Cap. 4 – Forma o effigie della moneta

Gold SilverQuando gli uomini cominciarono a commerciare, ossia a comprare beni per mezzo della moneta, in essa non vi erano ancora stampi o immagini; ma una porzione di argento o di bronzo si dava in cambio della bevanda o del cibo che essa misurava a peso; e poiché era fastidioso ricorrere alla bilancia con tanta frequenza, e non poteva riuscir bene il ragguaglio a peso della moneta alla merce; oltre a ciò, che, nella maggior patte dei casi, il venditore non poteva conoscere la sostanza del metallo o il titolo della lega; perciò i saggi di quel tempo hanno provvidamente disposto che le porzioni di moneta si facessero del materiale prestabilito e con un peso determinato, e che vi si imprimesse un’effigie che, nota a tutti, significasse la qualità del materiale e la verità del peso, in modo che, allontanati i sospetti, il valore della moneta si potesse conoscere senza fatica. Che poi questo genere di stampigliatura sia stata istituita per comunicare e segnalare la verità della materia e del peso, ce lo mostrano gli antichi nomi delle monete riconoscibili dagli stampi o figure – come lira, soldo, denaro, obolo, asse, sestula e simili – che sono nomi di pesi divenuti propri delle monete, come dice Cassiodoro. Similmente, “siclo” è nome di moneta, come risulta dalla Genesi (23,15), ed è nome di peso, come risulta dal medesimo passo. Invece, altri nomi di moneta sono impropri, accidentali o derivati, tratti dal luogo, dall’effigie, dall’autore, o in altro modo del genere; mentre le porzioni di moneta, che si dicono “numisma” (= “pezzi monetari”), dovrebbero essere di dimensioni e contenuto di fino adatti alla contrattazione e ai conteggi, nonché di materia che si presti ad essere contata e sia anche duttile, atta a ricevere un’impronta e resistente. E per questo non ogni cosa preziosa è adatta a diventare un pezzo monetario: infatti, le gemme, i lapislazzuli, il pepe etc. non vi sono adatti per natura, oro e argento invece sì, come è stato detto sopra.