diventa inammissibile in un contesto dinamico. Per l’economista austriaco, al contrario un equilibrio dinamico è ammissibile nel caso in cui gli agenti economici siano in grado di anticipare i cambiamenti rilevanti.

      Tuttavia, per Lachmann (1986a, p. 223) l’ammissione hayekiana riguardo la possibile esistenza di molteplici tassi d’interesse naturale è una concessione fatale che l’austriaco opera nei confronti del suo oppositore. Lachmann pertanto ritiene fondamentale chiarificare.

      Non è tuttavia difficile chiudere questa specifica breccia apertasi nella fortezza austriaca.In una economia di baratto caratterizzata da libera concorrenza l’arbitraggio fra merci tenderebbe a stabilire un tasso d’interesse complessivo d’equilibrio. Altrimenti, se il tasso d’interesse del grano fosse il più alto e quello dell’orzo il più basso, sarebbe conveniente chiedere un prestito in orzo e prestare in grano. L’arbitraggio tra mercati tenderà a stabilire un equilibrio complessivo sul mercato dei prestiti, in modo tale che in termini di una terza merce che serve come numéraire, diciamo ‘acciaio’, non sarà più vantaggioso prestare in grano piuttosto che in orzo. Questo non significa che i tassi effettivi devono essere tutti uguali, ma che le loro disuguaglianze sono esattamente compensate dalle disuguaglianze tra prezzi a termine. Il caso è precisamente simile al modo in cui l’arbitraggio internazionale, dove le differenze tra i tassi di interesse locali sono compensate dalle disuguaglianze tra i tassi a termine. Nell’equilibrio complessivo, deve essere tanto impossibile ottenere guadagni “scambiando” merci quanto scambiando divise. (Lachmann, 1986a, p. 224).

      A detta di Lachmann (1986a, p. 224), tale generale tasso di equilibrio differisce dall’equilibrio sraffiano di lungo periodo ma anche dalla posizione hayekiana.

      Esso richiede un’azione di arbitraggio vigilante e efficace tra mercati, un tipo speciale di azione imprenditoriale e delle istituzioni appropriate. Quello che Hayek avrebbe dovuto dire non è che esiste un numero di tassi di interesse pari al numero delle merci, tutti essendo tassi di equilibrio, ma che solo alcuni di essi lo sarebbero. Mentre l’equilibrio complessivo richiede l’uguaglianza tra domanda e offerta in ogni singolo mercato, questo non costituisce una condizione sufficiente per l’altro. (Lachmann, 1986a, p. 225).

      Secondo Lachmann, quindi, la debolezza di un «natural-rate concept is not that it pertains to a barter, rather than a monetary, economy, but that it can be defined uniquely only in the context of full intertemporal equilibrium, which, in Lachmann’s view, made it useless as a policy instrument»[9].

      Sembra che Hayek si sia avvicinato a Sraffa nel riconoscere che la discrepanza tra tasso naturale e monetario non debba riferirsi esclusivamente ad un’economia monetaria[10]. Tradizionalmente, la sproporzione tra due tassi si genera quando il tasso monetario è artificialmente mosso al di sotto del livello di equilibrio per azione delle autorità monetarie. Questa è la situazione che Hayek ha in mente in Prices and Production. Sembrerebbe dunque che tale situazione non sia ammissibile senza l’azione delle banche. Tuttavia è proprio l’economista austriaco ad introdurrre una seconda possibilità nei suoi lavori successivi, focalizzandosi sulle aspettative di profitto. Se gli imprenditori, la cui dinamica psicologica è fondamentale in ogni processo economico, sono pervasi da un sentimento positivo (sono convinti di poter iniziare progetti industriali profittevoli e quindi le aspettative di profitto sono molto alte), essi, diventando maggiormente future-oriented, premono sul mercato di fondi prestabili al fine di allungare i propri processi produttivi. La loro preferenza temporale muta.

      It is an apparently unimportant difference in exposition which leads one to this view that the Monetary Theory can lay claim to an endogenous position. The situation in which the money rate of interest is below the natural rate need not, by any means, originate in a deliberate lowering of the rate of interest by the banks. The same effect can be obviously produced by an improvement in the expectations of profit or by a diminution in the rate of saving, which may drive the ‘natural rate’ (at which the demand for and the supply of savings are equal) above its previous level; while the banks refrain from raising their rate of interest to a proportionate extent, but continue to lend at the previous rate, and thus enable a greater demand for loans to be satisfied than would be possible by the exclusive use of the available supply of savings. (Hayek, 1929, p. 147).

      Tale scenario permette di individuare un interessante legame tra la riflessione hayekiana e al teoria del ciclo di Schumpeter.

      The reasons for this can be of very different kinds. New inventions or discoveries, the opening up of new markets, or even bad harvests, the appearance of entrepreneurs of genius who originate ‘new combinations’ (Schumpeter), a fall in wage rates due to heavy immigration; and the destruction of great blocks of capital by a natural catastrophe or many others. We have already seen that none of these reasons is in itself sufficient to account for an excessive increase of investing activity, which necessarily engenders a subsequent crisis; but that they can lead to this result only through the increase in the means of credit which they inaugurate. (Hayek, 1929, p. 148).

      L’evoluzione della teoria hayekiana del ciclo economico, in particolare per come espresso in Hayek (1933), testimonia come l’economista austriaco muova il proprio fuoco dal ruolo della manipolazioni monetary a quello delle aspettative[11]. Hayek inizia così a sviluppare il suo concetto di equilibrio come coordinamento intertemporale di piani, che è diverso dalla visione enucleata nella prima edizione di Prices and Production. Possiamo dunque concludere che alcune delle critiche di Sraffa siano tenute in considerazione da Hayek nella revisione della propria posizione su cicli ed equilibrio[12]. Al contario, pare che Lachmann non abbia colto tali peculiari evoluzioni nell’opus hayekiano.

di Carmelo Ferlito

  • History of Economic Thought Lecturer, Faculty of Business, School of Accounting, Economics and Finance, INTI International University and Colleges, Subang Jaya, Malaysia.
  • Senior Fellow, Institute for Democracy and Economic Affairs (IDEAS), Kuala Lumpur, Malaysia.

carmelo@uow.edu.au

+60-19-2394148

https://newinti.academia.edu/CarmeloFerlito

Note

[1] Hayek (1929, p. 139n) scrive: «The term ‘equilibrium rate of interest’ which, I believe, was introduced into Germany in this connection, by K. Schlesinger in his Theorie der Geld-und Kreditwirtschaft (München and Leipzig, 1914, p. 128) seems to me preferable in this case to the usual expression of ‘natural rate’ or ‘real rate.’ Alfred Marshall used the term ‘equilibrium level’ as early as 1887 (cf. Official Papers of Alfred Marshall, p. 130)».

[2] Si veda Zähringer (2012, pp. 305-306).

[3] Huerta de Soto (2000, p. 50).

[4] Huerta de Soto (2000, p. 51).

[5] Huerta de Soto (2000, pp. 51-52).

[6] Sraffa (1932a, p. 50).

[7] Murphy (n.d., p. 3).

[8] Murphy (n.d., p. 7).

[9] Glasner e Zimmerman (2012, p. 15).

[10] Zappia (1999, pp. 19-24).

[11] Su questo si vedano in particolare Ferlito (2013, paragrafo 2.8) e Ferlito (2014).

[12] Per un resoconto completo su questo punto si veda Zappia (1999).